{"id":5733,"date":"2021-09-10T07:07:35","date_gmt":"2021-09-10T07:07:35","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5733"},"modified":"2023-12-07T14:01:41","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:41","slug":"il-corpo-del-problema-in-divenire","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/09\/10\/il-corpo-del-problema-in-divenire\/","title":{"rendered":"Il corpo del problema, in divenire"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abMa s\u00ec, ora deve fare la femminista\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa frase \u00e8 stata pronunciata durante un pranzo con i vicini del paesello, nel corso di una conversazione prolungata e difficilmente digeribile a proposito dell\u2019ex di un figlio trapiantato all\u2019estero, una ragazza insopportabile, orientata solo alla carriera e per niente alla casa, capace di lasciare due dita di polvere sotto il letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono ben lungi dal misurare la bont\u00e0 di qualcuno sulla base della sua tolleranza a cellule epiteliali morte appostate sotto il materasso. Mi sembra, francamente, un dato strettamente privato. Il problema \u00e8 che in situazioni di questo genere puoi soltanto colludere&nbsp;con il paio di anziani misogini che ti hanno vista crescere \u2013&nbsp; e che in fin dei conti sono brave persone, a cui vuoi almeno un po\u2019 bene \u2013 oppure diventare quella che solleva il problema, ruolo che finisce per coincidere con il problema stesso. Essere femminista, ho visto, significa molto spesso sollevare il problema. <em>Transito<\/em>, di Aixa de la Cruz, vincitore del Premio Euskadi de Literatura e portato in Italia da Giulio Perrone Editore nella traduzione di Matteo Lef\u00e8vre, solleva parecchi problemi.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa cosa del sollevare un problema e del diventare un problema a propria volta rappresenta una dinamica sottesa a esperienze solo apparentemente lontane. In questo senso, raccontare senza immaginifici espedienti di avere una compagna e non un compagno, per esempio, \u00e8 lo stesso che mettersi in mezzo a un parente che alza le mani sulla figlia. Sottrarre la propria presenza a minacce o insulti \u00e8 lo stesso che reagire a un episodio di catcalling. Sollevi il problema: sei tu il problema. Stai mettendo tutti a disagio (il tuo, di disagio, non esiste. Non si vede e non si sente, dove lo metti sta, come i bravi bambini). Stemperare il conflitto, sempre. Minimizzare, sempre. Aixa de la Cruz non minimizza proprio mai. In <em>Transito<\/em>, piuttosto, il corpo del conflitto si espone crudo ed elettrizzante, inafferrabile e prorompente insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dalla scoperta di un incidente che ha coinvolto un\u2019amica, la trentenne protagonista di questa sorta di romanzo-confessione raccoglie le idee ed esplora una serie di episodi, eventi e circostanze della propria vita, nel tentativo, forse, di rintracciarvi uno schema: in sostanza, una storia. Dal dato del corpo, la voce narrante procede in un\u2019indagine della colpa, delle relazioni, della memoria, che la porta a prendere consapevolezza di un elemento comune di cui, inizialmente, proprio non aveva idea: la misoginia. Soprattutto la sua.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autrice, nata a Bilbao nel 1988, si muove attraverso il linguaggio come su un filo sospeso sopra un abisso incommensurabile e osceno. Il dire, infatti, \u00e8 una pratica che finisce la maggior parte delle volte, qualunque strada prenda, con il venir meno della parola di fronte a ci\u00f2 che \u00e8 materiale, presente, apparente. Aixa de la Cruz si interroga sul significato del raccontare e del raccontarsi, del ragionare e dello scrivere. Il linguaggio sembra essere per lei una fuga verso la trascendenza e lo svanimento, al punto che l\u2019unico racconto dicibile, almeno in parte, finisce per essere la testimonianza, radicata nell\u2019esperienza materiale, resoconto della propria sensibilit\u00e0. Eppure, esaurire l\u2019opera di de la Cruz in questo sarebbe un errore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo di un\u2019espressione come \u201cora deve fare la femminista\u201d durante una conversazione in cui \u00e8 in corso un conflitto di idee non \u00e8 casuale: rimarcare l\u2019ideologia sottesa a delle opinioni \u00e8 una strategia volta a invalidare queste ultime. Il concetto di ideologia viene frequentemente utilizzato per significare una mancanza di contatto con la realt\u00e0, come se qualunque rappresentazione articolata del mondo \u2013 gesto e processo peraltro inestricabilmente intrecciato al rapporto degli esseri umani con il reale \u2013 forzasse l\u2019esperienza, dirottando gli eventi verso fini altri. Talvolta, senz\u2019altro, l\u2019ideologia pu\u00f2 rappresentare una scorciatoia o anche un alibi. Tuttavia, non si tratta di altro, generalmente, che del tentativo mai definitivo di comprendere le cose nella loro complessit\u00e0. A partire dalle cose del s\u00e9. Il problema, con il s\u00e9, \u00e8 