{"id":7044,"date":"2023-04-13T08:44:27","date_gmt":"2023-04-13T08:44:27","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=7044"},"modified":"2023-12-07T14:01:36","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:36","slug":"leggere-un-libro-per-leggerli-tutti-e-viceversa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/04\/13\/leggere-un-libro-per-leggerli-tutti-e-viceversa\/","title":{"rendered":"Leggere un libro per leggerli tutti, e viceversa"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><br><\/strong>Leggendo <em>La casa sul cartello<\/em> di <a href=\"https:\/\/www.edicolaed.com\/autori-libri\/maria-jose-ferrada-ita\/\">Mar\u00eda Jos\u00e9 Ferrada<\/a> (Tamuco, 1977), pubblicato nel 2022 da Edicola Ediciones nella traduzione di Marta Rota N\u00f9\u00f1es, qualcosa sfugge. La storia sembra semplice: Ram\u00f3n, che lavora come manutentore in cambio di voucher, \u00a0a un certo punto della vita decide di salire su un cartello della Coca-Cola che si staglia tra la strada e le palazzine e di non scendere pi\u00f9. Costruisce sul cartello, appunto, una casa, un \u00abnido caotico che pareva messo insieme da un uccello poco interessato agli insegnamenti della sua specie\u00bb. Ram\u00f3n \u00e8 il compagno di Paulina (che nonostante i tanti anni assieme lo conosce \u00abcome una persona pu\u00f2 conoscere un\u2019altra, ovvero: cos\u00ec cos\u00ec\u00bb), zia da parte di madre di Miguel, il bambino che racconta. Ma la trama si complica presto: oltre a Ram\u00f3n, Paulina e Miguel, la storia riguarda un quartiere quasi integralmente \u2013 o almeno sembra \u2013 abitato da migranti interni; e una comunit\u00e0 nomade stanziata proprio sotto il cartello. La lotta silenziosa di Ram\u00f3n avviene nel teatro della lotta per la sopravvivenza tra comunit\u00e0 marginali (per\u00f2 integrate) e accasate e comunit\u00e0 emarginate senza casa, per l\u2019abitare. Una lotta tra ultimi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br><em>La casa sul cartello<\/em> \u00e8 allora, prima di tutto, una favola sulle conseguenze sociali delle migrazioni<a href=\"#_ftn1\">[1].<\/a> Per la commistione di atmosfera favolistica e realismo sarebbe facile tirar fuori quello magico, ma no. Anche se Calvino ovviamente c\u2019entra. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il modello calviniano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si pensa immediatamentea <em>Il barone rampante<\/em> di Italo Calvino cio\u00e8 all\u2019idea che, cambiando prospettiva, osservando le cose dall\u2019alto e con \u201cleggerezza\u201d (la leggerezza delle <em>Lezioni americane<\/em> \u2013 \u00abplanare sulle cose dall\u2019alto, non avere macigni sul cuore\u00bb), una vita possa rovesciarsi:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abLegami tra quel che accade in alto e quel che accade in basso: Ram\u00f3n era certo che esistessero. Ci aveva messo trentasei anni per trovare l\u2019osservatorio di cui aveva bisogno per portare avanti la ricerca del silenzio interrotta a nove anni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, tra il romanzo della trilogia araldica <em>I nostri antenati<\/em> e <em>La casa sul cartello<\/em> intercorre una differenza sostanziale. L\u00ec il protagonista, Cosimo (un nobile) d\u00e0 il via a una ribellione che dura tutta una vita, quasi aprioristicamente, cio\u00e8 per principio, a partire dal rifiuto di un piatto di lumache. Qui il protagonista si ribella <em>alla fine<\/em>, dopo una vita passata a lavorare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br>In entrambi i casi \u00e8, per di pi\u00f9, un bambino a raccontare. Per Calvino si tratta di una strategia interna, linguistica soprattutto, in linea con la sperimentazione del fantastico, commistione di immaginario