{"id":6369,"date":"2022-04-13T09:14:33","date_gmt":"2022-04-13T09:14:33","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6369"},"modified":"2023-12-07T14:01:38","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:38","slug":"per-una-nuova-fenomenologia-dello-spirito","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/04\/13\/per-una-nuova-fenomenologia-dello-spirito\/","title":{"rendered":"Per una nuova Fenomenologia dello Spirito"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abDov\u2019\u00e8? Dov\u2019\u00e8 l\u2019<em>altro<\/em> bambino? Nell\u2019utero non c\u2019\u00e8\u00bb. Lampreht, il protagonista, \u00e8 in un reparto di gravidanza. \u00abIntanto arriva il chirurgo\u00bb, \u00abManca la firma per l\u2019anestesia\u00bb, o magari no, si trova in una sala operatoria. \u00abAl pronto soccorso non m\u2019hanno manco controllato. Se ne sono fottuti dei frammenti di vetro, manco i punti mi hanno messo\u00bb, oppure no, forse \u00e8 in un pronto soccorso. \u00abDove hai messo gli eritrociti? Cerchiamo il bambino\u00bb, \u00abDove sono i tamponi?\u00bb, \u00abDrena. Sbrigati. Sangue arterioso\u00bb. No: \u00e8 in uno spazio di frasi ellittiche e sincopate, di domande e imperativi privi di senso. Uno spazio che \u00e8 la mente di Lampreht \u2013 \u00abLe fasce muscolari. Tre, credo. Non puoi raddrizzar le gambe ai cani\u00bb \u2013 la sua paura \u2013 \u00abIl giorno dopo emorragia. Tribunale. Fine. Errore tecnico. Hai ucciso una persona\u00bb \u2013; uno spazio che \u00e8 il punto di arrivo di un percorso che non comprendiamo perch\u00e9 Lampreht, che lo ha vissuto, ce lo racconter\u00e0 all\u2019inverso, dalla fine all\u2019inizio. \u00ab<em>La capisco<\/em>\u00bb, gli dice qualcuno che lui non ci presenter\u00e0 mai. \u00abNo, non mi capisce. Ma non c\u2019\u00e8 bisogno che mi capisca. Non sto cercando di convincerla di niente, non le voglio stare a spiegare un bel niente. Io voglio solo raccontare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo\u00bb. \u00c8 con questa citazione hegeliana che si apre il romanzo <em>Lampreht<\/em> dell\u2019autore sloveno Kazimir Kolar, edito in Italia da Wojtek edizioni nella traduzione di Lucia Gaja Scuteri. Se il titolo italiano mette il protagonista, Lampreht, al centro, \u00ab<a href=\"http:\/\/www.flaneri.com\/2022\/02\/21\/lampreht-kolar-recensione\/\">conferendogli centralit\u00e0 e dignit\u00e0 in quanto individuo<\/a>\u00bb, il titolo originale \u2013 <em>Glas no\u010di <\/em>\u2013 letteralmente \u201cLa voce della notte\u201d, offre elementi interpretativi importanti, che riempiono di senso anche le parole in esergo. Se da una parte, infatti, la nota metafora pu\u00f2 essere letta secondo il suo significato tradizionale \u2013 la comprensione della realt\u00e0 avviene a fatti avvenuti, e la narrazione del romanzo procede quindi a ritroso, iniziando dalla fine, come se solo partendo dal compimento degli eventi si potesse ricostruirne l\u2019ordine e il significato \u2013, dall\u2019altra l\u2019immagine della nottola di Minerva sul finire del giorno rimanda al viaggio di Lampreht.