{"id":7083,"date":"2023-06-08T09:16:08","date_gmt":"2023-06-08T09:16:08","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=7083"},"modified":"2023-12-07T14:01:35","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:35","slug":"eppure-tu-risorgi-nelle-storie-intervista-a-francesca-matteoni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/06\/08\/eppure-tu-risorgi-nelle-storie-intervista-a-francesca-matteoni\/","title":{"rendered":"\u00abEppure tu risorgi nelle storie\u00bb Intervista a Francesca Matteoni"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abQuesta non \u00e8 una favola\u00bb.<br>Mentre piante avvelenate si trasformano in mostruosi ibridi pronti a stritolare tutto ci\u00f2 che esiste, la vita di una citt\u00e0 senza nome (che poi \u00e8 il mondo intero) continua impassibile e ignara: gli uomini restano come sempre ciechi alla rovina che incombe in forma di nera infiorescenza. Spetta cos\u00ec a un pugno eterogeneo di personaggi cercare di arginarla: l\u2019inquieta ragazzina Talia, che dorme sogni agitati e seppellisce animali morti, l\u2019Antica Bess, una donna dalle molte vite e sapienze, il folletto Tundra, creatura bambina e secolare, unita da un legame simbiotico e inscalfibile al gatto Peive. Intorno a loro gravitano poi figure ancor pi\u00f9 strane, sempre oscillanti nella dialettica mai risolta tra buio e luce: Testadilepre, un ragazzo maledetto (?) da una metamorfosi, un Nomade dall\u2019ombra di lupo con la sua Berenice, a sua volta cane e lupo, lo spirito arboreo Ramosecco, completamente sfiduciato dagli uomini, e ancora lo stregone Senzastelle che intossica la flora e due sorelle che sono al contempo Grandi Madri e Orse mutaforma, tessitrici di destini e osservatrici fuori dal tempo.<br>Eppure, al di l\u00e0 di queste premesse, <em>Tundra e Peive<\/em> non \u00e8 una favola, Francesca Matteoni lo afferma gi\u00e0 nelle primissime pagine del romanzo e continua a ribadirlo man mano che la narrazione avanza, mutando continuamente le proprie sembianze senza arrestarsi in un genere (gli elementi fantasy si combinano a quelli distopici, l\u2019allegoria alla fiction speculativa di stampo ecologico) o cristallizzarsi in un unico registro (cambiano di volta in volta le voci narranti, si passa dalla poesia alla prosa senza soluzione di continuit\u00e0).<br><em>Tundra e Peive<\/em> \u00e8 soprattutto una (difficile) scommessa vinta, che concilia elementi diversissimi e apparentemente divergenti in un\u2019armonia sghemba e insospettabile. Bacchette magiche e folletti vengono strappati dal recinto della letteratura per l\u2019infanzia \u2013 o meglio, la letteratura per l\u2019infanzia in toto viene strappata dai suoi margini ristretti \u2013 e restituiti alla possibilit\u00e0 della grande narrazione, a una dimensione che sa essere anche cruda e violenta, contraddirsi eppur mantenere un senso. Attraverso questa lente caleidoscopica e improbabile Francesca Matteoni offre un ritratto privo di remore sulle condizioni del pianeta, su una natura colpita e dolorante, che trova perfettamente spazio all\u2019interno della collana Terra di Nottetempo di cui \u00e8 ospite. La scrittura sa essere ludicissima e commovente, offre a ogni personaggio uno spessore autentico, una caratterizzazione che va oltre la distinzione manichea della scacchiera messa in campo, scardinandone i quadrati e rimescolandoli ogni volta.<br><em>Tundra e Peive<\/em> \u00e8 poi per me soprattutto la scusa perfetta per tornare a dialogare con Francesca, e lasciar emergere alcune delle moltissime domande che affiorano in testa mentre si legge il suo libro straordinario.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New-717x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7102 lazyload\" width=\"355\" height=\"506\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New-717x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7102 lazyload\" width=\"355\" height=\"506\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New-717x1024.jpg 717w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New-210x300.jpg 210w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New-768x1097.