{"id":6101,"date":"2022-01-19T09:32:52","date_gmt":"2022-01-19T09:32:52","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6101"},"modified":"2023-12-07T14:01:39","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:39","slug":"il-tempo-altrove","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2022\/01\/19\/il-tempo-altrove\/","title":{"rendered":"Il tempo altrove"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-647x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6104 lazyload\" width=\"236\" height=\"374\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-647x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6104 lazyload\" width=\"236\" height=\"374\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-647x1024.jpg 647w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-189x300.jpg 189w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-768x1216.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-970x1536.jpg 970w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1-1293x2048.jpg 1293w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/LL2-3-1.jpg 1417w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una spiaggia di sabbia morbida, bagnata da un mare verdognolo che fa contrasto con un cielo buio, venato di bianco, quasi in tempesta. Ad est c\u2019\u00e8 una torre, o un grattacielo, che guarda verso l\u2019orizzonte bruno. C\u2019\u00e8 tanta gente che entra a farsi accarezzare dallo iodio, forse a cercarmi, ma io sono sul bagnasciuga con le gambe al petto ad aspettare l\u2019acquazzone. I grilli cantano, finch\u00e9 non arriva l\u2019odore appagante dei temporali estivi.<br>Ecco cosa troverebbe il protagonista de <em>La Ferita<\/em>, di Lucio Leone, edito da Polidoro Editore, se aprisse il mio sterno e ci entrasse a pi\u00e8 pari come fa durante la narrazione.<br>Leone, nato a Napoli, classe \u201976, ha esordito con <em>Nel buio arde<\/em> (Ad Est dell\u2019Equatore) e ha poi pubblicato per Spartaco Editore <em>A noi la colpa<\/em>. Negli anni ha collaborato con Perrone Editore, Crapula Club, Neutopia e altre riviste. Nel 2018 assieme a Ciro Marino e Antonio Corduas ha fondato Wojtek Edizioni \u2013 alla quale, pi\u00f9 tardi, hanno poi aderito Alfredo Zucchi, Anna Di Gioia e Eduardo Savarese.<br><em>La Ferita<\/em> \u00e8 la storia di un uomo che svolge una professione esplorativa e medica allo stesso tempo. Si tratta di incidere i corpi dei suoi clienti, morti suicidi, e immergersi nel loro altrove attraverso quella ferita \u2013 che molto spesso rispecchia il conflitto psichico che li ha portati a prendere la loro decisione \u2013, per provare a distoglierli dal compiere il gesto estremo, <em>almeno <\/em>in questa personalissima dimensione. Alla terza commissione fallita, l\u2019uomo si trova di fronte all\u2019evidenza dei fatti: soffre del male dei suoi stessi clienti.<br>Il libro di Leone \u00e8 una storia simbolica che squarta temi generalmente delicati. Sviscerarli, letteralmente, per osservarli meglio da vicino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando \u00e8 nata l\u2019idea di questa fiaba nera?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Volevo sin dall\u2019inizio mantenere un registro favolistico con un tema che per sua natura non lo prevede. <em>La Ferita<\/em> nasce dalla perdita di una persona a me molto cara: \u00e8 un tentativo di interiorizzare questo evento, un processo molto lungo. La scrittura \u00e8 una sublimazione, diceva Freud. Ma senza scomodarlo, qualsiasi processo simile, letterario o musicale, crea un confronto interessante non solo intrapsichico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per questo nel tuo romanzo si \u00e8 trasportati subito altrove, letteralmente in un mondo oltre la ferita. Cosa ha influito nella costruzione di questa intuizione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La simbologia \u00e8 la chiave del mio romanzo: cos\u00ec come \u00e8 accaduto per la mia ferita, non vale e non basta la spiegazione di qualcuno che ti dica come reagire. Si tratta di un processo allegorico, allo stesso modo dell\u2019elaborazione del tutto. E tale meccanismo credo sia la chiave di volta per cercare di raccontare. Serve a stimolare un\u2019immedesimazione, una sensibilit\u00e0, cio\u00e8 uno spazio vuoto che \u00e8 colmato dal lettore, che \u00e8 parte integrante di tutto il