{"id":6057,"date":"2021-12-23T13:07:30","date_gmt":"2021-12-23T13:07:30","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6057"},"modified":"2023-12-07T14:01:40","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:40","slug":"vivere-di-storie-e-stile-il-giornalismo-secondo-wes-anderson","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/12\/23\/vivere-di-storie-e-stile-il-giornalismo-secondo-wes-anderson\/","title":{"rendered":"Vivere di storie e stile: il giornalismo secondo Wes Anderson"},"content":{"rendered":"\n<p>Prima che la vita per me si riducesse a un oscuro cineclub solitario che manda a nastro capolavori alla <em>Quarto potere<\/em> e piccole perle come <em>L&#8217;isola dei cani<\/em>&nbsp;\u2013 che a mio avviso si legano benissimo per via di brevi e inutili citazioni di quest&#8217;ultimo nei confronti del film di Welles \u2013, prima insomma che la mia vita diventasse un microcinema d&#8217;essai governato da pile di dvd che vengono su dal pavimento come alberelli sbilenchi, io, molto tempo fa, ero un inviato per un piccolo giornale romano assai periferico che oggi non esiste pi\u00f9, tirato in poche migliaia di copie giornaliere, e che neanche posso pi\u00f9 nominare, ch\u00e9 non vorrei il lettore si mettesse a cercare su Google; di pentimento ne ho gi\u00e0 avuto abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Basti sapere che all&#8217;epoca avevo una moto, vent&#8217;anni e voglia di scoprire piccolissime e improbabili storie di strada, allo stesso modo di un Herbsaint Sazerac interpretato da Owen Wilson, cronista del <em>French Dispatch<\/em> che se ne va a zonzo in bici per Ennui-sur-Blas\u00e9, piccola cittadina francese inventata per l&#8217;occasione, mostrandone abitanti, scorci e luci come fosse un presepe animato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo mio passato da giovane reporter wannabe, pazzo per le stramberie narrative offerte dalla citt\u00e0, dovrebbe gi\u00e0 farvi capire da che parte tirer\u00e0 il pezzo: <em>The French Dispatch <\/em>\u00e8 un parco giochi per aspiranti scrittori, reporter pi\u00f9 o meno smaliziati e cultori di ci\u00f2 che si possa definire un buon racconto; un diorama della perfetta \u2013 fiabesca \u2013 redazione giornalistica di modello americano, una brigata di cacciatori di storie, l&#8217;odore del <em>new journalism<\/em>, andare in giro e cercare il <em>fatto<\/em>, le persone, le ragioni, i movimenti naturali di un ambiente cittadino; e poi metterci la propria voce, una scrittura che renda tutto omogeneo e sensato: lo stile \u00e8 uno strumento che serve per restituire al mondo un oggetto estetico all&#8217;altezza del tempo rubato al lettore. Ed \u00e8 la poetica del cinema di Anderson, dopotutto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6065 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6065 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1-300x169.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1-768x432.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma1.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Il <em>French Dispatch<\/em>, giusto per darvi un po&#8217; di contesto \u2013 ma mi pesa: e non credo vi serva \u2013 \u00e8 questa rivista totalmente immaginaria, ispirata al <em>New Yorker<\/em>; anche i redattori, le personalit\u00e0 che la compongono e vi gravitano attorno sono ricalcati sui miti dell&#8217;Olimpo giornalistico di Wes Anderson: nei titoli di coda, infatti, viene mostrato un lungo elenco di autori cui il regista si \u00e8 ispirato per i suoi personaggi \u2013 primo a saltarmi all&#8217;occhio \u00e8 stato James Baldwin, scrittore su cui Anderson ha modellato il suo Roebuck Wright, interpretato da Jeffrey Wright.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono andato a vedere <em>The French Dispatch<\/em> al Greenwich di Testaccio, una sera di qualche settimana fa, e c&#8217;era in sala con me, ovviamente a qualche fila di distanza, solitario e severo, Nanni Moretti. Sono stato per tutto il tempo a chiedermi se a Nanni un film del genere potesse piacere; ho soppesato ogni inquadratura, ogni dialogo, mentalmente ho giocato un estenuante ping-pong tra le mie impressioni e le sue: quando c&#8217;era un&#8217;inquadratura troppo <em>estetica<\/em>, un chiaro riferimento alla <em>nouvelle vague<\/em>, soprattutto quando in campo compariva un Timoth\u00e9e Chalamet spettinato, indolente, in bianco e nero (e per mio gusto mi esaltavo), pensavo subito al brontolio della critica morettiana, la bava alla bocca come se gli si fosse stata nominata Wertm\u00fcller, immaginavo la sua vocina sfiatata e ammonitrice che mi rimproverava per il troppo entusiasmo, diceva di ritornare nei ranghi, perch\u00e9 il buon cinema non \u00e8 per forza quella cosa per cui se pensi un&#8217;inquadratura che sembra un <em>tableau vivant<\/em> e ti danno carta bianca \u2013 i soldi \u2013 per realizzarla, allora il film \u00e8 riuscito; ma Nanni, a me il cinema piace perch\u00e9 mi perdo nelle immagini, quando sono in sala vivo nel mondo del prelogico, lasciami stare un attimo, goditi i colori pastello e le <em>wunderkammer<\/em>, il gusto per il Novecento perduto, in fondo sei qui perch\u00e9 eri pure tu curioso di vedere l&#8217;ultimo lavoro di quel manierista di Anderson, lasciami fare le mie considerazioni. Comunque, una volta che il film \u00e8 uscito dalla stazione del prologo e ha cominciato a macinare il suo ritmo, io e il mio Nanni interiore ci siamo dati una calmata.