{"id":5911,"date":"2021-11-12T09:33:12","date_gmt":"2021-11-12T09:33:12","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5911"},"modified":"2023-12-07T14:01:40","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:40","slug":"once-upon-a-time-in-nazi-occupied-rome","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/11\/12\/once-upon-a-time-in-nazi-occupied-rome\/","title":{"rendered":"Once upon a time, in nazi-occupied Rome"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella Roma citt\u00e0 aperta, tra macerie e bandieroni con le svastiche, \u00e8 arrivato il circo. Piccolo e sgangherato, ha solo quattro artisti nel suo organico: Cencio (Pietro Castellitto), ammaliatore d\u2019insetti, Mario (Giancarlo Martini), nano calamita, Fulvio (Claudio Santamaria), bestione iperforte e peloso, e Matilde (Aurora Giovinazzo), dinamo umana perennemente carica. Possiedono a tutti gli effetti dei superpoteri, ma il mondo, pi\u00f9 che salutare questi personaggi come portenti, li applaude come scherzi della natura \u2013 cosa che a loro, in fondo, andrebbe anche bene; ma siamo nel \u201843, gli Alleati bombardano il paese, e lo scalcagnato tendone del quartetto viene ridotto in cenere. Israel (Giorgio Tirabassi), capo della baracca e figura paterna a ore pasti, decide che tocca andare in America: uscito in cerca di documenti falsi, non fa ritorno. Scomparso col malloppo? Rapito dai nazisti? I nostri dovranno decidere a quale delle due ipotesi appigliarsi, ma dovranno fare in fretta: Franz (Franz Rogowski), un tedesco con dodici dita che si imbottisce di etere e disegna cose che devono ancora accadere, \u00e8 sulle loro tracce. E come ogni cattivo che si rispetti, non ha per niente buone intenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Freaks Out<\/em>, scritto (insieme a Nicola Guaglianone) e diretto da Gabriele Mainetti, \u00e8 il secondo tassello di quello che potremmo definire a tutti gli effetti un <em>Mainettiverse<\/em>: il regista romano (santo patrono di tutti quei poveri bastardi che sognano un cinema italiano capace di accantonare ogni tanto i disillusi intimismi autoassolutori per mettersi a far saltare in aria cose), forte del successo di pubblico \u2013 e, non dimentichiamolo, di critica \u2013 di <em>Lo chiamavano Jeeg Robot, <\/em>si lancia in questa nuova avventura cine(tragi)comica col piglio di chi \u00e8 riuscito a scucire dodici milioni di euro a Lucky Red, Rai Cinema (in teoria anche Goon Films, ma non vale perch\u00e9 \u00e8 sua) e la belga GapBusters, senza paura di usarli. La scena iniziale, in cui il tenero e garroniano spettacolo dei protagonisti viene spazzato via da un bombardamento aereo, \u00e8 un vero e proprio manifesto poetico: mischiare Spielberg e Magnani, <em>Bastardi senza gloria<\/em> e i film di Pinocchio, la bottega neorealista e l\u2019industria pesante marveliana, unendo sacro e profano in un cinema popolar-autoriale, \u00e8 il grande sogno del <em>Mainettiverse<\/em>. Al figlio fumettaro e ribelle dei padri fondatori della Dolce Vita bastano pochi minuti per settare il tono della storia, presentare i personaggi e accendere la miccia del conflitto drammaturgico: \u00e8 fantastico, anzi di pi\u00f9 \u2013 \u00e8 quasi <em>commovente<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 i personaggi non cominciano a parlare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5912 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5912 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1-300x169.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1-768x432.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut1.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo un simile inizio, sentire Cencio esclamare \u00abIo co\u2019 trecento lire me scopo le mejo mignotte de Roma pe\u2019 n\u2019anno\u00bb e Fulvio urlare con mucciniano trasporto \u00abnoi senza circo semo solo \u2018na banda de mostri!\u00bb \u00e8 quasi \u2013 come direbbe il cin\u00e9filo nell\u2019era dell\u2019Intern\u00e9t \u2013 un pugno nello stomaco. Ma il romanesco stile <em>A piedi scarzi <\/em>\u2013 che si mantiene, nel bene e nel male, su livelli stabili per tutto il film \u2013 non \u00e8 che un sintomo di un problema che si ispessisce man mano che dal primo atto si scivola nel secondo e poi gi\u00f9 nel terzo: <em>Freaks out<\/em>, creatura atipica come i suoi personaggi, rimane infatti vittima dei suoi innumerevoli influssi e del suo ribollente potenziale e finisce per accontentarsi di restare un divertente fenomeno da baraccone. Appunto, un<em> freak.