medievale, folklore e favola (<em>Il visconte dimezzato<\/em> e <em>Il cavaliere inesistente<\/em>, per forza). Per Ferrada \u00e8 una strategia sia interna sia esterna: interna perch\u00e9 come per Calvino \u00e8 un\u2019occasione di ricerca nel linguaggio immaturo; esterna perch\u00e9 \u00e8 un modo per ribaltare il tradizionale rapporto tra chi racconta le storie e chi le ascolta, cio\u00e8 tra chi pretende di storicizzare e chi dovrebbe solo riceverla come dato. \u00c8 insomma un modo, un dispositivo, per rimettere in discussione la Storia, di riavviare la mitopoiesi<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Al di qua del mito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Continua a sfuggirmi qualcosa, il qualcosa dell\u2019inizio. \u00c8 un disturbo, un\u2019interferenza di segnale. Come se <em>La casa sul cartello<\/em> non fosse solo la storia di <em>La casa sul cartello<\/em>, che bisognasse interpretare. La conferma ce la d\u00e0 Ferrada:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIl carattere di Ram\u00f3n era qualcosa che gli altri sentivano di dover interpretare. E, come succede con le interpretazioni, ognuno inventava quel che gli pareva. Nella fabbrica di PVC, dove aveva lavorato fino a un paio di settimane prima, dicevano che fosse rimasto traumatizzato quando, qualche anno addietro, la macchina da taglio aveva confuso il braccio di uno dei suoi colleghi con un tubo. Il giorno successivo tutti parlavano della pozza di sangue e di come si contorceva la vittima, descrizione che avrebbero ripetuto mesi dopo, durante il processo a cui si and\u00f2 perch\u00e9 l\u2019azienda era decisa a non pagare la protesi, visto che lo stupido non era stato il macchinario, ma l\u2019attuale monco. Ram\u00f3n, a differenza degli altri, ricordava soltanto lo stridio roco che era uscito dalla macchina mentre tagliava l\u2019osso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La paradigmaticit\u00e0 di Ram\u00f3n (come del resto di ogni mito, anche in costruzione) \u00e8 legata al punto di svolta non esattamente del trauma, ma dalla inermit\u00e0 traumatica del lavoro. Si \u00e8 soltanto uomini mentre si lavora, ma Ram\u00f3n dal momento in cui \u00e8 salito sull\u2019albero, per Miguel, \u00e8 diventato \u00abun amico, un uccello e un maestro\u00bb, quasi un eroe.<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Noi saliremo sopra gli alberi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 modo di capire \u2013 leggendo solo <em>La casa sul cartello<\/em> \u2013 che tipo di frequenza generi il \u201cdisturbo\u201d. Per questo, vado a ritroso: Topipittori ha pubblicato nel 2019 (anno di uscita anche in Chile) <em>Un albero, una gatta, un fratello<\/em>, nella traduzione di Marta Rota N\u00f9\u00f1es. \u00c8, se ho capito bene, una sorta di autobiografia parziale nello stile particolarissimo di Ferrada: paragrafi brevi, uso delle righe e degli spazi poetico (si legga: ritmo intenso dell\u2019intensit\u00e0 dei ricordi), una certa essenzialit\u00e0 sintattica. \u00c8 sicuramente il racconto della propria infanzia durante la dittatura di Pinochet (1973-1990), fino al plebiscito e al trasferimento, personale, a Santiago. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br>Dal punto di vista di una bambina, cos\u00ec che la Storia emerga solo alla fine, quando i genitori non possono pi\u00f9 continuare a comportarsi normalmente, a rimanere in silenzio (\u00abMia madre [\u2026] ha imparato che anche stare in silenzio \u00e8 un modo per urlare fortissimo\u00bb). Pinochet, a pagina 84 su 94, \u00e8 finalmente \u00abun maiale\u00bb. Cos\u00ec, possiamo rileggere i pochi brani \u201cpolitici\u201d, come questo (dove chiaramente \u00e8 raccontata la latitanza di un dissidente):<\/p>\n\n\n\n<p> \u00ab Mia