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/FrancescaMatteoni_TundraPeive_WEB_New.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Questa non \u00e8 una favola<\/em>, siamo d\u2019accordo, \u00e8 un testo composito, ibrido, che per\u00f2 pesca fieramente da tutto un immaginario tipico del fantastico e del folklore (penso a <em>myling<\/em>, <em>kelpie<\/em>, streghe, mutaforma etc.). Il confine tra reale e immaginario \u00e8 labile e infatti la replica di Tundra all\u2019affermazione \u00abTi stai inventando tutto\u00bb \u00e8 \u00abE che differenza fa?\u00bb. Dunque ti chiedo innanzitutto: cosa vuol dire scrivere fiabe, oggi? Si potrebbe definire un atto di resistenza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un atto di resistenza e di resa insieme. Siamo pi\u00f9 vasti di quello che vediamo, della cultura in cui siamo o ci crediamo iscritti, del tempo che abitiamo. Pi\u00f9 vasti proprio quando accettiamo che ci siano dei limiti e che essi siano il trampolino di tuffo per l\u2019immaginazione. Una fiaba \u00e8 aprire una porta e sbirciare fuori\u2026 \u00e8 familiare, eppure diversa. Scriverne una significa entrare nell\u2019universo emotivo che fa parte di noi tanto quanto il cibo che ingeriamo, e se ci\u00f2 che mangiamo \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un atto politico, lo stesso vale per la nostra capacit\u00e0 di stare negli immaginari, nelle paure, nel senso della fine, nel corpo che accoglie tantissime vite. Quale problema ci sia con il fiabesco lo capisco poco. Dante va all\u2019Inferno e poi sale, spesso sognando, il monte del Purgatorio fino a saltare in Paradiso. \u00c8 accaduto davvero? Certo, accade ogni volta che l\u2019atto poetico si avvera. Non \u00e8 una grande fiaba, questa? Basile \u00e8 colui che nella Napoli tardo seicentesca d\u00e0 inizio alle fiabe letterarie, anche se furono i Grimm a fare delle fiabe un manifesto romantico e \u2013 di nuovo \u2013 politico, per unire un popolo. Ma tolte dai loro contesti specifici e identitari le fiabe dicono sempre qualcosa di come in certe geografie si comprendono le relazioni.<br>Prendo le parole che hai citato.<br>Attraverso il <em>kelpie,<\/em> puledro fatato del mondo celtico, possiamo risalire alla storia del cavallo, animale di per s\u00e9 mite che nel folklore diventa spaventoso. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il cavallo arriva dall\u2019Asia, con i barbari in pi\u00f9 ondate, il suo ingresso in Europa \u00e8 connesso alla morte e al mistero feroce dell\u2019altro che avanza e devasta.<br><em>Myling<\/em>, parola nordica che indica certi spiriti senza pace, di solito feti abortiti o bambini abbandonati alla morte. Infanticidio o disgrazia che sia. Non mi sembra una cosa da poco.<br>Sulle streghe: da storica che ha studiato l\u2019epoca dei processi, mi innervosisco molto quando sento trattare l\u2019argomento come una sciocchezza. Una sciocchezza per cui nell\u2019Europa moderna sono state uccise decine di migliaia di persone innocenti \u2013 donne e uomini. Forse le loro vite non contano? E le loro morti?<br>Su fiaba e politica, senza dimenticare Gramsci, mi piace citare Giuseppe Pitr\u00e8, medico siciliano che curava chiunque, chiedendo una storia a chi non poteva pagarlo. Fu eletto nel consiglio comunale di Palermo quale consigliere indipendente, sostenuto dalla gente del suo quartiere.