
Sangue, madri e streghe
«Se ti capita qualcosa di oscuro e terribile, puoi respingerlo e rifiutarlo oppure puoi rendere quella ferita la tua luce. Se facciamo amicizia con le verità che la nostra società rigetta, con l’oscurità che è dentro di noi, se agiamo solidali con chi è considerato “mostruoso” o subumano, acquisiremo saggezza e potere».

La diversità che osa dire il suo nome
«Latte arcobaleno celebra la diversità a dispetto delle costrizioni mentali, sociali e familiari; con un livello di schiettezza che può raramente essere equiparato, Mendez espone i meccanismi di un retaggio coloniale ancora persistente».

Non è un paese per buoni
«J Blakeson porta sullo schermo una dark comedy dai tratti thriller ambientata in un fumetto contemporaneo. Marla e Roman sono supereroi, il loro potere è la cattiveria e, in un mondo in cui questa è l’unica arma, si contendono il primato. Dove può arrivare la loro spietatezza?»

Storia della nostra ossessione
«Hagard ci mette davanti alle nostre stesse contraddizioni, mostrandoci che per quanto ci sforziamo di agire razionalmente e di evitare comportamenti autodistruttivi alla fine ci ritroviamo a ripetere sempre gli stessi errori».

Il Capitale è morto (e anche noi non ci sentiamo tanto bene)
«Questa di Wark è anche un’esortazione ad assumere una coscienza di classe e riconoscere gli altri intellettuali (umanisti o meno) come compagni di lotta, al di là delle divisioni a cui siamo abituati dalla nostra scelta di facoltà».

Controstoria della letteratura queer italiana
«Starita ci mette davanti a una verità semplice: prima ancora che si definisse il queer, prima ancora che si parlasse di identità di genere o di gender fluid, esistevano descrizioni, storie e persone ascrivibili a un modo di essere indefinito e in definitiva equivoco».

I am a revolutionary
«La risposta, forse l’unica che il film ci concede, è che chi non crede in niente finisce per credere a tutto. E così O’Neal cede da un lato e dall’altro, senza trovarsi mai, e senza trovare mai pace, né giustizia, e noi con lui».

Periferia senza nome
«La periferia descritta da Mattei è un luogo geografico che, spostato in posizione laterale rispetto a un centro, perde con i nomi anche il suo ultimo tratto distintivo: il senso di appartenenza».

Gli occhi sono quassù
«L’ultimo movimento dello sguardo è forse il riconoscimento, ed è nella sua ricerca la vera vendetta di Cassie. I traumi hanno il terribile potere di cancellare la persona e apporvi il proprio nome. Ma cosa accade quando il trauma è collettivo?»

Eva, la poesia delle rovine
«Ananda Devi dipinge il triste affresco della quotidianità dei protagonisti di questo dramma d’oltremare, con una scrittura tanto acuminata quanto profonda e suggestiva, in cui lo spazio per il rammarico è tagliato fuori».









