{"id":5634,"date":"2021-07-06T03:40:08","date_gmt":"2021-07-06T03:40:08","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=5634"},"modified":"2023-12-07T14:01:41","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:41","slug":"jason-lutes-piu-tempo-meno-spazio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/07\/06\/jason-lutes-piu-tempo-meno-spazio\/","title":{"rendered":"Jason Lutes: pi\u00f9 tempo, meno spazio"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi anni siamo stati abituati a osservare l\u2019evoluzione climatica di una radura o di uno scorcio cittadino alla velocit\u00e0 della luce, quasi senza accorgercene. Se ci troviamo di fronte a uno schermo ci capita di continuo, e non solo quando siamo interessati al meteo di domani. I tempi narrativi dilatati di molte serie tv, ad esempio, costringono i registi a spezzare il ritmo, a ribadire la separazione di due scene grazie a inquadrature dove le ore trascorrono in pochi secondi, rafforzate dal moto delle nubi o dall\u2019oscuramento del cielo. In genere sono momenti di transizione, rassicuranti, che non ci interessano sul serio ma che svolgono un compito di servizio tanto importante da aver sagomato l\u2019estetica e i contenuti di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YG7M3CAQQ9E\">alcuni<\/a> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dNzH59-juFM\">film<\/a> <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FgdSfd9pAII\">sperimentali<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>time lapse<\/em>, come lo chiamano gli addetti ai lavori, \u00e8 una tecnica di ripresa dalle potenzialit\u00e0 ancora sconosciute, ma quasi esclusivamente appannaggio della fotografia, della pubblicit\u00e0 o dei prodotti televisivi. Permette di focalizzarsi sugli spazi tramite il punto di vista del tempo che, subendo un\u2019accelerazione irreale, perde d\u2019importanza e diventa parte dello storytelling.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti storcerebbero il naso a sentirne parlare. Kant, ad esempio, che nella <em>Critica della ragion pura <\/em>distingueva chiaramente tra tempo e spazio, le due vie che rendono possibile la percezione delle cose: il primo inteso come \u00abforma del senso interno\u00bb, grazie al quale percepiamo uno dopo l\u2019altro i nostri stati d\u2019animo; e il secondo, responsabile della disposizione ordinata di ogni oggetto intorno a noi. Dato che tutte le rappresentazioni ci giungono dal senso interno grazie alla nostra coscienza, proseguiva il filosofo, il tempo \u00e8 \u00abcondizione a priori di ogni fenomeno in generale\u00bb ed \u00e8 molto pi\u00f9 importante dello spazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 Kant non impazzirebbe per i documentari di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ron_Fricke\">Ron Fricke<\/a>, per la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Trilogia_qatsi\">trilogia qatsi<\/a> o per <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Birdman_(film)\"><em>Birdman<\/em><\/a>, tutte opere che hanno fatto del <em>time lapse <\/em>e della rarefazione del tempo la loro cifra stilistica. In compenso, se \u2013 come immagino \u2013 non nutrisse alcun tipo di pregiudizio per i fumetti, si sentirebbe molto pi\u00f9 attratto da <em>Berlin<\/em> (Coconino Press) la saga-fiume di Jason Lutes che racconta la nascita del Terzo Reich proprio attraverso l\u2019occhio della capitale, i <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655592953080856576\">pensieri<\/a> di chi la abita e le vicissitudini di una manciata di personaggi che vediamo muoversi, crescere e fare errori.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoro estremamente vasto e stratificato che, come tanti progetti di questo tipo, nacque per caso, sfogliando un libro fotografico sulla citt\u00e0 di Berlino. All\u2019epoca Lutes aveva 27 anni, tre grandi passioni (<em>bande dessin\u00e9e<\/em>, cinema, giochi di ruolo) e un solo successo commerciale all\u2019attivo (<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Jar_of_Fools\"><em>Giara di stolti<\/em><\/a>, 1994), dove aveva elaborato uno stile molto lontano dai comics americani, di chiara ispirazione francofona. La storia, semplicissima, \u00e8 quella di un mago che ha perso fiducia nella magia e che, dopo la morte del fratello escapista e alla fine di una tormentata relazione, ripone tutte le proprie speranze nel mentore, anziano e sul punto di schiattare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5635 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"975\" height=\"649\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5635 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-01.png 975w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-01-300x200.