<\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso del giovane inizia proprio quando la luce della \u201cragione\u201d, intesa secondo il comune sentire, viene meno (il primo episodio psicotico del protagonista, che conosceremo solo nell\u2019ultimo capitolo) e, attraverso la \u201cvoce della notte\u201d \u2013 la sua mente scissa \u2013 conduce alla conoscenza dell\u2019Assoluto. Un Assoluto nuovo, rispetto a quello di Hegel, di cui Lampreht \u00e8 portavoce. Il romanzo, infatti, ribalta la Fenomenologia dello Spirito hegeliana. La psicosi del protagonista \u00e8 la strada per la conoscenza \u2013 \u00abStavo appunto leggendo la <em>Fenomenologia dello Spirito<\/em> di Hegel, ricordo che stavo leggendo il penultimo capitolo quando d\u2019un tratto ho la sensazione di avere qualcuno davanti che mi guarda fisso negli occhi\u00bb \u2013, il dolore del ragazzo \u00e8 un\u2019esperienza epistemologica \u2013 \u00abNon mi era mai capitato di provare qualcosa di cos\u00ec angosciante [\u2026] Avverto qualcuno nell\u2019ambiente, ne avverto la presenza e di tanto in tanto mi sembra pure di sentire un frullio d\u2019ali d\u2019uccello nell\u2019aria, da qualche parte in alto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Se nella Fenomenologia dello Spirito hegeliana, lo stadio ultimo del cammino della coscienza \u00e8 il superamento tra soggetto e oggetto \u2013 la coscienza esce dalla dimensione individuale e raggiunge l\u2019universalit\u00e0 \u2013 l\u2019Assoluto di <em>Lampreht<\/em> coincide con l\u2019\u00abIo\u00bb, la prima sezione del romanzo (quella, appunto, corrispondente alla fine). \u00abIo\u00bb, \u00abGli altri\u00bb, \u00abIl mondo\u00bb, \u00abLo spirito\u00bb, questi i titoli delle parti del libro. Dall\u2019illusione di un Assoluto che coincida con l\u2019universale, si arriva all\u2019individualit\u00e0 estrema, la solitudine, l\u2019alienazione dagli altri, in cui ognuno di noi \u00e8 l\u2019unico abitante della propria mente. \u00c8 questo l\u2019Assoluto di <em>Lampreht<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Cos\u2019\u00e8? <\/em>Ora capisco. \u00c8 un gattino investito. Mi accoscio sulle ginocchia e mi metto a studiare la cosa. Nella parte inferiore di quel pastrocchio di ossa frantumate e di zampette, proprio al margine \u2013 unghiette feline. Un camion da pi\u00f9 tonnellate\u00bb. Lampreht, affetto da psicosi, osserva il mondo, lo studia. La sua attenzione \u00e8 catturata da immagini di dolore, la sua esperienza dominata dalla sofferenza di creature indifese: un gattino investito, \u00abUn Golden Retriver [\u2026] tranciato quasi a met\u00e0\u00bb, le piante minacciate dai pidocchi, i ragni, \u00abI pidocchi! Ci sono un sacco di puntini bianchi sulla parte di sotto delle foglie\u00bb, neonati che vengono al mondo ignari della meschinit\u00e0 alla quale parteciperanno \u2013 \u00abIl bambino [\u2026] Il collo ancora nella morsa vaginale. Ignora cosa lo aspetta [\u2026] Le ombre, le cadute. Il dolore. Forse una guerra mondiale, lo scontro tra le civilt\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lampreht lavora come ostetrico, professore di storia e filosofia, guardiano notturno; cos\u00ec ci dice, almeno, o cos\u00ec ci sembra di comprendere, anche se la narrazione, specie nei primi due terzi del romanzo, \u00e8 quella di un personaggio inattendibile che ci trascina negli anfratti pi\u00f9 profondi della sua percezione. Fatichiamo, quindi, a distinguere i confini fra realt\u00e0 e proiezioni, eventi che accadono e angoscia che il protagonista prova. La prima sezione, per\u00f2, \u00e8 anche quella della fine del percorso \u2013 quella dell\u2019Assoluto, dove la coscienza di Lampreht esperisce la realt\u00e0 per come \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lampreht<\/em> pu\u00f2 essere superficialmente interpretato