{"id":6817,"date":"2022-12-09T10:03:52","date_gmt":"2022-12-09T10:03:52","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6817"},"modified":"2023-12-07T14:01:37","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:37","slug":"realismo-magico-e-realismo-sociale-i-ragazzi-degli-odevaney-gardens","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/12\/09\/realismo-magico-e-realismo-sociale-i-ragazzi-degli-odevaney-gardens\/","title":{"rendered":"Realismo magico e realismo sociale: i ragazzi degli O\u2019Devaney Gardens"},"content":{"rendered":"\n<p><meta charset=\"utf-8\"><\/p>\n\n\n\n<p>YOU SHOULD SEE WHAT YOUR GOVERNMENT DONE. Caratteri cubitali, pennellate bianche sulla facciata fatiscente di quello che resta degli O\u2019Devaney Gardens, il complesso abitativo popolare a nord di Dublino dove Karl Parkinson e i suoi <em>ragazzi<\/em> sono nati, cresciuti, morti, sopravvissuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=rhVN6VHfLfM&amp;t=301s&amp;ab_channel=KarlParkinsonWriter.\">corto<\/a> girato in occasione della pubblicazione di <em>The Blocks <\/em>da alcuni studenti grazie a FilmBase \u2013 un\u2019organizzazione che supporta registi emergenti in Irlanda \u2013 Parkinson si aggira fra i palazzi e i marciapiedi che hanno delimitato la geografia della sua infanzia, sancito i limiti delle sue aspirazioni, l\u2019orizzonte della sua sopravvivenza. La casa popolare dov\u2019\u00e8 cresciuto, il cortile dove giocava a pallone alla tedesca con gli amici sotto la pioggia, le balconate condivise con i vicini, le pareti sottili tipiche di costruzioni a basso costo destinate ai meno abbienti, la finestra della camera da cui sparava musica a volume altissimo, una dichiarazione di presenza. Legge alcuni passaggi del romanzo, si espande, risuona, si riprende lo spazio. Il suo accento \u00e8 pieno e morbido, ha il tono di chi sa come plasmare parole nell\u2019aria e farle precipitare come bombe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abDi tutto quello che ho scritto in quel periodo non \u00e8 rimasto nulla, ma non ho smesso di riempire pagine. Come quelle di questo libro, che sono per te, Georgie, e per te, caro lettore, questo libro \u00e8 anche per te. Grazie Georgie, per avermi detto di avere talento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Blocks \u2013 i ragazzi degli O\u2019Devaney Gardens, <\/em>il memoir\/romanzo\/performance poetica, ibrido e proteiforme di Karl Parkinson non invoca la lettura silenziosa, ma pretende di essere ascoltato, annusato in una convergenza di tutti i sensi, una sinestesia di senso. \u00c8 fisico, corporeo, occupa spazio vitale.<em><br><br>Dovreste vedere quello che ha fatto il vostro Governo<\/em>. Non si sa di chi sia davvero il Governo, a chi <em>appartenga<\/em>; certo non agli abitanti degli O\u2019Devaney Gardens, ai padri che perdono il lavoro e finiscono in prigione, le madri che si arrabattano, i sussidi, bambine che precipitano dalle finestre, ragazze madri, e giovani uomini che rubano macchine e muoiono derapando nei parcheggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe dire che <em>The Blocks<\/em>, con la sua prosa poetica e cruda e la sperimentazione linguistica tipica del background <em>spoken word<\/em> dell\u2019autore, racconti l\u2019infanzia e l\u2019adolescenza di Kenny e del suo gruppo di amici, nel degrado delle case popolari e l\u2019atarassia dell\u2019abbandono, l\u2019invisibilit\u00e0 e la violenza a cui un sistema progettato per escludere gli ultimi li condanna, un massacro a lungo termine, uno stillicidio di vite ai margini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec. Ridurre la letteratura <em>working class,<\/em> in questo caso quella frangia della classe lavoratrice che il filosofo Karl Marx ha definito <em>lumpenproletariat<\/em> a una macabra descrizione delle privazioni e le sofferenze, \u00e8 una chiara <em>misrepresentation: <\/em>un\u2019interpretazione