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-01-768x511.png 768w\" sizes=\"(max-width: 975px) 100vw, 975px\" \/><\/noscript><figcaption><sub><em>Giara di stolti<\/em>, tavole centrali<\/sub><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Lutes non \u00e8 tra i primi a trattare ogni tavola come se raccontasse una storia a s\u00e9 stante, o a considerare le immagini alla stregua di simboli che vogliono \u2013 o possono \u2013 significare anche altro al di fuori di ci\u00f2 che sono. La vera novit\u00e0 sta nei disegni, nel modo in cui dialogano tra una vignetta e l\u2019altra. Lo spiega bene Scott McCloud nel suo saggio <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Reinventing_Comics\"><em>Reinventare il fumetto<\/em><\/a>, analizzando la scena in cui il vecchio illusionista aiuta il giovane a trovare un po\u2019 di fiducia, nelle due tavole qui sopra. \u00abIl melodramma \u00e8 stato scritto in uno stile accessibile\u00bb, nota lo studioso, \u00abma i lettori devono leggere tra le righe per vedere premiati i propri sforzi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 riquadro che non venga ripreso almeno una volta, non c\u2019\u00e8 particolare che non torni sotto una nuova luce, e soprattutto non c\u2019\u00e8 elemento realistico che lo sia fino in fondo. In un mondo fatto di rapporti utilitaristici (come dimostrano la prima e la quinta vignetta a sinistra, che alludono a un sostentamento reciproco dei personaggi) vige una ferrea interdipendenza tra immagini, a tal punto che, nella pagina successiva, l\u2019evoluzione del legame <a href=\"https:\/\/scontent.flin1-1.fna.fbcdn.net\/v\/t1.6435-9\/198966934_1235251986927366_3097992727907666143_n.jpg?_nc_cat=106&amp;ccb=1-3&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=Q3zR6CUfAMkAX8L5J-P&amp;_nc_ht=scontent.flin1-1.fna&amp;oh=73bf3d1aa459386ee565dbcfe2733b8d&amp;oe=60E8124D\">\u00e8 ripresa in diagonale<\/a>, prima ancora che in sequenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre qui ci viene ricordato che il tema predominante \u00e8 la magia: nel settimo riquadro, dove sulle lenti del vecchio compare il riflesso di un muro, assente nella realt\u00e0 ma perfetto per evocare la barriera sorta tra lui e il protagonista; e nelle battute finali, quando questo isolamento permea anche gli oggetti inanimati, quasi pi\u00f9 importanti dei loro possessori (il manifesto del mentore che squadra il giovane mago forzandolo a tradire la frustrazione).<\/p>\n\n\n\n<p>Lutes non prova alcun interesse per le vicende. Gli unici a godere della sua attenzione sono i personaggi, di cui \u00e8 bravo a far intuire la dimensione interiore senza mai metterla in scena, enfatizzandola piuttosto con il montaggio. Infrange spessissimo la regola dei 180 gradi, che vieta di girare la propria \u201ctelecamera\u201d per creare un senso di confronto, e stabilisce le varie inquadrature a partire dalla loro posizione nel foglio, sempre per una questione di tensione emotiva. Emblematico il confronto tra le prime a destra, dove l\u2019allievo e il maestro recitano l\u2019uno di fronte all\u2019altro, e le prime della penultima fila, dove sembrano voltarsi le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>La grammatica di <em>Berlin <\/em>\u00e8 molto simile, con la differenza che qui l\u2019autore ha un arco narrativo pi\u00f9 ampio su cui pu\u00f2 contare. Il dramma da camera che aveva caratterizzato <em>Giara di stolti<\/em> scompare e cede il posto a un racconto corale dove predomina la spinta centrifuga, mentre le vicende si svolgono all\u2019ombra della Storia (dal 1928 al 1933) passandole accanto, senza correre il rischio di un\u2019analisi sociologica, dato che le poche figure realmente esistite hanno un ruolo attivo nella trama o conoscono parte del cast. Eppure, anche stavolta i personaggi attorno cui ruotano gli eventi principali sono due e sono complementari. Non si tratta pi\u00f9 di un mentore e del suo allievo, ma di un giornalista del <em>Weltb\u00fchne<\/em>, Kurt Severing, e di una giovane studentessa d\u2019arte, Marthe M\u00fcller. Da un lato le parole, dall\u2019altro le immagini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-1024x654.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5636 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"654\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-1024x654.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5636 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-1024x654.png 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-300x191.