{"id":6397,"date":"2022-04-28T08:35:16","date_gmt":"2022-04-28T08:35:16","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6397"},"modified":"2023-12-07T14:01:38","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:38","slug":"stardust-memories","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/04\/28\/stardust-memories\/","title":{"rendered":"Stardust memories"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci sono stati tanti modi in cui ciascuno di noi, due anni fa, ha affrontato il periodo di lockdown. Ce ne \u00e8 uno per me assolutamente spaventoso. Immagino un monolocale piuttosto sporco e in disordine, con libri ovunque, lasciati aperti per non perdere il segno, fogli sparsi (anche se, in effetti, oggi esistono i PDF), alle pareti foto di profilo di criminali dalle facce inquietanti. Immagino sigarette, playlist post-industriali (di cui non conosco neanche un autore) che vanno a volume e sullo schermo del computer tante tab aperte su vecchi forum degli anni zero con lo sfondo scuro. Questo, nella mia immaginazione, \u00e8 il florido (si fa per dire) <em>milieu<\/em> da cui \u00e8 sorto <em>Tutto era cenere<\/em> (edizioni Nottetempo).<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo autore, Simone Sauza, ha scelto di dedicare il libro, che \u00e8 anche il suo esordio, ai serial killer. Stavo per scrivere saggio, ma il termine sarebbe stato impreciso. Sauza, infatti, decide di iniziare con alcune pagine presentate nella forma di un diario scritto durante gli ultimi giorni di marzo 2020. Qui la narrazione \u00e8 personale e costellata di termini stranianti, paludosi (un po\u2019 l\u2019atmosfera che cercavo di abbozzare maldestramente poco sopra), mentre lo stile \u00e8 piuttosto alto (\u00abil tempo durante l\u2019isolamento \u00e8 una piazza dove l\u2019assenza di direzione perverte la libert\u00e0 in agorafobia\u00bb). Si racconta ad esempio di un testo apparso nel forum <em>ATRAX<\/em>. L\u2019autore, di cui conosciamo solo il nickname, <em>xslv<\/em>, racconta una sorta di mito ancestrale, ma del tutto inventato, che riguarda la figura di Giano. Poche pagine molto suggestive, equivalenti a dieci giorni di diario. Dopo di che prende avvio la parte centrale, la pi\u00f9 sostanziosa dell\u2019opera. Qui, per usare termini in voga, la <em>theory<\/em> prevarr\u00e0 sulla <em>fiction<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima tesi: ci\u00f2 che fa di un essere umano un serial killer \u00e8 una <em>perdita di mondo<\/em>, nella quale di colpo ci si ritrova incapaci di condividere la propria esistenza con l\u2019altro, si fatica a riconoscersi in un \u201cnoi\u201d a un livello simultaneamente linguistico, corporeo, emotivo (Sauza qui si rif\u00e0 all\u2019approccio (post-) fenomenologico di autori come Emmanuel Levinas o Merleau-Ponty). \u00abTutto era cenere\u00bb \u00e8 l\u2019espressione usata da un noto serial killer, Ian Brady, per esprimere questa condizione. \u00c8 per\u00f2 importante evitare di inquadrare questo avvenimento nella categoria psicologica di <em>trauma<\/em>. Sauza mostra come sia infruttuoso, se non impossibile, delineare delle <em>cause<\/em> che portino qualcuno a divenire serial killer. Da qui il fallimento di ogni approccio psicologista (come quelli di <em>profiling<\/em> che si vedono nelle serie TV), in cui si vorrebbe ricondurre deterministicamente degli atti del tutto &nbsp;inspiegabili e assurdi come gli omicidi seriali a un trauma infantile, che tipicamente risiede nel rapporto con la madre. La perdita del mondo, afferma Sauza, \u00e8 semmai la \u00abcondizione di possibilit\u00e0\u00bb di ogni trauma psicologico (questo semmai \u00e8 filosofico, esistenziale e, lo vedremo, <em>geologico<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>I capitoli successivi analizzano il rapporto che gli omicidi seriali intrattengono con la societ\u00e0, e di come le rappresentazioni che mediano tale rapporto lo modificano in maniera decisiva. Seconda tesi: il serial killer reitera il suo gesto in un disperato tentativo di riaffermare la sua identit\u00e0 (o una sua parvenza), che gli perviene di rimbalzo dai media. Questi soggetti, a ben vedere, sono caratterizzati da una <em>mancanza <\/em>di personalit\u00e0, sono \u00absopraffatti dal sociale\u00bb (paradossalmente, il serial killer che uccide decine di <em>sex workers<\/em> aderisce mimeticamente agli ideali borghesi, misogini e normativi). Tale analisi \u00e8 preceduta da una disamina piuttosto affascinante sullo sguardo (quello della vittima e quello del carnefice, ma soprattutto il nostro, nel momento in cui potrebbe poggiarsi su uno <em>snuff movie<\/em> o sull\u2019immagine di un corpo morto in una guerra). Qui l\u2019idea \u00e8 che la rappresentazione e lo sguardo non sono mai neutri: si pensi al caso limite dei <em>custom video<\/em>, nei quali gli atti di violenza sono compiuti per essere registrati e fruiti da coloro che li commissionano.