{"id":6592,"date":"2022-07-20T08:27:17","date_gmt":"2022-07-20T08:27:17","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6592"},"modified":"2023-12-07T14:01:37","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:37","slug":"perche-la-letteratura-ergodica-esiste-da-prima-della-letteratura-non-ergodica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/07\/20\/perche-la-letteratura-ergodica-esiste-da-prima-della-letteratura-non-ergodica\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la letteratura ergodica esiste da prima della letteratura non ergodica"},"content":{"rendered":"\n<p>Se andiamo a sbirciare non solo i libri che vendono di pi\u00f9, ma anche quelli di chi aspira a pubblicare, ci troviamo di fronte a strutture e approcci narrativi tendenzialmente classici, come se nessuno, neppure in giovent\u00f9, sia in grado di discostarsi da un solco tracciato e sicuro. La cosa non \u00e8 necessariamente un male, anche perch\u00e9 ci sar\u00e0 un motivo se la pi\u00f9 alta percentuale (ma non la totalit\u00e0) di testi pubblicati nel mondo e nella storia segue pedissequamente meccanismi codificati in secoli di perfezionamento, considerando in modo piuttosto arbitrario Aristotele come l&#8217;inizio di tale percorso narratologico. Potremmo dire che le strutture classiche prevedono una divisione in tre atti, che non include necessariamente la concordanza tra fabula e intreccio, ma lo sviluppo graduale di un conflitto che, partendo da un equilibrio iniziale e passando per la rottura di tale equilibrio, trover\u00e0 la sua risoluzione in un momento culminante posto nel terzo atto. Questa modalit\u00e0 di narrazione si \u00e8 codificata nei millenni, e la possiamo rintracciare tanto nelle opere di Sofocle quanto in un romanzo finalista del premio Strega. Tuttavia, esistono altre possibilit\u00e0. Tra queste, una strada (altrettanto antica) \u00e8 quella che passa per la letteratura ergodica, la quale, considerata l\u2019ultimo degli sperimentalismi, riprende invece un antichissimo sistema di redigere i testi, come cercheremo di mostrare alla fine di questa analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura ergodica ha incontrato una certa fortuna soprattutto nel ventesimo secolo, quando la societ\u00e0 di massa, dei consumi e della tecnologia elettronica \u2013 intesa qui in modo vago come tutto ci\u00f2 che va dalla radio a internet \u2013, \u00e8 diventata un fenomeno globale, provocando un impatto sulla vita e sulla mente degli individui di tale portata da causare la disgregazione delle strutture narrative tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se consideriamo l&#8217;arte come la trasposizione in forma plastica di una percezione del mondo soggettiva ma anche rivelatrice di uno <em>Zeitgeist<\/em>, allora dovremmo riconoscere che la letteratura spesso preferisce guardare al passato piuttosto che al presente. Non si tratta di un conservatorismo relativo ai contenuti che una determinata opera veicola, e neppure allo stile (qualsiasi cosa questa parola significhi) che un autore sviluppa nella sua carriera, quanto alle strutture narrative dell\u2019opera stessa, che paiono essersi cristallizzate in una dimensione atemporale, incapace di restituire la logica della contemporaneit\u00e0 se non attraverso un riduzionismo piuttosto ingenuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Descrivere in cosa consista la contemporaneit\u00e0 \u00e8 complesso \u2013 ci limiteremo a definirla come una molteplicit\u00e0 di narrazioni parallele, divergenti, contraddittorie, multidirezionali, monodirezionali, insensate, retrograde, progressiste e via dicendo, che hanno per\u00f2 in comune una certa simultaneit\u00e0, cio\u00e8 avvengono tutte nello stesso momento, quasi fossero sequenze di molteplici fotogrammi il cui senso rimanda a un significato unico, troppo grande per far s\u00ec che i nostri sensi ne colgano un&#8217;immagine da rimontare, incastrando tra loro i vari momenti che viviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Timothy Morton parla di iperoggetti per descrivere un oggetto che, per la sua dimensione, trascende la nostra percezione spazio-temporale. Morton utilizza questo neologismo per descrivere l&#8217;incapacit\u00e0 umana di prendersi cura del pianeta Terra, ma in realt\u00e0 \u00e8 un concetto che pu\u00f2 essere applicato per definire altri enti, come il significato estetico (ovvero percettivo) della contemporaneit\u00e0, troppo vasto per