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-768x490.png 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02-1536x980.png 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-02.png 1747w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><sub><em>Berlin<\/em>, tavole 47-94<\/sub><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tutti gli altri interpreti godono di una presentazione sintetica ma densa di informazioni. Lutes <a href=\"http:\/\/www.tcj.com\/its-going-to-be-600-pages-long-an-interview-with-jason-lutes\/\">ha ammesso<\/a> di non averli mai conosciuti fino in fondo, nei 22 anni che ha dedicato all\u2019opera, perch\u00e9 era convinto che ciascuno di loro avesse una vita oltre la pagina. Logico dunque che non li giudichi mai. L\u2019unica arma di cui si serve per studiarli \u00e8 la prefigurazione: se intuisce il destino di un individuo o di una coppia semina alcuni indizi nella messa in scena, ribadendo cos\u00ec la propria voce che altrimenti verrebbe schiacciata dalle loro. Per esempio da quella di Gudrun, lavoratrice irrequieta che partecipa alle <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Maggio_di_sangue\">manifestazioni del Primo maggio<\/a> venendo travolta dagli eventi (e che nella sua prima apparizione si chiede: \u00abperder\u00f2 il tram?\u00bb); o di David, che sogna di diventare Houdini ma, essendo ebreo, la sua unica fuga sar\u00e0 ben altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Del giovane David, Lutes rende subito chiara la condizione di prigionia nella prima pagina in alto. Dopo essere \u2013 guarda caso \u2013 miracolosamente sfuggito a un gruppo di teppistelli nazisti si \u00e8 rifugiato in camera sua, non prima che il nonno lo abbia redarguito. Su di lui grava tutto il peso della tavola, in bilico tra la dovizia di dettagli e una gabbia impenetrabile. La stessa che viene proiettata nella penombra dalla finestra, nell\u2019ultimo riquadro in basso, proprio dopo una panoramica sul volto dell\u2019escapista. Dal confronto con le vignette in alto, per\u00f2, la vicenda del ragazzino riflette anche il disagio della sua etnia, compresi i problemi cui doveva far fronte a Berlino negli anni Trenta. Un dramma che riguardava cittadini ebrei di qualsiasi generazione (nonni, figli e nipoti), proprio sulla base della loro cultura e della loro condizione economica riassunta nel padre antiquario, custode di un passato che non trover\u00e0 pace in alcun futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 da questi esempi capiamo che non \u00e8 la citt\u00e0 il vero protagonista ma il tempo, in ogni sua declinazione. Ne abbiamo conferma quando la \u201cmacchina da presa\u201d di Lutes si sposta su un veterano della Grande guerra (raffigurato nella tavola di destra) mentre ricorda un giovanotto conosciuto in trincea poco prima che morisse. Dal cognome intuiamo subito che si tratta del cugino prediletto di Marthe e che la sua scomparsa ne ha compromesso lo stato d\u2019animo pi\u00f9 di quanto non abbiano fatto i genitori, dai quali \u00e8 in fuga. Nella trincea dell\u2019analessi, realistica solo sulla carta, si respira la stessa magica atmosfera di <em>Giara di stolti<\/em>, con i suoi fuori scala e le sue bizzarrie, come il fantasma della madre del veterano che compare <a href=\"https:\/\/scontent.flin1-2.fna.fbcdn.net\/v\/t1.6435-9\/199548178_1235919426860622_7673325962050557384_n.jpg?_nc_cat=109&amp;ccb=1-3&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=tmlc0xNmG2EAX-7AArh&amp;_nc_ht=scontent.flin1-2.fna&amp;oh=3a81772589634dcb741ae33957a84d24&amp;oe=60C8ECDD\">qui<\/a> a torso nudo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se per i personaggi guardarsi indietro \u00e8 motivo di imbarazzo, frustrazione o timore, gli spazi subiscono inermi i capricci del tempo, perch\u00e9 nella loro evoluzione non si riflette la sua furia ma quella dell\u2019essere umano, che solo ha il potere di creare o distruggere. Col passare degli anni, in <em>Berlin<\/em>, trama e sottotrame si avvicinano pericolosamente a un epilogo tragico (quello storico) e tutti concordano che l\u2019unica via d\u2019uscita sia la rievocazione di un vissuto che hanno perso per strada. Da Severing, che vediamo l\u2019ultima volta di fronte a una vetrina da cui fanno capolino un revolver e una macchina da scrivere, a Marthe, stanca di una fuga che ha il sapore di una menzogna verso s\u00e9 stessa e desiderosa di tornare a casa, a Colonia.<\/p>\n\n\n\n<p>Li aiutano vari tipi di ricordi, dai semplici flashback come quello qui sopra a oggetti pregni di significato che Lutes ha la premura di disseminare per le oltre 500 pagine di fumetto: poster, cappelli, blocchi da disegno, statuette, naturalmente fotografie. E gli spazi, ancora una volta, assistono imbambolati alla loro dissoluzione. Della citt\u00e0 di Berlino non vengono scelti luoghi particolari, nonostante compaiano quasi tutti quelli per cui \u00e8 famosa. Pi\u00f9 che altro il tempo li scruta nel loro divenire, attraverso una narrazione che procede per <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655592990120755200\">ellissi simmetriche<\/a>, come quando assistiamo a un salto di dieci anni dal punto di vista di uno stesso luogo. A pensarci bene, \u00e8 proprio l\u2019esatto contrario di un <em>time lapse<\/em>, dove ci\u00f2 che vediamo richiede uno scatto graduale. Qui non c\u2019\u00e8 spazio per la gradualit\u00e0 e il tempo \u00e8 tutto, meno che galantuomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo capiamo se osserviamo con attenzione questa immagine:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-800x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5637 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-800x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5637 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-800x1024.jpg 800w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-234x300.jpg 234w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-768x983.