mamma l\u2019ha detto a qualcuno per telefono: &#8220;Jaime (uno dei bambini che abita a due vie da casa nostra) \u00e8 andato in giro a dire che \u00e8 perfettamente possibile vivere per varie settimane in un sottotetto. Che c\u2019\u00e8 posto per un letto, una lampada e persino una casetta della posta. Perch\u00e9 a suo zio, che da qualche mese abita nel sottotetto di casa loro, arrivano un sacco di lettere. E che quando sar\u00e0 grande, anche lui vuole vivere in un posto cos\u00ec&#8221;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce anche della metafora degli uccelli, per esempio (\u00abPer i primi mesi [i miei nonni] hanno dormito in case provvisorie, un incrocio tra una tenda di campagna e un nido d\u2019uccello\u00bb) e quindi del volo, e quindi dello stare sugli alberi, sui rami, a guardare di sotto: con Alberto (il fidanzatino-nonfidanzatino; oppure con gli amici. Dagli alberi arriva anche il pericolo della \u201cbanda\u201d di ragazzini avversaria). Il libro finisce [sorry, <em>spoiler<\/em>, ndr] con la protagonista che \u00e8 costretta a lasciare ai vicini la gatta che aveva trovato. La saluta per l\u2019ultima volta proprio sull\u2019albero: \u00abLo sai che oggi \u00e8 l\u2019ultimo giorno che ci arrampichiamo quass\u00f9\u00bb, con l\u2019intensit\u00e0 emotiva, un po\u2019, di chi sta salutando una versione precedente, gi\u00e0 storicizzata, di s\u00e9. Il fratello del titolo arriva a Santiago e funge da correlativo oggettivo per la vita \u201cdopo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Storie di fantasmi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alberto in <em>Un albero, una gatta, un fratello<\/em> a un certo punto racconta la storia di un fantasma, un uomo che \u00e8 stato visto partire ma non ha mai raggiunto la destinazione. Le persone che erano sul treno con lui hanno detto che \u00abcos\u00ec come l\u2019avevano visto, d\u2019un tratto avevano smesso di vederlo\u00bb. Non \u00e8 una storia horror, in verit\u00e0, \u00e8 \u2013 e forse consapevolmente per Alberto \u2013 una delle tante storie di <em>desaparecidos<\/em>. Cio\u00e8 delle almeno 1102 persone scomparse durante la dittatura di Pinochet. &nbsp;&nbsp;<br>&nbsp;<br>Il libro \u00e8 intimamente legato a <em>Kramp<\/em>, primo romanzo per adulti di Ferrada del 2017, pubblicato in Italia da Edicola Ediciones nel 2020, sempre tradotto da N\u00f9\u00f1es. \u00c8 il racconto sorprendente di una bambina che si assenta molto spesso da scuola per seguire il padre, che di mestiere fa il commesso viaggiatore dei prodotti Kramp, proprio come era commesso viaggiatore il padre in <em>Un albero, una gatta, un fratello<\/em>. In questo romanzo, la \u00abstoria pi\u00f9 grande\u00bb \u00e8 affidata a un fotografo in cerca di fantasmi (che poi si scopriranno essere i cadaveri dei dissidenti politici) e alla madre, dissociata e in sostanza muta, apparentemente incapace di volont\u00e0. Anche qui il punto di vista preponderante \u00e8 quello della bambina, che nell\u2019ossessione per i prodotti Kramp mi sembra sfoghi l\u2019assenza della figura materna e, tutto sommato, di quella paterna.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando penso ai <em>desaparecidos<\/em> non posso non pensare ai libri splendidi di <a href=\"https:\/\/www.edicolaed.com\/autori-libri\/nona-fernandez\/\">Nona Fern\u00e1ndez<\/a>, su tutti <em>Chilean Electric<\/em> e <em>Space Invaders<\/em>, entrambi pubblicati in Italia da Edicola Ediciones. Libri essenziali, veloci, corti, spesso caratterizzati, proprio come <em>Kramp<\/em> (che fa quasi una mitologia dei commessi viaggiatori, con regole da osservare, etica e rituali collettivi), da una sorta di sovrapposizione di immaginari (da un lato \u00e8 la storia della compagnia che ha portato la luce in