essere afferrato interamente. E pensare che il postmodernismo letterario aveva cercato di mostrare questo caleidoscopico puzzle che compone l&#8217;orizzonte complessivo dell&#8217;esperienza umana, scardinando le strutture narrative classiche poco aderenti al reale, tramite un\u2019imponente operazione decostruttiva. E proprio questa volont\u00e0 postmoderna di declinare l\u2019iperoggetto della contemporaneit\u00e0 della societ\u00e0 di massa, dei consumi e tecnologizzata, in narrazioni, ha fatto s\u00ec che il postmoderno diventasse esso stesso una sorta di iperoggetto caratterizzato da correnti divergenti, incongruenti, prive di minimi comuni multipli e non conciliabili. Eppure solo per un\u2019ottusa adesione a una dialettica rigida si pu\u00f2 pensare di dover buttar via il bambino con l&#8217;acqua sporca: non solo molti tratti postmodernisti continuano ad avere una profonda attualit\u00e0, ma negarli, disconoscerli o ripudiarli non ci permetter\u00e0 di afferrare una realt\u00e0 che ancora non comprendiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le tante metodologie di adesione al reale ripescate dalla letteratura postmoderna, ve ne \u00e8 una minoritaria, guardata da sempre con scetticismo: la letteratura ergodica. La ragione alla base di questa diffidenza risiede nelle sue intenzioni: questa tipologia di narrazione si pone infatti in aperto contrasto con le strutture narrative classiche, destabilizzando intenzionalmente la comfort zone di riferimento del lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 possibile comprendere per\u00f2 cosa sia la letteratura ergodica senza una definizione del termine \u201ccybertesto\u201d. Cybertesto \u00e8 un neologismo derivato dal libro <em>La Cibernetica. Controllo e Comunicazione nell&#8217;animale e nella macchina<\/em> di Norbert Wiener, pubblicato nel 1948. Wiener era un matematico che con i suoi studi determin\u00f2 un importante sviluppo dei computer; ma la sua ricerca, come indica il titolo, non era rivolta solamente a transistor e microchip, ma anche alla vita organica, la quale conterrebbe un\u2019immensa fucina di informazioni, pari se non superiore a un computer. Il termine \u201ccybernetica\u201d indicherebbe dunque un incrocio tra mondo organico e digitale, che ha trovato molta fortuna, per esempio, in un genere letterario come il cyberpunk \u2013 che descrive la collisione tra i binari dell&#8217;organico e dell&#8217;inorganico, creando un universo meticciato tra componente robotica e corpo umano, sfera psicologica e spazio virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui il cybertesto che vorrebbe generare uno scambio tra l&#8217;organizzazione meccanica delle parole e l&#8217;intricato mondo delle figure che caratterizzano la letteratura: personaggi del testo, narratore, autore, e ovviamente i lettori. Dato che in questa bislacca economia di scambi le posizioni dei vari attori del processo artistico sono collocate volutamente sul medesimo livello (i deleuziani direbbero su un solo piano di immanenza in un rapporto rizomatico), diventa possibile giocare col significato e la collocazione dei ruoli, al punto che narratore, autore, lettore, impaginatore, grafico, personaggi e talvolta anche elementi semiotici del testo cambiano di posizione continuamente, in quella che potremmo definire una vera e propria giostra del significato. Non si tratta tanto di stabilire chi abbia concretamente scritto il libro \u2013 \u00e8 evidente che ci sar\u00e0 una persona che prende in mano una penna e butta gi\u00f9 le cosiddette \u201cdue righe\u201d; la questione ruota piuttosto intorno al problema di chi si debba fare carico del lavoro di significazione dell&#8217;opera, esattamente come Sergej Michajlovi\u010d \u0116jzen\u0161tejn nel cinema sosteneva che fosse compito dello spettatore dare un significato a certe sequenze del film, pilotate ovviamente dal regista. \u0116jzen\u0161tejn combatteva la passivit\u00e0 dello spettatore, intendeva chiamarlo all&#8217;azione dandogli la libert\u00e0 intellettuale di determinare il senso morale e talvolta anche narrativo di certe sequenze, producendo in questo modo uno scambio di posizioni parziale tra autore, protagonista e spettatore \u2013 perch\u00e9 in certi momenti lo spettatore diventa protagonista del film, se non addirittura autore dello stesso, proprio perch\u00e9 unico soggetto in grado di donare significato alla scena. L&#8217;esasperazione di questo processo cybertestuale ci aiuta a definire cosa sia la letteratura ergodica.