{"id":6469,"date":"2022-05-26T08:42:00","date_gmt":"2022-05-26T08:42:00","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6469"},"modified":"2023-12-07T14:01:38","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:38","slug":"its-funny-because-its-true","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/05\/26\/its-funny-because-its-true\/","title":{"rendered":"It&#8217;s funny because it&#8217;s true"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019autoironia \u00e8 il primo meccanismo di difesa di cui ho memoria, predecessore dell\u2019aggressivit\u00e0 passiva, o dell\u2019isolamento ingiustificato. Probabilmente la ragione \u00e8 legata alla sua percentuale di successo pericolosamente variabile, che rappresenta la classica situazione <em>high-risk<\/em>\/<em>high-reward<\/em> per cui le arieti temerarie come la sottoscritta optano pi\u00f9 spesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 difficile immaginare come questa tendenza personale si sia evoluta in una sproporzionata predilezione per l\u2019umorismo auto-denigratorio, e in un percorso terapeutico che ormai va avanti da anni. Per mia fortuna da qualche tempo il panorama mediale straripa di questa tipologia di prodotti \u2013 solo il catalogo <em>Netflix<\/em> presenta pi\u00f9 di cinquanta produzioni (originali e non) di stand-up comedian e commedienne pi\u00f9 o meno brillanti, che raccontano le loro vite dedicando particolare attenzione ai momenti imbarazzanti, spiacevoli o semplicemente tristi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se negli Stati Uniti questo tipo di comicit\u00e0 ha vissuto la sua prima epoca d\u2019oro negli anni Ottanta-Novanta, tempi in cui con un\u2019ottima apparizione in un locale di New York era lecito sperare in contratti da svariati K su grandi e piccoli schermi (vedi Jerry Seinfeld, Eddie Murphy, Ellen DeGeneres), con l\u2019avvento delle piattaforme streaming la stand-up ha potuto raggiungere un pubblico esteso su scala planetaria, e anche i palchi nostrani hanno iniziato a riconfigurare nuovi spazi per accogliere questa forma di spettacolo. Il teatro all\u2019italiana, ampio, maestoso e dall\u2019ottima acustica, \u00e8 ora tallonato da localetti bui e dalle dimensioni pi\u00f9 contenute. All\u2019interno di questi luoghi intimi, sia neofiti che esperti, si avvalgono dell\u2019iconico microfono col cavo per confessare e narrare storie personali, a volte dissacranti, rivolgendosi al pubblico in sala, sconcertato dal sentirsi interpellato nel bel mezzo di un monologo. Negli ultimi anni, il manipolo di <em>comici in piedi<\/em> (triste localizzazione utilizzata da <em>Netflix<\/em> fino a qualche tempo fa) \u00e8 cresciuto e cresce costantemente, accompagnando nomi nuovi a quelli di artisti pi\u00f9 celebri come Saverio Raimondo, Francesco De Carlo e Michela Giraud.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in campo letterario, gli Stati Uniti guidano la spassosa carovana contemporanea di autori e autrici di romanzi (perlopi\u00f9 <em>essays<\/em>) di stampo memorialistico e, spesso, umoristico. Sottogenere della blasonata e fastidiosamente onnipresente autofiction, questa forma di narrazione incanala quella tensione al raccontarsi che hanno gli autori \u2013 categoria celebre per la propria umilt\u00e0 \u2013 senza vincolarli alla fedele narrazione dei fatti, come accadrebbe invece in un\u2019autobiografia.&nbsp;\u00abL\u2019autofiction, c\u2019est comme le r\u00eave; un r\u00eave n\u2019est pas la vie, un livre n\u2019est pas la vie\u00bb [L\u2019autofiction \u00e8 come un sogno; un sogno non \u00e8 la vita, un libro non \u00e8 vita] la definisce in un\u2019intervista<a href=\"#ftn1\">[1]<\/a>, con una leggera vena di paraculaggine, Serge Doubrovsky, autore di <em>Fils, <\/em>il romanzo considerato capostipite del genere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista storico, un ruolo di rilievo nello sviluppo di questo tipo di narrativa umoristica, bimba speciale del <em>memoir<\/em>, \u00e8 da ritrovarsi \u2013 e come potrebbe essere altrimenti? \u2013&nbsp; nelle pagine del <em>New Yorker. <\/em>&nbsp;Nell\u2019introduzione di<em> Fierce Pajamas: An Anthology of Humor Writing from The New Yorker<\/em><a href=\"#nota2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>, gli editori David Remnick e Henry Finder attribuiscono