
Sergio Oricci: utopico, spietato, inconcludente
«Mi piace pensare che la costruzione del libro si basi sui mondi semantici in cui ogni parola ha un referente preciso solo nella dimensione in cui è; in un’altra, il referente è diverso. C’è solo una categoria di parole che pare faccia eccezione: i nomi propri. In Volevo essere Vincent Gallo quasi non ci sono,…

Sopravvivere all’infanzia
«Nefando è – proprio come il termine stesso indica – un gioco ripugnante e nauseabondo; allo stesso modo il romanzo che lo racconta è come una palude da attraversare a occhi aperti: un percorso sgradevole ma forse inevitabile, per capire che non tutti escono sani e salvi dalla propria infanzia».

Da opposizioni di nomi a corrispondenze di suoni
«La lettura genealogica di Waterhouse riflette un momento necessario dello studio sui testi: quello della riattivazione. Waterhouse ci insegna, infatti, che le parole non sono formule fisse, ma, al contrario, materia viva».

(La) Fedeltà (non) è una cosa seria
«La fedeltà è una via d’accesso alla nostra identità? Manco per idea. Nel romanzo era uno strumento (spia) sociologico, gerarchico; nella serie è metro teologico, quindi identitario. Un’occasione persa».

L’uomo: il multiforme navigatore di se stesso
«Essere occidentale ed entronauta: questa è la vera sfida. Scanziani, nonostante sia figlio di un tempo materialista e sonnacchioso, recepisce con avidità un sapere impossibilitato a esaurirsi, ma non può sottrarsi a un’ascendenza che pende sovrana sui capi degli uomini abitanti ai confini delle colonne d’Ercole».

Il sollievo del paradosso
«L’assurdo è evidente nel quotidiano, anche ai livelli più mondani, ne abbiamo costantemente segnali, epifanie, ma tendiamo a non ammetterlo se non come rumore di fondo, sirena da ignorare per non finire intrappolati dentro un groviglio involuto di ragionamenti paradossali».

Il béton brut e la tragedia a misura d’uomo
«La drammaticità di “America Latina” rimane sempre rinchiusa nella ristrettezza di un ambiente individuale. Il protagonista non indugia però in momenti riflessivi, perché la sua psicologia è tutta tesa verso l’esterno, in un’escalation progressiva e mortifera, creatrice di doppi e illusioni capaci di velare la visione e il pensiero della morte».

L’azione o sull’abitare
«Individuare un posto come proprio, identificarsi con l’ambiente e chiamarlo casa, è un tentativo di alleviare l’estrema fragilità della condizione umana e, sicuramente, il primo atto di orientamento della vita».

Crescere all’ombra degli spiriti
«Loskutoff racconta l’insofferenza del selvatico all’addomesticamento attraverso la parabola di Ruthie, lacerata dal dissidio tra i problemi tutti banali del “dover vivere fra gli uomini” e la sua personale tensione a un oltre inafferrabile, restituendo la sofferenza di chi desidera perdersi e ritrovarsi al di là della miseria umana».

La sostenibile leggerezza di Lisa Morpurgo
«Nel ’67 Morpurgo precorre i tempi e dà alle stampe un libro che racchiude in sé le correnti di libertà erotica e spiritualismo del biennio successivo, che già cominciavano a soffiare sul resto dell’Europa».