<\/p>\n\n\n\n<p>Terza tesi (l\u2019elenco, ci tengo a dirlo, non \u00e8 esaustivo): il fenomeno dell\u2019omicidio seriale rappresenta un problema di fronte alla nostra (sacrosanta) volont\u00e0 di esplorare una sessualit\u00e0 pi\u00f9 ampia. Perci\u00f2, \u00abtracciare una linea netta tra un ipotetico desiderio liberato e consensuale e la pulsione seriale a uccidere per soddisfare quel desiderio \u00e8 un esercizio destinato al fallimento o alla mistificazione\u00bb. Se i serial killer vagano in uno spazio senza coordinate (il \u201cc\u2019\u00e8\u201d di Levinas, <em>il y a<\/em>), nelle loro azioni sono agiti da una forza assolutamente impersonale, un \u00abfondo non soggettivo della soggettivit\u00e0\u00bb, che si trova certamente in ciascuno di noi, seppur mediata dal <em>mondo<\/em> in cui ci sentiamo immersi. Nel quarto e ultimo capitolo, questa forza, che secondo Sauza si manifesta con chiarezza negli atti del serial killer, si riveler\u00e0 essere nient\u2019altro che la pulsione di morte freudiana (sorpresa!). Re-immaginata insieme a Bataille e Nick Land, sar\u00e0 da intendersi come un inarrestabile ritorno all\u2019inorganico, una spinta che proviene dalla terra, e da un passato lontanissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Tutto era cenere<\/em> la disquisizione pi\u00f9 o meno teorica si alterna costantemente alla narrazione: si prendano ad esempio le efficaci ricostruzioni biografiche e le vicende di noti serial killer. In modo a mio giudizio meno efficace, compare qua e l\u00e0 anche una narrazione personale, per cui ad esempio un capitoletto intitolato <em>Violenza e ripetizione<\/em> comincia con la frase: \u00abUltimamente ho difficolt\u00e0 a concentrarmi durante la visione di un video porno\u00bb, cosa che a me, francamente, fa piuttosto ridere (non so se questo fosse l\u2019intento).<\/p>\n\n\n\n<p>Sauza sceglie di mescolare diverse categorie di scrittura, trattando un tema popolare e non molto accademico, avvalendosi dei filosofi pi\u00f9 \u201caffascinanti\u201d (Deleuze, i gi\u00e0 citati Bataille, Land). Nessuna di queste scelte \u00e8 particolarmente originale, ma nel complesso funzionano bene, e rendono <em>Tutto era cenere<\/em> molto godibile. A proposito: ho l\u2019impressione che, piuttosto che rivelarsi una moda passeggera, questo tipo di ibridazione letteraria sia ormai destinata a essere sempre pi\u00f9 codificata, dimostrandosi sempre pi\u00f9 efficace (come qui, per l\u2019appunto).<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima nota, di carattere personale. Il filosofo Bernard Stiegler, morto ormai da quasi due anni, definiva un certo tipo di antropologia (intesa come visione dell\u2019essere umano) con il termine di <em>e<\/em>ntropologia (l\u2019entropia, ad esempio, \u00e8 richiamata esplicitamente da L\u00e9vi-Strauss nella conclusione del suo classico, <em>Tristi tropici<\/em>: \u00abl\u2019uomo non ha fatto altro che dissociare allegramente miliardi di strutture\u00bb). \u00c8 facile che si finisca per assumere una posizione del genere, nichilista, iper-pessimista (si pensi solo a <em>Tra le ceneri di questo pianeta<\/em> di Eugene Thacker, che il titolo di Sauza sembra richiamare).<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, io sono qui ad aspettare storie\/divagazioni che se ne distacchino, magari rifacendosi ad \u201catmosfere\u201d diverse e ad altre coordinate teoriche (sarei grato, ad esempio, se almeno met\u00e0 dei riferimenti culturali non mi facesse troppa paura, e se non comparissero le parole <em>weird<\/em>, <em>eerie<\/em> e <em>deterritorializzazione<\/em>).<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSe i serial killer vagano in uno spazio senza coordinate, nelle loro azioni sono agiti da una forza assolutamente impersonale, un &#8220;fondo non soggettivo della soggettivit\u00e0&#8221;, che si trova certamente in ciascuno di noi\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":6398,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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