<br>Se non \u00e8 politica questa! Viviamo tempi cupi e immaginari diversi, che guardino alla terra con amore, agli spiragli di luce con stupore, possono indicare una via. Penso spesso a cosa significa fare politica, da persona che si \u00e8 messa in gioco, in questo senso, a livello locale. Tuttavia fra le molte battaglie e amarezze la cosa pi\u00f9 politica che io abbia mai fatto \u00e8 stata (\u00e8): raccontare fiabe, in una stanza comune, a tutti \u2013 bambini, adulti, anziani \u2013 e cambiare con loro il volto delle storie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La genesi di <em>Tundra e Peive<\/em> \u00e8 stata molto lunga, un romanzo che hai nutrito e custodito negli anni. Com\u2019\u00e8 portare con s\u00e9 una storia per cos\u00ec tanto tempo e com\u2019\u00e8 cambiata crescendo insieme a te?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato difficile lasciarla andare. Lo \u00e8 ancora. Non perch\u00e9 non la senta compiuta, ma perch\u00e9 la letteratura \u00e8 un segreto condiviso e questo \u00e8 sia bello sia terribile. Nella mia vita, fin dall\u2019infanzia, ci sono moltissimi personaggi e storie, che a volte appaiono in quello che scrivo, in modo pi\u00f9 o meno manifesto: Tundra, Peive e gli altri volevano uscire. Li ho protetti a lungo, dentro di me, come si cerca di proteggere la parte pi\u00f9 fragile e preziosa di noi, temendo il cinismo e l\u2019ostilit\u00e0 della cultura umana nella quale ci troviamo. Il mondo \u00e8 pi\u00f9 grande della nostra piccola comunit\u00e0 linguistica, ma che ci piaccia o meno ci diciamo attraverso gli altri e a volte per tutelarci nascondiamo con maschere elaborate quello che ci fa tremare nel profondo. Per me questo romanzo \u00e8 prima di tutto la storia dei suoi personaggi, tutti esistenti e forti, loro molto meno preoccupati delle reazioni umane, di quanto lo sia la loro interprete. Lo devo a loro. Dalla prima immagine, arrivata molti anni fa, questi personaggi si sono legati a coloro che incontravo \u2013 e perdevo \u2013 nel mondo dei fatti (ma non del vero). Mi parlavano all\u2019orecchio camminando per Brockwell Park nel sud di Londra, o davanti al computer, a sera, con qualche volpe che veniva a rufolare nei bidoni, quando mi ero spostata nel nord della grande citt\u00e0. Testadilepre, per esempio \u00e8 apparso una sera, mentre rientravo a casa, con un cappello, calato fin sugli occhi. Non aveva niente della lepre o del coniglio, ma molto dell\u2019umano. Era qualcuno che avevo perso, ovvero era morto. La morte ci consegna l\u2019altro per sempre, in un paradosso doloroso. Gli animali dei Campi Perduti sono apparsi dopo, in un prato vicino al torrente, nella periferia collinare di Pistoia. La vicenda, forse la pi\u00f9 tragica, del Senzastelle, ha avuto il suo sviluppo definitivo l\u2019estate scorsa, quando mi trovavo di nuovo in Inghilterra, nel Dartmoor, in un posto molto speciale dove c\u2019\u00e8 un faggio enorme, ricoperto di muschio, che d\u00e0 ombra, conforto e meraviglia. Ecco, dovevo \u201cucciderlo\u201d per avere la storia. Berenice \u00e8 il cane lupo che non ho mai avuto. Peive \u00e8 molto, moltissimo, \u00e8 la forma dell\u2019amore e questo l\u2019ho capito nel tempo. Le parole di Tundra invece sono sempre state chiare, fin dal principio. Comprese le molte sciocchezze che ama ripetere.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abParli come un bambino, mi dicevi. Io non conoscer\u00f2 altra lingua\u00bb. Tra gli elementi pi\u00f9 affascinanti di <em>Tundra e Peive<\/em> spicca sicuramente lo scarto comunicativo, non solo tra le diverse specie ma anche all\u2019interno di una soltanto. L\u2019insufficienza linguistica \u00e8 un paradosso se posta all\u2019interno di una storia scritta (dunque doppiamente trasposta): com\u2019\u00e8 stato mettere in parole e trasformare in narrazione questo sentire?