
Il segno ruvido della solitudine: Tomine e il fascino del miserabile
«A Tomine, più che “fare luce” su una situazione, interessa navigare nelle acque del buio, addentrarsi nell’inconscio di uomini (e donne) in lotta con il proprio passato».

L’uomo senza Dio sogghigna, se parla col Diavolo
«Il Diavolo, si sa, è un persuasivo oratore, nonché un abile mutaforma, ed è certo ritenere che la sua principale missione sia pervertire a proprio piacimento il Lògos da cui ogni cosa è stata creata. O forse no?»

Il debito della Storia nei confronti del femminile
«La spia che amava riporta alla luce una figura finora sconosciuta, disegnando fra le righe il ritratto intimo e personale di una donna a cui è stato impedito di diventare un’icona».

Una storia contorta: “L’uomo del censimento” di China Miéville
«Quello confezionato da China Miéville è un libro che smuove la ragione del lettore, lasciato solo, senza punti di riferimento e obbligato a crearsi una strada che, molto probabilmente, non sarà quella giusta».

Una memoria che impedisce il riposo. Gli anni invisibili di Hasbún
«Gli anni invisibili sfuggono al contemporaneo. Si può sperare di ricostruire ciò che è stato, senza però prescindere dall’interrogarsi sulle domande che spunteranno a ogni dettaglio non univoco».

Mal di casa, la nostalgia del grande vuoto incompiuto
«In fondo, Mal di casa ci insegna proprio questo: essere homesick non significa soffrire di una privazione materiale, ma vuol dire essere alla ricerca di un posto dove essere al sicuro e per cui, soprattutto, valga la pena vivere e lavorare».

Gusci da schiudere col bisturi: L’uovo di Barbablù di Atwood
«Le storie de L’uovo di Barbablù sono come diorami, miniature cesellate – quei giardini di sale che battezzano il nono racconto – in cui ogni storia è un micromondo caricato a orologeria e pronto alla detonazione».

Fra borghesia e horror vacui: Maupassant rivisto da Dino Battaglia
«Nella logica di Battaglia il bianco ha un valore doppiamente simbolico: da un lato, mette in discussione i valori borghesi che i due personaggi stanno tradendo, mentre dall’altro li circoscrive, si accerta che siano loro i veri protagonisti della scena».

Custode dell’isola, custode della memoria: Le isole di Norman
«Le isole di Norman narra della memoria, ma anche del bisogno di andare avanti, della necessità di staccarsi dalla propria isola, della paura di farlo; narra di affetto filiale ma anche di genitori anomali; narra soprattutto di acqua, di rocce, di segni sulla pelle».

Di lapilli, manoscritti e trivelle. Un canto di risveglio
«La scrittura rispecchia il caos del rinnovamento, la febbre del trapasso dei tempi antichi nei nuovi; il registro vi si adegua e sotto uno strato fresco, di campo, si aprono a chiazze i colori del mondo che muore».









