{"id":5842,"date":"2021-10-19T09:24:21","date_gmt":"2021-10-19T09:24:21","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5842"},"modified":"2023-12-07T14:01:41","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:41","slug":"il-bagliore-prima-della-scomparsa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/10\/19\/il-bagliore-prima-della-scomparsa\/","title":{"rendered":"Il bagliore prima della scomparsa"},"content":{"rendered":"\n<p>La scrittura di Gianluca D\u2019Andrea, da <em>Transito all\u2019ombra <\/em>(Marcos y Marcos, 2016) fino all\u2019ultimo <em>Nella spirale <\/em>(industria &amp; letteratura, 2021), passando per la sospensione saggistica di <em>Forme del tempo <\/em>(Arcipelago Itaca, 2019), ricade negli stessi gorghi di memoria, nelle stesse <em>spirali <\/em>geografiche, temporali, esistenziali, poetiche e semantiche con leggere ma significative variazioni. Se in <em>Transito all\u2019ombra <\/em>a dominare, a livello formale, era un certo lirismo talvolta a misura d\u2019endecasillabo, oppure aperto al racconto mitologico e allegorico in versi anisosillabici (come nella prima sezione: <em>La storia, i ricordi<\/em>), in questa nuova raccolta D\u2019Andrea, attraversata la prosa di <em>Forme del tempo<\/em>, trova un equilibrio, e di stile e di forme, nel prosimetro. Anche le aree tematiche delle due opere precedenti vengono rimescolate e riprese in una struttura pi\u00f9 compatta e geometrica, che prende in prestito la scansione stagionale per segnare le tappe di un viaggio, di un<em> transito<\/em>, di nuovo dantesco, nella poesia, verso la catastrofe ambientale e politica, la fine del mondo e le sue possibilit\u00e0 rigenerative.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque <em>Primavera<\/em>, <em>Estate<\/em>, <em>Autunno <\/em>e <em>Inverno<\/em> sono le quattro sezioni, abbellite dai disegni di Vito M. Bonito, che, in una simmetria perfetta, ospitano dieci testi ognuna. A partire dal macrotesto D\u2019Andrea richiama e si smarca dalle forme di narrativit\u00e0 interna presenti in <em>Transito all\u2019ombra<\/em>. Le richiama perch\u00e9 in entrambe le raccolte il poeta racconta \u201ccamminando\u201d nel tempo e nello spazio, in una narrazione nella narrazione \u2013 come accade in <em>Nella spirale<\/em>, nella catabasi e ascesi della sezione <em>Estate<\/em>; si smarca perch\u00e9, se in <em>Transito all\u2019ombra <\/em>si trattava di una risalita sulla linea del tempo fin dalla remota infanzia e dagli anni ottanta, in <em>Nella spirale <\/em>cade il principio stesso di temporalit\u00e0, annullato dalla figurativit\u00e0 dello stesso titolo: una spirale che risucchia la memoria, cancellando passato-presente-futuro. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella spirale <\/em>\u00e8 di fatto un libro che si fa nel suo stesso progredire, nell\u2019avanzare della sua scrittura che non punta verso un ideale progresso, un punto prefissato. In <em>Il terreno ha accumulato calore <\/em>D\u2019Andrea scrive che \u00abin cammino \u00e8 la visione del mondo, guardare nelle sue trasformazioni, camminare scalzi per non offendere i fermenti, mettersi da parte, contemplarlo\u00bb. L\u2019io lirico si scansa per contemplare una visione, e come diceva in <em>Forme del tempo<\/em> \u2013 quasi in una anticipazione teorica di quello che avrebbe messo in pratica nel successivo lavoro \u2013 traccia la sua scomparsa: \u00abperch\u00e9 l\u2019osservatore passa e il passaggio lo intride di tracce\u00bb (<em>Cogliendo altri segnali<\/em>). Il soggetto scomparso corrisponde, giustamente, alla \u00abmassa informe dell\u2019uomo-moneta, dell\u2019uomo-dato monetizzabile\u00bb (<em>Geografia del dominio<\/em>) nel contesto della societ\u00e0 neoliberista. \u00c8 anche il soggetto che compie il viaggio a partire dal testo <em>Colei che brucia le navi<\/em>, un viaggio, tipico nella poesia di D\u2019Andrea, in un passato impercorribile, ma che la letteratura riaccende, fa scintillare nell\u2019ombra. Secondo una tecnica ancora tipica di D\u2019Andrea, cio\u00e8 il montaggio (benjaminiano?) dell\u2019inserto, della citazione esplicita da altri autori, si comprende l\u2019entit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 di questo soggetto dai versi di Robertson: \u00abnon posso riportare intatto nulla di ci\u00f2. \/ La mia faccia \u00e8 fumo, il mio corpo acqua, \/ le mie orme sono fatte di neve\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Sicilia D\u2019Andrea sprofonda (la serie <em>Nelle profondit\u00e0<\/em>), ritorna-risale (la serie seguente <em>Il ritorno<\/em>): la regione diventa spazio e tempo della memoria. Terra d\u2019origine, archetipo, mito. Terra di spettri e fantasmi, come gi\u00e0 in <em>Transito all\u2019ombra <\/em>aveva descritto con una potentissima anastrofe spaesante in <em>Il fuoco (ritorno in Sicilia)<\/em>. Anche qui ritorno, ripiegamento. Sull\u2019isola <em>sputo del dio<\/em> D\u2019Andrea s\u2019affaccia sulla \u00absera del mondo\u00bb, sull\u2019estinzione, in un cammino \u00abreale e immaginifico\u00bb, un\u2019esplorazione senza piani temporali che risulta vera e allo stesso tempo allegorica. Nella poesia e prosa di D\u2019Andrea c\u2019\u00e8 sempre questo impercettibile passaggio dalla dimensione del reale alla dimensione dell\u2019immaginazione e dell\u2019archivio della memoria. La salita e la discesa (\u00abcos\u00ec ruppi l\u2019attesa e con un gruppo di amici raggiungemmo il sentiero in salita che ci proiettava in uno spazio altro\u00bb) diventano man mano immagine di una condizione esistenziale (\u00abOccidente era il nome dell\u2019illusione, dell\u2019ultimo bagliore prima della scomparsa\u00bb). Da questa tensione deriva un contatto, una relazione, un\u2019ipotesi di senso. Nel testo <em>Immaginazione<\/em>, in <em>Forme del tempo<\/em>, D\u2019Andrea spiegava come \u00able parole sono il mezzo per tentare il riempimento, almeno in parte, laddove il segno ha creato il vuoto della sua inaderenza al concreto\u00bb. La scoperta di questo cammino, accennata in <em>Transito all\u2019ombra<\/em>, nella sezione <em>Estate <\/em>totalmente compiuta, si rivela essere la trasformazione medesima, \u00abi nostri corpi assorbiti dal sistema, rimodellati\u00bb. Ma dopo la visione, e sempre nella dialettica del poeta, si staglia l\u2019oblio del capitale, la dimenticanza del <em>benessere forzato<\/em>, per questo il viaggio viene rimosso, si autocancella all\u2019incombere dell\u2019<em>Autunno<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza sezione della raccolta s\u2019avvicina pi\u00f9 di tutte lessicalmente e foneticamente al faro dantesco, in questo caso il Dante delle rime petrose. La forma diviene contenuto, il contenuto forma. Ad indicare la marcescenza e la maturazione eccessiva crepitano e si scontrano fricative e sibilanti, i dialettalismi si intensificano fino ad impastarsi con la lingua della fine: \u00abcolate \/ di fuoco, <em>u focu u focu <\/em>\/ <em>si smancia sta terra<\/em>, viva, \/ impazzita di sete, supina \/ <em>comu i so\u2019 figghi <\/em>scappati\u00bb. In <em>Autunno <\/em>D\u2019Andrea mette in scena \u00able stagioni, le parole e il continuo travaso tra di esse\u00bb, prepara il lettore, con occhio da geologo o meteorologo (\u00abQuando un tempo borea pesantemente armava i candidi ghiacci prima