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quella frase \u00e8 l\u2019inizio del libro, anche se si trova a met\u00e0. Tutto sgorga da l\u00ec o da quel \u201cnon sa parlare\u201d che in <em>Tutti gli altri<\/em> (Tunu\u00e9, 2014) facevo dire alla bambina che sono stata, mentre tentava di tradurre le intenzioni di un piccolo gatto, che gli adulti non sapevano ascoltare. \u00c8 un manifesto per me. \u201cNon conoscere altra lingua\u201d significa sia morire al mondo dell\u2019evidenza, sia schierarsi con una lingua rispetto alle altre. Qui accadono entrambe le cose. Il paradosso \u00e8 che scriviamo proprio per dire l&#8217;intraducibile, scriviamo perch\u00e9 ogni volta che amiamo siamo estraniati da noi stessi e questo straniamento \u00e8 il principio della poesia. Andremo piccoli e sghembi fra le parole compiute e ragionevoli per difendere il nostro continuo morire alla lingua. Il bambino che scompare diventando altro chiede di fare uno sforzo e accoglierlo. Non crescer\u00e0, non vuole crescere \u2013 ma al contrario di Peter Pan non perch\u00e9 incapace di sentire gli altri: \u00e8 negli altri che si immerge. Gli altri che non parlano la lingua del potere, di chi si illude di averne. Gli altri che si trasformano, si inselvatichiscono, fuggono e cercano alleanze. Il bambino conoscer\u00e0 solo la loro lingua, che poi \u00e8 la sua stessa infanzia, viva mentre lui cede, terra del ritorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MG_2940.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7101 lazyload\" width=\"512\" height=\"342\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MG_2940.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7101 lazyload\" width=\"512\" height=\"342\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MG_2940.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MG_2940-300x200.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MG_2940-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Restando sulla lingua: leggendo il romanzo \u00e8 evidente l\u2019importanza che riveste per te la musicalit\u00e0 della parola, la tua capacit\u00e0 di alternare fluidamente la lirica alla prosa e di mantenere l\u2019incanto anche nei passaggi pi\u00f9 feroci o crudeli. Vuoi raccontare un po\u2019 come la tua esperienza di poeta si innesta nella tua narrativa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La poesia fa nascere le storie, perch\u00e9 \u00e8 la poesia, anche quando nascosta nella prosa, che evoca i mondi. Comunque la si scriva o disponga sulla pagina. Per me non esiste una differenza sostanziale: l\u2019idea di base \u00e8 affidarsi al suono e allo stridore delle parole per tentare di ascoltare gli esseri nelle loro voci proprie. Secondo le regole comuni le foglie di un albero forse frusciano. Nel mio libro \u201csciamano\u201d, animalesche. Non \u00e8 forzatura: le avete mai viste le foglie di un albero quando si muovono avvicinandosi e allontanandosi, come uno sciame? Chi ascoltate quando l\u2019albero \u00e8 nel vento? La regola stabilita o il vivente?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00ab\u201cMa i sogni non sono veri, oppure valgono per il futuro, come i desideri? Accadono davvero, i fatti della memoria?\u201d. \u201cOgni volta che li ricordi accadono in un altro modo\u201d\u00bb. Gli spazi della memoria (e dell\u2019infanzia) sono quelli pi\u00f9 esplorati, non solo in <em>Tundra e Peive<\/em>, ma nella tua narrativa in generale, penso a <em>Io sar\u00f2 il rovo<\/em> (effequ) ma anche a <em>Tutti gli altri<\/em> che citavi prima, in cui i piani temporali si mischiano, ma anche alle poesie di <em>Ci\u00f2 che il mondo separa<\/em> (marcos y marcos). La dimensione della fanciullezza e il suo ricordo \u2013 la dimensione della <em>piccolezza<\/em>, in tutti i sensi possibili \u2013 pu\u00f2 essere il nucleo di partenza, il punto giusto in cui posizionare lo sguardo per cercare direzioni nuove?