{"id":7032,"date":"2023-04-05T08:27:16","date_gmt":"2023-04-05T08:27:16","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=7032"},"modified":"2023-12-07T14:01:36","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:36","slug":"annegare-nella-parola-mare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/04\/05\/annegare-nella-parola-mare\/","title":{"rendered":"Annegare nella parola \u201cmare\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho letto la maggior parte di <em>L\u2019inchino del gigante<\/em> (L&#8217;orma editore) mentre ero in viaggio: vivo negli Stati Uniti da quasi quattro anni ma qualche settimana fa, per la prima volta, mi sono allontanata significativamente da New York per trascorrere una settimana tra Colorado e Nevada. Il libro di Christoph Ransmayr si \u00e8 rivelato un compagno di avventure perfetto: comprende cinque parti, ma ciascuna \u00e8 divisa in capitoli brevi o brevissimi, che si prestano a sedute di lettura rubate, fra il gate di un aeroporto e la sala di attesa di un\u2019agenzia di autonoleggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono storie molto diverse fra loro, al punto da sembrare, a prima vista, disconnesse. Lo sono sicuramente nella forma, dal momento che alcuni capitoli sono discorsi pronunciati dall\u2019autore in occasioni formali, come il conferimento di premi o l\u2019inaugurazione di festival, altri sono racconti di finzione, altri ancora resoconti di viaggi di lunghezza varia. Nel contenuto poi i \u201ccapitoli\u201d sono ancora pi\u00f9 vari: il sottotitolo recita <em>Cinque libri di viaggi e metamorfosi<\/em>, eppure il testo racchiude la storia della vita del padre di Ransmayr (in <em>Sulla bara di un uomo libero<\/em>), o un\u2019invettiva contro la distruzione arrecata dal colonialismo (in <em>La bambina con il vestito giallo<\/em>), o ancora una riflessione su autori siciliani come Vittorini e Pirandello (in <em>Corleone<\/em>). Insomma, pur non avendo molta familiarit\u00e0 con la narrativa di viaggio, mi pareva fin da subito che quello che stavo leggendo ne era un esempio eterodosso.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima sezione e alcuni dei racconti che compongono la seconda sono effettivamente resoconti di viaggi: storie di luoghi perduti \u2013 come il teatro a picco sul mare di Glais\u00edn \u00c1lainn, dove nessun canto o danza si svolge in inverno perch\u00e9 \u00abogni nota di canto, ogni parola, ogni grido sprofonderebbe in un istante nel mugghiare che riempie l\u2019intera costa fin nelle sue pi\u00f9 remote cavit\u00e0 e insenature\u00bb, o il cinema di Pottuvil, in cui al posto dello schermo \u00abcrescevano ormai rigogliosi fichi strangolatori, muschi e liane\u00bb \u2013 e storie di luoghi estremi \u2013 come il lago Phoksundo in Nepal, dove l\u2019autore \u00ab[cadde] fuori dal tempo\u00bb. Ci sono poi storie di viaggi in luoghi della mente, come quello del narratore che \u00abinventa il mondo\u00bb mentre porta i suoi personaggi sulla carta fuori dalla sua immaginazione ed esposti a quella di chi legge; o come l\u2019ode del \u00abteatro del castello in aria\u00bb, un palcoscenico immaginario su cui Ransmayr e un anonimo \u00absignor direttore\u00bb mettono in scena pi\u00e8ce teatrali che scrivono e producono nella loro fantasia. Ci sono per\u00f2 brani che \u00e8 molto difficile definire \u201cletteratura di viaggio\u201d. La terza parte, che si intitola <em>Signore e signori sott\u2019acqua<\/em> \u00e8 un bellissimo racconto che definirei forse di fantascienza: incontriamo la voce narrante, un calamaro di Lesson, mentre si adatta alla sua vita subacquea dopo aver misteriosamente e improvvisamente abbandonato le apparenze umane. \u00c8 solo quando, sguazzando negli abissi, intercetta come per telepatia la voce \u201cumana\u201d di un gamberetto imperatore che si rende conto di non essere solo nel suo destino di metamorfosi: scoprir\u00e0 diversi altri abitanti dell\u2019oceano con cui \u00e8 in grado di comunicare col pensiero distanti dalla propria forma umana precedente, e si interroga sul significato di queste trasformazioni, arrivando a concepire una teoria dell\u2019evoluzione in cui l\u2019essere umano torner\u00e0 a essere idrogeno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato a questo punto del libro, pi\u00f9 o meno a met\u00e0, che ho iniziato a pensare che forse <em>L\u2019inchino del gigante<\/em> non parla affatto di viaggi, ma di comunicazione, di come noi esseri umani cerchiamo disperatamente di dirci qualcosa nonostante sembri, ancora e ancora, un compito impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo indizio \u00e8 nella storia che d\u00e0 il titolo al libro: l\u2019autore racconta di trovarsi a bordo di una nave