Cile, dall\u2019altro \u00e8 il gioco <em>Space Invaders<\/em>). Una specie di nascondimento, precognizione del disvelamento, che \u00e8 un meccanismo simile alla liberazione del Cile dopo la dittatura (non voglio banalizzare, ma ci siamo capiti). Ferrada ha scritto anche, nel 2013, <em>Ni\u00f1os<\/em>, libro illustrato \u2013 da Mar\u00eda Elena Valdes e tradotto da Giulia Giorgini per Edicola Ediciones nel 2020 \u2013 che dedica un testo poetico a ognuno dei trentaquattro bambini scomparsi durante la dittatura. Per esempio questa, dove torna la metafora dell\u2019uccello e del volo, che non \u00e8 solo analogica, come dire, ma desiderativa:<\/p>\n\n\n\n<p>Jaime<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abSi \u00e8 fatto amico dell\u2019uccellino che vive sull\u2019albero di fronte alla sua finestra. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Capisce ogni suo trillo e pensa che se fosse piccolo &nbsp;<br>di pomeriggio potrebbe andare a trovarlo nel suo nido. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Potrebbe anche imparare a cantare, fare insieme un concerto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il punto \u00e8 che immaginare una presenza laddove non c\u2019\u00e8 \u00e8 proprio fare fantasmatica (in un <a href=\"https:\/\/birdmenmagazine.com\/2022\/11\/04\/recensione-quarta-stagione-boris-disney\/\">pezzo su <em>Boris<\/em><\/a>, serie prima FOX poi Disney, parlavo della figura retorica del fantasma, l\u2019ipotiposi). Nel caso di Ferrada (e di Fern\u00e1ndez \u2013 ci sar\u00e0 una ragione), parlare di fantasmi vuol dire parlare di case.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dell\u2019abitare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.topipittori.it\/it\/autore\/mar%C3%ADa-jos%C3%A9-ferrada\">Topipittori<\/a> pubblica di Ferrada anche <em>Il segreto delle cose<\/em> (illustrazioni di Gaia Stella) e <em>Case<\/em> (traduzione di N\u00f9\u00f1es e illustrazioni di Pep Carri\u00f3). Quest\u2019ultimo \u00e8 una sorta di catalogo di case immaginarie attraverso i suoi inquilini (con nome e cognome, spesso allusivi), un po\u2019 borgesiane o forse un po\u2019 pessoaiane (si pu\u00f2 dire?). Poesie in prosa, quasi, che rivelano via via che si legge una rete di potenziali narrazioni, ma completamente inespresse, proprio come sono inespresse le vite di chi \u00e8 sorpreso nell\u2019atto di abitare. \u00c8 l\u2019occasione anche di fare aforismatica, anche se per parodia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abUna casa, nel bene o nel male, significa una routine, e cos\u00ec ogni mattina, dopo aver letto il giornale, Luis Pereira apre la finestra e osserva il suo passato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abL\u2019Uomo Casa e l\u2019Uomo Scatola sono una manifestazione dell\u2019invisibilit\u00e0 dell\u2019essere umano in societ\u00e0 altamente tecnologizzate e razionaliste. Camaleonti che deambulano per le strade delle capitali, mimetizzandosi con il calcestruzzo degli edifici e con i loro abitanti: centinaia, migliaia, milioni di <em>salaryman<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha colpito molto la storia di Pedro Cisternas, che ha un preciso disturbo (ricordate il \u201cdisturbo\u201d, l\u2019interferenza?): vede le cose scosse da un piccolo movimento, un tremore, \u00abcome se ogni oggetto fosse seguito da un fantasma che il mio occhio riesce a catturare soltanto una frazione di secondo dopo\u00bb. Il dottor Gonz\u00e1lez \u00e8 convinto di avere in cura \u00abuno di quei rari casi di persone in grado di percepire il movimento della terra\u00bb. Ora, a parte l\u2019allusione a un senso di irrealt\u00e0 che mi sembra quasi biofisico (noi vediamo e percepiamo cose in leggero ritardo, sempre, anche se non ce ne accorgiamo