{"id":6202,"date":"2022-03-16T10:04:04","date_gmt":"2022-03-16T10:04:04","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6202"},"modified":"2023-12-07T14:01:39","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:39","slug":"da-opposizioni-di-nomi-a-corrispondenze-di-suoni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/03\/16\/da-opposizioni-di-nomi-a-corrispondenze-di-suoni\/","title":{"rendered":"Da opposizioni di nomi a corrispondenze di suoni"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra l\u2019inverno del 1996 e la primavera del 1997 Peter Waterhouse pubblica <em>Im Genesis-Gel\u00e4nde<\/em>: un vero e proprio &#8220;saggio&#8221;, <em>Versuch<\/em>, nel senso di esperimento \u201cgenetico\u201d compiuto nelle poesie di Paul Celan e Andrea Zanzotto. Lo scorso dicembre l\u2019editore Castelvecchi ha portato questo testo nelle librerie italiane, con traduzione di Camilla Miglio, conservando il titolo <em>In territorio di genesi. <\/em>Questo, perch\u00e9 il poeta e traduttore Peter Waterhouse non si limita a scrivere di tali poesie, ma ne sonda il terreno, ne indaga la materia fino a far emergere quella fitta trama di relazioni, quel reticolo linguistico che tiene insieme le parole da ogni dove e che, proprio passando per la poesia attraverso lo <em>Sprachgitter, <\/em>l\u2019ostacolo-grata di celaniana memoria, pu\u00f2 ancora significare. Lo scavo nella lingua alla ricerca del senso come reazione alle assurdit\u00e0 della storia \u00e8 un tema centrale tanto per Celan (che opera nel tentativo di rifondare quella lingua tedesca svuotata dalla retorica nazista), quanto per Zanzotto (che pure difende la poesia dall\u2019infuriare della storia da dietro il paesaggio) che si incontrano nello spazio poetico di Waterhouse.<\/p>\n\n\n\n<p>La lettura del volume di poesie <em>Sprachgitter <\/em>di Paul Celan, tratte dall\u2019Edizione di Tubinga (T\u00fcbinger Ausgabe) diretta da J\u00fcrgen Wertheimer, e il lavoro di traduzione delle opere del poeta Andrea Zanzotto rappresentano il territorio generativo del saggio. La particolare edizione esaminata da Waterhouse contiene diverse stesure delle poesie, annotazioni e liste di parole che mostrano la genesi dell\u2019esattezza terminologica della lingua di Celan: una ricerca tra libri di scienze e dizionari da cui sottolinea le parole provenienti da vari ambiti scientifici, creando connessioni che poi riannoda sulla pagina. Procedimento, questo, che Waterhouse fa suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da tale approccio al testo traspare l\u2019importante gesto critico e poetico dello scrittore: il lavoro sulle poesie prese a riferimento dice una cosa importante, ovvero che la filologia e la traduzione non sono distanti dal pensiero poetante, ma anzi, nel caso di Waterhouse, ne divengono parte integrante tanto che risulta difficile, all\u2019interno del testo, distinguere le voci dei tre poeti. Dunque la traduzione non \u00e8 qui solo un\u2019operazione interna al saggio, ma rappresenta, in un senso pi\u00f9 ampio, lo spazio in cui Waterhouse fa interagire, o meglio reagire, le poesie: ci mostra la parola di Celan come corpo fatto a brandelli da cui emerge, per assonanza, un altro corpo che infonde speranza; la parola di Zanzotto \u00e8, per Waterhouse, terreno di antinomie che si risolvono in materia organica stratificata nel paesaggio poetico e da cui ha origine un\u2019unica \u00abcomposizione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019edizione italiana del saggio \u00e8 uscita lo scorso dicembre, a cento anni dalla nascita di Andrea Zanzotto, e solo un anno dopo il centenario della nascita di Paul Celan. Pur vivendo negli stessi anni, i due autori sembrano non essersi mai incontrati e questo mancato incontro tradisce una vicinanza che poteva apparire problematica: Celan \u00e8 il poeta delle macerie, canta il resto ancora immerso nell\u2019accaduto di Auschwitz; Zanzotto, invece, sembra aver abbandonato quella tendenza alla dissoluzione per trovare, o meglio ri-trovare, nel paesaggio uno spazio originario, in cui tempo e dimensioni si dissolvono, per abitare quella che Waterhouse definisce una \u00abplurinatura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciando il sentiero gi\u00e0 battuto di un&#8217;interpretazione \u00aboscura\u00bb dei due poeti e con un focus sulle influenze filosofiche, il poeta-traduttore Waterhouse intraprende un\u2019indagine \u00abendoscopica\u00bb entrando nella filigrana del materiale linguistico e sonoro delle poesie. Con la sua lettura ci indica una via, che conduce fino alla sillaba e, da questa, riporta all\u2019indagine, al testo tramite il materiale sonoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Waterhouse traccia un sentiero tra le parole dei due poeti, ma non dimentica il bisogno del lettore di essere preso per mano in un territorio tanto mutevole. E allora torna \u00absulle mani\u00bb, come ci ricorda la traduttrice Camilla Miglio, e pare invitarci a utilizzarle per tastare il territorio, a drizzare l\u2019orecchio per ascoltare il richiamarsi delle parole a s\u00e9, e a chiudere gli occhi per rivedere la bellezza; chiudere gli occhi non significa solamente