come un romanzo sulla psicosi, l\u2019esperienza di una mente scissa e decomposta. Una lettura pi\u00f9 attenta, per\u00f2, non potr\u00e0 non vederlo come un romanzo di formazione inverso, in cui la verit\u00e0 a cui giunge il protagonista si impone al lettore in prima battuta per poi dispiegarsi, riavvolgendosi, fino a tornare allo stadio dell\u2019ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Una verit\u00e0 universale, quella di Lampreht, che esce dai confini della sua patologia per parlare del mondo e della realt\u00e0 umana. Sono continui, infatti, i passaggi dalla dimensione individuale del personaggio a quella universale. \u00abMi rimetto in macchina e riparto. [\u2026] Disaccordi, valori, ideali. I motivi. Mille motivi. Mille ragioni. Le incomprensioni [\u2026] Camminiamo l\u2019uno sopra l\u2019altro. Non siamo uomini. Non doveva andare cos\u00ec. Abbiamo sbagliato in qualcosa. Siamo in punizione? Ci sta mettendo alla prova qualcuno? [\u2026] C\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 afa, spengo la radio [\u2026] Chi l\u2019ha aperto il finestrino? Chi non l\u2019ha aperto il finestrino? Perch\u00e9 non ci sopportiamo? C\u2019\u00e8 qualcosa di malato in noi. [\u2026] Autodistruzione, cinismo. Ignoranza. Ci andammo al Parlamento, a scuola, a Sociologia. Ci port\u00f2 il professore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i primi due terzi del romanzo, la sintassi \u00e8 ellittica e frammentata, i vuoti di senso sono numerosi: la lingua \u00e8 immagine scomposta delle fratture del mondo, delle (dis)connessioni fra individui, il significante doloroso dell\u2019insensatezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il prevalere del cinismo, del disinteresse gli uni per gli altri \u2013 \u00abDove ci porter\u00e0 tutto questo? Tutti odiano tutto. Il lupo \u00e8 un uomo per l\u2019uomo. L\u2019uomo \u00e8 un lupo per il lupo.&nbsp;<em>Lupa ex fabulo<\/em>\u00bb \u2013, la solitudine \u2013 \u00abL\u2019autosufficienza, capisce? <em>Omnia mea mecum porto<\/em>. Riesci a vivere dentro una botte? [\u2026] Vali quanto sei in grado di fare da <em>solo<\/em>, senza l\u2019aiuto di altri\u00bb \u2013, l\u2019indifferenza \u2013 \u00ab<em>Se affogo<\/em>, mi balen\u00f2 d\u2019un tratto in mente,&nbsp;<em>se recuperano il mio cadavere dal fiume, certo non lo fanno per compassione o per timore di un castigo, ma per ordinaria trivialit\u00e0<\/em>\u00bb. Queste sono le verit\u00e0 a cui giunge la coscienza di Lampreht.<\/p>\n\n\n\n<p>Una speranza tiepida, tuttavia, riscalda a tratti la notte. Emerge in alcuni momenti e li rischiara di dolcezza. Le piante, i neonati, i bambini, gli esseri che il protagonista percepisce come vulnerabili: Lampreht si lancia in loro difesa, cerca di proteggerli, e il racconto si riempie di lacrime trattenute, di una malinconia piena di tenerezza. \u00abVi salver\u00f2 dai ragni, mi dico, andr\u00e0 tutto bene\u00bb, si ripete Lampreht correndo dalle sue piante che teme minacciate. Fiocchi di neve cadono e lui ne studia la meraviglia, \u00abQuesto attimo potrebbe durare anche all\u2019infinito\u00bb, si dice, \u00abnon me ne stancherei mai. <em>Caduta verso l\u2019alto.<\/em> La neve \u00e8 proprio una magia\u00bb. O anche, \u00abBravissima, signora!