{"id":6130,"date":"2022-01-25T18:43:14","date_gmt":"2022-01-25T18:43:14","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6130"},"modified":"2023-12-07T14:01:39","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:39","slug":"pensare-limpensabile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/01\/25\/pensare-limpensabile\/","title":{"rendered":"Pensare l&#8217;impensabile"},"content":{"rendered":"\n<p>Durante l\u2019ultimo giorno dell\u2019anno, mi capita di fare questa cosa abbastanza stupida che, volente o no, ripeto da quando ho ricordi. Riavvolgo nel cervello alcuni momenti dei mesi passati, e individuo qualche proposito per l\u2019anno a venire. Mentre ricordare, per\u00f2, mi lascia addosso un sentimento agrodolce, un misto di desiderio e repulsione verso un luogo del tempo che non torner\u00e0 pi\u00f9, tracciare orizzonti futuri genera sensazioni pi\u00f9 dinamiche, galvanizzanti, che sanno di tutta la vita che manca ancora da vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo riguardo, \u00e8 successo che durante gli ultimi stralci del 2021 mi \u00e8 capitato di leggere tre libri (<em>Il lavoro su di s\u00e9<\/em> di Ren\u00e9 Daumal, <em>Il male oscuro<\/em> di Giuseppe Berto e <em>Gli indifferenti<\/em> di Alberto Moravia) che, seguendo percorsi diversi, mi hanno detto la stessa cosa: scrivere \u00e8 uno strumento per conoscere. Anche se pu\u00f2 sembrare banale, la vividezza di questa considerazione \u2013 di cui intuivo l\u2019evidenza, ma di cui raramente avevo percepito le reali potenzialit\u00e0 \u2013 mi ha preso abbastanza alla sprovvista. Figurarsi la scrittura come uno <em>strumento<\/em> \u2013 come pu\u00f2 essere, che ne so, un microscopio da laboratorio \u2013 ribalta la percezione che normalmente se ne ha. Secondo questa prospettiva, scrivere diventa un processo che, per alcune sue qualit\u00e0 connaturate \u2013 la sedentariet\u00e0, la riflessione, la revisione \u2013 permette nei casi pi\u00f9 fortunati di accedere a strati di conoscenza altrimenti interdetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Appurato ci\u00f2, il proposito per il nuovo anno, seppur vago, era abbastanza chiaro. Se non fosse che, all\u2019atto pratico, io resisto a conoscere. E qui, entra in gioco <em>L\u2019impensato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Uscito a novembre per effequ, nella traduzione di Silvia Dal Dosso e Gregorio Magini, <em>L\u2019impensato<\/em> \u00e8 un saggio del 2017 che, alla luce delle pi\u00f9 recenti scoperte neuroscientifiche, studia i processi cognitivi inaccessibili all\u2019introspezione cosciente. La sua autrice, N. Katherine Hayles, \u00e8 una delle esponenti pi\u00f9 rilevanti del postumanesimo critico, di cui fanno parte anche Donna Haraway o Rosi Braidotti: di Hayles, in Italia, \u00e8 stato tradotto <em>My mother was a computer<\/em> (Mimesis, 2014), mentre, come ricorda su <a href=\"https:\/\/www.quadernidaltritempi.eu\/la-coscienza-e-sovrastimata-e-ora-di-pensare-limpensato\/\"><em>Quaderni d\u2019altri tempi<\/em><\/a> Roberto Paura, \u00e8 ancora inedita l\u2019opera-manifesto <em>How We Became Posthuman<\/em> (1999).<\/p>\n\n\n\n<p>Hayles parte da un assunto: quello che noi oggi intendiamo per \u201cpensare\u201d non \u00e8 altro che il frutto di processi mentali razionali, lucidi, prodotti dalla \u00abcoscienza superiore\u00bb. Le nostre esperienze di cognizione del mondo, per\u00f2, sono molto pi\u00f9 vaste, e la coscienza ne percepisce solo una piccola parte. La percentuale rimanente viene definita da Hayles \u00abcognizione nonconscia\u00bb, un sistema \u00abche opera a livello di elaborazione neuronale inaccessibile ai modi della consapevolezza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno, riceviamo infatti un diluvio di informazioni dal mondo intorno a noi. Solo una minima parte di queste viene per\u00f2 elaborata dalla coscienza, che riorganizza i dati in pensieri e narrazioni che danno senso alle nostre vite. Buona parte degli stimoli restanti, invece, viene assorbita e \u201cconosciuta\u201d tramite un altro strumento, il nonconscio cognitivo. Questo sistema ha due importanti pregi. Primo, permette alla coscienza di operare indisturbata, fungendo da diga alle \u00abinformazioni interne ed esterne che arrivano al cervello ogni millisecondo\u00bb. Inoltre, essendo il nonconscio cognitivo un attributo non esclusivamente umano (al contrario della coscienza), apre il nostro immaginario antropico ad altre unit\u00e0 cognitive rilevanti, sia biologiche che tecniche.