che qualunque spiegazione, qualunque narrazione, \u00e8 incline a vincolare l\u2019identit\u00e0. \u00c8 precisamente questo vincolo, in effetti, a tradire i presupposti di buona parte dei femminismi \u2013 certo, non del femminismo trans-escludente e del femminismo liberale: del primo per la sua inclinazione essenzialista e del secondo per il suo approccio fondamentalmente individualista e privatistico. Se per molti l\u2019ideologia \u00e8 un velo steso in mala fede sulla realt\u00e0, per de la Cruz, e credo anche per me e molti altri, le idee possono vivere soltanto se incarnate. Non \u00e8 possibile partire dalle cose per arrivare alle idee, come non \u00e8 possibile il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi chiede di guardare e io guardo con tutta la ferocia di cui sono capace, senza la distanza del fotografo di guerra, senza la dissociazione del nevrotico o della gallina che corre senza testa, senza interferenze teoriche, senza Laura Mulvey che precisa che lo sguardo \u00e8 potere, con l\u2019unica volont\u00e0 di fondermi nell\u2019immagine e nella carne\u00bb, dichiara, di fronte al corpo martoriato di un\u2019amica, la protagonista, forse alter ego della scrittrice, forse no o forse in parte, funzione della persona autoriale in questo determinato contesto. E ancora: \u00abDi mattina andavo a lezione di materialismo culturale, teoria femminista e studi di genere e acquisivo il quadro teorico che trasmetteva importanza a quanto facevo di notte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Aixa de la Cruz confessa molte cose, in questo romanzo. Tra le altre, porta allo scoperto l\u2019effetto ansiolitico della teoria e quei trucchi psicologici per cui l\u2019intellettualizzazione permette di sfuggire il dolore. La voce narrante di <em>Transito<\/em>, brillante e provocatoria, \u00e8 capace di parlare con franchezza di ci\u00f2 di cui fa esperienza. Dai pezzetti di carta igienica umidi che restano attaccati ai peli pubici, al gioco dei ruoli nelle relazioni sessuo-romantiche, dai corpi feriti ai corpi eccitati, dall\u2019attrattiva delle droghe alle difficolt\u00e0 della parola, tutto diventa materia sensibile del suo discorso. All\u2019interno di <em>Transito<\/em> il linguaggio precipita dalla trascendenza all\u2019immanenza, dall\u2019intelletto alla presenza e infine all\u2019azione o, meglio, alla pratica.<\/p>\n\n\n\n<p>La misoginia \u00e8 un prodotto sociale e allo stesso tempo infligge ferite personali. I femminismi, tra le altre cose, si sono fatti carico, attraverso i mezzi della teoria e dell\u2019ideologia \u2013 e non soltanto, naturalmente \u2013 di reagire a queste ferite. Ma per quanto la ricerca e lo studio siano essenziali, per quanto forniscano strumenti preziosissimi e irrinunciabili per comprendere e nominare la propria esperienza, talvolta, nella pratica, finiscono per rappresentare solo un polo dell\u2019equazione, mentre la violenza, soprattutto quella agita e non subita, resta occulta.<\/p>\n\n\n\n<p>La protagonista di Aixa de la Cruz confessa dunque la propria misoginia, che \u00e8 passata dal rifiuto del femminile prima e dell\u2019attenzione all\u2019altra poi. La competenza e la conoscenza, in questo, le sono tornate utili per giustificare, spiegare, mettere distanza. Questa distanza dal dolore, che arriva a essere distanza dalla corporeit\u00e0, dall\u2019essere incarnati, \u00e8 essa stessa una ferita profonda e terribile. Una ferita che si ricopre di parole. La parola \u00e8 una strategia come un\u2019altra per sopravvivere. La parola si piega, \u00e8 cangiante, disponibile ed elusiva allo stesso tempo. Se non si cala nel corpo pu\u00f2 sfuggire come un palloncino.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 possibile fissare questo testo in un giudizio finale e complessivo che ci dia un senso o uno scopo. <em>Transito<\/em> \u00e8 un libro, un romanzo, un\u2019autobiografia ricchissima e molteplice, soprattutto irrisolta. La scrittrice solleva il problema e offre una risposta transitoria: la scrittura \u00e8 un\u2019arma a doppio taglio, che elaborando la memoria e il proprio s\u00e9 potrebbe avviare un processo di cambiamento come anche incepparlo in un\u2019immagine fossile. Di fronte alla nuda presenza, il linguaggio e le idee si liberano e si radicano allo stesso tempo. Essere femministi, forse, vuol dire riuscire a stare in questa tensione e trasformarla in movimento. Ma quanto fa male.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAll\u2019interno di &#8220;Transito&#8221; il linguaggio precipita dalla trascendenza all\u2019immanenza, dall\u2019intelletto alla presenza e infine all\u2019azione o, meglio, alla pratica\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":5734,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/09\/10\/il-corpo-del-problema-in-divenire\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il corpo del problema, in divenire - MARVIN\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"\u00abAll\u2019interno di &quot;Transito&quot; 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