processo. Il mio tentativo era proprio quello di allargare questa zona e di innescare questo effetto. L\u2019altrove, inoltre, \u00e8 il mio modo di percepire la realt\u00e0. Cos\u00ec come lo spazio vuoto di un\u2019opera letteraria viene colmato dal lettore, cos\u00ec il rapporto della realt\u00e0 viene colmato dalla coscienza. Questo spazio qui \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 altrove. Ho quindi provato a renderlo figurativo, ma quella dell\u2019altrove \u00e8 una dinamica esistente, un posto che abbiamo tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I tuoi mondi all\u2019interno della ferita sembrano costruiti sul conflitto del suicida.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ti faccio un esempio: quando si osserva una persona, si crea, inevitabilmente, in qualche modo un\u2019immagine. Se si prova a trasformare tale proiezione in qualcosa di figurativo, ecco che appare il mondo interiore. Che poi \u00e8 chiaro che a volte possa risultare finto: l\u2019altro \u00e8 sempre inconoscibile. Questo \u00e8 un processo di cui avrei potuto scrivere all\u2019infinito, ma sarebbe stato ozioso, andava ponderato. Il tentativo di far emergere il conflitto psichico si trova proprio qui. C\u2019\u00e8 uno studio approfondito dietro, al contrario di altre situazioni differenti all\u2019interno dell\u2019opera, come il simbolismo dell\u2019albero che invece \u00e8 arrivato con un\u2019intuizione pi\u00f9 naturale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A proposito di mondi extra-ordinari mi vengono in mente Maurizio Torchio in <em>L\u2019invulnerabile altrove<\/em> o la cittadina innevata nella testa del protagonista di <em>La fine del mondo<\/em>\/ <em>Il paese delle meraviglie<\/em> di Haruki Murakami. In entrambi i casi e anche in <em>La Ferita<\/em>, l\u2019altrove, quindi ipoteticamente un posto lontano ed esterno, \u00e8 all\u2019interno. Quanto sono legati questi due concetti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Avviciniamo il concetto di altrove al concetto di irreale o di assurdo. Ad esempio, proprio Murakami in <em>1Q84<\/em> fa accadere qualcosa di particolare: quando la protagonista discende le scalette di emergenza di una tangenziale si ritrova in un\u2019altra dimensione, con due lune. Insomma, l\u2019altro mondo si inserisce nel reale. \u00c8 un meccanismo che compie anche Antonio Moresco in <em>Gli esordi<\/em>, introducendo elementi di altrove nella realt\u00e0. Una disposizione molto diversa da quella del realismo magico, poich\u00e9 per Moresco e Murakami la magia \u00e8 parte della realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Da editore noto tantissimo questa tendenza nella litweb \u2013 che scandaglio accuratamente per il lavoro di scouting: molti autori scrivono di irreale o di dimensioni che si situano oltre il reale. La bellezza di questo mondo online \u00e8 che la voglia di scrivere \u00e8 autentica, tale autenticit\u00e0 \u00e8 mossa da un\u2019urgenza e in quest\u2019ultima \u00e8 riscontrabile un certo lavoro sull\u2019altrove. In relazione alla contemporaneit\u00e0 tale tendenza \u00e8 sintomo di una necessit\u00e0 di qualcosa che vada oltre. Ritornando alla domanda. Non trovo differenze, nemmeno con l\u2019altrove del realismo magico, o del fantasy, che pure pongono uno scarto pi\u00f9 concreto tra reale e irreale. L\u2019altrove \u00e8 sempre parte del \u201cdentro\u201d, il fatto di scinderlo o meno non lo pone a una distanza diversa. Si tratta in ogni caso di una dimensione del s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Entrando invece nel set dei personaggi dell\u2019opera, vorrei parlare della ragazza e dei gemelli. L\u2019identit\u00e0 della prima, che \u00absalva dal tempo\u00bb l\u2019io narrante all\u2019interno della ferita, rimane fumosa fino alla fine. Il tutto si svolge mentre una coppia di gemelli siamesi segue le gesta del protagonista. Ci racconti meglio le genesi e i ruoli di queste figure?