
Pensare l’impensabile
«Un sapere distribuito spodesta la coscienza dal suo ruolo: da dominatrice razionale dei processi cognitivi, diventa punta dell’iceberg di un assemblaggio molto più ampio, di cui l’unica parte visibile è quella che sappiamo di sapere».

Autopsia di un disastro
«Dietro a “Diabolik” si intravede un’idea che forse sulla carta avrebbe potuto funzionare, ma la cui resa cinematografica non poteva che essere fallimentare. Perché, quindi, farlo così?»

Il tempo altrove
«L’altrove è il mio modo di percepire la realtà. Così come lo spazio vuoto di un’opera letteraria viene colmato dal lettore, così il rapporto della realtà viene colmato dalla coscienza. Questo spazio qui è ciò che è già altrove. Ho quindi provato a renderlo figurativo, ma quella dell’altrove è una dinamica esistente, un posto che…

Un viaggio ai limiti del possibile
«Il romanzo di Drew Magary è l’analisi di un viaggio che trascende i limiti del possibile, un’esperienza in cui gli input provenienti dalla realtà si mescolano alle forze magiche per crearne una versione scollegata e distorta del mondo».

Capitalismo, alienazione e crisi: non riconoscersi più umani
«“Cora nella spirale” è un libro soffocante, rivelatore, commovente e spietato. È uno specchio rotto che, tra i frammenti, rivela la nostra immagine scomposta».

Vivere di storie e stile: il giornalismo secondo Wes Anderson
«Lo stile è uno strumento che serve per restituire al mondo un oggetto estetico all’altezza del tempo rubato al lettore. Ed è la poetica del cinema di Anderson, dopotutto».

Indagine su un incendiario al di sopra di ogni sospetto
«Il regista partenopeo ci regala un film che sotto la superficie di canonico, misurato e contemplativo disincanto pare nascondere un’oscura, castigata e irrequieta pulsione sobillatrice e (auto)incendiaria nei confronti delle fondamenta su cui egli stesso ha costruito la propria idea di cinema».

Joshua Cohen: interpolazione polinomiale
«Lo so, da questa introduzione Cohen potrebbe sembrare un autore non molto simpatico. Ma in italiano si tende a sovrapporre “simpatico” a “divertente”: qui, credo, c’è da tenere i due termini ben distinti.».

Spirdu e unsù. I fantasmi di Orazio Labbate
«L’idioletto di Labbate si conferma ricercato, persino estremo, sicuramente lontano dall’editorialese imperante».

Sottrarsi allo sguardo per riappropriarsi della voce: le trans “cattive” di Camila Sosa Villada
«Le parole che nascono come stigma, quando riappropriate, si trasformano in emblemi, simboli di denuncia, di resistenza, di ricostruzione di identità negate. La scrittura di “Le cattive”, infatti, è il risultato di un processo di appropriazione della parola letteraria da parte di un’autrice che appartiene a categorie sociali storicamente silenziate, oggettivate, ridicolizzate».









