
99 nomi, nessuna casa
«Gli appartenenti a una minoranza non hanno il lusso di essere sé stessi: quando si confrontano con la maggioranza incarnano la loro intera categoria. Contenere moltitudini è un privilegio, essere incoerenti è un privilegio, essere unici e irripetibili è un privilegio».

La notte al termine del viaggio
«I personaggi dei fumetti comunicano sempre per iscritto, anche quando parlano ad alta voce, quando pensano o quando fanno rumore. Siamo portati a credere che i dialoghi racchiusi nei balloon evochino una situazione reale, siano la traccia visibile della dimensione verbale di un racconto per immagini, ma spesso non riflettiamo sul fatto che anche quei…

Le parole sono gabbie
«I protagonisti di “E tutt’intorno il mare” definiscono i contorni del loro accaduto ponendosi in una tensione continua tra l’autoanalisi e la spiegazione di un non-luogo. Questo tentativo di esegesi dello spazio sacro è l’unico movimento del pensiero altrimenti reso immobile dal trauma vissuto».

Once upon a time, in nazi-occupied Rome
«“Freaks out” è un signor prodotto, a suo modo coraggioso e di certo ben confezionato, costretto però a girare a marce basse a causa di una sceneggiatura non all’altezza. A contrapporsi a un ottimo antagonista troviamo dei supereroi con forse pochi superproblemi, ma sicuramente in grado di svolgere il proprio lavoro: quello di scartavetrare fottuti…

La scuola cattolica, un mese dopo
«È tutto qui (almeno all’inizio): perché il maschio stupra? Albinati se lo chiede proprio in quanto maschio che è e fa la società; il film invece evita il singolo, la narrazione di Mordini è bulimica di un noi colpevolmente inscindibile».

Nina sull’argine: un cantiere aperto
«L’espressione “cantiere aperto” si usa spesso in senso figurato per rappresentare una ricerca in divenire, per dare l’idea di un’opera in costante aggiornamento. Leggendo “Nina sull’argine” si ha invece l’impressione di essere davvero, fisicamente, in un cantiere, con progetti, scavi, gru e operai».

Midnight Mass: il sonno della ragione genera mostri (e occasionalmente anche angeli)
«In “Midnight Mass” la creatura misteriosa, così come l’intero elemento horrorifico, rimane uno strumento per intavolare una riflessione sulla fede e sulla mancanza della stessa, sul fanatismo, sulla ragione e i suoi limiti, ma soprattutto sull’ancestrale paura della morte».

Fuoco cammina con lei
«Bisogna accettare che alle definizioni, alcune volte, ci si può solo andare vicino».

Il bagliore prima della scomparsa
«D’Andrea lo dice chiaramente: senza vita non esisterebbe la morte, senza origine non ci sarebbe una fine, senza mondo e materia non ci sarebbe poesia».

Favole, Dèi e Uomini
«“I miei stupidi intenti” intenti si propone come una favola antropologica, in cui Archy e Solomon capovolgono il punto di vista: l’uomo e il suo Dio sono due forme da indagare – oltre la paura che provocano – come guardiani del tesoro più grande».









