{"id":5665,"date":"2021-07-21T08:23:24","date_gmt":"2021-07-21T08:23:24","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5665"},"modified":"2023-12-07T14:01:41","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:41","slug":"seppellire-i-fantasmi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/07\/21\/seppellire-i-fantasmi\/","title":{"rendered":"Seppellire i fantasmi"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00ab[\u2026] per come sono fatta, tendo a vivere nel passato, e se da un lato questo pu\u00f2 essere utile alla scrittura, dall\u2019altro \u00e8 una forma di intossicazione di cui farei volentieri a meno. [\u2026] Poich\u00e9 intendevo liberarmi di tutte quelle presenze inquietanti, ho pensato che l\u2019unico modo per farlo sarebbe stato scrivere un libro gotico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un estratto del breve testo che Giulia Sara Miori, autrice esordiente della raccolta <em>Neroconfetto<\/em> (Racconti Edizioni), ha scritto per <a href=\"https:\/\/www.osservatoriocattedrale.com\/sul-metodo-1\/2021\/7\/13\/neroconfetto-il-dietro-le-quinte-di-un-esordio\"><em>Cattedrale<\/em><\/a>, in occasione dell\u2019uscita del libro. Ho scelto di agganciarmi a questo passaggio perch\u00e9 mi \u00e8 sembrato il modo pi\u00f9 immediato \u2013 e forse anche pi\u00f9 sensato, come vedremo dopo \u2013 per approcciarmi alla sua opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, qualche coordinata: Giulia Sara Miori \u00e8 una scrittrice che, come accade sempre pi\u00f9 spesso, ha fatto scuola tra litweb (<em>Altri Animali<\/em>, <em>Narrandom<\/em>, <em>Nazione Indiana<\/em>, <em>L\u2019indiscreto<\/em>) e concorsi letterari come l\u20198&#215;8 di <em>Oblique<\/em> (di cui \u00e8 stata finalista nel 2020 e che \u00e8 stato il punto di contatto tra lei ed Emanuele Giammarco, editore di Racconti e membro della giuria tecnica del concorso). Fatte le dovute esperienze, Miori ha dunque riunito questi 21 racconti \u2013 alcuni inediti, altri, come gi\u00e0 detto, pubblicati online \u2013 in <em>Neroconfetto<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, questi testi, ancora prima delle tematiche trattate, hanno in comune due tratti abbastanza dirimenti per la buona riuscita di libro di racconti: lo stile (o voce dell\u2019autrice) e il \u201ccolore\u201d. Il rischio pi\u00f9 grande delle raccolte \u00e8 infatti quello della disomogeneit\u00e0, di incorrere in uno scollamento \u2013 stilistico, tematico \u2013 che pu\u00f2 rendere il libro una somma di parti e non un intero. Questo, fortunatamente, non accade a Miori. Lo stile dell\u2019autrice si rif\u00e0 infatti al mondo fiabesco, orientato per\u00f2 verso atmosfere cupe e sanguinolente: per capirci, quindi, non <em>I Tre Porcellini<\/em> ma le <em>Scarpette Rosse<\/em> di Hans Christian Andersen (in cui una ragazzina, dopo aver indossato le scarpe rosse al funerale della nonna e aver peccato di vanit\u00e0, viene punita da Dio attraverso un angelo che le mozza i piedi con un\u2019ascia, obbligandola poi a ballare sui moncherini fino alla fine dei suoi giorni). Questa scelta, a detta dell\u2019autrice, serve a \u00abrafforzare il potere simbolico delle storie, rendendole immediatamente universali nella mente del lettore\u00bb; a questa affermazione aggiungerei che il tono fiabesco, nei 21 macabri racconti gotici, rende la tragedia pi\u00f9 scanzonata, disinnesca il rischio di una facile commiserazione o di una altrettanto semplice risoluzione morale, per riportare gli eventi per quelli che sono: terribili episodi della vita a cui, se non si \u00e8 tra il conto delle vittime, si pu\u00f2 sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, il colore: il <em>nero <\/em>del confetto pervade l\u2019intera raccolta e si estende come un\u2019ombra sui personaggi che la popolano. Le protagoniste e i protagonisti sono imballati dentro piccole distorsioni della loro