l&#8217;invenzione di un umorismo di stampo newyorkese a E.B. White e James Thurber: se White \u00e8 stato il \u201cmaster of the understatement\u201d, Thurber fu il primo a introdurre (gi\u00e0 nel 1927) l\u2019umorismo del \u201cLittle Man\u201d, giocando sull\u2019impreparazione e l\u2019incompetenza dei personaggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da circa un secolo questo tipo di umorismo occupa le colonne del settimanale newyorkese, ispirando autori e autrici che intervallano la carriera letteraria con remunerative apparizioni dietro le cineprese o stendendo sceneggiature cinematografiche. Un esempio \u00e8 Nora Ephron, scrittrice (dal legittimo successo) dell\u2019esilarante raccolta di saggi sull\u2019invecchiamento dal titolo <em>I feel bad about my neck<\/em>, del romanzo autobiografico <em>Heartburn<\/em>, nonch\u00e9 sceneggiatrice di commedie per cui le sar\u00f2 perennemente grata, come <em>When Harry Met Sally<\/em> \u2013 che so non avere una natura autobiografica ma \u00e8 fuor di dubbio un capolavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come accennato all\u2019inizio di questo pezzo, ancora pi\u00f9 del cinema \u00e8 la stand-up l\u2019arte che accoglie in maniera evidente il riverbero di questo tipo di comicit\u00e0 \u2013 non per niente, gli autori e le autrici che si dedicano alla scrittura hanno spesso un passato (o anche un presente) dietro le quinte della stand-up.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cordone ombelicale che le lega \u00e8 evidente, come lo sono le loro intrinseche differenze: chi scrive non pu\u00f2 infatti avvalersi dei tempi comici, n\u00e9 di espedienti spaziali o sonori (come, ad esempio, il tono della voce, che nella lettura coincide con quella monocorde nella testa del lettore), n\u00e9 tantomeno pu\u00f2 riscrivere gli sketch in base ai feedback del pubblico in sala. D\u2019altra parte, per\u00f2, sembrano condividere una struttura narrativa di fondo: entrambe pongono in secondo piano lo strumento della battuta, che in alcuni tipi di comicit\u00e0 segna l\u2019esplosione della risata e l\u2019alleggerimento della tensione, e si concentrano sulla costruzione del personaggio: in questo caso, quindi, la <em>persona<\/em> dell\u2019autore. In <em>Laughing Through Life: Humor in Autobiographical Writing<\/em><a href=\"#3\"><strong>[3]<\/strong><\/a>, Tim Jackson sottolinea quanto l&#8217;uso dei difetti dei personaggi non sia solo necessario per creare la narrazione, ma fondamentale per costruire l\u2019umorismo del racconto. Avvantaggiati dalla conoscenza profonda del personaggio (che coincide con loro stessi), gli autori e le autrici di questo genere si dilettano a descriverlo ponendo particolare enfasi su imperfezioni, mancanze e desideri \u2013 che vengono, per crudele strumentalizzazione scenica, continuamente negati.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia la stand-up che l\u2019autofiction umoristica, dopo aver posizionato il personaggio all\u2019interno di imbarazzanti e umilianti situazioni, cercano del coinvolgimento da parte del pubblico.&nbsp;Affinch\u00e9 un racconto o uno sketch sia da considerarsi riuscito, il comico richiede allo spettatore un certo grado di <em>empatia<\/em> e <em>simpatia<\/em>. Iniziamo dalla prima: lontano dal sadismo della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Schadenfreude\"><em>Schadenfreude<\/em><\/a>, l\u2019efferato \u201cper fortuna non \u00e8 capitato a me\u201d (tagliente come la risata di Nelson dei Simpson) con l\u2019empatia assume qui pi\u00f9 i caratteri di un \u201cnon deve esser stato piacevole, ti capisco\u201d. Pur se le disavventure narrate sono frutto di un\u2019accurata revisione ed enfatizzazione di ricordi (della cui veridicit\u00e0 non \u00e8 dato sapere), e sebbene abbiano carattere peculiare e soggettivo, si elevano (o forse sarebbe meglio dire si&nbsp;espandono) a narrazioni collettive, rendendo pi\u00f9 semplice la comprensione e l\u2019immedesimazione, utili al fine della risata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finii di leggere <em>Me talk pretty one day <\/em>di David Sedaris, mi riversai su Goodreads \u2013 la comunit\u00e0 votata a flexare il numero di libri letti \u2013 e trovai una recensione dal titolo <em>I just don&#8217;t care for David Sedaris<\/em>, che diceva:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">I