a largo di Hong Kong e di assistere ai festeggiamenti in onore della dea del mare Tin Hau, in compagnia di un suo amico e di \u00abdue poetesse di Chung Wan, il distretto centrale di Hong Kong, che, sedute al nostro stesso tavolo, ci narravano le storie della dea\u00bb. Il sottotitolo del racconto \u00e8 <em>Un pellegrinaggio nel Mare Cinese Meridionale<\/em>, e la storia sembra a tutti gli effetti il resoconto di un viaggio, con le descrizioni del mercato di Kowloon e le storie della dea Tin Hau. Eppure il racconto si chiude con un aneddoto in cui il viaggio \u00e8 solo un pretesto: il compagno di Ransmayr ha scritto un poemetto che si intitola <em>La fine del Titanic<\/em> e racconta alle poetesse di aver chiesto a una persona conosciuta in viaggio \u00abdi ritradurgli in tedesco il titolo \u2013 giapponese?, cinese?, coreano? \u2013 del suo poemetto <em>La fine del Titanic<\/em>, e come per incantesimo in quel susseguirsi di riscritture e rinarrazioni la \u201cfine\u201d si era trasformata in un \u201cinchino\u201d, il \u201cTitanic\u201d in un \u201cgigante\u201d e quindi la catastrofe nell\u2019\u201cinchino del gigante\u201d\u00bb. Si parla spesso di ci\u00f2 che viene <em>lost in translation<\/em>, tutti i significati e le sfumature che leggendo un testo in traduzione si perdono. Eppure questo mi pare un caso di qualcosa che viene \u201cguadagnato\u201d, nella traduzione, e poi nella ritraduzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse questa raccolta \u00e8 dunque un catalogo di perdite e guadagni, una rassegna di episodi in cui ci sono terre lontane, certo, ed esplorazioni avventurose, ma dove ci sono soprattutto (in)comprensioni e momenti di decodificazione dell\u2019altro, visti sia come fallimenti che come fonti di ricchezza. Ogni comunicazione umana, anche all\u2019interno della stessa lingua, anche non mediata dalla parola, anche fra chi si ama profondamente, richiede una traduzione, e credo che questo libro racconti diversi modi di farci i conti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne \u00e8 un esempio<em> Il cantante<\/em>, che fin dal suo meraviglioso incipit evoca la musica come strumento pi\u00f9 istintivo di comunicazione: \u00abRicordo un uomo che, dopo aver maledetto ad alta voce il mare e tutti i tormenti del mestiere di pescatore, passava poi a coprire di ingiurie un frigorifero finch\u00e9 di colpo i suoi lamenti e improperi non si trasformavano in un canto\u00bb. Nell\u2019indifferenza degli altri avventori del pub, il cantante ha tutta l\u2019attenzione dell\u2019autore, che riflette su \u00abla facilit\u00e0 con cui scrittori e lettori tendono a credere a una sorta di congruenza tra parola e realt\u00e0; come se non sussistesse una differenza incommensurabile tra il termine \u201cmare\u201d e ci\u00f2 su cui veleggia verso occidente l\u2019eroe di una storia o in cui un altro annaspa per non affogare, ma alla fine comunque annega. In fin dei conti, persino un narratore che ricorra al parlato, al dialetto o allo slang per essere il pi\u00f9 vicino possibile alla realt\u00e0 deve ammettere come la parola potr\u00e0 magari trasportare mille messaggi, ma certo mai una nave\u00bb. Qualcosa \u00e8 stato trasmesso, in quell\u2019incontro, ma \u00e8 difficile dire se era ci\u00f2 che il cantante voleva comunicare, ed \u00e8 quasi inutile crucciarsene.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare che lo stesso tipo di frustrazione ritorni nel gi\u00e0 menzionato <em>Signore e signori sott\u2019acqua<\/em>, in cui la voce narrante da un lato \u00e8 entusiasta di poter comunicare, sebbene telepaticamente, tramite \u201clinguaggio umano\u201d, con i compagni e le compagne di metamorfosi che incontra nell\u2019oceano, dall\u2019altro concepisce una teoria su come l\u2019esito della metamorfosi stessa sia proprio \u00abuna progressiva semplificazione\u00bb, fino \u00abad abbandonare ogni traccia di comprensione, ogni segno e ricordo del mondo di sopra\u00bb. Sembra quindi immaginare una realt\u00e0 futura in cui le pene di questo continuo esercizio di traduzione non esisteranno pi\u00f9. Quando ne parla alla sua \u00abtenera amica Purpleheart\u00bb (ex reginetta di bellezza, ora Pesce pipistrello dalle labbra rosse) lei risponde solo \u00abAh, che tipo che sei&#8230;\u00bb, ma questa apparente incapacit\u00e0 di farsi capire non gli impedisce di vagheggiare una ancora pi\u00f9 \u00abfantasmagorica metamorfosi\u00bb di quella gi\u00e0 subita, in cui \u00able forme torneranno a essere mere possibilit\u00e0 prive di realt\u00e0, le antiche forze della gravit\u00e0 e dell\u2019elettromagnetismo recupereranno la loro efficacia spingendo le microscopiche rovine sparpagliate per il cosmo a farsi di nuovo gli occhi dolci, ad