{"id":6974,"date":"2023-03-09T08:02:01","date_gmt":"2023-03-09T08:02:01","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6974"},"modified":"2023-12-07T14:01:36","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:36","slug":"a-bordo-cera-dio-lalbero-di-trinchetto-e-io","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/03\/09\/a-bordo-cera-dio-lalbero-di-trinchetto-e-io\/","title":{"rendered":"A bordo c\u2019era Dio, l\u2019albero di trinchetto e io"},"content":{"rendered":"\n<p>A un certo punto in <em>Grande nave che affonda<\/em>, l\u2019esordio di Andrea Cappuccini per Edizioni di Atlantide, uno dei personaggi ricorda la triste sorte del merlo che cantava <em>Bandiera rossa<\/em> ed era ghiotto di pinoli. In una danza fra la vita e la morte il padre di Camillo allineava pinoli sul tavolo e il merlo, fra una martellata e l\u2019altra, ne arraffava qualcuno. \u00abMa poi una volta suo padre era stato distratto dalla moglie che quel giorno litigavano e litigavano \u2013 anche suo padre perdeva facilmente la calma \u2013 e niente quell\u2019ultimo taaam non fu proprio ben calibrato e il merlo ci rest\u00f2 sul colpo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cappuccini descrive quel momento con una partecipazione amara e tragicomica. Il destino del merlo era segnato in partenza dalla sua posizione di incontrovertibile vulnerabilit\u00e0: la sua condanna non era stata la ghiottoneria, ma un fato cieco e distratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe dire che il destino del merlo, sballottato dalle scomposte intemperanze di una divinit\u00e0 scostante, \u00e8 simile a quello dei personaggi di <em>Grande nave che affonda<\/em> e di Torricella, il quartiere alla periferia di Roma che fra una stagione di caldo soffocante, piogge torrenziali e fitta nebbia, si trasforma.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo recente saggio <em>La Restanza<\/em> (Einaudi, 2022), Vito Teti scrive: \u00abHo iniziato ad adoperare il termine \u201crestanza\u201d per raccontare i rimasti, le loro storie \u201cin assenza\u201d di qualcosa o di qualcuno, ma mi premeva soprattutto riflettere su un aspetto apparentemente controintuitivo: il viaggio da fermo di chi resta, e, contemporaneamente, sul radicamento archetipico ad un luogo di chi parte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo di Cappuccini si sviluppa attorno all\u2019assenza e alla coreografata attesa di Taddeo, il figlio maggiore dei Romano, che sta scontando la pena al carcere di Rebibbia. Ma \u00e8 anche un racconto che si interroga sulla possibilit\u00e0 di creare un immaginario possibile al di fuori di quello conosciuto, scandaglia il rapporto conflittuale con il passato fumoso delle narrazioni e naviga all\u2019interno della nostalgia di un tempo mitico e di un presente incerto in costante mutamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Torricella \u00e8 infatti un luogo la cui identit\u00e0 \u00e8 stata plasmata dalla generazione del nonno di Taddeo, Settimo, la cui memoria storica \u00e8 brulicante di aneddoti, ed esiste in un universo narrativo a s\u00e9 stante, mitologico, che nel suo immobilismo proietta nella generazione dei nipoti, quella di Taddeo, Aurora e soprattutto Diego, un senso di malinconia e incompletezza, \u00abquando finivano quei racconti, perch\u00e9 nel farli pareva ogni volta dovessero condurre a un qualcosa di pi\u00f9 che non c\u2019era mai\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il quartiere misura la distanza dalla metropoli romana non in mancanze, ma in certezze: \u00abComunque c\u2019era in quelle storie come un nebuloso filo comune, una traccia nascosta che le univa\u00bb. Con la <em>gentrificazione<\/em>, l\u2019avanzare del mastodontico e anonimo agglomerato metropolitano, l\u2019attesa del ritorno, ma soprattutto la perdita di identit\u00e0 comunitaria in favore di un\u2019esistenza atomizzata filtrano la narrazione corale delle vicende di Torricella attraverso i drammi individuali dei suoi protagonisti: i nonni Settimo e Patrizia, il padre Camillo e la madre Viviana, Aurora la secondogenita e Diego, il migliore amico di Taddeo, si muovono a modo loro nello spazio famigliare minacciato dall\u2019erosione. Fra passeggiate notturne, scorribande alcoliche, vecchi amici redivivi e serie tv di culto, i Romano cercano di far fronte all\u2019assenza, agli equilibri sfaldati e alle memorie frammentate e dolenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abRoma aveva fatto s\u00ec che Torricella restasse inosservata, affossata in una valle tracciata dalla capitale per poter lasciare Torricella, Casalino, Grotta Buja e tutti quegli altri posti alla loro solitaria esistenza. [&#8230;] Ma poi le esigenze della citt\u00e0 cambiano e, a poco a poco, i luoghi di confine, da colonie scordate di una civilt\u00e0 padrona, vengono rimessi in gioco\u00bb e con loro gli abitanti, che osservano la toponomastica cambiare, mentre il paesaggio si squaglia al sole o si ricompatta gelido in una nebbia persistente. Proprio come il quartiere, anche i Romano e Diego si agitano scomposti, chi silenzioso e assente, chi tormentato e vagabondo, fra i rimasugli di un passato leggendario e un futuro che non si pu\u00f2 possedere, ma solo subire: \u00abSpasmi di ribellione confusi e sparsi, incazzature mute, e un logorante senso di inquietudine, per tutta Torricella era