{"id":5883,"date":"2021-11-03T09:16:48","date_gmt":"2021-11-03T09:16:48","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5883"},"modified":"2023-12-07T14:01:40","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:40","slug":"nina-sullargine-un-cantiere-aperto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/11\/03\/nina-sullargine-un-cantiere-aperto\/","title":{"rendered":"Nina sull&#8217;argine: un cantiere aperto"},"content":{"rendered":"\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espressione \u201ccantiere aperto\u201d si usa spesso in senso figurato per rappresentare una ricerca in divenire, per dare l\u2019idea di un\u2019opera in costante aggiornamento, che si sostanzia dell\u2019apporto di pi\u00f9 persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggendo <a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/nina-sull-argine-2407\">Nina sull\u2019argine<\/a> (minimum fax, 2021), il secondo romanzo di Veronica Galletta, si ha invece l\u2019impressione di essere davvero, <em>fisicamente<\/em>,<em> <\/em>in un cantiere, con progetti, scavi, gru e operai.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina, detta Nina, \u00e8 una giovane ingegnera. Qui \u00e8 doveroso aprire una parentesi linguistica: per tutta la narrazione Galletta usa \u00abingegnere\u00bb, e io sono per l\u2019autodeterminazione. Tuttavia, nelle prime battute di dialogo si legge:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abBuongiorno, signora.<br>Ingegnere.<br>Signora mi sembrava pi\u00f9 gentile.<br>Non siamo qui per scambiarci gentilezze.<br>Ha ragione sa? \u00c8 giusto tenere al proprio titolo.<br>Non \u00e8 un titolo nobiliare. \u00c8 il lavoro che faccio. Ingegnere.<br>[&#8230;]<br>Preferisce ingegnera? Sapete che quando \u00e8 venuto il Soprintendente, per il nostro castello, \u00e8 sceso dalla macchina, era una donna!<br>Addirittura.<br>E io l\u2019ho chiamata signora, proprio come il geometra adesso con lei!<br>E se ne vanta?<br>E lei mi ha risposto: Architetta, mi deve chiamare architetta!<br>Ingegnere e basta mi va bene, non pretendo tanto.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La protagonista, dunque, non pretende tanto dai suoi colleghi eppure, alla luce di queste poche, fulminanti battute, non mi sembra di farle un torto chiamandola d\u2019ora in poi \u00abingegnera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo al romanzo. I responsabili dello studio per cui Caterina lavora sono sotto indagine (concussione? corruzione? Non \u00e8 chiaro) e a lei \u00e8 stato affidato un incarico importante: la costruzione di un argine che difenda Spina, frazione di Fulchr\u00e9, dalle esondazioni. Attorno al cantiere si muovono figure singolari: l\u2019assessore Lovecchio, tutto preso a decantare le prelibatezze culinarie della zona, come solo un membro della Pro Loco sa fare; il geometra Bernini, laconico e dignitoso; la vedova Bola, burbera e scontrosa, che ha perso il marito Nando proprio in un cantiere; o ancora Musso, ostinato portavoce del Comitato Fiume Libero. L&#8217;ingegnera non deve solo barcamenarsi tra gli imprevisti di un\u2019opera in costruzione, ma anche superare la disgregazione della sua vita personale cos\u00ec come la conosce: il compagno Pietro si \u00e8 chiuso la porta di casa alle spalle e, dopo anni di convivenza, l\u2019ha lasciata sola con la gatta Nerina.<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua del romanzo \u00e8 asciutta, montata sulla salda impalcatura del gergo tecnico. Descrive argini, prove tecniche, assestamenti, con un\u2019aderenza al paesaggio che segue il ciclo delle stagioni. \u00c8 degna erede di quella letteratura industriale degli anni Sessanta e Settanta, che conosce i suoi risultati migliori nella <em>Speculazione edilizia <\/em>di Calvino, nel <em>Memoriale <\/em>di Volponi e, infine, nella <em>Chiave a stella <\/em>di Levi (non a caso, gli stessi libri che Nina va cercando in libreria). Cos\u00ec, Galletta abbandona l\u2019ambientazione sfumata e visionaria delle <a href=\"https:\/\/www.italosvevo.it\/libri\/le-isole-di-norman-galletta\/\">Isole di Norman<\/a>, che nel 2020 le \u00e8 valso il Campiello Opera Prima, \u2013 ne abbiamo parlato <a href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/07\/10\/custode-dellisola-custode-della-memoria-le-isole-di-norman\/\">qui<\/a> \u2013 e approda da Ortigia alla Pianura Padana, senza per\u00f2 rinunciare a scene sinistre e allucinate.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autrice <a href=\"https:\/\/palermo.repubblica.it\/societa\/2021\/09\/07\/news\/i_siciliani_da_best_seller_lanciano_l_autunno_di_carta-316763356\/\">sostiene<\/a> che questo non \u00e8 un romanzo femminista. \u00c8 vero: \u00e8 un romanzo di formazione. Ma, come teorizzano Paola Bono e Laura Fortini (<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/37469123\/Il_romanzo_del_divenire_Un_Bildungsroman_delle_donne\">Il romanzo del divenire. Un Bildungsroman delle donne?