attrarsi \u2013 vi prego! \u2013 a vicenda, a riunirsi per un\u2019altra sacrosanta volta e creare fenomeni e modi della materia chiara e oscura mai visti o sognati prima, generando figure e creature pi\u00f9 grottesche e malvagie, ma forse \u2013 cos\u00ec trasmettevo per radio ittica alla mia tenera amica Purpleheart \u2013, forse per\u00f2 anche pi\u00f9 affettuose e benevole di quanto noi non siamo mai stati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dicevo, per\u00f2, l\u2019incomunicabilit\u00e0 non \u00e8 solo frustrazione, e l\u2019autore sembra tornare, ancora e ancora, a quell\u2019inchino del gigante del titolo, alla magia di quello che pu\u00f2 nascere anche nel non capirsi. Ad esempio, in <em>Quando ero ancora immortale<\/em> l\u2019autore racconta la scoperta dell\u2019alfabeto, e dice di aver provato \u00abuna strana felicit\u00e0 e un senso di potenza pensando che \u2013 ormai iniziato ai misteri della scrittura \u2013 ero in grado di racchiudere nel vocabolo \u201cmare\u201d, composto di sole quattro lettere di pasta, quell\u2019immensit\u00e0 rappresentata nelle illustrazioni dei libri di fiabe come un infinito deserto d\u2019acqua o come una tempestosa montagna di onde mugghianti\u00bb, e descrive \u00abil fatto che non si potesse annegare nella parola \u201cmare\u201d, sprofondare nel vocabolo \u201cabisso\u201d o congelare nel termine \u201cbanchisa\u201d\u00bb come un tratto pacifico della \u00abmetamorfosi delle cose in lingua\u00bb. Quando sua madre, che gli ha insegnato a leggere, \u00e8 in punto di morte, Ransmayr si rende ulteriormente conto di come per ogni cosa che la lingua ci consente di comunicare a chi amiamo, c\u2019\u00e8 un mondo di altre cose che restano indicibili: \u00abFragile e affranta, se ne stava sprofondata in enormi cuscini, segnata dai tormenti e dalle metastasi di una malattia furiosa, e io, disperato al suo capezzale, faticavo a trovare le parole per comunicare con quella donna gi\u00e0 quasi scomparsa, quando d\u2019improvviso apr\u00ec gli occhi e stremata sollev\u00f2 la mano premendosi l\u2019indice sulle labbra esangui: Silenzio. Zitto. Taci. Non parlare. Richiudendo le palpebre rimase in quella posizione, come se in un ultimo estremo sogno fosse ritornata al bordo del nostro piatto di porcellana a ricordare al suo allievo, sedotto dal vortice delle lettere, che, per quanto fosse preziosa e straordinaria la magica metamorfosi delle cose in lingua e in scrittura, il resto, l\u2019immenso, inattingibile resto, perduto negli abissi di uno spazio infinito, era comunque silenzio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa c\u2019entra, allora, la narrativa di viaggio? Forse non avrei avuto una risposta a questa domanda se non avessi letto questo libro mentre ero io stessa fuori di casa, in un posto lontano da dove vivo e lontanissimo da dove sono nata. Fra le montagne del Colorado e nel deserto del Nevada, io non capivo quasi niente delle vite che facevano le poche persone che incontravamo in tantissimi chilometri silenziosi, non saprei spiegare granch\u00e9 del \u201ccarattere\u201d dei posti che ho visitato, eppure ho percepito con molta chiarezza la differenza profonda rispetto ai luoghi che frequento di abitudine. Il viaggio \u00e8 uno stato in cui, mi pare, la fertilit\u00e0 e la frustrazione dell\u2019incomprensione dell\u2019altro sono pi\u00f9 evidenti che mai. Mandare una foto non sar\u00e0 sufficiente a dire a chi non era con noi come ci siamo sentit*, ma getter\u00e0 le basi per un piccolo frammento di un immaginario comune. Guardare e ascoltare con attenzione non baster\u00e0 a decifrare la complessit\u00e0 di un posto cos\u00ec diverso da ci\u00f2 che \u00e8 familiare, ma sedimenter\u00e0 una curiosit\u00e0 che potrebbe dare i suoi frutti in momenti inaspettati. Condividere uno sguardo con la nostra compagna di viaggio non ci garantisce di star vivendo quel momento nello stesso identico modo, ma si aggiunge al bagaglio di esperienze condivise. Penso che per chi desideri con ardore inestinguibile essere visto e capito dalle altre e dagli altri sia impossibile non percepire la profonda impossibilit\u00e0 di questo auspicio, e penso che il viaggio sia un momento in cui questa complessit\u00e0 viene racchiusa pi\u00f9 che altrove.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abOgni comunicazione umana, anche all\u2019interno della stessa lingua, anche non mediata dalla parola, anche fra chi si ama profondamente, richiede una traduzione, e credo che questo libro racconti diversi modi di farci i conti\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":58,"featured_media":7034,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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