{"id":6117,"date":"2022-01-21T09:03:02","date_gmt":"2022-01-21T09:03:02","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6117"},"modified":"2023-12-07T14:01:39","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:39","slug":"autopsia-di-un-disastro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/01\/21\/autopsia-di-un-disastro\/","title":{"rendered":"Autopsia di un disastro"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando si comincia a disegnare, che sia perch\u00e9 si ha la passione o perch\u00e9 \u00e8 un modo come un altro per passare il tempo, di solito si impara ricalcando o riproducendo altre illustrazioni che gi\u00e0 ci piacciono. Lo faceva <a href=\"https:\/\/www.tunue.com\/product\/vita-di-walt-disney\/\">Walt Disney da bambino<\/a> con le vignette satiriche di Ryan Walker sulla prima pagina dell\u2019<em>Appeal to Reason<\/em>, giornale filosocialista che distribuiva porta a porta con il padre, lo abbiamo fatto tutti noi comuni mortali con i nostri fumetti o libri d\u2019arte. Col tempo si acquista maggiore sicurezza e, condizione imprescindibile per fare il salto di qualit\u00e0, si comincia a mettere del proprio in quel bozzetto, rendendolo unico e riconoscibile. Lo si fa disegnando, ma lo stesso avviene anche con le cover musicali: non \u00e8 importante la mera riproduzione, quanto piuttosto la reinterpretazione personale. Detto ci\u00f2, ricalcare rimane il metodo pi\u00f9 sicuro per non sbagliare. O per sbagliare tutto, come in questo caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Togliamoci il dente fin da subito: <em>Diabolik<\/em> (2021) dei Manetti Bros. (nome d\u2019arte dei fratelli Marco e Antonio Manetti) \u00e8 un film pieno di errori e scelte infelici che contaminano quasi tutti i reparti. Nonostante ci\u00f2 la pellicola dei due registi resta un esperimento fallito a suo modo interessante. <em>Diabolik<\/em> non \u00e8 semplicemente un flop del cinema italiano, perch\u00e9 dietro a <em>Diabolik<\/em> si intravede un disegno, un\u2019idea che forse sulla carta avrebbe potuto veramente funzionare, ma la cui resa cinematografica non poteva che essere fallimentare. In tutto ci\u00f2, c\u2019\u00e8 anche un mistero: perch\u00e9 farlo cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciamo dal film.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ombra si aggira per la citt\u00e0 di Clerville: \u00e8 Diabolik (Luca Marinelli), ladro freddo e calcolatore che elimina chiunque si frapponga lungo il suo cammino. Alle calcagna ha Ginko (Valerio Mastandrea), inflessibile ispettore di polizia devoto alla causa di arrestare il ladro in calzamaglia. Questo indissolubile equilibrio di cane e gatto viene sconvolto dall\u2019arrivo di Eva Kant (Miriam Leone), <em>femme fatale <\/em>dal passato oscuro, arrivata dal Sudafrica con un prezioso diamante, ereditato dal defunto marito, morto in un incidente di caccia dalle circostanze oscure. La donna finisce nel mirino di Diabolik, che vuole mettere le mani sul suo tesoro; appena i due si incontrano, per\u00f2, scatta l\u2019amore. Da quel momento in poi faranno coppia fissa, un colpo dopo l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6119 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6119 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1-300x200.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1-768x512.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 anche la vicenda del fumetto di Angela e Luciana Giussani, pubblicato per la prima volta nel 1962 (e attualmente in corso). La trama \u00e8 cos\u00ec classica che solo a leggerla c\u2019\u00e8 da stropicciarsi gli occhi, come dopo che si soffia via la polvere da un vecchio libro in soffitta. E andrebbe benissimo cos\u00ec, perch\u00e9 di solito partire da un intreccio tradizionale \u00e8 la soluzione pi\u00f9 comoda se si vuole scrivere qualcosa che funzioni. Di solito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto per cominciare: Clerville. \u00c8 Bologna. Non c\u2019\u00e8 modo di