\u00bb, dice a una madre che partorisce un bambino inizialmente cianotico. Lampreht si prende cura del piccolo, e quando questo finalmente piange, \u00abFelicit\u00e0, pura felicit\u00e0\u00bb, pensa in un momento di commozione. Una neonata in ospedale cattura la sua attenzione: lui si avvicina al fasciatoio, inizia a canticchiare. \u00abA mezza voce. Alla piccola piace, si stringe a me, avverto il suo calore sul corpo. Me la accosto sulla guancia. Pelle di seta [\u2026] Non mi manca nulla. I neonati ti calmano, non so perch\u00e9, \u00e8 cos\u00ec. Forse perch\u00e9 reagiscono alla voce e al tatto. Forse\u00bb. Forse. Forse l\u2019uomo potrebbe essere salvato, forse \u00e8 possibile un\u2019alternativa al dolore. Questi momenti, per\u00f2, diventano presto cenere. \u00abLe vene non sono buone, sono invisibili\u00bb, constata Lampreht subito dopo aver aiutato la madre a partorire. Le piante che avrebbe voluto salvare sono scomparse, \u00abtutto sparito. Neanche un uovo\u00bb. La neonata che trova in ospedale entra ed esce dalla scena, la vita di Lampreht torna alla sua solitudine. Questo mondo potrebbe essere salvato, ma \u00e8 l\u2019uomo la sua meschinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La voce narrante, man mano che la narrazione procede, \u00e8 sempre pi\u00f9 chiara, sempre pi\u00f9 vicina alla nostra. Ci si allontana, infatti, dall\u2019ultimo stadio della malattia mentale del ragazzo, per tornare al momento in cui, nel capitolo finale, \u00abIl tempo si era andato e mi andavo approssimando alla lunga ombra della sera\u00bb. Il tempo in cui \u00abStavo diventando depresso, componevo me stesso daccapo ogni giorno\u00bb, \u00abPensavo e guardavo il soffitto, su cui si infrangevano riverberi di luce\u00bb, \u00abInizi\u00f2 tutto come uno scherzo innocente\u00bb. Il tempo in cui il crepuscolo scese sul mondo e la nottola di Minerva inizi\u00f2 il suo volo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima sezione, \u00abLo Spirito\u00bb, \u00e8 l\u2019unica in cui l\u2019io narrante si esprime al passato. Lo fa con consapevolezza, ripercorrendo la sua depressione e i primi deliri con uno sguardo lontano e sommesso. \u00c8 un Lampreht, questo, con cui \u00e8 pi\u00f9 facile l\u2019immedesimazione: la sua maggiore aderenza alle cose, il suo pi\u00f9 stretto abbraccio al reale, si riflettono nel linguaggio. La narrazione \u00e8 piana e priva di ellissi, l\u2019ordine narrativo \u00e8 chiaro e consequenziale. La distinzione, per il lettore, tra realt\u00e0 e percezione, \u00e8 evidente, la dimensione emotiva struggente e catartica. Dalla notte profonda, Lampreht torna alla luce debole del tepore crepuscolare. \u00abDal terreno si levava la nebbia di condensa. Avevo guardato in aria. Tra le nuvole, verso le Alpi, si distinguevano rimbalzi di luce [\u2026] Me ne ero poi tornato a Ljubljana, ero rientrato a casa e avevo abbassato le tapparelle a tutte le finestre. Avevo acceso la luce della scrivania e avevo aperto una risma sigillata di carta. E mi ero di nuovo illuminato di cromie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo si conclude con l\u2019inizio del viaggio \u2013 \u00abcalavano gli ultimi minuti della notte e il fragoroso stormire delle ali d\u2019uccello\u00bb \u2013 e finisce con un inizio che finir\u00e0 dove \u00e8 iniziato. La solitudine e il dolore sono un ciclo continuo. L\u2019Assoluto di <em>Lampreht<\/em>, un cerchio infinito.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u201cLampreht\u201d pu\u00f2 essere superficialmente interpretato come un romanzo sulla psicosi, l\u2019esperienza di una mente scissa e decomposta. 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