
Capitalismo, alienazione e crisi: non riconoscersi più umani
«“Cora nella spirale” è un libro soffocante, rivelatore, commovente e spietato. È uno specchio rotto che, tra i frammenti, rivela la nostra immagine scomposta».

Joshua Cohen: interpolazione polinomiale
«Lo so, da questa introduzione Cohen potrebbe sembrare un autore non molto simpatico. Ma in italiano si tende a sovrapporre “simpatico” a “divertente”: qui, credo, c’è da tenere i due termini ben distinti.».

Spirdu e unsù. I fantasmi di Orazio Labbate
«L’idioletto di Labbate si conferma ricercato, persino estremo, sicuramente lontano dall’editorialese imperante».

Sottrarsi allo sguardo per riappropriarsi della voce: le trans “cattive” di Camila Sosa Villada
«Le parole che nascono come stigma, quando riappropriate, si trasformano in emblemi, simboli di denuncia, di resistenza, di ricostruzione di identità negate. La scrittura di “Le cattive”, infatti, è il risultato di un processo di appropriazione della parola letteraria da parte di un’autrice che appartiene a categorie sociali storicamente silenziate, oggettivate, ridicolizzate».

99 nomi, nessuna casa
«Gli appartenenti a una minoranza non hanno il lusso di essere sé stessi: quando si confrontano con la maggioranza incarnano la loro intera categoria. Contenere moltitudini è un privilegio, essere incoerenti è un privilegio, essere unici e irripetibili è un privilegio».

La notte al termine del viaggio
«I personaggi dei fumetti comunicano sempre per iscritto, anche quando parlano ad alta voce, quando pensano o quando fanno rumore. Siamo portati a credere che i dialoghi racchiusi nei balloon evochino una situazione reale, siano la traccia visibile della dimensione verbale di un racconto per immagini, ma spesso non riflettiamo sul fatto che anche quei…

Le parole sono gabbie
«I protagonisti di “E tutt’intorno il mare” definiscono i contorni del loro accaduto ponendosi in una tensione continua tra l’autoanalisi e la spiegazione di un non-luogo. Questo tentativo di esegesi dello spazio sacro è l’unico movimento del pensiero altrimenti reso immobile dal trauma vissuto».

Nina sull’argine: un cantiere aperto
«L’espressione “cantiere aperto” si usa spesso in senso figurato per rappresentare una ricerca in divenire, per dare l’idea di un’opera in costante aggiornamento. Leggendo “Nina sull’argine” si ha invece l’impressione di essere davvero, fisicamente, in un cantiere, con progetti, scavi, gru e operai».

Fuoco cammina con lei
«Bisogna accettare che alle definizioni, alcune volte, ci si può solo andare vicino».

Il bagliore prima della scomparsa
«D’Andrea lo dice chiaramente: senza vita non esisterebbe la morte, senza origine non ci sarebbe una fine, senza mondo e materia non ci sarebbe poesia».









