{"id":5791,"date":"2021-10-01T07:26:29","date_gmt":"2021-10-01T07:26:29","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5791"},"modified":"2023-12-07T14:01:41","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:41","slug":"lutopia-infranta-e-la-pazienza-del-coltello","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/10\/01\/lutopia-infranta-e-la-pazienza-del-coltello\/","title":{"rendered":"L&#8217;utopia infranta e la pazienza del coltello"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abChi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro.&nbsp;<br>E quando guardi a lungo in un abisso, anche l\u2019abisso ti guarda dentro\u00bb<br>Friedrich Nietzsche,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845901980\">Al di l\u00e0 del bene e del male<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Quando leggo, io penso a James Baldwin. Non solo per la potenza cristallina e \u201cpulita\u201d della sua prosa (\u00abpulita come un osso\u00bb, avrebbe detto lui in una celebre intervista per la&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.theparisreview.org\/interviews\/2994\/the-art-of-fiction-no-78-james-baldwin\"><em>Paris Review<\/em><\/a>&nbsp;nel 1984) e la portata radicale del suo pensiero, ma perch\u00e9 l&#8217;opera di Baldwin rifiuta categoricamente di essere consolatoria; \u00e8 lucida, a volte spietata, immensamente generosa nel suo sentire intellettuale, ma non consolatoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Addentrandomi nei percorsi di senso tracciati da Andrea Gatti nel suo esordio&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.pidgin.it\/prodotto\/la-fuga-dei-corpi\/\"><em>La fuga dei corpi<\/em><\/a>, pubblicato da Pidgin Edizioni, ho pensato alle riflessioni di Baldwin sulla rabbia, il risentimento e il trauma come prodotti culturali di un razzismo sistemico e secolare, al ruolo imprescindibile della supremazia bianca nelle relazioni personali degli uomini e delle donne nere, e alla violenza, l&#8217;abuso, l&#8217;omicidio, perfino, come risposta al perpetrarsi di umiliazioni costanti e a un trauma endemico dell&#8217;esistere quotidiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Daniel, uno dei protagonisti del romanzo, \u00e8 nato da una madre bianca e italiana e un padre nero \u00abUna volta gli avevo chiesto se l\u2019essere chiamato negro lo ferisse. Per niente, aveva detto lui. Mi diverte. Un negro italiano \u00e8 inconcepibile\u00bb, ricorda Vanni, il suo compagno di viaggio. Fin da subito Daniel e Vanni si presentano come due anime combacianti: l&#8217;uno&nbsp;<em>razzializzato<\/em>&nbsp;dall&#8217;infanzia, traumatizzato dall&#8217;assenza di un padre con cui non ha mai potuto confrontarsi sulla peculiarit\u00e0 della sua posizione nel mondo, e l&#8217;altro in fuga da una famiglia apprensiva e da un privilegio che per lui ha il sapore della prigionia borghese. Il passaporto italiano che li accompagna nelle loro peregrinazioni ha per Daniel il valore di una sfida a un sistema che riconosce la sua cittadinanza, ma non la sua appartenenza. Dopo un primo incontro folgorante e un&#8217;amicizia a distanza nutrita da un insaziabile bisogno di fuga, i due amici partono alla volta di Cala Bruja, un luogo dove lasciarsi finalmente alle spalle il fardello dell&#8217;ordinario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio, quindi, non \u00e8 solo un tentativo di sfuggire alla monotonia spossante del capitalismo neoliberista, ma \u00e8 infuso di una ricerca di liberazione intesa come assenza di limiti e responsabilit\u00e0.