am a sarcastic Generation Xer with an overdeveloped sense of irony. I enjoy reading personal essays about poignant and humiliating events in people&#8217;s personal lives. Understated comedy is my favorite genre. Hell, I even like listening to This American Life on NPR. I am exactly the target demographic for the witty, petty misanthropy with which Mr. Sedaris plies his trade. But, I just don&#8217;t care for David Sedaris. I find him to be thoroughly unlikeable<a href=\"#4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa recensione (che nei paragrafi successivi tocca anche punti dolenti del volume), mi mette davanti a un altro argomento lapalissiano, e cio\u00e8 la scontata, ma forse non cos\u00ec tanto, necessit\u00e0 che ha l\u2019autore \u2013 e il personaggio, qui sono inscindibili \u2013 di star <em>simpatico<\/em> al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019esigenza non poco ingombrante che, al contrario del comico\/autore di turno, gli scrittori di narrativa possono permettersi di ignorare \u2013 in fondo la loro opera ha il desiderio (la velleit\u00e0?) di vivere autonomamente e, chiss\u00e0, sopravvivergli. Questi ultimi possono infatti mettere a tacere domande come \u201cSono davvero cos\u00ec interessante? La mia vita \u00e8 davvero tanto divertente?\u201d (anche se mi piace immaginare che nella sua cameretta Carver se le sia chieste molte volte), mentre i comici di cui sopra molto di meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tale fardello del mestiere ne fa volentieri a meno anche la comicit\u00e0 che manca di un cos\u00ec elevato investimento personale: per far ridere con uno scivolone su una buccia di banana, lo sventurato non ha bisogno di star simpatico al pubblico o di essere interessante, ha solo bisogno di cadere rumorosamente.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca di empatia e simpatia all\u2019interno di uno spettacolo pu\u00f2 assumere la forma di una concreta richiesta di interazione \u2013 le domande e le battute rivolte al pubblico in sala sono tipiche di questo tipo di serate, mentre nella parola scritta questo meccanismo ha pi\u00f9 difficolt\u00e0 a concretizzarsi, anche se l\u2019intento \u00e8 intercettabile tra le righe. Ed \u00e8 certo che la possibilit\u00e0 di avvalersi in maniera estensiva della seconda persona renda l\u2019inglese una lingua pi\u00f9 adatta ad accogliere questo tipo di bisogno \u2013 di fatto <em>you<\/em> rimane sempre in bilico fra l\u2019impersonale e il referenziale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altro punto: tra gli elementi che rendono facile provare empatia per una persona vi \u00e8 di certo la sua clamorosa mancanza di fortuna. Non \u00e8 facile far ridere raccontando il proprio successo personale, ed \u00e8 forse anche per questo che le narrazioni umoristiche sfruttano ampiamente il meccanismo riassunto dall\u2019equazione, la cui attribuzione \u00e8 largamente discussa<a href=\"#5\">[5]<\/a>: Tragedy + Time = Comedy<a href=\"#6\">[6]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad agosto del 2012, in quello che sar\u00e0 considerato lo speciale pi\u00f9 celebre della sua carriera, la comica Tig Notaro apre cos\u00ec lo show: \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9Kz-lV4t-3w\">Goodevening! Hello, I have cancer, how are you?<\/a>\u201d. La battuta \u00e8 seguita da un mix di risate sguaiate, applausi, pianti e silenzi imbarazzati, tutte reazioni lecite dal momento che, a neanche a un secondo dall\u2019inizio, il pubblico ha visto sganciarsi addosso una dichiarazione di questa portata. Lo show, di cui si possono sentire solo le registrazioni, continua con un\u2019ironica narrazione delle disgrazie che Notaro vive da mesi, fra cui la morte della madre. So bene che questa breve introduzione potrebbe non risultare particolarmente accattivante per chi volesse farsi semplicemente una risata, ma credetemi quando vi dico che questo show \u00e8 <em>divertente<\/em>. Date un evento tragico a una persona con senso dell\u2019umorismo e vi far\u00e0 cadere a terra dalle risate. Nel caso di Notaro, ad esempio, il cancro diventa terreno fertile per sviluppare una serie di battute coscienti ed esperte, che vanno a comporre uno spettacolo \u2013 definito da molti \u201crivelatore\u201d \u2013 prima di tutto comico. Come Notaro