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi soggetti formano quelli che Hayles definisce \u00abassemblaggi cognitivi nonconsci\u00bb, ovvero sistemi di distribuzione e scambio delle informazioni estesi. Per capirci, quando entriamo su Google Maps o Waze accediamo a un assemblaggio cognitivo nonconscio (attivo anche senza di noi) in cui riceviamo e scambiamo informazioni con altre infrastrutture e unit\u00e0 tecniche, con un ruolo pari al nostro. Da questa angolazione, l\u2019atrofizzazione della memoria di cui spesso ci sentiamo colpevoli pu\u00f2 essere vista da una prospettiva diversa: siamo immersi in un assemblaggio cognitivo in cui la conoscenza delle strade \u00e8 delegata a un\u2019altra unit\u00e0, e semplicemente non ci serve pi\u00f9 saperle (anche perch\u00e9, seguendo l\u2019onda di questo revanscismo tutto umano, potrebbe essere considerato altrettanto biasimevole andare al supermercato invece di cacciare).<\/p>\n\n\n\n<p>Un sapere distribuito spodesta perci\u00f2 la coscienza dal suo ruolo: da dominatrice razionale dei processi cognitivi, diventa punta dell\u2019iceberg di un assemblaggio molto pi\u00f9 ampio, di cui l\u2019unica parte visibile \u00e8 quella che sappiamo di sapere. Cos\u00ec, anche l\u2019essere umano scivola dal trono, e da semidio capace di ogni miracolo attraverso la sua coscienza dorata viene \u201cdeclassato\u201d a ingranaggio di un sistema complesso, in cui gioca il ruolo di attore ma non di protagonista. Detto con le parole di Hayles, \u00abpi\u00f9 la cognizione nonconscia aumenta di importanza e visibilit\u00e0, pi\u00f9 la coscienza abdica dal suo ruolo di arbitro del processo decisionale umano e di capacit\u00e0 cognitiva umana dominante\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora, perch\u00e9 siamo cos\u00ec fissati con la coscienza?<\/p>\n\n\n\n<p>Principalmente, perch\u00e9 non ne percepiamo i costi. Secondo il filosofo tedesco Thomas Metzinger, la coscienza primaria elabora un modello mentale di s\u00e9 \u2013 \u00abmodello fenomenico del s\u00e9 (MFS)\u00bb \u2013 e un modello delle relazioni con gli altri, \u00abmodello fenomenico della relazione intenzionale (MFRI)\u00bb, ma non ne rileva l\u2019artificialit\u00e0. Da ci\u00f2 deriva \u00abl\u2019esperienza di un s\u00e9, la sensazione di un \u201cio\u201d che dura nel tempo e ha un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 o meno continuativa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La percezione di un s\u00e9, che per Metzinger \u00e8 una menzogna, ha una forte funzione adattiva, perch\u00e9 crea e mantiene un quadro coerente del mondo, permettendoci di sopravvivere alle novit\u00e0 che incontriamo quotidianamente. Questo vantaggio, per\u00f2, ha un costo: per ottenere la coerenza, la coscienza primaria elimina le situazioni atipiche o non convenzionali. Ignorare questo salasso cognitivo ha consentito alla coscienza pi\u00f9 razionale di imporsi come strumento privilegiato di acquisizione del sapere \u2013 e, a cascata, a correnti come l\u2019illuminismo (che ha ormai mostrato i suoi limiti, come ricordano Cosmo e Paolo Pecere su <a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/episode\/2S0XDisbloP8sVfYC5UoUx?si=4c50a0283eaf44ea\"><em>Rag\u00f9<\/em><\/a>) di dilagare cos\u00ec a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un salasso che si sconta anche a livello individuale. Quando mi confronto con nuovi stimoli, sento infatti che entra in gioco un livello di resistenza sotterranea, un lavorio interiore che, zelante, riconduce l\u2019anomalia alla normalit\u00e0. La ritrosia di cui parlo non \u00e8 una risposta reazionaria (e consapevole) alla novit\u00e0 \u2013 che anzi, quando stimolante, mi elettrizza \u2013 ma una distorsione nonconscia delle sollecitazioni esterne. Questo congegno si attiva a un livello cos\u00ec profondo che ne posso solo tastare gli effetti, quando risale in superficie sottoforma di coerenza. Per questo, anche utilizzando la scrittura come