
Il mito vulnerabile
«Eroi con la sindrome dell’impostore, eroi con l’ansia da prestazione, eroi traumatizzati dall’abbandono, eroi intrappolati in un’eterna fanciullezza da madri e padri maniaci del controllo. I loro piccoli movimenti appaiono sempre più patetici, forse un po’ grotteschi; meritano compassione, come un po’ la meritiamo anche noi».

Un altro giro di vita
«“Un altro giro” è un inno alla vita. Vinterberg porta sugli schermi una controstoria dell’uso dei liquori, quella che parla ai cuori felici, alla salute della mente, allo stordimento che scioglie i freni».

Moonrise Kingdom con delitto
«Il libro cattura l’incanto di quelle estati lunghissime che possono esistere solo nell’infanzia e delle amicizie che solo in quelle estati sono così intense da farsi questione di sopravvivenza. Nel caso di Barnaby e Christie, metaforica e non».

Il deserto del nostro scontento
«In “Liquefatto” l’autrice rigetta la narrazione estetizzante e perifrastica del viaggio redentivo e pacificatorio, per cesellare gli aculei di una donna e raccontare la sua fuga, il suo progressivo svuotamento, il suo cedere esausto e al contempo lucido».

Quando è un sogno a dirci chi siamo
«Il romanzo si evolve come un seme che ha una doppia natura: una più reale, concreta (la “buccia”, per così dire), rappresentata dalla vita degli adulti, e l’altra onirica e magica (il “seme”, appunto) incarnata da Eva e dalle sue fantasie».

Se Pippo Baudo avesse un podcast
«C’è un elefante nella stanza di questa recensione, e parla in dialetto. “Sangue di Giuda” è scritto interamente nella lingua del suo protagonista narrante, un misto di napoletano e pugliese, colorato ma sempre comprensibile e scorrevole».

Di una letteratura espansa
«La raccolta aggiunge un tassello al worldbuilding da cui proviene, sostanzia il mondo di “Casa di foglie” di una plancia di gioco più ampia. Rende l’istituto psichiatrico Three Attic Whalestoe, semplicemente, più vero».

Una specie compagna per la rivoluzione
«Rivalsa umana e liberazione animale si uniscono all’interno di “Capannone n. 8” in un unico e mastodontico gesto coraggioso: restituire dignità a un’intera specie».

❤️☠️🤖 Vol.2
«In questa stagione è mancata la voglia di sperimentare, di consegnare una narrazione esaltante. Difettare di creatività nel genere fantastico è infatti l’errore più banale, e più grave, che si possa commettere».

Anna, ferocia e bellezza
«In “Anna” la pandemia è solo un pretesto, un artificio retorico che gioca a favore di una narrazione che vuole dire altro: quando tutte le leggi conosciute vengono meno, cosa accade all’animo umano?»