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per me senz\u2019altro s\u00ec. Cosa ricorderemo nella scrittura? A volte, penso, che ricorderemo il futuro e il futuro \u00e8 sempre bambino. \u00c8 l\u2019esserci stati da piccoli, l\u2019aver sognato, l\u2019aver voluto uscire dal nido a tutti i costi, anche cadendo al suolo. Quell\u2019essere stati piccoli, anzi piccole persone, avrebbe detto Ortese. Io da piccola non volevo essere grande, volevo essere \u201cme\u201d. Cosa significasse era un mistero, lo \u00e8 ancora, forse riassumibile nel tentativo di non tradire quanto ci \u00e8 sembrato importante la prima volta che lo abbiamo visto, ovvero riconosciuto, avvertendone la parentela perfino se inquieta e complessa. Essere piccoli significa poter guardare negli angoli, nei pertugi. Non so se vale come risposta \u2013 fra i miei giochi preferiti ci sono sempre state bambole minuscole, Fiammiferini, Mimmine, sorprese Kinder, che tenevo con me in tasca o in una borsa infantile e davano forma tangibile agli amici immaginari. Penso che questo sia confluito nel baule di Tundra. Essere piccoli significa cercare vie per cavarsela. Un mondo di giganti perde interesse anche nel cielo. Per chi \u00e8 piccolo l\u2019arcobaleno sta in una goccia di pioggia, in una pozza di benzina. E poi l\u2019infanzia \u00e8 dove tutto accade. Pensiamo a quel libro straordinario, <em>Infanzia berlinese<\/em>, di Walter Benjamin. Lo lessi tanti anni fa, accanto al fuoco di una stufa di montagna, in uno dei miei luoghi \u2013 anzi in uno dei luoghi a cui appartengo. A libro chiuso immaginai Benjamin quando moriva per suicidio, in fuga dall\u2019infamit\u00e0 del nazismo: non era davvero a Port Bou: io lo vidi su tutt\u2019altro confine, completamente pronto al tuffo nelle cose inutili \u2013 cassetti, conchiglie, minuscole meraviglie, del suo essere stato bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abAveva come voglia di piangere e ridere insieme, perch\u00e9 lasciava casa e tuttavia se ne andava con il sentimento di una casa indistruttibile, migrante, fatta di lui stesso e dell\u2019animale che lo amava\u00bb. <em>Tundra e Peive<\/em> approfondisce modi diversi di strutturare i concetti di <em>casa<\/em>, <em>comunit\u00e0<\/em>, <em>amore<\/em>, oltrepassando le barriere di specie e familiarit\u00e0, e tu hai appena raccontato di come esseri a te cari si sono infiltrati nella storia diventandone personaggi e guide. Vorrei quindi chiederti cosa significa per te creare dei legami.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La casa \u00e8 dove torniamo, anche se i luoghi non esistono pi\u00f9, anche se chi era casa se ne \u00e8 andato. Nella scrittura si pu\u00f2 tentare l\u2019impossibile: riportare indietro i morti. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che i morti stanno bene dove sono, e ci\u00f2 con cui dobbiamo invece venire a patti \u00e8 la loro vita con noi. Ho scritto di un gatto bianco e rosso, Peive, prima ancora di sapere che un gatto simile, anche se un po\u2019 tonto, sarebbe entrato nella mia vita, Ariel. Ho scritto per l\u2019amore che mi ha donato un altro gatto, per cinque anni che sono un\u2019eternit\u00e0: un gatto nero dagli occhi buoni nel quale si \u00e8 nascosto lo spirito di un\u2019intera comunit\u00e0. E ho scritto per i fratelli perduti per dare loro riscatto, per dire: \u201c\u00e8 andata cos\u00ec, ma non \u00e8 vero che siete scomparsi \u2013 questa \u00e8 una bugia a cui non credo. Vi siete ricomposti in altro. Avete plasmato la memoria. Ne avete tratto una fiaba che ascolto finch\u00e9 vivo\u201d. La memoria nasce dalle cose spezzate, sgorga con una sua potenza che connette l\u2019individuo alla storia pi\u00f9 grande. Io non voglio ricomporre le cose spezzate come se la frattura mai fosse stata. Ogni mia parola semmai canta la crepa, il taglio e non annulla la sofferenza, ma la attraversa. \u00c8 cos\u00ec che i legami formano una solitudine corale, permettendomi di sapere che non sono mai sola, anche se a volte, come credo molti, non trovo comprensione nei dintorni. La mia scrittura ha la lingua della mia vita autentica, che non si affanna per rendersi sostenibile