rompighiaccio, penso sia cos\u00ec complesso conoscere: perch\u00e9 non vuol dire solo apprendere, ma apprendere ad apprendere. Non imparare ad aprire i polmoni, ma a respirare con la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto, mentre leggevo i primi capitoli dell\u2019<em>Impensato<\/em>, mantenevo una riserva: come fanno questi due sistemi \u2013 cognizione conscia e nonconscia \u2013 a lavorare simultaneamente? Ovvero, come si pu\u00f2 osservare la stessa scena e ricevere stimoli diversi? Hayles scoglie il dubbio dopo un centinaio di pagine, utilizzando come esempio un celebre esperimento di psicologia cognitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1999, gli psicologi Christopher Chabris e Daniel Simons chiesero ad alcuni soggetti di contare i passaggi fra giocatori di basket in un video. A met\u00e0 esperimento, un tizio travestito da gorilla attravers\u00f2 la scena, ma la maggioranza degli individui disse di non aver notato nulla. Questo, in breve, si chiama <em>attentional blink<\/em>: \u00abl\u2019informazione non raggiunge la coscienza perch\u00e9 lo spazio di lavoro globale \u00e8 occupato da informazioni di un altro processore\u00bb. In questo caso, il nonconscio cognitivo ha percepito il passaggio del gorilla, solo che non ha ritenuto necessario trasmettere l\u2019informazione alla coscienza, impegnata su altro (i soggetti che individuarono l\u2019uomo travestito non erano cos\u00ec concentrati sui palleggi, specifica Hayles). Secondo questa lettura, non solo si riesce a comprendere come conscio e nonconoscio cognitivo possano agire in parallelo, ma anche quanto il secondo sia essenziale per lasciare il primo libero di elaborare i problemi che \u00e8 progettato per risolvere. Il nonconscio cognitivo non confuta perci\u00f2 la razionalit\u00e0, ma ne spiega la meccanica.<\/p>\n\n\n\n<p>E se invece fossimo privi di questo strumento, come funzionerebbe la nostra coscienza?<\/p>\n\n\n\n<p>Una domanda a cui risponde Hayles analizzando il romanzo <em>D\u00e9j\u00e0 Vu<\/em>, di Tom McCarthy. Pubblicato nel 2005 (in Italia nel 2007, da Isbn Edizioni), racconta la storia di un uomo che, vittima di un incidente avvenuto in circostanze nebulose, ha sub\u00ecto un danno neurologico grave, con conseguente perdita della memoria e, soprattutto, delle facolt\u00e0 del nonconoscio cognitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abLa coscienza si trova costretta a supplire al suo ruolo sobbarcandosi compiti che non le competono, come il riconoscimento e l\u2019estrapolazione di pattern, l\u2019integrazione di marcatori somatici in rappresentazioni coerenti del corpo, e la fusione di eventi avvenuti in luoghi e momenti diversi nella simultaneit\u00e0 della coscienza\u00bb, spiega Hayles. \u00abNaturalmente la funzione primaria della cognizione nonconscia \u00e8 prevenire il sovraccarico della coscienza, che ha capacit\u00e0 di assorbimento e di elaborazione delle informazioni limitate, cosicch\u00e9 la sua assenza spinge la coscienza a trovarsi costantemente sull\u2019orlo del sovraccarico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La coscienza del protagonista, dunque, una volta perso questo importante lavoro di filtraggio, cerca di instaurare un controllo sempre maggiore sulla realt\u00e0. Il narratore, dotato di una disponibilit\u00e0 economica quasi inesauribile (ha ricevuto come risarcimento per l\u2019incidente otto milioni di sterline) riduce inizialmente la materia entro schemi familiari, reiterando compulsivamente le proprie azioni (come il gesto banale dell\u2019apertura di un frigorifero). In seguito, paga degli attori affinch\u00e9 ripetano un copione all\u2019infinito, corrispondente all\u2019unico ricordo nitido della sua vita passata. Ma la realt\u00e0 resiste a farsi ridurre, e conserva quel rimasuglio (<em>remainder<\/em>, come il titolo originale dell\u2019opera) di aleatoriet\u00e0, che si oppone all\u2019\u00abimperialismo\u00bb della coscienza ipertrofica, lasciando il protagonista imprigionato dentro l\u2019eco del suo s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo di fantascienza <em>Blindsight<\/em>, di Peter Watts, risponde invece alla domanda opposta: cosa succederebbe se fossimo privi di coscienza? L\u2019autore canadese