<\/p>\n\n\n\n<p>Se <em>French Dispatch<\/em> sia un film riuscito, non riuscito, citazionistico, troppo citazionistico, e se troppo citazionistico perch\u00e9, in che modo, di quali citazioni si parli, se sia un film appagante, da rivedere, se Nanni l&#8217;abbia approvato o meno, a me, in questo momento della mia vita, deluso come sono da molto cinema brutto e inutile ma soprattutto da molte cose della vita, prima fra tutte non esser riuscito a diventare un reporter che vive di storie e stile, che poi \u00e8 il cuore del film, interessa poco. E comunque buoni indizi su un genuino gradimento, fin qui, li ho pure dati: \u00e8 fra i migliori di Anderson.<\/p>\n\n\n\n<p>La formula a episodi, dacch\u00e9 ogni redattore del <em>French Dispatch<\/em> \u00e8 protagonista del proprio stesso pezzo, d\u00e0 al film una cadenza sostenuta, dal momento che le storie raccontate sono relativamente brevi, dense di idee visive e con personaggi curatissimi tanto nella scrittura quanto nell&#8217;impatto estetico. Non ho annotato brodi allungati come in <em>Grand Budapest Hotel<\/em> e mancanze di carattere come nel <em>Treno per il Darjeeling<\/em>. Non ha senso starvi a raccontare per filo e per segno la geometria delle composizioni, le pellicole da cui certe posture degli attori sono ricalcate: per queste cose ci sono gli articoli sui siti di settore, molto accurati; io qua sto su <em>Marvin<\/em> e il patto con le ragazze e i ragazzi della redazione \u00e8 stato chiaro: parlo comunque delle mie cose. Sicch\u00e9, qui di seguito, tre &#8220;momenti&#8221; del film tratti da tre diversi episodi che mi hanno convinto a inserire questo decimo lungometraggio di Anderson tra i suoi pi\u00f9 riusciti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6066 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"430\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6066 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma2.jpg 900w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma2-300x143.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Imma2-768x367.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Uno: L\u00e9a Seydoux, la carceriera Simone. Una statua di marmo soffice, scolpita dal Bernini in un momento di estasi solitaria. Nuda, al centro di una specie di hangar abbandonato, grigio e scorticato, una dea che ammonisce ogni tentativo di avvicinamento del brutale Benicio Del Toro\/Moses Rosenthaler, artista, pittore visionario astratto e inconsapevole, un pazzo omicida carcerato in un manicomio criminale: quella visione femminile perfetta e irraggiungibile \u2013 come si conf\u00e0 a una musa \u2013 diventa cos\u00ec la sua ossessione, il motore del proprio lavoro. Simone sa di essere ci\u00f2 per cui un artista potrebbe vendere l&#8217;anima al diavolo, cos\u00ec come \u00e8 cosciente che, il giorno in cui lei si conceder\u00e0 sia carnalmente che in spirito, la motivazione pittorica del povero condannato verr\u00e0 meno: il desiderio appagato spegnerebbe ogni slancio vitale che spinge Rosenthaler, una pennellata alla volta, a uscire dall&#8217;inferno. La bruttezza di Del Toro \u00e8 esemplare quanto la bellezza di L\u00e9a Seydoux, e ci fa capire che per un vero artista non esiste speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Due: l&#8217;inno alla giovent\u00f9 attraverso gli occhi della disillusa reporter Frances McDormand\/Lucinda Krementz. Anderson non vuole proprio uscire dalla sua eterna adolescenza, l&#8217;arte per l&#8217;arte e le scorribande avanguardistiche, che servono a dare senso alla vita, a mischiare le carte quando le cose da dire sono finite. Solo dei ragazzini di liceo possono prendere tutto cos\u00ec sul serio e immolarsi per una causa politica che, ancora non lo sanno, politica non \u00e8, perch\u00e9 \u00e8 solo voglia di scoprire la vita, creare tensioni fortissime e risolverle facendo l&#8217;amore. Chalamet\/Zeffirelli si vergogna dei suoi nuovi muscoli dentro la vasca da bagno, ma poi non \u00e8 vero, perch\u00e9 per esibirli, per fare l&#8217;eroe di una rivolta immaginaria, va a finire che ci rimette le penne.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre: lo chef giapponese talmente assorbito dalla propria arte, come solo un orientale o lo stesso Wes Anderson possono essere, che dopo aver rischiato di morire per aver assaggiato delle pietanze da lui stesso avvelenate, nel tentativo di sventare un complicato rapimento, con tutta la seriet\u00e0 del mondo, quasi commosso, sostiene che il sapore del veleno era uno dei pochi che ancora non aveva sperimentato; solo un orientale o Wes Anderson potrebbero sovrapporre la propria esistenza alla propria arte in modo tale da conservare con senso di meraviglia e gratitudine una scoperta potenzialmente mortale, ma pur sempre una scoperta, ancor pi\u00f9 preziosa, per\u00f2, perch\u00e9 arrivata in un momento in cui si pensava di aver sperimentato ogni cosa.<\/p>\n\n\n\n<p><meta charset=\"utf-8\"><\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLo stile \u00e8 uno strumento che serve per restituire al mondo un oggetto estetico all&#8217;altezza del tempo rubato al lettore. 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