perch\u00e9 \u00e8 il nostro modo di percezione), mi sembra che qui venga tematizzata, anche se nel processo di rimozione, una pacata ribellione all\u2019illusione sensoriale della realt\u00e0. Non c\u2019\u00e8 ricerca del \u201ctrauma\u201d (il braccio tagliato per Ram\u00f3n) o di particolari segnali (del treno che fischia pirandelliano, per dire; o il \u201cmiracolo\u201d montaliano), c\u2019\u00e8 una piena e totale giustificazione della dissociazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In Ram\u00f3n, protagonista di <em>La casa sul cartello<\/em>, opera una simile dissociazione. Sceglie di abitare su un cartello pubblicitario, lontano in verticale da tutti, stipulando un compromesso lavorativo, per dedicarsi a una vita finalmente contemplativa. Tutti lo vedono come ammattito, Miguel no, e forse neanche Paulina: sanno che \u00e8 una presa di responsabilit\u00e0 sul proprio destino. E il fatto che quando viene menzionata la \u201clibert\u00e0\u201d del volo degli uccelli, nei libri che abbiamo attraversato, o anche solo la loro \u201caltezza\u201d, ci sia sempre un verbo ottativo, un desiderio espresso, ci dice proprio che questo gesto \u00e8 una volont\u00e0 radicale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Letteratura come conoscenza congetturale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembra di aver detto pochissimo, nonostante lo spazio impiegato. Riepilogo: c\u2019\u00e8 una \u201cinterferenza\u201d, qualcosa che non torna nel romanzo <em>La casa sul cartello <\/em>di Mar\u00eda Jos\u00e9 Ferrada. Questa interferenza si inspessisce se pensiamo a come ribalti il modello di Il <em>barone rampante<\/em> di Italo Calvino, dal momento che non c\u2019\u00e8 il racconto di una ribellione aristocratica e per principio ma una rivolta basata sull\u2019esperienza; senza dimenticare il ruolo \u201cesterno\u201d, cio\u00e8 politico, della <em>mirada infantiles<\/em>. Quindi ho cercato una \u201crisposta\u201d nei libri precedenti, affrontando l\u2019autobiografia <em>Un albero, una gatta, un fratello<\/em>, che parla di altro tutto il tempo, di preadolescenza e di natura, per poi detonare con un insulto: Pinochet \u00e8 \u00abun maiale\u00bb, talmente liberatorio che sembra una preghiera. Da quel momento, il sipario cade: lo zio di un vicino si rivela essere un dissidente e per la prima volta diventa chiara la natura politica dei \u201cfantasmi\u201d. Ergo: il \u201cmagico\u201d realismo non \u00e8 magico, la tipica interruzione di senso che si avverte ha a che fare con l\u2019interruzione di senso della politica dittatoriale di Pinochet, arbitraria (il magico non \u00e8 mai arbitrario). Quindi siamo passati da <em>Kramp<\/em>, una storia di sovrapposizioni di immaginari come per i romanzi di Nona Fern\u00e1ndez, per arrivare ai libri illustrati, che insistono sulle metafore, che mostrano come le case siano spazi abitabili solo nell\u2019immaginazione, eccetera. Dimenticavo la bellezza di <em>Una nave di nome Mexique<\/em>, pubblicato da Clichy (illustrazioni di Ana Penyas, traduzione di Maria Pia Secciani), che racconta l\u2019esodo di alcuni bambini e alcune bambine durante la Seconda guerra mondiale<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. &nbsp;<br><br>Mi sembra di non aver detto nulla perch\u00e9 ho l\u2019istinto di \u201cconoscere\u201d, sento il bisogno di \u201ccapire\u201d, ma capire non \u00e8 possibile. Ferrada sembra scrivere sempre lo stesso libro, un cubo a migliaia di facce che non si pu\u00f2 srotolare. \u00c8 come se stesse cercando anche lei di trovare un senso, di fare mitopoiesi per processare un dolore individuale e collettivo, una frattura politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna, tra tutto questo non capire, viene in soccorso Antonio Tabucchi. In <em>La gastrite di Platone<\/em> (Sellerio, 1998), cercando di rispondere a un articolo di Umberto Eco sul ruolo dell\u2019intellettuale \u2013 per il quale, al massimo, vedendo una casa che brucia, pu\u00f2 solo chiamare i pompieri \u2013 Tabucchi sottolinea che lo scrittore, l\u2019artista, il poeta produce, differentemente da ogni altra figura, una conoscenza \u00abdi disturbo\u00bb, una \u00abconoscenza congetturale\u00bb. Citando Maria Zambrano: &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abConoscenza congetturale e creativa, ovvero qualcosa \u201cche non \u00e8 conoscenza intellettuale e che non si pu\u00f2 tradurre in essa eppure la precede e la sostiene e senza la quale rimarrebbe fluttuante, per quanto grande sia la sua precisione e chiarezza\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dico io (o provo): lo scrittore \u00e8 in grado di creare cortocircuiti che siano tanto veri quanto una verit\u00e0 ritenuta \u201coggettiva\u201d o \u201crazionale\u201d, proprio perch\u00e9 a essa complementari. La complessa verit\u00e0 storica della dittatura di Pinochet viene sviscerata, raccontata dal punto di vista del bambino, omessa proprio come altre verit\u00e0 storiche venivano omesse, e poi viene \u201cassorbita\u201d da una storia di migrazione e di liberazione di un <em>working class hero<\/em>. \u00c8 una stratificazione nel segno della complessit\u00e0. Rimane qualcosa che non torna, fortunatamente. Significa che bisogna continuare a cercare.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Almeno quanto <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/magazine\/lingua_italiana\/articoli\/percorsi\/percorsi_447.html\"><em>Male a Est<\/em> di Andreea Simionel<\/a> \u00e8 un romanzo sulle conseguenze emotive, e quindi personali, della migrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Andrea Jeftanovic nel saggio <em>Hablan Los Hijos. Discursos y est\u00e9ticas de la perspectiva infantil en la literatura contempor\u00e1nea<\/em> (Editorial Cuarto Proprio, 2010) \u2013 con le coautrici Mar\u00eda Jos\u00e9 Navia, Mar\u00eda Bel\u00e9n P\u00e9rez e Luc\u00eda Sayagu\u00e9s \u2013 sostiene che l\u2019utilizzo dello sguardo infantile pu\u00f2 in generale essere visto come un &#8220;polifunzionale dispositivo di problematizzazione&#8221; utile, nel quadro della trasmissione memoriale, per trattare in modo differente gli immaginari, l\u2019universo concettuale e i patti socio-culturali prodotti in dittatura. Ringrazio Giuseppe Cal\u00ec per la dritta.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Ascoltate, intanto, <em>Gli alberi<\/em> dei Ministri, su YouTube: <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1F2A7uKR2uE\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1F2A7uKR2uE<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Bello il meccanismo di contestualizzazione storica solo alla fine. Comincia cos\u00ec: \u00abIl 27 maggio 1937, il Mexique salp\u00f2 da Bordeaux, Francia, verso il Messico. A bordo c\u2019erano 456 bambini, erano tutti figli di repubblicani spagnoli. Si sarebbero rifugiati l\u00ec dalla guerra civile che a quei tempi infuriava per le strade\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><meta charset=\"utf-8\"> <\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abFerrada sembra scrivere sempre lo stesso libro, un cubo a migliaia di facce che non si pu\u00f2 srotolare. \u00c8 come se stesse cercando anche lei di trovare un senso, di fare mitopoiesi per processare un dolore individuale e collettivo, una frattura politica\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":7056,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,1],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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