porre fine alla propria esistenza, ma indica il momento in cui si instaura una relazione ancora pi\u00f9 intima con la terra, come quando i morti si fondono con gli alberi nella poesia <em>Nacht, <\/em>Notte, in cui l&#8217;unione con la natura ci ricorda che \u00aberavamo, siamo, \/ resteremo, fiorendo\u00bb. Un esempio di fiorire celaniano lo si ritrova ancora una volta nel testo poetico di Waterhouse <em>Fiori. Manuale di poesia per chi va a piedi<\/em>, dove elementi artificiali e naturali del paesaggio si con-fondono a ogni passo del poeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Waterhouse la poesia di Zanzotto \u00e8 paesaggio, il poeta stesso e i suoi personaggi sono figure-paesaggio, come Nino il cui \u00abfeudo respira\u00bb: il trapasso nella terra \u00e8, ancora una volta, vivibilit\u00e0 che si deposita nel terreno e torna a far parte del ciclo della natura.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIl morto non \u00e8 il contrario del vivente, entrambi sono miscelabili, e nella miscela, nel sedimento, nella composta viene fuori la composizione, e ci sar\u00e0 uno zampillare: origine e primavera (come nella parola inglese spring: \u2018fonte\u2019, \u2018origine\u2019 e \u2018stagione\u2019). La forza che si genera nella sedimentazione, nella miscelazione, \u00e8 quel \u00abse-tu-vuoi\u00bb: nascono cespugli di sterpi e faggi e croco e pienezza, primizie e pire ardenti. Il trapassare \u00e8 in effetti un sedimentarsi, un accumulo di energia \u2013 natura, <em>naturans<\/em>, natale, giorno della nascita, origine e non qualcosa che va perduto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La ripetizione dei nomi \u00e8 il movimento che genera corrispondenze tra vivi e morti, tra interno ed esterno, perch\u00e9 \u00e8 proprio scrivendo, ricordando, che si resta \u201cnon perduti\u201d. L\u2019atto di nominare le cose \u00e8 il primo dono che Dio fa ad Adamo, e per questo dire come si chiamano significa dargli un volto, ripetere l\u2019atto sacro del generare: si pu\u00f2 ri-dare volto ricostruendo le parti di un corpo, membro dopo membro, sillaba dopo sillaba, richiamando le voci \u00abdistanti\u00bb. Nel caso di Celan i resti di un corpo sono ancora presenti anche se disseminati nel territorio, ed \u00e8 il tessuto sonoro a tenere insieme la figura. Nel caso di Zanzotto l\u2019andamento poetico torna su s\u00e9 stesso come una spirale e si consolida in ripetizione: come per Celan, il trapasso nella terra porta i personaggi zanzottiani a fondersi con la natura tramite movimenti retroattivi che aprono all\u2019espansione. Questo ritorno porta a un incontro tra presente e passato che \u00abcuce insieme\u00bb le persone-paesaggio tramite il termine <em>N\u00e4he<\/em>, amplificato nella traduzione di Waterhouse, il quale indica tanto la vicinanza quanto il cucire: un esempio, questo, di come la traduzione possa non solo far rivivere l\u2019originale, ma anche espandere il proprio <em>Worthof<\/em>, ovvero l\u2019aura linguistica del nome. Il saggio segue un movimento fatto di contrasti apparentemente irrisolvibili, in cui \u00e8 proprio l\u2019opposizione di suoni a generare corrispondenze di nomi: la ripetizione per contrasti non genera equivalenze, ma rende possibile l\u2019incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>La lettura genealogica di Waterhouse riflette un momento necessario dello studio sui testi: quello della riattivazione. Riattivare un testo vuol dire superare la monoliticit\u00e0 dello studio canonico sull\u2019autore. Waterhouse ci insegna, infatti, che le parole non sono formule fisse, ma, al contrario, materia viva. Questa lettura proviene, non a caso, da un poeta-traduttore che, ponendo le poesie accanto \u2013 a canto \u2013 ad altre poesie, le fa agire nello spazio della lettura proprio come il compositore che, sollecitando lo strumento, ricerca e raggiunge l\u2019unitariet\u00e0 per slittamenti e frammentazioni tematiche, rivelando le proprie potenzialit\u00e0 contrappuntistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa \u00e8 \u00abfuturibile\u00bb se non questo processo? L\u2019espressione \u00abfuturibile\u00bb, utilizzata da Andrea Cortellessa, primo studioso dell\u2019opera di Zanzotto, implica l\u2019indagine di sonorit\u00e0 apparentemente lontane, di cui \u00e8 possibile continuare a ragionare rifuggendo da interpretazioni metaforiche delle poesie per orientare l\u2019analisi all\u2019osservazione delle relazioni, o meglio delle reazioni tra le parole. Ci\u00f2 \u00e8 possibile, perch\u00e9 la parola poetica \u00e8 materia ardente che rivela tutte le sue potenzialit\u00e0 espressive proprio nel dialogo con l\u2019altro che, aperto al confronto, pu\u00f2 vedere illuminato il proprio e l\u2019estraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intero saggio di Waterhouse \u00e8 un invito al dialogo tra poesie, tra poeti, che ci si augura possa diventare prassi nell\u2019ambito degli studi letterari.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa lettura genealogica di Waterhouse riflette un momento necessario dello studio sui testi: quello della riattivazione. 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