che squarci rigassero la foresta e la terra arata fosse spogliata di ogni biosistema\u00bb), alla caduta in pezzi del mondo, alle \u00abnozze tenebrose tra vita e morte\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>La prosa qui s\u2019addensa, si presta alla catalogazione scientifica degli effetti del marciume sull\u2019ecosistema per asindeto o in una paratassi stremante (\u00absenza bruciature e scatti e stimmi\u00bb), e soprattutto si prende la responsabilit\u00e0 di trovare il colpevole nel <em>noi<\/em> che la esprime, che deve espiare la colpa di \u00abnon sopportare la grandezza di essere un sistema, di esserne difetto e motore, semplicemente e sempre la sua rovina incipiente\u00bb. Poeta e lettore siedono tra i commensali che foglia dopo foglia raggiungono il cuore del mondo-carciofo, mangiandolo, come suggerisce l\u2019immagine di <em>Si sporge il virus zombi<\/em>. D\u2019Andrea lo dice chiaramente: senza vita non esisterebbe la morte, senza origine non ci sarebbe una fine, senza mondo e materia non ci sarebbe poesia. Il vertice, e insieme punto profondo (ma si possono distinguere?), della spirale sta proprio nella messa in discussione dell\u2019etica della poesia, la contestazione delle sue forme nell\u2019epoca, e nell\u2019epica, del <em>climate change<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le forme chiuse vengono poste sull\u2019orlo della fine. Nell\u2019ultima sezione <em>Inverno <\/em>il madrigale, il sonetto e la sestina fanno i conti con la catastrofe. Ci\u00f2 significa, in una veduta pi\u00f9 generale e meta-storica e letteraria, che l\u2019autore mette a confronto la tradizione e il suo possibile punto terminale, Dante, Fortini, Pasolini e Zanzotto (quello delle <em>Ecloghe<\/em>) di fronte al non-ritorno dato dall\u2019esaurirsi del pianeta. Ma quale catastrofe? A questo proposito si potrebbe citare l\u2019interpretazione data da Mark Fisher, autore che D\u2019Andrea sicuramente conosce bene (estrapola, d\u2019altronde, in un punto del libro, le parole di Burial contenute in <em>Spettri della mia vita<\/em>), del finale de <em>I figli degli uomini<\/em>, film di Alfonso Cuar\u00f3n analizzato nel primo capitolo di <em>Realismo capitalista<\/em>: \u00abla catastrofe non \u00e8 dietro l\u2019angolo, n\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 avvenuta: piuttosto, viene attraversata. Non c\u2019\u00e8 un momento preciso in cui il disastro si compie, n\u00e9 il mondo finisce con un <em>bang<\/em>: semmai si esaurisce, sfuma, va lentamente in pezzi\u00bb. Nelle ultime due sezioni accade esattamente quanto diagnosticato da Fisher, con la differenza che in <em>Inverno <\/em>D\u2019Andrea si immagina una rinascita a stento della natura. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella spirale <\/em>non d\u00e0 risposte, ma interroga e si interroga sul senso della poesia nei tempi delle<em> sglaciazioni<\/em>, del <em>clima disadatto<\/em>. Vale la pena allora concludere con la terzina finale della sestina intitolata significativamente <em>Nuovo mondo<\/em>, in cui sono racchiuse le parole-chiave e gli elementi della rigenerazione: \u00abIntanto questa notte \u00e8 desiderio \/ d\u2019aria e respiro, protesta del ghiaccio \/ alle stagioni in cerca d\u2019altro mare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abD\u2019Andrea lo dice chiaramente: senza vita non esisterebbe la morte, senza origine non ci sarebbe una fine, senza mondo e materia non ci sarebbe poesia\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":38,"featured_media":5845,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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