non solo scorretta, ma in mala fede. Nel suo <em>Chavs, the demonisation of the working class<\/em> (Verso, 2011) il giornalista britannico Owen Jones evidenzia come, quando non viene parodiata dai media e i politici, l\u2019esistenza della classe lavoratrice viene negata dalla retorica di una presunta classe media che ormai \u00e8 alla portata di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando vuoi umiliare o attaccare un gruppo sociale,\u00bb scrive Alberto Prunetti nel suo eccellente saggio <em>Non \u00e8 un pranzo di gala. Indagine sulla letteratura working class <\/em>(Minimum Fax, 2022), \u00abgli togli il diritto di parlare con le proprie parole\u00bb. Come tutti i soggetti subalterni, gli abitanti degli O\u2019Devaney Gardens non si trovano al centro di narrazioni complesse e stratificate, ma vengono alternativamente ignorati o demonizzati a seconda della necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A queste mistificazioni, gli autori e autrici <em>working class<\/em> contrappongono narrazioni che non si limitano a raccontare il disagio sociale come una piaga endemica delle classi popolari: quando Karl Parkinson prende parola, impugna la penna o batte a macchina nella notte, con le finestre spalancate sui ballatoi, il guaito dei cani e il marasma di programmi TV che si inanellano fra i palazzi, si riappropria di una narrazione di s\u00e9 complessa e vitale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 un lavoro di letteratura proletaria scritto nel dialetto delle persone meno rappresentate nella letteratura irlandese\u00bb scrive in un articolo per il quotidiano <a href=\"https:\/\/www.irishtimes.com\/culture\/books\/karl-parkinson-the-first-working-class-writer-out-of-the-blocks-1.2738974\">The Guardian<\/a> nel luglio 2016, \u00able classi lavoratrici, i tossicodipendenti, le prostitute, i disoccupati, giovani suicidi, gente di strada \u2013 rappresentate in tutte le loro violente, tragicomiche, resilienti, folli, esuberanti esistenze\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La parlata delle case popolari del nord di Dublino si fa protagonista di un romanzo corale, uno scambio fra solista e coro, in cui l\u2019esperienza biografica individuale di Kenny si arricchisce di incursioni poetiche di struggente bellezza, quotidiano infuso di reggae e <em>Britpop<\/em>, Bob Marley e Oasis, Kerouac e la <em>Beat Generation<\/em>. La scoperta del linguaggio \u2013 che \u00e8 stato s\u00ec letterario, ma soprattutto desiderio di raccontare con la cadenza e la sintassi degli O\u2019Devaney Gardens della Dublino Nord e del <em>lumpen<\/em> marginalizzato e ignorato, fino alla criminalizzazione, \u00e8 il crocevia artistico e umano di Parkinson, la presa di coscienza di una voce che l\u2019autore non ha mai barattato per una rispettabilit\u00e0 borghese. Kenny non \u00e8 il protagonista di un romanzo di formazione, tanto meno di traviamento, ma il suo desiderio di evasione e il nichilismo adolescenziale diventano l\u2019escamotage narrativo che mette a fuoco le esistenze di personaggi inascoltati e altrimenti marginali. Parkinson utilizza l\u2019elemento memoriale come un ariete per smantellare la classica narrazione di mobilit\u00e0 sociale dei sistemi meritocratici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore potrebbe raccontare una storia di rivalsa, a posteriori, da sopravvissuto che con i piedi \u00abfuori dall\u2019oppressione\u00bb, come scrive Prunetti, finalmente riesce a sfuggire al destino crudele dell\u2019autodistruzione endemica del disagio sociale, ma non lo fa. Quella di Kenny non \u00e8 la \u00abtransfuga di classe\u00bb di cui parla Annie Ernaux, una trasformazione attraverso la scrittura, un superamento della condizione subalterna per accedere ai fasti della mitizzata classe media: l&#8217;epifania della letteratura, delle parole e della voce di Kenny, \u00e8 un antidoto alla resa, un tonico, una dichiarazione di esistenza. \u00c8 lo \u00abscrivere per liberarsi\u00bb di cui parla Carla Lonzi nel suo <em>Taci, anzi parla. Diario di una femminista<\/em> (Rivolta Femminile, 1978).