nasconderlo, quella \u00e8 Bologna: i portici, gli incroci, gli edifici storici. Quindi perch\u00e9 non ambientarlo semplicemente a Bologna? Non ci sono neanche grossi problemi di coerenza interna: Diabolik \u00e8 un uomo senza nome, Eva Kant viene dal Sudafrica e Ginko, se proprio quella cappa rappresentasse un problema, che diventi \u201cGinco\u201d e andr\u00e0 bene lo stesso. Per\u00f2 no, non si pu\u00f2. Non si pu\u00f2 perch\u00e9 nel fumetto siamo a Clerville, quindi rimarremo a Clerville. E sia, passiamo dunque sopra la polizia vestita come a New York nei ruggenti anni venti che sfreccia su FIAT d\u2019epoca per le strade di Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p>Se lo si prende con ironia (perch\u00e9 il film al contrario si prende molto sul serio) si pu\u00f2 anche apprezzare la messa in scena posticcia, la fotografia abbagliante da sceneggiato RAI e perfino il costume di Diabolik, anche se per quest\u2019ultimo ci vuole un po\u2019 per abituarsi. Ma per quanto ci si impegni l\u2019intreccio e i dialoghi rimangono indigesti per tutta la durata del film: le battute sono artificiose, scontate, le reazioni dei personaggi estremizzate fino alla caricatura. Senza contare le scene interminabili in cui i personaggi spiegano cosa faranno, cosa accadr\u00e0, insomma raccontano l\u2019azione, l\u2019ultimo chiodo sulla bara della narrazione cinematografica. Emblema della sceneggiatura farraginosa (firmata dai Manetti e da Michelangelo La Neve, recentemente scomparso) \u00e8 il momento in cui il film sembra finito e poi, all\u2019improvviso e senza una ragione valida, ne comincia un altro, con un nuovo furto, in un\u2019altra citt\u00e0, praticamente un seguito del film nel film stesso. Forse un tentativo disperato di ravvivare il fuoco, che ha finito invece per soffocarlo definitivamente.<\/p>\n\n\n\n<p>E la responsabilit\u00e0 non \u00e8 del cast, anche se potrebbe sembrare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6121 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"526\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6121 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik3.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik3-300x154.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Diabolik3-768x395.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Marinelli nel ruolo del ladro (non troppo) gentiluomo sembra imbottito di Xanax: per essere inquietante abbassa la frequenza della voce fino al cavernoso e regala sguardi persi nel vuoto. Dei tre principali \u00e8 forse quello che ne esce peggio. Mastandrea \u00e8 un Ginko malinconico e sconsolato, viene voglia di abbracciarlo e incoraggiarlo a non mollare. Infine, Miriam Leone risulta l\u2019unica autentica vincitrice in questa Caporetto: la sua interpretazione di Eva Kant riesce a convincere e appare a suo agio nelle vesti del proprio personaggio e spontanea in quel modo di parlare cos\u00ec farsesco. Queste sono le punte di diamante, gli attori sulla locandina; ma nel cast ci sono altri interpreti validi come Alessandro Roja, Serena Rossi e Pier Giorgio Bellocchio. E quindi cosa \u00e8 andato storto?<\/p>\n\n\n\n<p>Poniamo il caso che a fine film vi venga in mente di sfogliare un vecchio Diabolik che avete a casa, o di ripescarlo andando a trovare zii o nonni: vi rendereste subito conto della somiglianza abbacinante. A questo punto sembra evidente che l\u2019idea di partenza fosse quella di riprodurre fedelmente, nel 2021, il fumetto di Diabolik, trasponendolo dalla carta alla pellicola con luterana fedelt\u00e0 alle scritture, ma senza carpire il senso, per reinterpretarlo secondo una propria idea di cinema. Ecco spiegato quell\u2019effetto straniante fin dalle prime battute. Anche il ritmo brachicardico \u00e8 frutto di questa idea bizzarra: rispetto agli anni in cui usciva l\u2019opera e al pubblico di riferimento, il ritmo delle narrazioni \u00e8 cambiato, tanto nei fumetti quanto nel cinema, e questa differenza si sente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa trasposizione sul grande schermo, cos\u00ec semplice nella teoria quanto contorta nell\u2019esecuzione, andrebbe bene se <em>Diabolik<\/em> fosse una parodia. Cosa che non \u00e8 affatto. Il primo lungometraggio dei fratelli Manetti, <em>Zora la Vampira <\/em>(2000), prendeva solo il titolo dall\u2019originale fumetto erotico degli anni \u201970 e lo sfruttava come espediente per creare un film comico, che vede un Conte Dracula muoversi all\u2019interno dell\u2019underground romano. Per quanto amatoriale e grottesco possa risultare se rivisto oggi, resta comunque l\u2019idea forte di un cinema scanzonato e anticonformista di due registi figli del cinema di Lenzi, Fulci e Bava.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando del diavolo, proprio Mario Bava ha realizzato una celebre trasposizione per il cinema di <em>Diabolik<\/em>, a soli sei anni dalla prima uscita dell\u2019opera delle sorelle Giussani (partecipi in prima persona della stesura del progetto), e che i Manetti avranno sicuramente visto senza, apparentemente, apprenderne la lezione. Infatti, mentre il primo film di Bava \u00e8 un compendio di pop art, psichedelia e trama invisibile da thriller poliziesco balordo, un prodotto colorato e dal ritmo esplosivo tipico del cinema degli anni \u201860, quello dei due registi romani alterna luci opache ad atmosfere cupe, che cozzano ancor di pi\u00f9 quando gli attori si muovono vestiti eleganti come manichini di una boutique francese. Il secondo lungometraggio \u00e8 certamente pi\u00f9 fedele alle atmosfere del fumetto, ma non per questo altrettanto interessante dal punto di vista cinematografico. Da spettatori sembra come se il giovane Dario Argento della <em>Trilogia degli animali<\/em> dirigesse <em>Il paradiso delle signore<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Stoccate a parte, la domanda dell\u2019inizio rimane senza risposta: perch\u00e9 farlo cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa pi\u00f9 semplice da pensare sarebbe che i due fratelli romani, mossi da un amore profondissimo per l\u2019opera delle Giussani, si siano sentiti in dovere, cos\u00ec come probabilmente abbiano provato il piacere, di trasporre l\u2019opera con la maggiore fedelt\u00e0 possibile, dalle tavole alla pellicola. E avrebbe senso, ma c\u2019\u00e8 da considerare che per il film era stato inizialmente chiamato alla regia Gabriele Mainetti, che invece si \u00e8 chiamato fuori (e che a quanto pare possiede un sesto senso per i flop, visto che prima di questo film ha rifiutato anche la regia di <em>Venom<\/em> del 2018). Quindi, neanche a dire che si trattasse del sogno nel cassetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si riconferma il fatto che i Manetti Bros. si muovono meglio nella parodia che su un registro pi\u00f9 serio: <em>Song&#8217;e Napule <\/em>(2014) tra commedia e poliziesco, <em>Ammore e malavita <\/em>(2017) un gangster musical esuberante; per non parlare dell\u2019intramontabile <em>Ispettore Coliandro <\/em>che dopo otto stagioni (e anche qui tra alti e bassi) resta una delle migliori serie Rai mai girate. E poi <em>Diabolik<\/em>, che a suo modo avrebbe potuto essere divertentissimo, forse osando ancora di pi\u00f9 e dimenticandosi dell\u2019opera originale. Pu\u00f2 darsi, ma ormai non \u00e8 pi\u00f9 rilevante. Ci\u00f2 che forse \u00e8 ancora pi\u00f9 interessante, in questo Hindenburg della recente rinascita del cinema di genere in Italia, \u00e8 il fatto che sia gi\u00e0 in lavorazione un <a href=\"https:\/\/cinema.everyeye.it\/notizie\/diabolik-2-quando-esce-sequel-film-perche-non-marinelli-558991.html\">sequel<\/a>, in cui Luca Marinelli (che ha abbandonato la nave alla prima falla) verr\u00e0 sostituito da Giacomo Gianniotti. Bene cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDietro a &#8220;Diabolik&#8221; si intravede un\u2019idea che forse sulla carta avrebbe potuto funzionare, ma la cui resa cinematografica non poteva che essere fallimentare. 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