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il termine ergodico deriva il suo significato dalle scienze esatte: fu Ludwig Boltzmann <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/ergodico\/\">a introdurlo<\/a> \u00abper qualificare i sistemi meccanici complessi in quanto dotati della presunta propriet\u00e0 di assumere, nel corso della loro evoluzione spontanea, ogni stato dinamico microscopico compatibile con il loro stato macroscopico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque cos\u2019\u00e8 la letteratura ergodica? \u00c8 quella metodologia narrativa che cerca, attraverso l&#8217;uso di cybertesti (con tutto quel che ne consegue), di permettere al fruitore (che sia autore, narratore, spettatore o altro soggetto) di partecipare a ogni piccolo momento dell&#8217;esperienza estetica, in accordo con la struttura che l&#8217;opera costruisce attraverso meccanismi di molteplicit\u00e0 narrativa e\/o sensoriale. Questa strategia ha sempre pi\u00f9 o meno esplicitata la sua funzione metanarrativa, proprio come voleva \u0116jzen\u0161tejn, perch\u00e9 obbliga il lettore a vivere il conflitto dell&#8217;opera come un proprio conflitto. Per spiegarlo bisognerebbe immaginarsi l&#8217;arte come una scatola vuota. Nel nostro caso lo scrittore creerebbe questa specie di scatola, che noi chiamiamo opera, e la scaglierebbe contro la mente dello spettatore, il quale, una volta colpito, subirebbe uno shock che lo obbligherebbe a lavorare con l&#8217;immaginazione, per riempire di significato proprio la scatola che gli \u00e8 arrivata addosso, scoprendo qualcosa di se stesso attraverso l&#8217;opera. Allo stesso modo la metanarrativa costruirebbe una struttura che obbliga il lettore a porre se stesso come protagonista della storia stessa, e quindi a farsi carico del conflitto narrato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe obiettare che tutta l&#8217;arte ha in fin dei conti questo scopo, ovvero risvegliare la coscienza dello spettatore grazie alla sua immedesimazione nelle vicende descritte: ma la questione, infatti, non \u00e8 stabilire se la letteratura ergodica sia arte o meno, bens\u00ec quali strategie adotti e perch\u00e9 queste siano pi\u00f9 aderenti alla contemporaneit\u00e0. Nel caso della letteratura ergodica, si tratta di una forma di non-linearit\u00e0. Per molti non-lineare significa tendenzialmente una narrazione priva di una struttura precisa, oppure un modo per sovvertire la catena causa effetto nella descrizione degli eventi. Nella letteratura ergodica, invece, la non-linearit\u00e0 genera una molteplicit\u00e0 di accessi al testo, creati per permettere al lettore di scoprire da s\u00e9 quale sia il proprio modo di intendere l\u2019opera in questione. Non si tratta solo di percorsi narrativi o strategie polifoniche, ma anche di stimolare modalit\u00e0 percettive diverse, non solo attraverso la lettura, ma anche con altri sensi che vadano oltre approcci pi\u00f9 razionali. Si tratta di un sistema drammaticamente immanente dove ogni elemento del gioco viene considerato sullo stesso piano di qualsiasi altro elemento del gioco. Dunque per la letteratura ergodica la non-linearit\u00e0 \u00e8 una vera e propria multi-linearit\u00e0 \u2013 piuttosto che una differenziazione sterile tra fabula e intreccio, oppure un espressionismo astratto applicato alle lettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questa sua propensione a una multilinearit\u00e0, spesso la letteratura ergodica \u00e8 guardata come un gioco da bambini, uno svago rispetto a quella letteratura che invece si considera adulta e seria, che quindi non gioca; ma a ben guardare si tratta di un grossolano fraintendimento, perch\u00e9 se dessimo retta a <a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/verita-e-metodo-9788845248559\">Hans-Georg Gadamer<\/a> l&#8217;arte in s\u00e9 \u00e8 un gioco, ovvero un\u2019esperienza extra-metodica di verit\u00e0. L&#8217;idea occidentale e moderna che l&#8217;arte sia una cosa seria ne determina un distacco dal mondo, distacco che opera sull&#8217;arte stessa, facendole perdere ogni valore veritativo e contenuto conoscitivo, a favore di una mera apparenza. Per Gadamer il concetto di gioco \u00e8 il cardine ontologico intorno a cui si definisce lo statuto dell&#8217;arte. Non a caso il vero protagonista del gioco non \u00e8 il giocatore, ma il gioco stesso: il gioco ha infatti un primato sui giocatori, poich\u00e9 questi ultimi sono obbligati dalle regole ad assumere un determinato comportamento, una postura, un atteggiamento esistenziale, mentre l&#8217;opposto non \u00e8 mai vero. La letteratura ergodica sceglie consapevolmente questo meccanismo ludico come suo proprio tema elettivo (ed ecco perch\u00e9 la letteratura ergodica \u00e8 sempre metanarrativa).