pi\u00f9 o meno lo stesso. Ma un posto come Torricella \u00e8 sempre animato da questi spasmi, dalla voglia di avere una rivalsa, di raggiungere un successo, da una strana speranza zoppa, tanto zoppa quanto pi\u00f9 chiassosa, irrisolta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla Malattia dei Fulmini di Camillo, alla \u201cvista\u201d di Viviana, la noia che si propaga come una nebbia che incaglia i vecchi alla nostalgia e dirotta i giovani al centro scommesse, le droghe e l\u2019abulia, alla rabbia, non solo \u00abaccesa e dura come quella di Camillo, n\u00e9 sprezzante e malinconica come quella di Diego, ma una rabbia triste e muta che faceva s\u00ec ci si potesse rompere una gamba da soli\u00bb (la rabbia di Aurora, che si inabissa nelle vicende grottesche di <em>Twin Peaks<\/em> in compagnia di un vecchio gatto morente).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma casa Romano, albero maestro di quel veliero in tempesta che \u00e8 il quartiere, \u00e8 anche teatro di \u00abutopie minimaliste\u00bb,<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> luoghi di resistenza interiore e comunitaria, dove si sviluppa un\u2019idea di famiglia allargata e non monolitica, di accoglienza sgangherata e convivenza slabbrata, dove transitano persone legate da fili confusi, da una memoria storica e territoriale che \u00e8 s\u00ec faziosa ricostruzione, ma \u00e8 soprattutto agglomerato di vite diverse che trovano il proprio filo conduttore nell\u2019esperienza liminale della non appartenenza alla metropoli.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Grande nave che affonda<\/em> custodisce al centro della sua narrazione la piet\u00e0, che non \u00e8 il tentativo di preservare i personaggi dalla sofferenza, o mitizzarne le difficolt\u00e0, ma porta con s\u00e9 un intento narrativo preciso, uno sguardo partecipe, alle volte persino sodale, delle loro disavventure.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli abitanti di Torricella non sono figure tragiche e bidimensionali, ma persone che si confrontano con un paesaggio in continua evoluzione e si fanno narratori delle loro storie per collocarsi in un tempo in transizione con un linguaggio scarno e quotidiano. Lo stile di Cappuccini restituisce ai Romano e a Torricella una \u00abmitologia tribale\u00bb che si rispecchia nella natura picaresca degli aneddoti e nei dialoghi, essenziali eppure quasi mistici, dove al consueto si accompagna il leggendario e i generi si mescolano per rivelare le increspature della quotidianit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno l&#8217;amore per Antonella, una vecchia amica di Taddeo, e la processione stanca di volti amici risucchiati dall&#8217;immobilit\u00e0 a spingere Diego oltre i confini di Torricella, dove a \u00abfuria di provare a essere allegri, un po\u2019 pi\u00f9 allegri ci si diventa, pure se con una certa nota amarognola\u00bb. Ma non sempre ci\u00f2 che nasce fra i moti ondosi e pigri della provincia sopravvive al mare aperto, alla citt\u00e0 e alle sue distrazioni, le insidie delle possibilit\u00e0 che costellano il disamore. La fuga, che all&#8217;inizio si colora dei fasti della possibilit\u00e0, diventa un solitario vagare fra le cicatrici d&#8217;amore in un paesaggio sconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attesa dei personaggi \u00e8 anche l&#8217;attesa di Torricella che, con il suo tempo sospeso ma scandito dal puntuale scorrere delle stagioni e i loro eventi atmosferici estremi aspetta immobile di essere fagocitata dalla metropoli. Quella di <em>Grande nave che affonda<\/em> \u00e8 l&#8217;attesa che la nebbia si diradi per rivelare cosa \u00e8 sopravvissuto. All\u2019oralit\u00e0 viene affidato il compito di preservare la memoria del passato mentre si materializza un futuro incerto; nel presente niente esiste se non la tensione fra queste due tendenze inesauribili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Torricella, attraverso le voci dei suoi personaggi e le storie dei caduti e i vinti, diventa terreno di possibilit\u00e0. Anche se <em>Grande nave che affonda<\/em> non offre un lieto fine in cui i moti ondosi di ribellione si ricompongono in uno scenario di pacificazione dei conflitti, arricchisce e ricrea il paesaggio con nuove energie vitalistiche. La <em>restanza<\/em> infatti \u00abnon \u00e8 una scelta di comodo o attesa di qualcosa, n\u00e9 apatia, n\u00e9 vocazione a contemplare la fine dei luoghi, ma \u00e8 un processo dinamico e creativo, conflittuale, ma potenzialmente rigenerativo tanto del luogo abitato, quanto per coloro che restano ad abitarlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; L. Zoja, <em>Utopie minimaliste. Un mondo pi\u00f9 desiderabile anche senza eroi<\/em>, Chiarelettere, Milano 2013<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abFra passeggiate notturne, scorribande alcoliche, vecchi amici redivivi e serie tv di culto, i Romano cercano di far fronte all\u2019assenza, agli equilibri sfaldati e alle memorie frammentate e dolenti\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":36,"featured_media":6975,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/03\/09\/a-bordo-cera-dio-lalbero-di-trinchetto-e-io\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"A bordo c\u2019era Dio, l\u2019albero di trinchetto e io - 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