<\/p>\n\n\n\n<p>Al nichilismo fulminante e quasi glamour <em>\u00e0 la<\/em> <em>Trainspotting,<\/em> Karl Parkinson accompagna una narrazionecomplessa e stratificata, che permette all\u2019alienazione e la sconfitta di convivere con la cacofonica vitalit\u00e0 della sopravvivenza. L\u2019atto di ribellione principale di Kenny, e di Parkinson stesso, \u00e8 quello di parlare, raccontarsi, cantare degli O\u2019Devaney Gardens in una sinfonia che \u00e8 polifonica e caleidoscopica. I momenti di lirismo pi\u00f9 struggente sono infatti le vibranti allitterazioni che descrivono la quotidianit\u00e0 chiassosa del <em>block<\/em> e i suoi abitanti. Le case di ringhiera traballano, scosse da dipendenze, crimine e depressione, e allo stesso modo danzano, sorrette dalla creativit\u00e0 dell\u2019arrangiarsi e la forza immaginativa della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In<em> The Block<\/em> il racconto di s\u00e9 si fa viatico di visibilit\u00e0 ed espressione collettiva: con il pretesto di narrare l\u2019eccezionalit\u00e0 di Kenny contrapposta alla mediocrit\u00e0 di ci\u00f2 che lo circonda, Parkinson illumina le idiosincrasie di vite ordinarie, esseri umani sofferenti, e attimi di impalpabile esuberanza (\u00abIl campetto dietro ai palazzi era il luogo della speranza, il posto in cui io e Georgie abbiamo scoperto di essere amici. Un\u2019amicizia che ci ha portato a sperimentare droghe, bella musica, passioni violente, poesia, morte, lacrime, l\u2019istinto di sopravvivere e persino quello di scrivere questo libro\u00bb) e sensoriale bellezza (\u00abUna palla di spugna, lacca nell\u2019aria, una donna di mezza et\u00e0 davanti alla tv, un bambino che gioca con lo zio, niente di pi\u00f9 di una normalissima serata in una casa popolare a Dublino nord, negli O\u2019Devaney Gardens\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 infatti l\u2019amico Georgie, il primo sgarrupato mecenate di Kenny, che una sera piovosa di birre e spinelli trasformer\u00e0 la scrittura fluviale dell\u2019amico in una possibilit\u00e0: \u00abte lo dico davvero Kenny, prima o poi un sacco di gente legger\u00e0 i tuoi testi, hai talento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al <em>social realism<\/em>, il realismo sociale e materico della prosa di Parkinson, si affianca un realismo magico, popolato di <em>banshee<\/em>, fantasmi e \u201cmelmosi\u201d, masse scure e dense \u00abtipo catrame\u00bb, che si fanno metafore delle paure e i traumi che affliggono la comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abSiamo i tuoi pensieri pi\u00f9 tetri. Paura di fallire, paura di vivere, paura di morire. <br>Siamo quelli che si nascondono. Siamo Melma! Fumo! Incubi!<br>Terrore!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immaginazione del Kenny bambino, che plasma una realt\u00e0 di sogno e di incubo fra gli edifici tutti uguali del vicinato \u2013 l\u2019unico universo che conosce \u2013, si tramuta in insofferenza adolescenziale, nel bisogno di esorcizzare l\u2019apatia e anestetizzare l\u2019incertezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abE cos\u00ec scrivere \u00e8 diventata una mia dipendenza, avevo tanto da dire che le parole mi scorrevano fuori come torrenti e certe volte la penna non era abbastanza veloce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio si fa rivendicazione di un posto nel mondo, un\u2019identit\u00e0 che permette di articolare sia l\u2019ingiustizia che l\u2019immaginazione. Per i ragazzi degli O\u2019Devaney Gardens il germe della coscienza di classe passa attraverso la rabbia annichilita dei margini per scoprire una personale semantica della ribellione.