&nbsp;Mentre i due si arrabattano per raggiungere la spiaggia, \u00abdove non vige alcuna regola se non quella della libert\u00e0 individuale e del rispetto reciproco\u00bb si imbattono in una fauna di \u00abangeli custodi\u00bb e sanremesi ostili, donne in difficolt\u00e0 e \u00abzingari\u00bb con un\u2019impressionante collezione di occhiali da vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Gatti, creando una continuit\u00e0 narrativa fra i punti di vista dei due compagni, fa un coscienzioso lavoro di rispecchiamento: i narratori sono inevitabilmente inaffidabili, perch\u00e9 non si conoscono davvero. Le rotte delle loro esistenze si sfiorano e convergono, si fondono e collassano, fino al punto di liquefarsi in uno spaventoso&nbsp;<em>unicum<\/em> narrativo destinato all&#8217;implosione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da subito \u2013 nonostante sia una lettura possibile solo a posteriori \u2013 il viaggio \u00e8 il concretizzarsi di una \u201cfollia a due\u201d in divenire, uno scegliersi per mentirsi, per ricoprire i ruoli predisposti di chi guida e chi segue, e l&#8217;arrivo a destinazione, che entrambi aspettavano come un catartico&nbsp;<em>disvelamento<\/em>&nbsp;sotto il sole andaluso, consegna l&#8217;amaro verdetto dell&#8217;impossibilit\u00e0. La libert\u00e0 sfuggente, che non si rivela nei \u201cprocessi di liberazione\u201d, per prendere in prestito la definizione di Michel Foucault, ma \u00e8 definita dalle sue \u00abpratiche di libert\u00e0\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La fuga dei corpi<\/em>&nbsp;ci mostra cosa accade quando due giovani uomini vissuti nel relativo privilegio che la societ\u00e0 occidentale pu\u00f2 offrire si inoltrano nell&#8217;inaudito, nell&#8217;insperato, nell&#8217;ignoto di un\u2019utopia radicale agognata ma alla quale si accede da visitatori impreparati. Mentre Daniel \u2013 che vive nel suo delirio&nbsp;<em>superomista<\/em>, \u00abche nemmeno aveva mai letto Nietzsche fino in fondo perch\u00e9 lo sapeva gi\u00e0\u00bb, nel suo nichilismo e nell&#8217;amarezza di non appartenere al mondo \u2013 comincia a fronteggiare i suoi fantasmi, Vanni \u2013 che nell&#8217;innocua zavorra del bravo ragazzo ha trasportato un ospite tumultuoso e violento \u2013 lascia alla fine tracimare ci\u00f2 che da tempo sembrava ribollire nell&#8217;inconscio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cala Bruja non \u00e8 per\u00f2 il&nbsp;focolare&nbsp;del primitivismo, una comunit\u00e0 paritaria dedita ai piaceri semplici e droghe a chilometro zero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Vanni trova la sua dimensione \u2013 e la perversione fino a quel momento celata dietro pi\u00f9 di una maschera \u2013, Daniel si scopre, un&#8217;altra volta, estraneo: \u00abMa poi \u2013 eccolo \u2013 il paradiso \u00e8 sempre interdetto, sempre nascosto, velato, oscuro. Se lo raggiungo non \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 paradiso. Il paradiso \u00e8 una finzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paradiso dell&#8217;autosufficienza e dell&#8217;autodeterminazione si rivela presto una farsa fra le fronde, e sopruso, gelosie, faide interne, violenza sulle donne, stupro e omicidio si ripropongono in una cornice di acque cristalline e rituali orgiastici dal retrogusto sacrificale.<\/p>\n\n\n\n<p>La depravazione, dunque, non si pu\u00f2 separare dall&#8217;umanit\u00e0? Siamo noi, esseri umani, irredimibili?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore sembra infatti mostrarci come l&#8217;allontanamento dalle maglie opprimenti della societ\u00e0 contemporanea non sia sufficiente per liberarsi dal suo condizionamento profondo: il&nbsp;<em>panopticon,<\/em>&nbsp;da cui i protagonisti credono di sfuggire abbandonando la societ\u00e0 dei consumi, si ripresenta a Cala Bruja, perch\u00e9 la prigione non \u00e8 nei luoghi, ma nelle relazioni; \u00abl&#8217;inferno sono le altre persone\u00bb, recita una delle frasi pi\u00f9 famose del filosofo francese Jean-Paul Sartre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab[&#8230;] non \u00e8 la libert\u00e0 a rendere felici, ma la continua liberazione senza fine\u00bb, rivela con amarezza Daniel. Perseguire la libert\u00e0 significa prendersi cura degli altri, della comunit\u00e0, della terra e del pianeta. La libert\u00e0 non esiste finch\u00e9 non diventa collettiva, orientata verso un&#8217;utopia del possibile che sar\u00e0 sempre in divenire, e nella cura del processo si riveler\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00abla libert\u00e0 \u00e8 dura da portare\u00bb scriveva, per l&#8217;appunto, James Baldwin.