routine, impercettibili variazioni della quotidianit\u00e0 che montano fino a generare \u2013 o rivelare, a seconda che si tratti di un conflitto passato o presente all\u2019azione \u2013 i fantasmi che abiteranno al loro fianco per tutta la vita. In un certo senso, Miori intercetta il luogo di nascita dei traumi \u2013 e dunque degli spettri \u2013 e in questo modo se ne libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo sisma gotico \u2013 che ha lasciato da parte le guglie e i mantelli per sostituirli con appartamenti spogli e giacche di montone \u2013 affonda le radici sia in precise influenze letterarie (Miori parla di E.A. Poe, Bram Stoker, Robert Louis Stevenson, Henry James, H.P. Lovecraft, Shirley Jackson e Joyce Carol Oates) sia, secondo me, in alcune eredit\u00e0 cinematografiche: una tra tutte, <em>Rosemary\u2019s Baby<\/em> di Roman Polanski, la pellicola del 1968 in cui una donna partorisce il figlio del demonio. Di questo lungometraggio ho trovato tracce sia nel racconto <em>La Culla<\/em> \u2013 storia di una madre che non riesce a tenere in braccio il figlio perch\u00e9 ha \u00abun lamento simile al rantolo di un moribondo\u00bb \u2013 sia, forse pi\u00f9 lateralmente, in <em>La padrona di casa<\/em> \u2013 il racconto di una ragazza che, trasferitasi in un nuovo appartamento, deve fare i conti con una vecchia affittuaria particolarmente insistente (e che somiglia, per certi versi, a Minnie Castevet, la vicina di casa di Rosemary Woodhouse nell\u2019omonimo film).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora veniamo, come promesso, alle nostre rimozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle definizioni pi\u00f9 lucide sul tema \u2013 oltre a quella del mille volte citato (anche da me) Freud con il suo <em>unheimliche<\/em> \u2013 \u00e8 quella di Mike Flanagan, regista della serie antologica <em>The Haunting of Hill House<\/em> e anche, purtroppo per lui e per noi, della meno riuscita <em><a href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/10\/19\/the-haunting-of-bly-manor-quale-infestazione\/\">The Haunting of Bly Manor<\/a><\/em>:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abIn ogni storia di fantasmi, gli spiriti non sono altro che l\u2019impatto che il passato ha sulle vicende presenti. [\u2026] Un fantasma \u00e8 semplicemente un elemento del passato che si rifiuta di vivere nel suo tempo, preferendo cercare di cambiare il presente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo passaggio mi sembra esprimere in dettaglio l\u2019idea di \u201cintossicazione\u201d di cui parlava Miori, cos\u00ec come quel bisogno di tornare a qualche forma di vissuto \u2013 distorta, certo, e mutuata in una forma letteraria \u2013 per rievocare e seppellire le presenze infestanti. La rimozione \u00e8 infatti un lutto mancato, una tragedia che non ha seguito il suo naturale decorso, e che ritorna in una forma scorretta e assassina per \u201cfarsi risolvere\u201d, domandare il conto della scelta di averla ignorata per non soffrire troppo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo bagaglio, per\u00f2, non vuol dire solo dolore, ma anche, nei casi pi\u00f9 fecondi, motore immaginifico, movimento narrativo per cui, come dice l\u2019autrice, \u00abse avessi avuto il coraggio di sbloccare certi ricordi allora il libro si sarebbe scritto quasi da s\u00e9\u00bb. Queste memorie vengono cos\u00ec prelevate da quell\u2019oblio sedativo dentro cui galleggiano agli angoli della nostra mente per essere rinchiuse dentro confini precisi, colate all\u2019interno di margini che assumono la forma di luoghi, persone, pagine, racconti, libri. \u00c8 cos\u00ec che, forse, la si pu\u00f2 spuntare con certe presenze infestanti: inchiodandole a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sostrato di rimozioni assume, in <em>Neroconfetto<\/em>, tre declinazioni specifiche: il corpo, la rivalsa e la mancanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del <em>corpo<\/em> \u2013 forse il pi\u00f9 manifesto della raccolta \u2013 \u00e8 sviscerato nei racconti che trattano di bellezza e <em>body shaming<\/em>. Esempi ne sono <em>La Giacca<\/em> \u2013 testo che apre <em>Neroconfetto<\/em> e tratta di una ragazza che invidia il successo estetico dell\u2019amica, diventando pi\u00f9 bella di lei una volta indossata una particolare giacca \u2013 oppure <em>La Clinica<\/em> \u2013 una specie di super centro dimagrante in cui l\u2019unico valore che conta \u00e8 il rapporto tra massa grassa e massa magra. Un altro testo significativo da questo punto di vista \u00e8 <em>Alice<\/em>, il racconto di una ragazza colpevolizzata per il suo peso, visto per\u00f2 dalla prospettiva della sua aguzzina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abChi non si prende cura del corpo \u00e8 malato: su questo non ci sono tanti dubbi. \u00c8 una questione di salute, nient\u2019altro che una questione di salute. E Alice era grassa, e dunque non gliene importava niente della salute, e visto che non gliene importava niente della salute, era malata\u00bb. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spostando il baricentro della narrazione, Miori riporta una delle principali frizioni in cui si incorre quando si tratta di disturbi alimentari: l\u2019attribuzione di responsabilit\u00e0 alla persona che ne soffre, l\u2019idea che se lei o lui lo desiderasse, in fondo, potrebbe guarirne (che poi, in maniera pi\u00f9 ampia, \u00e8 lo stesso sguardo orbo con cui vengono spesso interpretati quasi tutti i disturbi mentali).<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe interessante, tra l\u2019altro, leggere questo testo in coppia con <em>Smalto<\/em>, uno dei racconti di <em>Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa<\/em>, la raccolta di Francesca Mattei (Pidgin Edizioni) che, agli antipodi per sottogenere di disturbo e linguaggio utilizzato \u2013 riporta lo stesso identico schema:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abLe mie compagne di scuola hanno detto: \u00e8 successo anche a me, stai esagerando, sei una pezzente, \u00e8 tutta invidia, ci sono passata anche io, come fai a essere cos\u00ec magra?, se non mangi chiamo tua madre, troia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chiudere con il tema corpo, <em>Capelli<\/em> \u2013 la storia di un parrucchiere che vuole omologare la propria cliente con un taglio che la possa farla sembrare \u00abnormale\u00bb \u2013 \u00e8 uno di quei casi in cui una parte del fisico diventa sineddoche di un movimento umano pi\u00f9 ampio, in questo caso la resistenza alla pressa sociale che tende a uniformare gli uni agli altri:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abCi vuole ordine ordine ordine, io sono qui per ristabilire l\u2019ordine, io sono qui per dire cosa \u00e8 giusto e cosa \u00e8 sbagliato, \u00e8 ora di darci un taglio, e poi ci vuole pazienza, pazienza e costanza, costanza e pazienza, bisogna rispettare le regole, fare tutto secondo le regole, e allora i capelli ricresceranno e saranno sani e saranno i capelli di una persona normale, di una persona come le altre, perch\u00e9 adesso non sei come le altre, sei <em>diversa<\/em> adesso, e guardati, con tutti questi colori, e guardati, con questo taglio sformato e le punte che si sdoppiano e si triplicano e vanno per conto loro, prendi una decisione, una volta tanto, una sola, la decisione giusta, io so qual \u00e8 la decisione giusta, ce n\u2019\u00e8 solo una sola possibile, via le doppie triple punte, via tutto, tagliamo tagliamo tagliamo e finalmente andr\u00e0 tutto bene, finalmente ti guarderai allo specchio e ti riconoscerai\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la <em>rivalsa<\/em>: in <em>Occhiali<\/em>, ad esempio \u2013 uno dei racconti che utilizza l\u2019espediente fiabesco dell\u2019oggetto magico \u2013 la protagonista esce