
Lunghi istanti d’amore
«La quasi totalità delle riprese, anche a causa della pandemia, è stata realizzata all’interno di una singola casa, una dimora antica con travi a vista, in cui noi spettatori troviamo lo spazio per sostare impertinenti, mimetizzandoci con le opere d’arte appese alle pareti».

Le monde est à nous
«Viviamo in una società dove il conflitto scorre troppo sottotraccia, mentre sarebbe bene farlo emergere di più. Questi tre ragazzi sono molto diversi, ma cercano di costruirsi a modo proprio una strada differente da quella che il mondo si aspetta da loro. E il conflitto in questo ha una parte».

Di deserti, decessi e divinità
«Nel suo omaggio ironico e parodistico al crime statunitense, Mammi scompagina i topoi del genere con divertita inventiva, sposta il fuoco della narrazione sui personaggi comprimari e su una comunità altrimenti invisibile, e ci invita in un Gioco dell’oca che si fa satira e tributo».

Soffia sempre sul fuoco della ribellione
«Il neonato “populismo geriatrico” accoglie le proverbiali insoddisfazioni del cittadino italiano medio in una primavera simbolicamente ribaltata: non è più la stagione della rinascita, ma una guerra di sfiancamento indotta da un pugno di vecchi, adoratori della regressione e del sonno della ribellione».

Gli onironauti di Tula
«Tra gli elementi di un’ecologia allo stremo e l’esplorazione degli abissi interiori dei personaggi, Cassini tratteggia soprattutto un dramma identitario, la crisi di un protagonista che cerca di definire sé stesso e i propri scopi, e ancora sé stesso attraverso i propri scopi e viceversa».

Le luci della ribalta su una comunità “tranquilla”
«“La morte arriva in ascensore” rappresenta un ambiente che in superficie si mostra senza incrinature. Esso è colpito da un evento traumatico che apparentemente lo sconvolge, ma in realtà lo rivela, portando alla luce ciò che era nascosto».

Della placida irrequietezza
«Nel racconto familiare della pellicola gli elementi autobiografici sono forti ma non vogliono essere caratterizzanti, Chung conosce bene la materia di narrazione ma se ne distanzia continuamente. Minari porta sul grande schermo un dramma classico affrontato in maniera tutt’altro che tradizionale».

Non esistono ex dittatori
«Quello che porta il lettore fino in fondo a “Memorie di un dittatore” non è tanto l’interpretazione che se ne può ricavare della politica attuale in Italia, ma la volontà di capire cosa può dire, a noi, un dittatore che non ha desiderato altro che il potere e che non si è pentito».

I ragazzi dell’IPM
«Secondo me il carcere minorile è una realtà anacronistica, e tra cinquant’anni guarderemo indietro e diremo: “Ma veramente nel 2021 mettevamo ragazzi di 14 anni dietro le sbarre?”»

La coppia, la casa e l’uomo nero
«The Rental paga lo scotto di doversi confrontare sia coi grandi horror del passato (di cui forse vuole essere tributo) ma anche con le pellicole dell’ultimo periodo (si pensi a The Witch, Midsommar, Us ecc.) che possono essere riportate come esempio di una sperimentazione più “naturale” e coraggiosa».