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non fraintendetemi: la regia \u00e8 di livello, le scene d\u2019azione da applausi (seriamente, quello che \u00e8 riuscito a fare Mainetti con dodici milioni \u2013 contando che Hollywood, per un film del genere, parte almeno da una quarantina \u2013 \u00e8 fottutamente eroico), gli attori sono ben piazzati e la sospensione dell\u2019incredulit\u00e0 tiene fino alla fine. \u00c8 un film unico nel panorama nostrano, e merita tanto amore quanto il suo regista ce ne ha messo dentro: se vi interessano anche solo marginalmente i suoi temi e la sua estetica, alzate le mani al cielo e lasciate che il prezzo del biglietto fluisca nell\u2019enorme sfera Genkidama che Mainetti sta lanciando contro l\u2019immobilismo del cinema nostrano. Ma \u00e8 necessario dire, a malincuore, che <em>Freaks out<\/em> manca il bersaglio in una componente non certo secondaria, dato anche l\u2019evidente omaggio a Tarantino: la scrittura<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-1024x641.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5913 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"641\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-1024x641.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5913 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-1024x641.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-300x188.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-768x481.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-1536x961.jpg 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/FreaksOut2-2048x1282.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 detto, Mainetti e Guaglianone partono alla grandissima e ci regalano delle ottime prime pagine di sceneggiatura; ma appena Israel scompare e i nostri eroi varcano la soglia per entrare nel mondo straordinario di una <em>nazi-occupied Rome<\/em>, la storia comincia a perdere di chiarezza e coesione, l\u2019arco narrativo dei protagonisti si appiattisce e tutto si riduce a botte da orbi ed effetti speciali. Delle splendide botte da orbi e dei signori effetti speciali, per carit\u00e0; ma viste le premesse, non era fuori luogo sperare in qualcosa di pi\u00f9<a href=\"#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>A conti fatti, <em>Freaks out <\/em>\u00e8 un signor prodotto, a suo modo coraggioso e di certo ben confezionato, costretto per\u00f2 a girare a marce basse a causa di una sceneggiatura non all\u2019altezza. A contrapporsi a un ottimo antagonista (Mainetti conferma il suo occhio per il cattivo giusto, come in <em>Lo chiamavano Jeeg Robot<\/em>) troviamo dei supereroi con forse pochi superproblemi, ma sicuramente in grado di svolgere il proprio lavoro: quello di scartavetrare fottuti nazisti. \u00ab<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=XmYC9RAMVeo&amp;ab_channel=Movieclips\">And cousin, business is a-boomin\u2019<\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>A questo punto ci sarebbe da aprire un portone sulla figura dello sceneggiatore in Italia, sulla considerazione pressoch\u00e9 nulla che gli viene ancora oggi riservata e sugli standard di qualit\u00e0 al ribasso che questa considerazione inevitabilmente produce (perch\u00e9 ci piace tanto dire che i nostri attori sono dei cani maledetti, ma se a sti poveri cristi gli fai recitare delle battute orrende il problema forse sta da un\u2019altra parte); ma come direbbe un tizio di cui tendo a fidarmi, \u00abNon \u00e8 questo il giorno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>A questo punto (parte due) ci sarebbe forse da aprire una parentesi su come, in un film ambientato in Italia durante la Seconda guerra mondiale, la parola \u201cfascisti\u201d venga nominata una sola volta in 141 minuti, di militari o camicie nere che assistano i nazisti nei rastrellamenti non si veda neanche l\u2019ombra, e il nostro paese paia invaso cos\u00ec, di punto in bianco, colto nella sua innocenza come una Cecoslovacchia qualunque. Ma questa \u00e8 una faccenda che va avanti dal \u201945, e di certo non possiamo imputare al povero Mainetti (che il Signore lo benedica e lo preservi) simili, triviali mancanze. E poi, come sopra, \u00abNon \u00e8 questo il giorno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u201cFreaks out\u201d \u00e8 un signor prodotto, a suo modo coraggioso e di certo ben confezionato, costretto per\u00f2 a girare a marce basse a causa di una sceneggiatura non all\u2019altezza. 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