nel mondo della stand-up, molti autori e autrici hanno riservato a elementi drammatici della loro esistenza uno spazio particolare tra i loro scritti; la scelta dei due testi che citer\u00f2 \u00e8 dunque parziale e dipende inequivocabilmente dal mio gusto personale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo autore a cui vorrei affidarmi \u00e8 il sopracitato David Sedaris, forse l\u2019umorista pi\u00f9 celebre degli ultimi anni. In tutte le sue raccolte \u2013 collage di pezzi pubblicati su varie riviste, fra cui il <em>New Yorker<\/em> ed <em>Esquire<\/em> \u2013 Sedaris rimbalza tra la tragedia e il disagio come un\u2019agile pallina da ping-pong, raccontando storie come la sua prima colonscopia o l\u2019incidente in bagno durante una cena fra amici, con protagonista uno stronzo di dimensioni epiche che non vuole in nessun modo esser scaricato. Ma di tutti questi esilaranti momenti, il pi\u00f9 riuscito in termini di comicit\u00e0, a mio parere, si trova tra le pagine del sopracitato <em>Me talk pretty one day<\/em> (in italiano edito da Mondadori col titolo <em>Me parlare bello un giorno<\/em>), raccolta di racconti che narra la vita dell\u2019autore a partire dalla sua infanzia. Il testo a cui mi riferisco \u00e8 <em>Twelve Moments in the Life of the Artist<\/em>, il capitolo pi\u00f9 personale, oscuro della raccolta. Spinto da una profonda invidia nei confronti della sorella Gretchen, un giovane Sedaris decide di intraprendere una carriera artistica della quale non si sente totalmente investito, ma che lo aiuter\u00e0 a forgiare una maschera di cui diventer\u00e0 difficile fare a meno. Attraverso l\u2019umorismo, l\u2019autore scandaglia apertamente la propria mancanza di autostima, nata tra l\u2019alcolismo materno e il menefreghismo del padre, e aggravata dalla continua richiesta di attenzioni e affetto, che culminer\u00e0 in un\u2019acuta dipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">After a few months in my parents\u2019 basement, I took an apartment near the state university, where I discovered both crystal methamphetamine and conceptual art. Either one of these things is dangerous, but in combination they have the potential to destroy entire civilizations<a href=\"#7\">[7]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>I dodici passi (di cui \u00e8 facile sentir l\u2019eco di un noto metodo degli alcolisti anonimi) continuano con la narrazione delle performance artistiche dei compagni di corso di Sedaris, seguite sempre dai tristi momenti di disapprovazione dei familiari e della societ\u00e0. Corollario di queste esperienze \u00e8 lo spettacolo tenuto in un magazzino abbandonato, dove inviter\u00e0 anche i suoi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">We found ourselves a raw space, and oh, how I loved the way those words tripped off my tongue. \u201cWe\u2019ve located a great raw space for the piece,\u201d I\u2019d tell my outside friends. \u201cIt\u2019s an abandoned tobacco warehouse with no running water or electricity. It\u2019s got to be a good hundred and twenty degrees in there! You really ought to come down and see the show. There are tons of fleas, and it\u2019s going to be really deep.\u201d<a href=\"#8\">[8]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Una tragedia annunciata, un episodio che pur trovandosi poco oltre la met\u00e0 del racconto (al settimo passo) si poggia su spalle abbastanza larghe, e stuzzica il lettore con qualcosa di pi\u00f9 incisivo di un accenno di riso, preparando al contempo il terreno per gli avvenimenti incresciosi degli ultimi passi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">My parents attended the premiere, sitting cross-legged on one of the padded mats spread like islands across the filthy concrete floor. Asked later what she thought of the performance, my mother massaged her knees, asking, \u201cAre you trying to punish me for something?\u201d.