{"id":6870,"date":"2023-01-25T09:34:49","date_gmt":"2023-01-25T09:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6870"},"modified":"2023-12-07T14:01:36","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:36","slug":"dodici-case-dodici-storie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2023\/01\/25\/dodici-case-dodici-storie\/","title":{"rendered":"Dodici case, dodici storie"},"content":{"rendered":"\n<p>Partiamo dal titolo, gi\u00e0 di per s\u00e9 evocativo e fedele all\u2019originale <em>A House Is a Body<\/em>: la parola \u201ccasa\u201d in italiano indica genericamente un\u2019abitazione, ma assumendo un diverso livello di astrazione pu\u00f2 rivelare qualcosa del parlante. Quando siamo a casa significa che siamo nel posto in cui dovremmo essere, sia esso il nostro paese di origine \u2013 con la <em>p<\/em> minuscola o maiuscola cambia poco: \u00e8 il luogo delle origini, appunto \u2013 o l\u2019abitazione che abbiamo eletto a dimora: una villetta, un appartamento, persino una tenda o un camper. In inglese, invece, sussiste una differenza fondamentale fra <em>house<\/em> e<em> home<\/em>: laddove la prima parola sta a indicare il concreto luogo di residenza, la seconda assume valore altamente affettivo. Non \u00e8 un caso che il famoso detto <em>Home sweet home<\/em> \u2013 letteralmente in italiano \u201cCasa dolce casa\u201d \u2013 utilizzi la seconda declinazione: la <em>home <\/em>inglese \u00e8 il luogo delle sicurezze, dell\u2019amore e del riposo. \u00c8 l\u00e0 dove ci si sente sicuri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 curioso dunque che Shruti Swamy abbia scelto, nella lingua originale, <em>house<\/em> e non <em>home<\/em>, dato soprattutto l\u2019accostamento con il secondo sostantivo del titolo: <em>body<\/em>. Il corpo \u00e8 la prima casa in cui abitiamo \u2013 la prima e l\u2019ultima, potremmo dire. Sfruttando a tal proposito una citazione pop, nella canzone degli Ex-Otago <em>La nostra pelle<\/em>, a un certo punto viene detto \u00abDove credi di scappare \/ ormai sei circondato \/ dalla tua pelle \/ pelle sacra, pelle glabra \/ l\u2019unica pelle che hai\u00bb, a indicare il confine fra quel che \u00e8 \u201cio\u201d e quel che \u201cio\u201d non \u00e8, perch\u00e9 \u00e8 tutto il resto. La casa, dunque, \u00e8 un corpo nel senso che \u00e8 il luogo che ci racchiude e, per estensione, il luogo caro che dovrebbe proteggerci e nel quale dovremmo vivere e crescere la nostra famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 allora Swamy ha scelto di usare la parola <em>house<\/em> anzich\u00e9 <em>home<\/em>? Una prima ipotesi potrebbe suggerire che l\u2019autrice abbia voluto conferire ai propri racconti un carattere universale: una casa, pur essendo un corpo da abitare, non necessariamente \u00e8 un luogo sicuro; non necessariamente \u00e8 quella <em>Home sweet home<\/em> del famoso modo di dire. E tuttavia, <em>nonostante<\/em> questo, una casa \u00e8 comunque un luogo difficile da lasciare e da abbandonare, come vedremo. L\u2019altra ipotesi riguarda il racconto che fornisce il titolo alla raccolta, il quale appare come undicesimo e penultimo: nella \u201ctitle track\u201d una madre \u00e8 costretta ad abbandonare la casa in cui vive con la figlia, malata, a causa di un incendio che divampa nei paraggi. La casa in questione non \u00e8 un luogo felice \u2013 troppi ricordi dolorosi impediscono quella felicit\u00e0 che nelle short stories di Swamy sembra un paradiso irraggiungibile \u2013 eppure \u00e8 il posto dove abita la propria figlia, e che va lasciato perch\u00e9 non pi\u00f9 sicuro. In questo senso la casa \u00e8 un luogo concreto, appunto, quattro mura in grado di difendere dal mondo esterno. Per estensione, dunque, possiamo ricondurre questa seconda ipotesi alla prima: Shruti Swamy ci parla delle case, dei luoghi che abitiamo e che, a prescindere dal dolore e dal piacere, dall\u2019odio e dall\u2019amore, sono difficili da lasciare.<\/p>\n\n\n\n<p>Destini simili a quello della madre dell\u2019undicesimo racconto accomunano gli altri protagonisti di <em>Una casa \u00e8 un corpo<\/em>. In <em>Cecit\u00e0<\/em> Sudha, dopo le \u00abmodeste\u00bb nozze con l\u2019amico di infanzia Vinod, costretto da entrambe le famiglie a raggiungere a cavallo il luogo del matrimonio, e dopo il repentino abbandono del tetto coniugale da parte dell\u2019uomo che poco prima aveva detto di amarla, \u00e8 costretta a scegliere fra una nuova libert\u00e0 e la vita della creatura che le sta crescendo dentro. In questo primo racconto, \u00e8 la protagonista a essere casa per un bambino che deve venire al mondo: una casa prima della casa, il primo luogo sicuro. \u00c8 una scelta da compiere con coraggio perch\u00e9, soprattutto nell\u2019India rappresentata da Swamy, non \u00e8 semplice essere una donna sola che deve crescere un figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>E una storia di coraggio \u00e8 anche <em>In lutto<\/em>, nella quale Mark deve ritrovare l\u2019amore dopo la perdita della moglie Chariya. Anche qui c\u2019\u00e8 di mezzo una figlia, che deve cercare il \u00abcoraggio di abitare un corpo in espansione, con arti che si tendono verso l\u2019esterno, denti che spuntano a forza, mani e mente che si affinano\u00bb. Come in <em>Cecit\u00e0<\/em> \u2013 ma in generale come nei racconti di Swamy \u2013 i protagonisti sono messi davanti a una scelta fondamentale: di fronte a un trauma, a volte prevedibile come una lunga malattia ma pi\u00f9 spesso repentino come un incendio o la fuga dell\u2019amato, si pu\u00f2 scegliere di restare immobili e perire o affrontare il cambiamento e andare avanti. Trasmutando il tutto nel titolo della raccolta: restare in una <em>house<\/em> che non \u00e8 pi\u00f9 <em>home<\/em>, quattro mura a volte scricchiolanti e fragili, oppure andarsene e scoprire cosa ci riserva il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte il coraggio \u00e8 affrontare quel raggiungimento della maturit\u00e0 tipico dei <em>Bildungsroman<\/em> del secolo scorso, e che qui, nei racconti di Swamy, \u00e8 narrato sottovoce come capita in <em>Didi<\/em>, dove un uomo deve capire che tipo di padre vuole (deve?) diventare. Fondamentale \u00e8 la domanda che pone alla moglie, assolutamente indicativa del dilemma che travolge ogni padre:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abChe cosa diciamo a Didi?\u00bb le domandai adesso.<br>\u00abA quale proposito?\u00bb domand\u00f2 mia moglie.<br>\u00abDel sesso, della morte, degli happy ending\u00bb risposi.<br>\u00abAh, non lo so\u00bb disse. \u00abTutto, immagino.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio necessario dire tutto alla propria figlia, a quella creatura che oggi dorme raggomitolata nel letto e che domani sar\u00e0 una donna e dovr\u00e0 affrontare gli orrori di questo mondo? Non \u00e8 forse opportuno trattenerla ancora un po\u2019, lasciarla nella culla calda e accogliente dell\u2019ignoranza? \u00c8 proprio necessario farle sapere che aveva un fratello, e che questo fratello \u00e8 morto prima di nascere, e in questo modo pronunciare quella parola \u2013 morte \u2013 che tanto dolore le causer\u00e0 perch\u00e9, prima o poi, la pronuncer\u00e0 in riferimento a quei genitori tanto amati?<\/p>\n\n\n\n<p>E a proposito di rivelazioni difficili, come pu\u00f2 Tejas, la protagonista di <em>Tempo di matrimoni<\/em>, dire alla propria famiglia di essere omosessuale, e di amare la propria compagna Alberta, durante un tipico matrimonio indiano? Come pu\u00f2 ribattere alla zia che, senza dubitare della propria posizione nel mondo, le dice \u00abIl marito te lo troviamo noi\u00bb? Dopotutto, anche la famiglia \u00e8 una casa, e maggior ragione una casa fatta di corpi: corpi amati, corpi che un tempo sono stati vicini e che col tempo tendono ad allontanarsi sempre di pi\u00f9. Corpi che non sempre comprendono i cambiamenti che avvengono nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che accomuna le storie di Shruti Swamy nella raccolta <em>Una casa \u00e8 un corpo<\/em> \u00e8 dunque la difficolt\u00e0 di affrontare i momenti cruciali, quei bivi che, come si \u00e8 anticipato, possono condurre a morte o a una nuova rinascita. Viene in mente l\u2019asino di Buridano, un apologo attribuito al filosofo della prima met\u00e0 del XIV secolo Giovanni Buridano: un asino, posto esattamente a met\u00e0 fra due mucchi di fieno equidistanti, non avendo motivazioni concrete per scegliere fra uno o l\u2019altro mucchio, resta immobile e muore di fame. E allora Sudha, Mark, il padre di Didi, Tejas: come possono scegliere fra uno o l\u2019altro dei corni di un bivio, senza sapere cosa verr\u00e0 dopo, se il dolore o il piacere, se la morte o la felicit\u00e0? E perch\u00e9 non restare qui, nella sicurezza di una casa che invece dovrebbero abbandonare? Come possiamo noi tutti fare delle scelte e non restare piuttosto immobili davanti a un mondo fatto di incertezze? Come si sceglie la strada migliore?<\/p>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2, sembra dire Swamy. Non v\u2019\u00e8 certezza alcuna di fare la scelta giusta. Ma, come afferma un famosissimo scambio di battute di quel capolavoro della beat generation che \u00e8 <em>Sulla strada <\/em>di Jack Kerouac:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abDobbiamo andare e non fermarci finch\u00e9 non siamo arrivati.\u00bb<br>\u00abDove andiamo?\u00bb<br>\u00abNon lo so, ma dobbiamo andare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCi\u00f2 che accomuna le storie di Shruti Swamy \u00e8 la difficolt\u00e0 di affrontare i momenti cruciali, quei bivi che possono condurre a morte o a una nuova rinascita\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":51,"featured_media":6871,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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