<\/a><em>,<\/em> Iacobelli Edizioni, 2007), nei casi in cui la protagonista \u00e8 una donna \u00abnon di <em>Bildung <\/em>si tratta \u2013 di processo lineare e concluso \u2013 ma di un <em>divenire<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa considerazione vale anche per <em>Nina sull\u2019argine<\/em>. Quando conosciamo Caterina, infatti, abbiamo la percezione che sia una giovane ingegnera che fatica a emergere nello studio di professionisti in cui lavora e che subisce (invece di guidare) la propria vita sentimentale. Sfogliando in avanti le pagine, non vediamo una progressione costante della protagonista, piuttosto un graduale sprofondamento, che spesso trova corrispondenza con gli agenti atmosferici esterni (nebbia, pioggia, grandine). In un improvviso accesso di rabbia (o forse di lucidit\u00e0) Caterina inscatola i libri un tempo condivisi col compagno. Gliene capita tra le mani uno di Michele Mari e, con metodo equo e brutale, decide di scinderlo in due parti: a lui <em>La stiva<\/em>, a lei <em>L\u2019abisso<\/em>. Il processo di ricostruzione del s\u00e9 \u00e8 innescato, ma il percorso di consapevolezza \u00e8 ancora lungo e disseminato di passi falsi. Eppure, nonostante permanga la scissione tra una Caterina remissiva e una Caterina aggressiva, anzi proprio in virt\u00f9 di questo dualismo, la protagonista approda a un equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella seconda parte del romanzo troviamo un episodio particolarmente indicativo del suo moto oscillatorio, scandito da insicurezze. Tartaro, il responsabile di Caterina, la convoca nel suo ufficio insieme al collega Morabito. La situazione \u00e8 curiosa: Morabito \u00e8 curato nell\u2019aspetto (giacca di fresco lana, rasatura recente), Caterina invece \u00absi guarda le unghie, nere dopo una mattinata di prove. Fa mente locale sul giaccone sporco di fango, come i pantaloni e le scarpe\u00bb. La correlazione lavoro-abito aveva toccato anche Chimamanda Ngozi Adichie, come leggiamo nel suo <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/dovremmo-essere-tutti-femministi-chimamanda-ngozi-adichie-9788806247706\/\">Dovremmo essere tutti femministi<\/a> (se volete, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hg3umXU_qWc\">qui<\/a> il TED Talk da cui \u00e8 nato il libro). Adichie racconta di quando, alla vigilia della sua prima lezione da docente universitaria, la sua preoccupazione fosse tutta volta all\u2019abbigliamento: \u00abAvrei tanto voluto mettere il lucidalabbra e la gonna corta, ma ho preferito non farlo. Ho messo un tailleur molto serio, mascolino e molto brutto. [&#8230;] Un uomo che va a un incontro di lavoro non si chiede se sar\u00e0 preso sul serio in base a come \u00e8 vestito, una donna s\u00ec\u00bb. Caterina \u00e8 l\u00ec, seduta davanti alla scrivania del suo capo. Il suo collega \u00e8 elegante e pulito, mentre lei sui vestiti, sulle unghie, porta le tracce del lavoro in cantiere. Potrebbe essere pi\u00f9 vicina di cos\u00ec a come <em>dovrebbe<\/em> essere un uomo? Eppure questo non la rende pi\u00f9 affidabile. Tartaro definisce Caterina \u00abprecisa e puntigliosa\u00bb, ma le sue parole suonano come offensive: ha ricevuto delle lamentele dalla Provincia e, nonostante l\u2019efficienza patente della donna, vuole sollevarla dell\u2019incarico. Per fortuna di Caterina, il percorso dell\u2019eroina \u00e8 ormai in ascesa. Le sue insicurezze vanno dissipandosi, ha gi\u00e0 affrontato il proprio abisso e non ne vuole saperne di ripiombarci: rifiuta decisa di abbandonare il cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha detto Marina Pierri sulle protagoniste femminili nelle serie TV (<a href=\"https:\/\/shop.tlon.it\/prodotto\/eroine\/\">Eroine<\/a>, Tlon, 2020) \u00ab[le progressioni] sono uguali nel descrivere la nostra esperienza eroica non come un percorso di costruzione, ma di distruzione. Se l\u2019uomo ascende, la donna discende per ascendere\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo continuo tempo \u00abin battere e in levare\u00bb, la nuova identit\u00e0 di Nina arriva a un passaggio obbligato: la riscoperta delle proprie origini. L\u2019 indagine introspettiva della protagonista ha come guida \u00abl\u2019uomo dello scavo\u00bb. Tramite l\u2019incontro con questo operaio anziano, che le suggerisce la strategia pi\u00f9 affidabile per costruire l\u2019argine, che parla con accento siciliano come lei e condivide la sua passione per frittelle e parmigiana, Caterina riconosce le sue radici. Un po\u2019 come quando, durante un esame universitario, si ostinava a cercare il baricentro fuori dalla figura, scoprir\u00e0 che quel punto di riferimento saldo si trova dentro di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>La crescita di Nina non sta nella sua perdita di ingenuit\u00e0 a vantaggio di un certo cinismo, ma nel trovare un compromesso: \u00abtutto insieme non si pu\u00f2 tenere, e andare avanti significa sempre un po\u2019 tradire\u00bb. \u00c8 un divenire, che approda a un punto per poi spostarsi ancora, accoglie i propri contrasti e li supera. <em>Nina sull\u2019argine<\/em> ci lascia cos\u00ec, con un cantiere terminato ma che, chiudendosi, apre la strada a costruzioni future.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019espressione \u201ccantiere aperto\u201d si usa spesso in senso figurato per rappresentare una ricerca in divenire, per dare l\u2019idea di un\u2019opera in costante aggiornamento. 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