{"id":6016,"date":"2021-12-10T08:54:43","date_gmt":"2021-12-10T08:54:43","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=6016"},"modified":"2023-12-07T14:01:40","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:40","slug":"sottrarsi-allo-sguardo-per-riappropriarsi-della-voce-le-trans-cattive-di-camila-sosa-villada","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/12\/10\/sottrarsi-allo-sguardo-per-riappropriarsi-della-voce-le-trans-cattive-di-camila-sosa-villada\/","title":{"rendered":"Sottrarsi allo sguardo per riappropriarsi della voce: le trans \u201ccattive\u201d di Camila Sosa Villada"},"content":{"rendered":"\n<p>In una lettera scritta nel 1904 all\u2019amico Oskar Pollak, Franz Kafka scriveva che la letteratura che si rispetti deve essere come \u00abun\u2019ascia per il mare ghiacciato che \u00e8 dentro di noi\u00bb, il mare ghiacciato della nostra indifferenza. Queste parole mi sembrano descrivere molto bene la sensazione che si prova nel leggere <em>Le cattive<\/em> di Camila Sosa Villada.<\/p>\n\n\n\n<p>Splendidamente tradotto in italiano da Giulia Zavagna per SUR, il libro racconta la storia di Camila \u2013 alter ego dell\u2019autrice \u2013 e delle sue compagne, prostitute transessuali che esercitano nei pressi del Parco Sarmiento, a C\u00f3rdoba. Villada \u2013 oggi uno dei nomi pi\u00f9 rinomati del panorama letterario argentino, oltre a essere attrice e cantante \u2013 \u00e8 nata in una famiglia di bassa estrazione sociale e in passato ha lavorato come prostituta. In <em>Le cattive<\/em>, scrive a partire dall\u2019esperienza personale della transizione e del lavoro sessuale e costruisce un romanzo corale in cui la vita della narratrice-protagonista si intreccia con quella di alcuni personaggi d\u2019invenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i pi\u00f9 significativi c\u2019\u00e8 senza dubbio la zia Encarna, una sorta di madre spirituale di tutte le altre \u2013 severa, irascibile, ma punto di riferimento per la comunit\u00e0 \u2013, la quale decide di dedicare la propria vita alla cura di un bambino trovato nel parco e ribattezzato Lo Splendore degli Occhi. Oltre a lei ci sono molte altre figure memorabili:&nbsp; Maria la muta, talmente timida e fragile, da trasformarsi in un uccellino; Natal\u00ed la lupa mannara amante del whiskey, che nelle notti di luna piena si rinchiude in camera per evitare di commettere \u00abcrimini spaventosi\u00bb; la Machi Trans, paraguayana, che ha il potere di \u00abresuscitare le moribonde con la sua magia nera, imparata in Brasile\u00bb; Laura, l\u2019unica donna cis del gruppo, che rimane incinta e si innamora di Nadina, infermiere di giorno e \u00abbellezza di un metro e ottanta\u00bb di notte; Angie, la pi\u00f9 bella di tutte, che ripete sempre che \u00abessere trans \u00e8 una festa\u00bb; Sandra la triste, che spaccia droga per il suo fidanzato col pisello \u00abcos\u00ec grande da sembrare deforme\u00bb; Patricia, zoppa, strabica e violenta, che vive secondo le proprie regole e non conosce le parole mamma e pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A fare da collante tra le loro storie troviamo uno spazio che si estende tra la casa rosa della zia Encarna e il Parco Sarmiento. La prima \u00e8 il punto di ritrovo diurno delle ragazze: l\u00ec passano il tempo, guardano le telenovelas e svolgono una serie di attivit\u00e0 quotidiane, al riparo da un mondo ostile. Il secondo, invece, \u00e8 il luogo della notte, del lavoro sessuale, ma anche degli incontri. Appena calano le luci, il parco si trasforma in un sottobosco popolato dall\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 sfaccettata, quella delle persone povere e razzializzate, degli individui relegati al margine della societ\u00e0. Una comunit\u00e0 di cui le prostitute transessuali ci appaiono come meravigliose sacerdotesse e guardiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Parco Sarmiento \u00e8 al centro della complessa