<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, \u00e8 come se considerassimo la letteratura un labirinto: c&#8217;\u00e8 un punto di partenza A e un punto di arrivo Z. Il talento di uno scrittore consiste, a mio parere, nel farci passare attraverso tutte le avventure contenute tra A e Z senza farci annoiare. Per non farci annoiare, questo tragitto sar\u00e0 tortuoso come un labirinto, anche se alla fine sappiamo che troveremo il suo centro, ovvero il punto Z. Questa sarebbe la struttura narrativa classica, sicura, rassicurante.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale concetto di letteratura labirintica a una singola uscita (il punto Z) \u00e8 stato per\u00f2 rivisitato nel novecento da Borges e Calvino (per dirne due tra i tanti, ma in realt\u00e0 gi\u00e0 con il Rinascimento e la nascita della prospettiva si verifica un cambiamento di sguardo nella percezione dei labirinti). Questi autori avevano infatti un\u2019idea di labirinto a biforcazioni: la narrazione si biforca in modo improvviso e caotico, senza per\u00f2 condurci al tanto desiderato punto Z. Anzi, a ben guardare, il punto Z sarebbe proprio il labirinto, e l&#8217;esperienza del lettore consisterebbe nel godersi lo spettacolo in s\u00e9, piuttosto che scoprire una stanza centrale dove \u00e8 nascosto il tesoro.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura ergodica crea invece un terzo tipo di labirinto, dove le entrate e le uscite sono potenzialmente infinite e a loro volta i percorsi sono elevati all&#8217;ennesima potenza, generando una rete multidirezionale il cui numero di Z possibili dipende esclusivamente dalla capacit\u00e0, dalla volont\u00e0, dalla sensibilit\u00e0 e dalle energie che il lettore \u00e8 in grado di mettere in gioco nell&#8217;esperienza estetica o, come direbbe Gadamer, di \u00abfarsi giocare dal gioco\u00bb, cio\u00e8 dal libro. Dunque, in questo caso, la cosiddetta Z non sarebbe altro che l&#8217;atto di giocare attivamente al labirinto, sapendo che l&#8217;opera non \u00e8 che una scatola vuota che noi dobbiamo riempire. La scatola \u00e8 stata pensata e costruita dall&#8217;autore, ma il suo contenuto, cio\u00e8 il labirinto con le sue infinite Z, lo attiviamo noi nel momento in cui accettiamo di diventare parte dell&#8217;opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la guardiamo con il dovuto laicismo, esiste un\u2019altra forma letteraria che, prima dell&#8217;invenzione della scrittura propriamente detta, per sua stessa natura rispettava gi\u00e0 tutti i principi della letteratura ergodica: quella oracolare. L&#8217;oracolo, per funzionare, doveva infatti stimolare un\u2019esperienza sensoriale ibrida (vista, lettura, udito, olfatto, tatto); l\u2019autore dell\u2019oracolo era un mezzo, che poteva saperne meno della verit\u00e0 rispetto a chi stava interrogando; l\u2019interrogato era coinvolto in un processo narrativo (la sentenza) a cui doveva partecipare attivamente, essendo la stessa sentenza interpretabile in una moltitudine di modi a seconda della soggettivit\u00e0 dell\u2019ascoltatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra dunque ironica la sensazione che il lettore prova generalmente di fronte alla letteratura ergodica \u2013 una sperimentazione estrema \u2013, quando si tratta di una delle strutture narrative pi\u00f9 antiche che l&#8217;uomo abbia mai inventato. Quello che al massimo dovrebbe spingerci a riflettere \u00e8 come sia possibile che una struttura narrativa tanto antica riesca a essere aderente a un iperoggetto complesso e variegato come il nostro mondo contemporaneo, ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In copertina: Soulful Pizza\/Pexels<\/em><\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se andiamo a sbirciare non solo i libri che vendono di pi\u00f9, ma anche quelli di chi aspira a pubblicare, ci troviamo di fronte a strutture e approcci narrativi tendenzialmente classici, come se nessuno, neppure in giovent\u00f9, sia in grado di discostarsi da un solco tracciato e sicuro. 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