{"id":5932,"date":"2021-11-30T09:43:45","date_gmt":"2021-11-30T09:43:45","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5932"},"modified":"2023-12-07T14:01:40","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:40","slug":"le-parole-sono-gabbie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/11\/30\/le-parole-sono-gabbie\/","title":{"rendered":"Le parole sono gabbie"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019arcangelo Michele tocca la testa del vescovo Oberto per ricordargli, ancora una volta, di costruire un santuario per la sua lode; il cranio del franco devoto (che riporta un foro insanabile) concepisce cos\u00ec la prima struttura di quello che oggi \u00e8 Mont Saint-Michel sulla costa settentrionale della Francia, uno dei maggiori luoghi di interesse per la cristianit\u00e0 francese e per il culto di San Michele. Dominique Fortier sceglie questa ambientazione per <em>E tutt\u2019intorno il mare<\/em> (edito da Alter ego nella traduzione di Camilla Diez), romanzo in cui si dispiegano due momenti, distanti tra loro, della vita di un inconsolabile pittore del 1400 e di una novella madre del XIX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Eloi Leroux \u00e8 un abile ritrattista che si strugge per un sentimento mai compiuto, mentre la donna (che rimane per tutto il romanzo senza nome) si barcamena tra il bisogno di tornare alla scrittura e il suo ruolo di madre; iniziano cos\u00ec la forsennata ricerca di una lingua adatta a trovare un significato delle loro vicissitudini, che finir\u00e0 per avere come riferimento essenziale il santuario a cui entrambi sono legati da diversi motivi ma medesime intenzioni. Mont Saint-Michel \u00e8 il risultato di una costruzione secolare: gli stili architettonici che lo compongono, adattandosi all\u2019asperit\u00e0 del monte stesso e sovrapponendosi l\u2019uno all\u2019altro, hanno plasmato la durezza della sua pietra sottraendogli per\u00f2 un\u2019interpretazione organica, lineare. I protagonisti definiscono i contorni del loro accaduto ponendosi in una tensione continua tra l\u2019autoanalisi e la spiegazione di un non-luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo tentativo di esegesi dello spazio sacro \u00e8 l\u2019unico movimento del pensiero altrimenti reso immobile dal trauma vissuto. Il pittore lo compie trasferendosi nell\u2019abbazia, vive fisicamente sulla pietra sacra; mentre per l\u2019altra protagonista il santuario rappresenta una meta cui far ritorno, la tappa finale di un moto reale e riflessivo. L\u2019attaccamento affettivo al monte si manifesta gi\u00e0 nelle sue descrizioni minuziose e capillari: veniamo a conoscenza di ogni tradizione, di ogni senso che gli \u00e8 stato affidato nel corso del tempo. La limitazione spaziale serve da base di riflessione sullo stato delle cose; i confini tracciati con la mente non riescono per\u00f2 a contenere l\u2019afflizione, lo smarrimento, la trappola di un ruolo che la natura riserva a una madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lutto dell\u2019uno e la maternit\u00e0 \u201cimposta\u201d dell\u2019altra sono momenti strutturali della ricerca risoluta che i due mettono in atto per la propria elaborazione. Ma non riuscendo a compiere questa azione \u201cpositivamente\u201d si innesca allora una <em>teologia negativa<\/em>: si definisce un concetto (il concetto) per quello che-non-\u00e8 piuttosto per quello-che-\u00e8, una sottrazione che trascende in definitiva dal senso stesso. I bordi frastagliati di Mont Saint-Michel coincidono con quelli delle vicende personali, circondati ambedue dal mare e dall\u2019alterit\u00e0 (la morte per il pittore, la figlia per la donna) che competono inutilmente a restringere il campo visivo e a delineare i contorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dominique Fortier riesce a rendere, almeno nella forma, questa tendenza in maniera cristallina e trasparente, come una dichiarazione di morte o una consapevolezza che proviene dalle viscere. Le coordinate spaziali cercano quindi di rimediare alla perdita del senso, di arrivare laddove il linguaggio \u00e8 incapace di riuscire: con \u00abquesta abbazia \u00e8 indicibile\u00bb si conclude infatti una parte della sua descrizione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indicibilit\u00e0 si rivolge quindi al tempo chiedendo conto del suo trascorrere, dei suoi