dialettica tra invisibilit\u00e0 e ipervisibilit\u00e0 che caratterizza le vite delle protagoniste del romanzo: invisibili perch\u00e9 marginalizzate, costrette a nascondersi durante il giorno per non turbare le ipocrisie della morale borghese, riaffiorando solo di notte; ipervisibili perch\u00e9 sottoposte perennemente all\u2019insistenza dello sguardo altrui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIn realt\u00e0 siamo creature notturne, perch\u00e9 negarlo. Non usciamo durante il giorno. I raggi del sole ci debilitano, rivelano le indiscrezioni della nostra pelle, l\u2019ombra della barba, i tratti indomabili degli uomini che non siamo. Non ci piace uscire di giorno perch\u00e9 le masse insorgono di fronte a simili rivelazioni, ci scacciano a suon di insulti, ci vogliono legare e appendere in piazza. Il disprezzo evidente, la sfacciataggine di guardarci e non vergognarsi affatto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i corpi \u201cnon conformi\u201d di Camila e le sue compagne, il buio \u00e8 visto come liberazione dalle occhiate ossessive di una societ\u00e0 che stabilisce le sue norme e considera come \u201cdeviazioni\u201d quei soggetti che non vi corrispondono. \u00c8 la liberazione dallo sguardo della cultura eteronormativa, razzista, classista e patriarcale. Uno sguardo che si manifesta come un dito puntato, un riflettore schiaffato in faccia a tutti quegli individui considerati \u201caberranti\u201d, \u201cstravaganti\u201d, \u201csbagliati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vicende raccontate nel romanzo si chiudono in concomitanza con una serie di lavori di \u201criqualificazione urbana\u201d del Parco Sarmiento, volte a neutralizzare questo spazio in quanto luogo di incontro delle persone marginalizzate. Non a caso, questi interventi hanno il loro fulcro nell\u2019illuminazione notturna del luogo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIl Parco [\u2026] si \u00e8 rovinato del tutto quando l\u2019hanno riempito di luci, quando si sono decisi a combattere la clandestinit\u00e0 del nostro mestiere, la bellezza della penombra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Protette dal buio, nascoste dietro gli alberi del Sarmiento, le trans possono esprimersi, vestirsi di colori sgargianti, provare ad assomigliare all\u2019immagine che hanno sognato di s\u00e9, lavorare per guadagnarsi da vivere. Nell\u2019oscurit\u00e0 si sovvertono le regole, si altera l\u2019ordine quotidiano delle cose, si costruiscono nuovi mondi possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la notte e il buio sono anche il regno del pericolo e della violenza pi\u00f9 esplicita. Questa colpisce le protagoniste del romanzo in vari modi: dalle botte della polizia, ai clienti che pensano di avere il diritto di usare in qualsiasi modo i corpi delle prostitute, specialmente se transessuali, fino ad arrivare a veri e propri femminicidi, ai cadaveri martoriati e gettati nei fossi. Per difendersi da questo stato di cose, alle protagoniste non resta che organizzarsi insieme, allearsi per costruire luoghi protetti: spazi dove poter vivere appieno quella normalit\u00e0 che viene loro negata, dove mettere in pratica nuove forme di famiglia, di amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio l\u2019amore, in tutte le sue declinazioni, \u00e8 uno dei temi principali del libro, che comincia con il ritrovamento dello Splendore degli Occhi. Nella scena \u2013 potentissima \u2013 della trans che attacca il neonato al suo seno di silicone, \u00e8 espressa un\u2019idea della cura che prescinde completamente dalla maternit\u00e0 biologica. Non a caso, le protagoniste del romanzo \u2013 e lo stesso Splendore \u2013 sono state abbandonate e rinnegate dai genitori e trovano nella casa di Encarna un nuovo nido. L\u00ec dentro si costruisce una comunit\u00e0 di affetti che, pur nelle sue contraddizioni, \u00e8 in grado di fornire alle protagoniste quell\u2019accettazione