da una relazione tossica con un uomo sessantenne e una sorella autoritaria indossando, per l\u2019appunto, un paio di occhiali che le permettono di mettere a fuoco la realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abDora si mise gli occhiali e lo osserv\u00f2 attentamente: aveva la bocca aperta, ed emetteva piccoli grugniti sia col naso che con la bocca. Si avvicin\u00f2 per annusarlo: l\u2019odore del suo corpo, che tanto aveva amato, le ricordava quello di certi passeggeri di mezza et\u00e0 che ogni tanto si sedevano vicino a lei sui mezzi pubblici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In <em>Notturno<\/em>, invece, Attilio, il protagonista, \u00e8 cos\u00ec geloso della moglie Marilena da desiderarne e provocarne (qui la linea \u00e8 sottile, e si resta in una leggera ambiguit\u00e0) la morte. La donna verr\u00e0 poi vendicata da un\u2019altra persona, in un atto di emancipazione dalla gelosia e dal possesso maschile. Considero una storia di rivalsa, seppure in un senso pi\u00f9 obliquo, anche <em>Isabel<\/em>, il racconto di un uomo che si innamora di una ragazza defunta, e tronca la relazione con la moglie per abbandonarsi a questo sentimento funebre che, per\u00f2, lo rende felice (piccolo inciso: una delle battute finali \u2013 \u00abA chi hai dato il cuore?\u00bb \u2013 e l\u2019atmosfera che si respira per tutto il racconto ricordano le vibrazioni cimiteriali dell\u2019<em>Antologia di Spoon River <\/em>di Edgar Lee Masters).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 la <em>mancanza<\/em> che, come in ogni libro gotico che si rispetti, \u00e8 pervasiva. Citarne la rappresentazione vorrebbe dire enumerare praticamente tutti i racconti. Perci\u00f2, per un\u2019indispensabile economia redazionale, ne riporter\u00f2 due. Il primo \u00e8 <em>L\u2019inquilina<\/em>, la storia di una ragazza, Lara, che elabora la morte della madre un pezzo alla volta, tramite un susseguirsi di piccole ma dure rivelazioni:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abLara pensava che non solo non l\u2019avrebbe mai pi\u00f9 rivista, non avrebbe mai pi\u00f9 rivisto sua madre, ma non avrebbe neanche pi\u00f9 sentito la sua voce n\u00e9 il rumore dei suoi passi n\u00e9 quel profumo di cui ancora la casa era impregnata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio di Lara all\u2019interno della casa d\u2019infanzia, e l\u2019incontro con una particolare inquilina, diventer\u00e0 la chiave di volta per permetterle di realizzare \u2013 anche brutalmente \u2013 la perdita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la mancanza \u00e8 anche mancanza d\u2019amore. E in <em>Camilla<\/em>, il racconto che, sempre secondo le parole dell\u2019autrice, ha permesso la nascita di <em>Neroconfetto<\/em>, questo vuoto si percepisce in tutta la sua intensit\u00e0. <em>Camilla<\/em> \u00e8 infatti la storia di una breve infatuazione amorosa tra due adolescenti, che capitola in un allontanamento forzato. La protagonista, incredula, ricorder\u00e0 all\u2019altra la loro promessa, quella di mangiare insieme le albicocche \u2013 \u00abE le albicocche, le ho detto, e le albicocche, Camilla?\u00bb \u2013 esprimendo uno slancio di desiderio, amore e malinconia che trattiene dentro di s\u00e9 l\u2019incapacit\u00e0 di arrendersi, razionalizzare e cedere di chi non riesce ad abbandonare il passato, e potr\u00e0 farlo solo scrivendo un libro gotico.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl tono fiabesco, nei ventuno macabri racconti gotici, rende la tragedia pi\u00f9 scanzonata, disinnesca il rischio di una facile commiserazione per riportare gli eventi per quelli che sono: terribili episodi della vita a cui, se non si \u00e8 tra il conto delle vittime, si pu\u00f2 sopravvivere\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5666,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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