a un qualche consesso di contatti precari. Una vita che si esaurisce nella cronaca, nel dibattito presente, nel \u201ctutti contro tutti\u201d di poteri che non possono nulla, di frequentazioni tese esclusivamente a un risultato, non nutre alcun legame. Come tutti per\u00f2 provo a farne parte, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una confusione di fondo su cosa sia la solitudine, e talvolta vorrei riempire lo spazio di parole condivise, usando qualsiasi pretesto. Davvero condivise? I miei personaggi sono pi\u00f9 saggi di me. Riconoscono lo spreco e non lo sbagliano con il perduto. Sanno aspettare, sanno che il tempo si apre continuamente e permette l\u2019incontro, quando e con chi deve essere. Infine c\u2019\u00e8 il ramo materno della mia vicenda personale, ovvero l\u2019essere cresciuta soprattutto fra donne, qualcosa che ho voluto mettere dentro Talia e nell\u2019Antica. Questa rete di donne, alcune imperscrutabili e crudeli, altre forti e comprensive, \u00e8 un tributo alle donne che sono state famiglia, ben oltre i legami di sangue.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ultima volta che mi hai consigliato un libro \u00e8 stato <em>Credere allo spirito selvaggio <\/em>di Nastassja Martin, di cui ho ritrovato l\u2019eco leggera in <em>Tundra e Peive<\/em> e che tu hai approfondito ulteriormente in <em>La donna che divenne orso <\/em>(Edizioni Volatili). Quali sono i libri e le voci che ti hanno accompagnato nella scrittura, sia per quanto concerne questa storia nello specifico che nella tua opera come autrice?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Moltissimi, alcuni in modo manifesto e consapevole fin dall\u2019inizio. Faccio una piccola premessa: vi ricordate com\u2019era leggere nell\u2019infanzia? Ci immergevamo nelle storie, senza alcun pensiero per chi le aveva scritte. La consapevolezza che ci fosse una voce autoriale, un tramite per dei mondi, \u00e8 una fase del crescere. Per me accadde a undici anni, con <em>La storia infinita<\/em> di Michael Ende. Andai da mia madre e le annunciai: \u201cVoglio leggere tutti i libri che ha scritto lui\u201d. Sentii che potevo appartenere al suo mondo, pi\u00f9 che ad altri, sentii che era possibile, oltre le pagine, una vicinanza umana con chi scriveva. Di sicuro quel libro riverbera nelle mie storie.<br>L\u2019afflato ecologico, l\u2019infanzia, la capacit\u00e0 di ricordare insieme al sacrificio necessario del dimenticare. E le creature. Poi c\u2019\u00e8 un omaggio piuttosto esplicito a <em>Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson<\/em> di Selma Lagerl\u00f6f, nel prologo, con quel volo da una terra nordica (anche se nel mio libro si parla di lago Inari, in Finlandia, non di Svezia). In quel libro si supera il linguaggio umano, il protagonista infatti viene mutato in folletto e cos\u00ec capisce tutte le lingue animali, e cos\u00ec facendo si attraversano la geografia e la storia di un paese: troviamo l\u2019orfanit\u00e0, il progresso industriale e la risposta delle foreste, la malattia epidemica, il conflitto che tiene la vita a ogni livello e la meraviglia dei legami solidali intraspecifici. Ed \u00e8 un libro considerato per bambini, pur essendo ben lontano dall\u2019idea odierna di mercato per l\u2019infanzia.<br>Naturalmente c\u2019\u00e8 Peter Pan. Ci sono le fiabe: Hansel e Gretel, il pifferaio di Hamelin, per citarne due. C\u2019\u00e8 Yeats, come sempre. Ci sono entrati i documenti processuali di alcuni casi di stregoneria scozzesi, anche se riadattati e ripensati per questa avventura. C\u2019\u00e8 il vecchio mito gallese degli alberi in guerra, lo stesso che troviamo negli Ent di Tolkien. E poi libri meno fantastici come <em>La vita del lappone<\/em> di Johan Turi, e un omaggio, a mio modo, alla coralit\u00e0 di <em>La collina dei conigli<\/em> di Richard Adams. Ci sono le piccole persone di Ortese e il suo monaciello napoletano. E Puck e Ariel di Shakespeare e <em>I libri della giungla<\/em> di Kipling, forse i testi che ho letto pi\u00f9 volte nella mia infanzia. Infine molti fumetti (pensa, la prima versione di <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em> che ho mai incontrato era a fumetti su un Corrierino dei Piccoli del 1981) e molte canzoni \u2013 ho perfino fatto la playlist di <em>Tundra e Peive<\/em>. Sono libri che cito spesso, ma questa \u00e8 una storia che nasce tanto tempo fa.