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito dello stile, Beatrice Masi \u2013 che ha curato l&#8217;edizione italiana del romanzo per Battaglia Edizioni \u2013 scrive: \u00abIn questo romanzo, in cui si intrecciano moltissime tecniche formali, trame e sotto trame, ci\u00f2 che rimane costante dall\u2019inizio alla fine \u00e8 la lingua, il North side slang, quel particolare tipo di Hiberno English che si parla solo a nord del fiume Liffey\u00bb, e il suo magistrale lavoro di traduzione \u00e8 capace di dare corpo al ritmo sincopato e cantilenante, ricco di allitterazioni e accumulazioni, ripetizioni e assonanze di un testo da leggere ad alta voce.<\/p>\n\n\n\n<p>La prosa ritmata di Parkinson, il costante crescendo che diventa quasi sovraccarico sensoriale, richiama il senso mitico del viaggio, il <em>nostos<\/em> malinconico di personaggi alla continua ricerca di un senso e uno scopo, in un rincorrersi di nostalgia ed esilio; fra le rime di Kenny gli O\u2019Devaney Gardens sono prigione e ristoro, sconfitta e baldanza, autodistruzione e poesia, come il cammino di Dante fra i dannati e le anime beate che nel <em>block<\/em> sono l\u2019una e l\u2019altra cosa: \u00ab[&#8230;] i palazzi sono pieni di tossici che sono angeli e di pericolosi demoni, pieni di pazzi e prostitute, di poeti tormentati con le matite rotte, di pittori senza tela, di calciatori senza scarpe, di cantanti senza voce, di martiri senza ideali, di amanti senza un cuore, di morti che non sanno di essere morti, pieni di ferite e dolori, di spine e lacrime, di sterco e sperma, di fantasmi notturni ed energie oscure, pieni di luce divina, di vita, di poesia, musica e danza, di parole, delle creazioni del tempo, pieni di suoni primordiali, i palazzi sono pieni, pieni fino all\u2019orlo di tutte queste cose e io far\u00f2 uscire tutto da qui con un\u2019esplosione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2018 il complesso abitativo popolare degli O\u2019Devaney Gardens \u00e8 stato raso al suolo dalle ruspe. Gli abitanti dispersi, la comunit\u00e0 frantumata, spezzata, isolata. Il romanzo di Parkinson, che non \u00e8 mai stato mera materia narrativa ma manifesto, si \u00e8 fatto quindi <em>corpus,<\/em> \u00abtesto-corpo\u00bb, testimonianza di una sopravvivenza invisibile \u00abin cui ritrovare tutta la vita e la lingua della comunit\u00e0 dei long-balconies e, per il lettore italiano, un modo per conoscere una parte di storia e di letteratura irlandese, quella dell\u2019housing sociale e della scrittura working class, finora accantonata dagli ambienti accademici e poco tradotta\u00bb, conclude Masi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 dell\u2019innegabile portata politica del lavoro di Parkinson, la sperimentazione linguistica e stilistica di <em>The Blocks<\/em> \u00e8 infusa della speranza di poter andare oltre la narrazione di s\u00e9 romanzata e \u201cverosimile\u201d della marginalit\u00e0, per liberarsi dal peso pedagogico della letteratura del trauma come testamento della propria umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio della produzione <em>working class<\/em> non pu\u00f2 essere ridotto a mero viatico di epifania politica a beneficio di chi legge. Attraverso l\u2019ibridazione dei generi e i linguaggi, il coro multiforme dei personaggi e il gusto combinatorio della sua prosa, Karl Parkinson non \u00e8 solo il cantore della molteplicit\u00e0 vibrante delle case popolari, ma anche delle infinite possibilit\u00e0 sperimentali della letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p><meta charset=\"utf-8\"> <\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>YOU SHOULD SEE WHAT YOUR GOVERNMENT DONE. Caratteri cubitali, pennellate bianche sulla facciata fatiscente di quello che resta degli O\u2019Devaney Gardens, il complesso abitativo popolare a nord di Dublino dove Karl Parkinson e i suoi ragazzi sono nati, cresciuti, morti, sopravvissuti. 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