<a href=\"#9\">[9]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco la risata, immortalata nel biasimo di una madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per sua stessa ammissione, la comicit\u00e0 che Sedaris costruisce attraverso queste disgrazie \u00e8 stata di ispirazione per Samantha Irby. Forse meno conosciuta in Italia, ma con gi\u00e0 tre libri pubblicati e numerose incursioni come autrice di show televisivi, Samantha Irby fa parte di quel gruppo di comedienne che ridono e fanno ridere con i problemi tipici delle donne nere e grasse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I testi sono pieni di riferimenti pop, il registro linguistico \u00e8 volutamente basso e i capitoli mantengono nei toni e nell\u2019intenzione l\u2019anima da blog<a href=\"#10\">[10]<\/a>: lo stile di Irby esalta i suoi contenuti, non \u00e8 stridente ma complementare, il linguaggio scurrile nasce mentre si compone l\u2019azione.&nbsp;Nei suoi libri sono narrate varie sfortune \u2013 dall\u2019infanzia di stenti in Illinois alla fatica di vivere l\u2019et\u00e0 adulta fino ad arrivare al morbo di Crohn. L\u2019autrice non nasconde le sofferenze che l\u2019hanno segnata e le spreme fino all\u2019ultima goccia, per farne un\u2019aranciata colorita e divertente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un capitolo in cui il lettore deve divincolarsi tra riso e imbarazzo \u00e8 <em>Fuck it, Bitch. <\/em><em>Stay fat<\/em>, presente nella raccolta <em>We are never meeting in real life<\/em>. Si compone di varie sezioni, in cui Irby alterna la narrazione degli sforzi per cambiare il proprio corpo alla serena accettazione dello stato di persona grassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa alternanza non \u00e8 l\u2019unica a dominare il capitolo (e in generale tutta la produzione dell\u2019autrice). Irby lascia sempre il lettore nel dubbio: cosa avverr\u00e0 nel prossimo paragrafo? Quali emozioni mi chieder\u00e0 di mettere in gioco?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">The flyer at Metropolis coffee shop advertised the class as \u201cincredibly easy, and laid-back, no pressure.\u201d I guzzled my scalding coffee [&#8230;] and studied the faded pink sheet of paper. I figured it would be my kind of party because the word \u201ceasy\u201d was underlined five times with a thick black Sharpie. I mean, nothing says \u201ceasy\u201d more than \u201ca pregnant lady could do this,\u201d I guess? If I saw a pregnant woman skydiving or bungee jumping or performing open-heart surgery, I would think smugly, \u201cHey, I probably could do that.\u201d I didn\u2019t hesitate or think twice until I walked into the room in my comfiest outside pajamas and found myself surrounded on all sides by gestating bellies and nervous preclass chatter about back pain and morning sickness. Oh, right, these women are actually pregnant<a href=\"#11\">[11]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La risata sconveniente che questa scena di attivit\u00e0 fisica innesca \u00e8 seguita da un passaggio personale dai toni pi\u00f9 dolorosi, ma non per questo meno comici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">My friend Anna once got up in this kid\u2019s face during gym class because he kept asking how much I weighed. The truth was that I didn\u2019t actually know, because my mom was too broke and too much of a wreck to take me to the doctor. But what I did know was that it was the very first time I had to change clothes in front of people, and as humiliating as it might have been to try to hide my bulging, discolored body from girls who were at the ideal height and weight for their ages, I also had to ride the shame wave of having a mother who couldn\u2019t pay for both the school-issued shorts and the T-shirt, so the dingy white shirt with a red lion on the front that didn\u2019t get washed enough was paired with Women\u2019s shorts (capital W, to distinguish them from the slender Misses and the dainty Petites) found in the two-dollar bin at ESCCA, the place where your well-off classmates\u2019 parents donated the family\u2019s old clothes. So yes, Rebecca, I actually am wearing your dad\u2019s old sweatshirt today<a href=\"#12\">[12]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il testo si rimette sulla carreggiata del ridicolo, riprendendo un topos della comicit\u00e0: la rottura di una sedia durante una cena importante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">The five stages of Holy Shit I Just Broke a Chair in Front of People:<br>1. Denial. \u201cI\u2019m not on the floor, you\u2019re on the floor!!\u201d<br>2. Anger. THIS IS WHAT HAPPENS WHEN YOU BUY CHAIRS AT A RESALE SHOP, BITCH.