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23-1024x953.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7103 lazyload\" width=\"559\" height=\"519\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23-1024x953.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7103 lazyload\" width=\"559\" height=\"519\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23-1024x953.jpeg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23-300x279.jpeg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23-768x715.jpeg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ariel-orto-marzo-23.jpeg 1138w\" sizes=\"(max-width: 559px) 100vw, 559px\" \/><\/noscript><figcaption><em>Ariel nell&#8217;orto.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>\u00abMi avrebbe perforato il cuore. L\u2019anima avrebbe avuto un foro per respirare\u00bb. Alla base della tossicit\u00e0 della Malvaspina, degli atti venefici del Senzastelle, ma anche della personalit\u00e0 eccezionale e scapestrata di Tundra c\u2019\u00e8 una ferita. L\u2019elemento del trauma dei personaggi si riflette in quello perennemente inflitto dall\u2019uomo su tutto ci\u00f2 che uomo non \u00e8 (o che anche da uomo non rispecchia specifiche, conformi, caratteristiche). Tuttavia: \u00abSi diffondeva invece un silenzio che dettava il respiro come il canto di tutte le cose che finiscono e si liberano, pronte a rinascere, cariche di promesse. Tutte le cose che vengono ricordate per essere lasciate andare. Tutte le cose che vengono amate nelle ferite splendenti, nella volont\u00e0 di guarire\u00bb. Da dove passa questo desiderio di guarigione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Guarire \u00e8 simile a vedere. E dopo aver visto ricordare che c\u2019\u00e8 altro di ancora non riconosciuto. Quando qualcuno che amiamo muore, magari tragicamente, rispondiamo: \u201cnon \u00e8 giusto\u201d, Guarire \u00e8 varcare queste parole e chiederci: cosa ne sappiamo della giustizia? Penso al dio di Giobbe, a come lo redarguisce dicendogli, in breve, tu che ti lamenti che ne sai della vastit\u00e0 degli oceani, delle notti, del lavorio degli astri, di quanto ogni giorno dispongo nell\u2019universo? Questo dio non \u00e8 cos\u00ec lontano dalle signore del fato che ho messo come orse nella storia, indifferenti eppure attente a ogni dettaglio. Il mondo si riconfigura per vie intrecciate, e la sua giustizia \u00e8 incomprensibile nell\u2019immediato. \u201cFidati della traccia di lacrime e impara a vivere\u201d, scriveva Paul Celan. Fidati e la traccia di lacrime diventa il grande fiume che ti sostiene. Un fiume che passer\u00e0 oltre, ti dimenticher\u00e0 finch\u00e9 non sar\u00e0 il tuo momento per essere ricordata in qualcosa: una pietra, una mente animale, un cadere di pioggia. Fidati.&nbsp; \u00c8 con questa fiducia che parlo ai fratelli che sono l\u00e0 fuori, nel paesaggio, nelle cose. Secondo le tradizioni di vari popoli nativi delle Americhe, quella che noi chiamiamo \u201canima\u201d non sta qui dentro, ma l\u00e0 fuori. Dobbiamo uscire per conoscerla. Non \u00e8 un concetto diverso dal principio dialogico di tanta filosofia occidentale, semplicemente \u00e8 radicato nella vita quotidiana di tutti. Non forma il pensiero di alcuni, forma la spiritualit\u00e0 terrena dei popoli.