suppone l\u2019esistenza di una specie aliena, i \u00abcriptoidi\u00bb, dotati di una tecnologia superiore a quella terrestre: questa popolazione, per\u00f2, \u00e8 priva di pensiero cosciente. Possiede un\u2019intelligenza vastissima, ma non sa di sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00ab[La coscienza] Spreca energia e potenza di calcolo, \u00e8 ossessionata da s\u00e9 stessa fino alla psicosi. I criptoidi non ne hanno bisogno, sono pi\u00f9 parsimoniosi. Hanno una biochimica pi\u00f9 semplice, cervelli pi\u00f9 piccoli \u2013 eppure a livello intellettivo ci ridicolizzano, anche quando sono lontani dalla loro nave, senza strumenti, mutilati [&#8230;] ritorcono le tue capacit\u00e0 cognitive contro s\u00e9 stesse. Viaggiano tra le stelle. \u00c8 il potere dell\u2019intelligenza quando non \u00e8 intralciata dall\u2019autoconsapevolezza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A fare queste considerazioni \u00e8 Siri Keeton, protagonista del romanzo e membro dell\u2019equipaggio dell\u2019astronave Teseo, partita dalla Terra in un viaggio esplorativo alla ricerca della specie aliena. Comprese le potenzialit\u00e0, e la pericolosit\u00e0, di queste creature, il comandante Jukka Sarasti invia una soldata, Amanda Bates, all\u2019interno della Rorschach, la nave dei criptoidi la cui stessa conformazione \u00e8 un\u2019allegoria dell\u2019alterit\u00e0, \u00abun groviglio, un caos grande come una citt\u00e0 di filamenti vetrosi, anelli e ponti e spire sottili\u00bb. Una volta entrata, Amanda Bates si perder\u00e0 all\u2019interno della Rorschach, comunicando al resto dell\u2019equipaggio soltanto attraverso frasi enigmatiche, \u00absono gi\u00e0 morta\u00bb, \u00abnon sono qua fuori\u00bb, \u00abnon sono da nessuna parte\u00bb, \u00abnon sono niente\u00bb, manifestazioni di quella <em>ego loss<\/em> (per usare un termine caro alla psichedelia) di cui la soldata fa esperienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00ab[Amanda Bates] Diviene letteralmente \u2018nessuno\u2019, \u00e8 ridotta al nonconscio cognitivo e ai processi materiali che precedono la costruzione del s\u00e9 operata dalla coscienza\u00bb, commenta Hayles. \u00abLa dichiarazione \u201csono morta\u201d non parla della fine della vita organica, ma della cessazione della narrazione del s\u00e9, dell\u2019Io le cui superfici topologiche sono spazzate via quando la coscienza si spegne. Questa \u00e8 l\u2019interpretazione che Siri fa della situazione: \u201cDal punto di vista di Amanda Bates, dire \u2018non esisto\u2019 non avrebbe alcun senso, ma quando a pronunciare la stessa frase sono i processi [nonconsci] sottostanti, stanno solo dicendo che i parassiti [i processi coscienti] sono morti. Stanno solo dicendo \u2018siamo liberi\u2019&#8221;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019impensato<\/em> \u00e8 dunque un saggio che ha il valore di una vera e propria rottura epistemologica. L\u2019unica nota stonata del testo \u00e8 il linguaggio con cui viene presentato: accademico, macchinoso, trasmette la sensazione che l\u2019autrice, sull\u2019altare del rigore scientifico, abbia scelto di sacrificare la comunicabilit\u00e0. Ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 abbandonando qualche zavorra teorica, sarebbe potuto (e dovuto) entrare nella mente di una platea decisamente pi\u00f9 vasta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tant\u2019\u00e8: l\u2019importante \u00e8 parlare di questo libro, lasciarsi attraversare dalla scarica elettrica che produce e uscirne rigenerati. \u00abI soggetti umani non possono pi\u00f9 essere contenuti dai confini della loro pelle\u00bb, dice Hayles. E, a pensarci bene, questo potrebbe anche essere un proposito da tenere a mente per il 2022: uscire dalla mia pelle.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUn sapere distribuito spodesta la coscienza dal suo ruolo: da dominatrice razionale dei processi cognitivi, diventa punta dell\u2019iceberg di un assemblaggio molto pi\u00f9 ampio, di cui l\u2019unica parte visibile \u00e8 quella che sappiamo di sapere\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":6131,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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