momenti, del suo avvicendarsi per ritrovare una dimensione in cui un evento \u00e8 accaduto determinando tutti gli altri. Il tempo della donna non \u00e8 pi\u00f9 il suo tempo ma quello di sua figlia, da questo ne deriva angoscia in quanto le viene sottratto il momento della scrittura; il pittore allinea il suo a quello delle ore liturgiche e si rifugia nel conforto della scansione rituale, nella ripetizione di una stessa formula anche se in ultima istanza non risulta essere una piena \u201cconversione\u201d ma abbandono a un ordine dettato dall\u2019alto (letteralmente). La narrazione fa a meno di riferimenti temporali precisi, sacrifica la comodit\u00e0 di una costellazione di eventi ordinati per fluire in un racconto privo di paletti: si tratta di una concatenazione di accaduti piuttosto che di una successione di istanti. Questa sorta di <em>consecutio a-temporum<\/em> immerge i protagonisti nello spazio di una riflessione ermeneutica che non riesce per\u00f2 ancora a ritrovare il suo tempo; la contemplazione di Mont Saint-Michel come simbolo di sollievo per il pittore e di svolta per la donna-madre-scrittrice avviene in momenti (storici) distanti tra loro ma con il medesimo riferimento soggettivo, operazione che per\u00f2 ancora una volta \u00e8 priva di parola, di una lingua.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro elemento cardine del romanzo \u00e8 costituito, appunto, dal linguaggio. Si evince infatti un particolare attaccamento di Fortier alla pratica della traduzione e dell\u2019interpretazione come a voler ricercare una radice comune nel modo di esprimersi che non sia un semplice \u201cpatto tra umani\u201d. L\u2019autrice inserisce di tanto in tanto delle interpretazioni etimologiche (<em>fede<\/em>,<em> Natale<\/em>,<em> romanzo<\/em>) che toccano punti di lirismo e intensit\u00e0 emotiva molto alti: la rinuncia alla necessit\u00e0 della verosimiglianza tra parola e realt\u00e0 \u00e8 il seme della nascita (<em>Natale<\/em>) di una composizione fantasiosa scritta in una lingua \u201cnaturale\u201d (<em>romanzo<\/em>) verso cui ci si pone con l\u2019esigenza di credere (<em>fede<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa densit\u00e0 della scrittura sembra riproporre la cura minuziosa che il pittore mette nella copiatura dei codici della biblioteca abbaziale. Chiamato a ricoprire questa mansione nello scriptorium, il protagonista ammette per\u00f2 di non saper leggere e scrivere e gli si risponde sommariamente che in realt\u00e0 sono abilit\u00e0 inutili per quel tipo di lavoro. La pi\u00f9 profonda incomprensione dell\u2019azione che si sta svolgendo custodisce il segreto di una buona riuscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore trova allora il suo posto nella impossibilit\u00e0 di definirsi, non c\u2019\u00e8 codifica che possa spiegarlo ma solo un \u201cnulla\u201d a cui pu\u00f2 accostarsi. La scrittura deve allora conformarsi a questa operazione senza cadere nella tentazione di ingabbiare concetti nelle parole perch\u00e9, come ci dimostra l\u2019autrice, ogni lemma ha la sua deriva etimologica, un punto di approdo riduttivo che non lascia spazio a nessuna plasmabilit\u00e0 e rende schiavi della fissit\u00e0 di un significato pattuito. Questa la grande operazione compiuta da Fortier, ovvero quella di rinunciare ad una lingua che \u201cviene da fuori\u201d e utilizzare una che \u00e8 innata, \u201cadamitica\u201d e cio\u00e8 d\u2019argilla (<em>Adam <\/em>in ebraico).<\/p>\n\n\n\n<p>Una speculazione di questa portata non pu\u00f2 che avvenire allargando le possibilit\u00e0 del linguaggio, spostando i suoi limiti all\u2019inverosimile. Sperando che basti il tocco di un\u2019entit\u00e0 ultraterrena ad aprire un buco nelle pareti del cervello che a un certo punto hanno smesso di avere finestre (cantava Battiato) intanto l\u2019autrice sembra invitarci a esporci ai pericoli della non-definizione, a un salto di fede. Il titolo originale del romanzo \u00e8 infatti <em>Au p\u00e9ril de la mer<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><meta charset=\"utf-8\"> <\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abI protagonisti di &#8220;E tutt&#8217;intorno il mare&#8221; definiscono i contorni del loro accaduto ponendosi in una tensione continua tra l\u2019autoanalisi e la spiegazione di un non-luogo. 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