&nbsp;<br>Ecco guarire \u00e8 questo movimento che porta fuori. E fa mormorare che le cose non sono in noi, ma noi siamo in loro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abEppure tu risorgi nelle storie\u00bb. La narrazione \u00e8 possibilit\u00e0 di lenire o assimilare il dolore? Che ruolo ha il racconto in un mondo solcato da tante ferite?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ha il ruolo di sempre: tenersi nella notte, perch\u00e9 forse la luce non proviene soltanto da un moto fisico di rotazione e rivoluzione del pianeta, ma dalla nostra capacit\u00e0 di risignificare le vite. Il mondo non \u00e8 il male come non \u00e8 il bene, \u00e8 la relazione che va curata e la si cura immaginando attraverso le parole che sono parte di noi quanto le braccia, le gambe, i sensi. La narrazione in questo senso non lenisce e non conforta, ma scrive il dolore in un\u2019ottica pi\u00f9 grande, in cui possiamo finalmente comprendere che oltre alle vie conosciute ce ne sono altre ancora da tracciare e altre antichissime, perdute, che chiedono di riemergere. Attraverso le storie creiamo coraggio e se la speranza \u00e8 importante, il coraggio \u00e8 necessario, per decidere a chi vogliamo accompagnarci, a chi riconosceremo voce, nell\u2019esistenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per concludere torno alla dimensione pi\u00f9 superficiale del libro, che poi superficiale non \u00e8 affatto: la sua collocazione editoriale \u2013 visibile sin dalla copertina \u2013 che lo posiziona all\u2019interno della collana Terra di Nottetempo, finora dedicata alla saggistica ecologica. Cosa vuol dire firmare la storia che apre la vena della narrativa all\u2019interno di questa collana?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ne sono molto felice. Certo \u00e8 anche un rischio: <em>Tundra e Peive<\/em> diventa ancora di pi\u00f9 un oggetto difficile da classificare, ma ormai mi sono abituata a sentire queste parole per circa tutto quanto scrivo. Non so bene perch\u00e9, non so nemmeno il senso di un tale classificare \u2013 non dovremmo prima sentire con l\u2019intelligenza del cuore? Sono in una collana aperta da un saggio che \u00e8 un\u2019intervista oppure un lungo racconto sciamanico sul mondo, la sua fine, i suoi inizi vecchi e nuovi, donatoci da Bruce Albert e Davi Kopenawa, portavoce degli Yanomami. Gi\u00e0 una simile scelta conferisce a tutta la collana una natura ibrida, aperta al coinvolgimento emotivo, all\u2019immaginazione che accompagna un\u2019indagine scientifica. Del resto la scienza \u00e8 l\u2019arte di osservare, e l\u2019osservazione \u00e8 anche la prima scintilla di ogni immaginario. Avere il mio libro nella collana significa credere che stare diversamente su questo pianeta non sia semplicemente un fatto di sostenibilit\u00e0, riciclo, transizioni pi\u00f9 o meno verdi, verdine o verdognole. Significa, come suggeriscono gli altri libri di \u201cterra\u201d, ri-sognare le nostre relazioni affettive con lo spazio e il tempo. Mi piacerebbe dire di <em>Tundra e Peive<\/em>, oltre a \u201cquesta non \u00e8 una favola\u201d che questo non \u00e8 un romanzo, non \u00e8 una poesia, non \u00e8 un saggio. In pura chiave ecologica, \u00e8 un luogo (come tutti i libri) che vuole, desidera profondamente, riversarsi nei mondi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Illustrazione di <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/gdr_giuliadiruscio\/\">Giulia di Ruscio<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa narrazione non lenisce e non conforta, ma scrive il dolore in un\u2019ottica pi\u00f9 grande, in cui possiamo finalmente comprendere che oltre alle vie conosciute ce ne sono altre ancora da tracciare e altre antichissime, perdute, che chiedono di riemergere\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":7087,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,34],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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