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prefazione all&#8217;edizione del 1961 de&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/scienze-sociali\/sociologia\/i-dannati-della-terra-frantz-fanon-9788806185473\/\"><em>I Dannati della Terra<\/em><\/a>&nbsp;di Franz Fanon, Sartre scrive \u00ab[&#8230;] battiamoci: in mancanza d&#8217;altre armi la pazienza del coltello baster\u00e0\u00bb. Il filosofo si riferisce alla violenza come liberazione degli oppressi e dei colonizzati, in cui il momento di perfetta sintesi hegeliana si verifica nella fenditura, fisica e metaforica, creata dal coltello. Quando gli oppressi e le oppresse si liberano dei loro travestimenti di colonizzati, e si riconoscono come esseri umani, ecco la libert\u00e0, il riconoscimento di s\u00e9 come altro dalla condizione subalterna a cui sono stati destinati.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell&#8217;impeto di violenza generatrice che Sartre augura ai \u00abdannati della terra\u00bb, epifania di una lotta di liberazione collettiva, nel romanzo di Gatti si fa arma di autodistruzione: \u00abil fratello, alzando il coltello contro suo fratello, crede di distruggere, una volta per tutte, l&#8217;aborrita immagine del loro avvilimento comune\u00bb. Quando l&#8217;utopia si frantuma, cadono tutte le maschere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo esordio potente e destabilizzante, Andrea Gatti ha ricamato una tela sontuosa e complessa che ci mette di fronte alla realt\u00e0 di incontrarsi davvero: sia Daniel che Vanni vengono posti di fronte al dilemma di \u201crompere lo specchio\u201d come gesto finale di una scoperta di s\u00e9 scevra di abbellimenti e ipocrisie. Nelle affannose pagine che si srotolano nel finale, entrambi riconoscono quel rispecchiamento iniziale, quel collassare impetuoso della ragione e della loro unit\u00e0; non attraverso lo specchio, dove la verit\u00e0 si palesa come inevitabile e inespugnabile, ma riflessi nello specchio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se&nbsp;Alice precipita in un Paese delle Meraviglie che custodisce gli orrori di una monarca crudele e mercuriale, sono Daniel e Vanni stessi a cesellare l&#8217;inferno di Cala Bruja con la precisione di un coltello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il rivelarsi di Vanni e Daniel non come semplici paladini della verit\u00e0 e della libert\u00e0 radicale, ma anche come i prodotti di un privilegio che fa della loro rabbia un capriccio e dei loro crimini meri effetti collaterali, illumina l&#8217;abisso di Nietzsche di inediti e inquietanti significati, immersi nella contemporaneit\u00e0 del nostro esistere e nell&#8217;eredit\u00e0 del nostro bagaglio sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>In un romanzo in cui domina palpabile il \u00abpessimismo dell&#8217;intelletto\u00bb di gramsciana memoria, Gatti apre uno squarcio critico nei confronti dell&#8217;egocentrismo nichilista e nel solipsismo edonista, e identifica la libert\u00e0 non nell&#8217;abiura bens\u00ec nella presa di coscienza della responsabilit\u00e0 individuale per la nostra sopravvivenza collettiva.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;autore sembra mostrarci come l&#8217;allontanamento dalle maglie opprimenti della societ\u00e0 contemporanea non sia sufficiente per liberarsi dal suo condizionamento profondo: il\u00a0panopticon,\u00a0da cui i protagonisti credono di sfuggire abbandonando la societ\u00e0 dei consumi, si ripresenta a Cala Bruja, perch\u00e9 la prigione non \u00e8 nei luoghi, ma nelle relazioni\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":36,"featured_media":5792,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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