<br>3. Bargaining. \u201cPlease, God, if you kill everyone in this dining room right now, I promise I will try to recycle all of the SlimFast cans I swear I\u2019m going to start buying.\u201d<br>4. Depression. \u201cI am fat enough to kill chairs. I don\u2019t deserve oxygen.\u201d<meta charset=\"utf-8\"><a href=\"#13\">[13]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Non ho interesse a esprimermi sulle ragioni per cui i comici e le comiche non si limitano a narrare situazioni spiacevoli ma strabordano verso esperienze drammatiche, non sono la loro terapista, vengo pagata decisamente meno, ma \u00e8 interessante intuire come un evento intenso abbia dentro di s\u00e9 un\u2019evidente portata emotiva (di qualsiasi sfumatura) simpatica ed empatica e che quindi rappresenti uno snodo narrativo verso cui \u00e8 istintivo (non semplice, n\u00e9 privo di sofferenza) volgere la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche settimana fa, durante una cena tra amici, ci siamo chiesti a vicenda di raccontare gli eventi personali che riteniamo pi\u00f9 significativi dei nostri ultimi cinque anni di vita, un giochetto per rintracciare nella selezione (censura, ricostruzione) delle storie qualcosa in pi\u00f9 di noi. Quando \u00e8 arrivato il mio turno, \u00e8 stato spontaneo cercare di distinguermi con un elenco canzonatorio delle sfortune che hanno segnato la mia giovane e monotona esistenza: nel tentativo di tenere alta l\u2019attenzione, ho ricercato la risata, e il pubblico, ubriaco e affettuoso, pare abbia apprezzato.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a name=\"ftn1\">[1]<\/a> https:\/\/www.telerama.fr\/livre\/serge-doubrovsky-l-autofiction-existait-avant-moi-simplement-je-lui-ai-donne-un-nom,116115.php<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"nota2\">[2]<\/a> D. Remnick, H. Finder (a cura di), <em>Fierce Pajamas: An Anthology of Humor Writing from The New Yorker<\/em>, Modern Library, New York 2002.<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"3\">[3]<\/a> T. Jackson,  \u201cLaughing Through Life: Humor in Autobiographical Writing\u201d, 19 giugno 2005 [<a href=\"https:\/\/brevitymag.com\/craft-essays\/humor-in-nonfictiion\/\">https:\/\/brevitymag.com\/craft-essays\/humor-in-nonfictiion\/<\/a>]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"4\">[4]<\/a> Sono un classico esemplare della Generazione X, sarcastico e con un senso dell\u2019umorismo ipersviluppato. Mi diverto a leggere essays in cui si raccontano momenti commoventi e umilianti della vita degli altri. La commedia auto-denigratoria \u00e8 il mio genere preferito. Mi piace addirittura ascoltare <em>This American Life<\/em> su NPR. Rappresento esattamente il target demografico a cui si rivolge la misantropia sagace e meschina con cui il signor Sedaris si guadagna da vivere. Ma\u2026 di David Sedaris non mi interessa proprio nulla. Lo trovo assolutamente sgradevole. [traduzione della redazione]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"5\">[5]<\/a> \u201cComedy Is Tragedy Plus Time\u201d, 25 giugno 2013 [<a href=\"https:\/\/quoteinvestigator.com\/2013\/06\/25\/comedy-plus\/\">https:\/\/quoteinvestigator.com\/2013\/06\/25\/comedy-plus\/<\/a>].<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"6\">[6]<\/a> Su altre veritiere equazioni: <a href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/humor\/daily-shouts\/tragedy-time-and-other-equations\">https:\/\/www.newyorker.com\/humor\/daily-shouts\/tragedy-time-and-other-equations<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"7\">[7]<\/a> Dopo aver trascorso qualche mese nello scantinato dei miei, affittai un appartamento vicino all\u2019universit\u00e0, dove ebbi modo di scoprire le metamfetamine in cristalli e l\u2019arte concettuale. Due cose di per s\u00e9 piuttosto pericolose, ma che se combinate possono distruggere intere civilt\u00e0. [<em>Me parlare bello un giorno, <\/em>ed. Mondadori]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"8\">[8]<\/a> Trovammo uno spazio neutro e Dio!, come amai il modo in cui quelle parole mi uscirono di bocca. \u00abAbbiamo individuato uno splendido spazio neutro\u00bb avrei raccontato ai miei amici a casa. \u00ab\u00c8 un magazzino di tabacco in disuso, senza acqua corrente n\u00e9 elettricit\u00e0. Ci saranno cinquanta gradi! Dovete assolutamente venire a vedere lo spettacolo. Ci sono quintali di pulci, sar\u00e0 davvero profondo.