
La primavera che ha cambiato il mondo
«La raccolta di Zadie Smith rivela l’esigenza di comprendere il privilegio che ci circonda, di assumere consapevolezza della poca capacità di contrastarlo quando spetta a noi subirlo, e ancor meno quando siamo noi a detenerlo».

Gli spigoli dell’ultra-irrealismo: Pechino pieghevole
«Quella di Hao Jingfang è una raccolta variamente assemblata e composita, come la città che descrive. È un complesso stratificato, che spazia attraverso i vari volti della narrativa di genere, tuffandocisi a piene mani e contaminandoli».

Il segno ruvido della solitudine: Tomine e il fascino del miserabile
«A Tomine, più che “fare luce” su una situazione, interessa navigare nelle acque del buio, addentrarsi nell’inconscio di uomini (e donne) in lotta con il proprio passato».

Quanto dobbiamo a I Bellissimi di Rete 4
«L’aura di segretezza, l’esperienza della visione, l’appropriazione di una trama e l’accumulo di svariate inquadrature sono i primi assaggi di una delle più dolci e innocue delle dipendenze: la cinefilia».

L’uomo senza Dio sogghigna, se parla col Diavolo
«Il Diavolo, si sa, è un persuasivo oratore, nonché un abile mutaforma, ed è certo ritenere che la sua principale missione sia pervertire a proprio piacimento il Lògos da cui ogni cosa è stata creata. O forse no?»

Serious Devs: il caos allo specchio
«Che poi è questo, il punto. Provare a trattare una questione ad alta complessità in modo organico. Sezionare il problema in più parti, connetterle tra loro, rendere il discorso un discorso fluido».

Il debito della Storia nei confronti del femminile
«La spia che amava riporta alla luce una figura finora sconosciuta, disegnando fra le righe il ritratto intimo e personale di una donna a cui è stato impedito di diventare un’icona».

Una storia contorta: “L’uomo del censimento” di China Miéville
«Quello confezionato da China Miéville è un libro che smuove la ragione del lettore, lasciato solo, senza punti di riferimento e obbligato a crearsi una strada che, molto probabilmente, non sarà quella giusta».

Questo non è un riassunto di Dark
«In Dark c’è una buona dose di sdegno, di quello sdegno coraggioso che nasce dalla profonda consapevolezza d’identità. Dice chiaramente di essere così com’è e che non cambierà».

Una memoria che impedisce il riposo. Gli anni invisibili di Hasbún
«Gli anni invisibili sfuggono al contemporaneo. Si può sperare di ricostruire ciò che è stato, senza però prescindere dall’interrogarsi sulle domande che spunteranno a ogni dettaglio non univoco».