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono due personaggi molto diversi che per\u00f2 assolvono entrambi alla funzione simbolico\/metaforica di cui parlavamo sopra. La figura femminile in realt\u00e0 rappresenta ci\u00f2 che il lettore vuole che sia. Lascio a lui la responsabilit\u00e0 di colmare il vuoto della sua identit\u00e0. Dal punto di vista dello scrittore l\u2019identit\u00e0 invece \u00e8 chiara: si tratta della sorella, che funge da bussola nel passaggio. I gemelli sono, d\u2019altra parte, una sorta di coro greco e rappresentano una visione spirituale e dualistica. Banalizzando: l\u2019impossibile e il possibile, il male e il bene. La rappresentazione legata ai gemelli siamesi vuole scatenare una dimensione immateriale e una riflessione, raffigurando per l\u2019appunto l\u2019unione impossibile di due opposti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dualismo che mi pare si ripresenti con la coppia di temi che innervano il racconto: la depressione-suicidio e il tempo. Partendo dalla prima, cosa ti ha portato a scegliere di rappresentarla con un albero di pietra?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Motivi intuitivi e inconsci sull\u2019autoanalisi tramite simboli. Penso che sia molto legato al percorso che mi ha portato a scrivere il romanzo. L\u2019albero, tra l\u2019altro, \u00e8 notoriamente un simbolo positivo e di vita, ma, come detto prima, c\u2019\u00e8 sempre una parte oscura. Cos\u00ec, questo simbolo vivifico di pietra diventa un\u2019alterazione della vita e della positivit\u00e0 stesse. Inoltre, credo anche che l\u2019immagine contempli quell\u2019aspetto subdolo della depressione, che sa anche coccolarti e farti sentire accolto. L\u2019albero oscuro \u00e8 una porta verso questa dimensione. Un simbolo iperdualistico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Simbolo strettamente legato con il secondo topos della tua opera, ovvero il tempo e la sua relativit\u00e0. E subito affiora nella mente del lettore <em>L\u2019ordine del tempo<\/em> di Carlo Rovelli. Ci racconti di questa relazione depressione-tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chiaramente ho letto Rovelli e la fisica quantistica in chiave filosofica mi interessa molto. Siamo inoltre in un momento storico in cui la fisica teorica \u00e8 pi\u00f9 avanti di quella sperimentale, anche per questo probabilmente risulta cos\u00ec suggestiva. Il concetto del tempo in relazione alla depressione \u00e8 un tema chiave, ma se ci pensi bene vale per qualsiasi argomento.<\/p>\n\n\n\n<p>La percezione del tempo \u00e8 fondamentale, padroneggiarla ti permette di vivere in un\u2019altra maniera. L\u2019ho imparato avvicinandomi al <em>theravada<\/em>, la corrente pi\u00f9 classica del buddhismo. Concepire l\u2019assenza di tempo nel momento, riuscire a capire quanto dura veramente un attimo, \u00e8 una delle chiavi dell\u2019esistenza. La depressione nella sua finta accoglienza riesce a dilatare il tempo ed \u00e8 uno degli effetti principali e pi\u00f9 disastrosi per chi ne \u00e8 affetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono, inoltre, tantissimi studi sulla meditazione in relazione alla depressione e i benefici che tale pratica apporta. La meditazione aiuta ad avere consapevolezza del tempo. Nell\u2019ambito delle psicopatologie e delle patologie legate alla depressione, riuscire a spezzare questo timing \u00e8 una dinamica importantissima. Nel romanzo il senso \u00e8 quello di evidenziare la connessione tra la depressione della coscienza e il concetto di tempo. Non \u00e8 un caso che le malattie psicologiche siano spesso associate a questi due concetti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 hai sentito la necessit\u00e0 di inserire la tematica dei suicidi e della depressione nella cornice storica della pandemia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un caso, in realt\u00e0. Ho iniziato a scrivere il testo sei anni fa, sono seguite diverse riscritture prima che scoppiasse la pandemia. Non c\u2019\u00e8 una correlazione, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Potessi spiarlo da una fessura, il tuo altrove interno sarebbe\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un castello diroccato, semi distrutto, circondato da un bosco attorno. Del fuoco vivo che brucia all\u2019interno dell\u2019edificio.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019altrove \u00e8 il mio modo di percepire la realt\u00e0. Cos\u00ec come lo spazio vuoto di un\u2019opera letteraria viene colmato dal lettore, cos\u00ec il rapporto della realt\u00e0 viene colmato dalla coscienza. Questo spazio qui \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 altrove. 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