\u00bb [<em>Me parlare bello un giorno, <\/em>ed. Mondadori]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"9\">[9]<\/a> I miei vennero alla prima e si sedettero a gambe incrociate su uno dei tappetini imbottiti disseminati come isole sul pavimento di cemento lercio.Quando pi\u00f9 tardi chiesi a mia madre come le fosse sembrata la performance, lei massaggiandosi le ginocchia rispose: \u00abStai cercando di punirmi per qualcosa in particolare?\u00bb. [<em>Me parlare bello un giorno, <\/em>ed. Mondadori]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"10\">[10]<\/a> Irby muove i suoi primi passi come blogger con <em>bitches gotta eat.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"11\">[11]<\/a> Il volantino alla caffetteria Metropolis pubblicizzava il corso come \u201cincredibilmente facile, rilassante, zero stress\u201d. Ho ingurgitato il mio caff\u00e8 bollente [&#8230;] e ho studiato il foglio rosa sbiadito. Ho pensato che fosse il mio genere: la parola \u201cfacile\u201d era sottolineata cinque volte con un pennarello nero. Insomma, niente suggerisce \u201cfacile\u201d come \u201cpotrebbe farlo anche una donna incinta\u201d, giusto? Se vedessi una donna incinta lanciarsi con un paracadute, fare bungee jumping o eseguire un\u2019operazione a cuore aperto, penserei: \u201cBeh, probabilmente posso farlo anch\u2019io\u201d. Nessuna esitazione o ripensamento fino a quando non sono entrata nella stanza indossando il pigiama da esterno pi\u00f9 comodo che possiedo e mi sono trovata circondata da pance in gestazione e un chiacchiericcio nervoso su mal di schiena e nausee mattutine. Oh, bene, queste donne sono davvero incinta. [traduzione della redazione]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"12\">[12]<\/a> La mia amica Anna una volta ha imbruttito a un ragazzino durante la lezione di ginnastica perch\u00e9 questo continuava a chiedermi quanto pesassi. La verit\u00e0 \u00e8 che non lo sapevo, mia madre era troppo al verde e troppo incasinata per portarmi da un dottore. Sapevo per\u00f2 che quella era la prima volta in cui ero costretta a cambiarmi davanti ad altri, e per quanto potesse essere umiliante cercare di nascondere il mio corpo grasso e scolorito a ragazze d\u2019altezza e peso ideali per la loro et\u00e0, dovevo anche affrontare la vergogna di avere una madre che non si poteva permettere sia i pantaloncini che la maglietta dell\u2019uniforme scolastica: cos\u00ec la squallida maglietta bianca con un leone rosso sul davanti, mai davvero pulita, era abbinata a dei pantaloncini da Donna (con la D maiuscola, per distinguerla dalla slanciata Signorina e dalla delicata Piccolina) trovati nella cesta da due dollari dell\u2019ESCCA, il posto dove i genitori dei compagni di classe ricchi donavano i loro vecchi vestiti. Quindi s\u00ec, Rebecca, quella che indosso oggi \u00e8 davvero la vecchia felpa di tuo padre. [traduzione della redazione]<\/p>\n\n\n\n<p><a name=\"13\">[13]<\/a> I cinque stadi di Porca puttana ho appena rotto una sedia davanti a tutti:<br>1. Rifiuto. \u201cIo non sono sul pavimento, tu sei sul pavimento!<br>2. Rabbia. QUESTO \u00c8 QUELLO CHE SUCCEDE QUANDO COMPRI DELLE SEDIE IN UN NEGOZIO DELL&#8217;USATO, STRONZA.<br>3. Negoziazione. \u201cTi prego, Dio, se uccidi tutte le persone nella stanza in questo momento, ti prometto che ricicler\u00f2 ogni lattina di SlimFast che da domani, giuro, inizier\u00f2 a comprare\u201d.<br>4. Depressione. \u201cSono abbastanza grassa da distruggere una sedia. Non merito l\u2019ossigeno\u201d.<br>5. Accettazione. \u201cBene, visto che sono gi\u00e0 grassa, fanculo a queste tartine; prendiamo una pizza\u201d. [traduzione della redazione]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Illustrazione di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/for.mi.ne\/\">dadinski<\/a><\/strong><meta charset=\"utf-8\"><\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDate un evento tragico a una persona con senso dell\u2019umorismo e vi far\u00e0 cadere a terra dalle risate\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6491,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,35],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/05\/26\/its-funny-because-its-true\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"It&#039;s funny because it&#039;s true - 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