{"id":6278,"date":"2022-03-22T09:01:28","date_gmt":"2022-03-22T09:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6278"},"modified":"2023-12-07T14:01:39","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:39","slug":"sopravvivere-allinfanzia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/03\/22\/sopravvivere-allinfanzia\/","title":{"rendered":"Sopravvivere all\u2019infanzia"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abLe poesie non sono gradevoli, per lo meno non quelle belle. La poesia che vale davvero la pena \u00e8 quella che ti lascia cadere. \u00c8 impossibile non uscire in frantumi da una cosa cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non esiste descrizione pi\u00f9 appropriata per riassumere ci\u00f2 che si prova dopo aver letto il romanzo di M\u00f3nica Ojeda, il secondo ad arrivare sugli scaffali italiani dopo <em>Mandibula<\/em>. <em>Nefando<\/em> \u00e8 infatti un\u2019opera oscura, conturbante, che ci costringe a fare i conti con gli aspetti pi\u00f9 sgradevoli dell\u2019essere umani: la violenza, l\u2019abuso, il disgusto e al contempo la curiosit\u00e0 per il nostro corpo e per i nostri desideri.<\/p>\n\n\n\n<p>La trama ruota attorno a sei giovani ragazzi che condividono un appartamento a Barcellona: Kiki \u2013 23 anni, messicana \u2013, passa giornate intere chiusa nella sua \u00abbat caverna\u00bb a scrivere un romanzo erotico che ha per protagonisti tre bambini; Iv\u00e1n Herrera, studente di scrittura creativa, si sente intrappolato in un corpo maschile che non riconosce e che, nella sua immaginazione, assomiglia invece a quello del dio-serpente azteco &nbsp;Quetzalc\u00f3atl; il Cuco Martinez, <em>game designer<\/em> e appassionato di programmazione, ammazza il tempo commettendo piccoli furti ai danni di turisti e navigando nei meandri pi\u00f9 reconditi del deep web; e infine i tre fratelli ecuadoriani (Irene, Cecilia e Emilio T\u00e9ran) cos\u00ec indivisibili da assomigliare anche loro a qualche triplice divinit\u00e0 pagana.<\/p>\n\n\n\n<p>La convivenza tra questi personaggi si basa sulla reciproca tolleranza; pur condividendo uno spazio ridotto sanno ben poco l\u2019uno dell\u2019altro. Tutto cambia quando i T\u00e9ran chiedono al Cuco di creare per loro uno strano videogame \u2013 Nefando, per l\u2019appunto. Il gioco per\u00f2 viene rimosso dal web in poco tempo: al suo interno vengono trovati video che mostrano violenze contro gli animali e abusi sessuali sui bambini. I protagonisti di questi ultimi (in qualit\u00e0 di vittime) sono proprio Irene, Cecilia e Emilio; mettere sul web le atrocit\u00e0 subite in passato diventa un modo per inventare un linguaggio nuovo, per dare un significato diverso a quello che \u00e8 successo e trasformalo in una poesia bellissima e sgradevole.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura di M\u00f3nica Ojeda \u00e8 \u2013 in questo senso \u2013 sgradevole: non si sforza di essere bella ma punta a essere vera e, perci\u00f2, distruttiva. Questo effetto \u00e8 amplificato dalla struttura del romanzo: leggere <em>Nefando<\/em> vuol dire anche giocare a Nefando. Ogni capitolo ci mostra infatti gli aspetti pi\u00f9 oscuri della vita dei protagonisti e, proprio come i giocatori del videogame, ci ritroviamo intrappolati in una curiosit\u00e0 morbosa. \u00abNefando andava contro la legge non scritta secondo cui i giochi devono essere ricreativi. Non ci giocavi: lo leggevi, ci scavavi, lo spiavi, lo temevi. Pi\u00f9 volte pensai: se sparisco andr\u00e0 avanti comunque senza di me\u00bb, dice il Cuco, e infatti \u00e8 proprio cos\u00ec: ci si sente prescindibili dal gioco e dalla lettura, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) non si riesce a smettere di guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, anche dopo pagine e pagine di descrizioni di violenze e abusi, ci\u00f2 che colpisce di pi\u00f9 non \u00e8 tanto rendersi conto di dove possa spingersi la perversione