e quell\u2019amore che sono state loro negate dalle famiglie d\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atmosfera del romanzo \u00e8 realista, ma di quel realismo tipicamente latino-americano, che la critica ha definito come \u201cmagico\u201d e che risponde, in realt\u00e0, a un rapporto tra il quotidiano e il meraviglioso che sfugge alle maglie del razionalismo eurocentrico. Nel romanzo ci vengono raccontati vari eventi che potremmo chiamare fantastici: trasfigurazioni dei personaggi umani in animali, l\u2019et\u00e0 mitologica della zia Encarna (centosessantotto anni), il latte che alla fine sgorga dal suo seno artificiale. Ma il passaggio tra il naturale e il soprannaturale avviene senza straniamenti e si carica di valenze simboliche. Ci troviamo, infatti, in un universo complesso, cangiante, in perpetua trasformazione, di cui le trans sono in un certo senso le portavoce, perch\u00e9 hanno fatto dei loro stessi corpi laboratori in cui sperimentare il nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua di <em>Le cattive<\/em> risponde all\u2019atmosfera di rabbia e tenerezza che si respira in tutto il romanzo. I periodi scorrono in un susseguirsi di immagini e riflessioni, dove metafore estremamente poetiche si mescolano a passaggi pi\u00f9 crudi, che colpiscono come pietre. Ci\u00f2 avviene anche grazie anche a un linguaggio che non rifugge i termini offensivi o volgari, ma li risemantizza dall\u2019interno, mediante l\u2019uso che ne fanno gli stessi soggetti stigmatizzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00ab\u201cI cazzi non sanno di niente\u201d, diceva La Zia Encarna. Ti accarezzava e ti diceva: \u201cAbbassa la testa quando vuoi scomparire, ma tieni la fronte alta il resto dell\u2019anno, bambina\u201d. Ed era come una madre, come una zia, e noi tutte ce ne stavamo l\u00ec in piedi, in casa sua, a guardare il bambino rubato al Parco, in parte perch\u00e9 lei ci aveva insegnato a resistere, a difenderci, a fingere di essere persone amorevoli punite dal sistema, a sorridere in fila al supermercato, a dire sempre grazie e per favore, in continuazione. E anche scusa, molte volte scusa, che \u00e8 quello che la gente ama sentirsi dire dalle puttane come noi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole che nascono come stigma, quando riappropriate, si trasformano in emblemi, simboli di denuncia, di resistenza, di ricostruzione di identit\u00e0 negate. La scrittura di <em>Le cattive<\/em>, infatti, \u00e8 il risultato di un processo di appropriazione della parola letteraria da parte di un\u2019autrice che appartiene a categorie sociali storicamente silenziate, oggettivate, ridicolizzate. Villada scrive:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIl linguaggio \u00e8 mio. \u00c8 un mio diritto, me ne spetta una parte. \u00c8 venuto a me, io non l\u2019ho cercato, quindi \u00e8 mio. Mia madre me l\u2019ha lasciato in eredit\u00e0, mio padre l\u2019ha sprecato. Lo distrugger\u00f2, lo contaminer\u00f2, lo confonder\u00f2, lo intralcer\u00f2, lo far\u00f2 a pezzi e poi lo resusciter\u00f2 quante volte sar\u00e0 necessario, una rinascita per ogni cosa ben fatta a questo mondo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso il linguaggio e la letteratura, si pu\u00f2 dare senso a un\u2019esperienza collettiva, costruendo e decostruendo narrazioni. Villada lo fa magistralmente, facendoci ridere e piangere, ma soprattutto chiedendo a chi legge di non limitarsi a \u201cguardare\u201d le transessuali, ma di ascoltare la loro voce. Una voce potente che sembra dire \u201cio esisto\u201d, \u201cnoi esistiamo\u201d, ci vogliamo vive e libere, padrone del nostro corpo e della nostra storia.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLe parole che nascono come stigma, quando riappropriate, si trasformano in emblemi, simboli di denuncia, di resistenza, di ricostruzione di identit\u00e0 negate. 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