umana, ma piuttosto scoprire fino a che punto siamo in grado di sopportarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia, Emilio e Irene sembrano aver trovato un proprio modo di sopravvivere alle atrocit\u00e0 dell\u2019infanzia. Decidono infatti di offrire al mondo la loro interpretazione del trauma subito, togliendosi di dosso l\u2019etichetta di vittime e diventando parte attiva nella loro tragedia personale. Questo atto viene descritto come una sorta di dono che i fratelli offrono agli utenti del gioco, perch\u00e9, come spiega Kiki \u00abvaleva la pena articolare ci\u00f2 che repelle: qualcuno doveva sporcarsi con il linguaggio affinch\u00e9 gli altri potessero vedersi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultima frase racchiude un concetto centrale in <em>Nefando<\/em>, ovvero quello del linguaggio come semplificazione della realt\u00e0. Tutti i personaggi del romanzo hanno infatti la loro particolare idea di cosa sia la lingua, e tutti, a loro modo, la utilizzano per dare un senso schematico a un discorso complesso, proprio come avviene nella creazione di un videogioco, dove un insieme di algoritmi d\u00e0 vita a una realt\u00e0 molteplice.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dice il Cuco, infatti \u00abnon c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 reale delle rappresentazioni che facciamo di questo schifo di mondo. A volte per essere diretti tocca parlare per metafore\u00bb. Per lui, il linguaggio di programmazione \u00e8 lo strumento migliore non solo per dare corpo alla realt\u00e0, ma anche per controllarla:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abCuco credeva nel linguaggio dei comandi, nella sua sintassi imperativa, nella logica delle frasi e nel potere di eseguire desideri. Il suo motto personale, scoperto in una intro di 4 kB, era: le variabili non rappresentano mai un vero problema se hai il completo dominio delle costanti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche quando si ha il totale controllo delle costanti, conoscere veramente e &#8211; soprattutto &#8211; dominare la realt\u00e0 sembra essere impossibile. Se la verit\u00e0 \u00e8 inconoscibile, il videogioco progettato dai T\u00e9ran \u00e8 allora un modo per provare a, se non capire, almeno \u201cvedere\u201d s\u00e9 stessi: \u00abuno spazio di esplorazione personale\u00bb dove puoi guardare in faccia le tue paure. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>M\u00f3nica Ojeda orchestra il tutto tramite una perfetta alternanza di punti di vista. La storia di Nefando e del suo controverso contenuto diventa l\u2019espediente per raccontare un microcosmo molto pi\u00f9 sfaccettato: quello di sei ragazzi che stanno portando avanti la loro personale battaglia contro le nefandezze dell\u2019infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, scopriamo per esempio che Kiki ha iniziato a scrivere storie pornografiche da bambina, e che nemmeno la tortura di essere rinchiusa in un baule per ore dalla madre l\u2019ha fatta desistere; il Cuco racconta di quella volta che sua madre \u2013 affetta da disturbo ossessivo compulsivo \u2013 lo ha sollevato al di l\u00e0 del parapetto di un ponte, minacciandolo di buttarlo gi\u00f9, mentre Ivan reprime da sempre un odio smisurato verso s\u00e9 stesso, che cerca di contenere compiendo piccoli gesti autolesionistici o uccidendo animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nefando \u00e8 \u2013 proprio come il termine stesso indica \u2013 un gioco ripugnante e nauseabondo; allo stesso modo il romanzo che lo racconta \u00e8 come una palude da attraversare a occhi aperti: un percorso sgradevole ma forse inevitabile, per capire che non tutti escono sani e salvi dalla propria infanzia.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNefando \u00e8 \u2013 proprio come il termine stesso indica \u2013 un gioco ripugnante e nauseabondo; 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