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03-1200x1536.jpg 1200w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-03.jpg 1218w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/noscript><figcaption><sub><em>Berlin<\/em>, tavola 114<\/sub><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Marthe \u00e8 uscita di casa e si \u00e8 imbattuta nel custode del palazzo in cui vive, e che in passato ha prestato servizio nelle file di suo padre, il Maggiore M\u00fcller. Malgrado sia molto marginale, il loro rapporto \u00e8 pi\u00f9 interessante di quanto sembra: lui non perde occasione per sbatterle in faccia i traumi che ha subito nell\u2019esercito, mentre in lei cresce il risentimento nei confronti del genitore. Con questi semplici stratagemmi Lutes ne ribadisce l\u2019invadenza, nonostante nel libro non venga mai registrata. Poco dopo essersi conosciuti, ad esempio, il portiere aveva congedato Marthe con la frase \u00ablo odio ancora\u00bb, ma nell\u2019uscire dalla stanza non aveva sbattuto la porta con rabbia, come era logico aspettarsi; la sua frustrazione era suggerita da un\u2019onomatopea discreta, tutta in minuscolo (uno \u00abshut\u00bb), che evocava un gesto disorientato pi\u00f9 che stizzito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora la situazione sembra precipitare. L\u2019uomo le ha raccontato l\u2019ennesima prepotenza del padre e lei ha iniziato a fargli un ritratto, su un taccuino che le viene strappato di mano dopo poche vignette (la rapidit\u00e0 dell\u2019azione \u00e8 data dalla compresenza della nuvoletta nello stesso riquadro, quasi a sottolineare un dramma imminente). Eppure non accade nulla di terribile: il portiere sembra aver apprezzato il disegno di Marthe e forse si \u00e8 appena messo a ridere ma non possiamo esserne certi, per via dal silenzio che si \u00e8 creato. Pu\u00f2 darsi che Lutes avesse intenzione di coprire i rumori con l\u2019arrivo di un treno e spostare la vicenda in una dimensione simbolica, a sancire il pagamento di un debito da parte della donna (il disegno, come indennizzo morale) o la definitiva separazione tra i due, che non si incontreranno pi\u00f9 fino alla fine dell\u2019opera. Ma queste ipotesi non tengono conto dell\u2019ultima vignetta, dove riemergono i problemi di salute dell\u2019uomo legati, in parte, anche alla sua vita militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Come spesso capita nella scrittura di Lutes, una tavola a prima vista semplice si apre a molti significati possibili e si collega a numerose linee narrative che percorrono l\u2019intera vicenda, un po\u2019 come i binari su cui sfreccia il treno nella sesta vignetta (e che nell\u2019ultima lasciano intuire una deviazione, come se Marthe avesse imboccato una strada che non doveva percorrere). Per analizzarla a dovere dobbiamo attenerci alla lezione di <em>Giara di stolti<\/em> e considerare fin da subito le immagini che le stanno vicine. Ad esempio <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655593210090012672\">la pagina di destra<\/a>, che ci presenta quasi la stessa architettura ma ribaltata, con tre finestroni in basso e due campi larghissimi nel mezzo. Questo, oltre ad accrescere il senso di prigionia in cui versano tutti i personaggi, crea una connessione tra gli eventi delle due tavole e nella fattispecie tra le vite di due donne diverse: a destra Gudrun, che sogna un posto su quel treno, e a sinistra Marthe.<\/p>\n\n\n\n<p>La sequenza <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655593284757012481\">precedente<\/a> invece \u00e8 un botta e risposta tra l\u2019uomo e la giovane, dove il portiere occupa i punti della pagina che catturano maggiormente la nostra attenzione (i quattro angoli e la vignetta centrale). Da queste posizioni privilegiate pu\u00f2 enfatizzare il senso di colpa della sua interlocutrice, senza che l\u2019autore carichi troppo le loro espressioni e rischi di dare vita a due macchiette. Nella tavola che ci interessa per\u00f2 questa eventualit\u00e0 non viene scongiurata, anzi; Lutes sembra perseguirla con convinzione, a giudicare dai volti caricaturali nel quarto riquadro. I tre livelli di profondit\u00e0 tradiscono una gerarchia crescente, come se il custode, entrato in possesso del taccuino, avesse raggiunto un dominio psicologico sulla sua vera proprietaria. Infatti sembra stia fissando proprio lei con la coda dell\u2019occhio, non il ritratto.<\/p>\n\n\n\n<p>Marthe, dal canto suo, \u00e8 disorientata. Neanche nella seconda vignetta ci fa capire di essersi spaventata o di voler scappare da una situazione perlomeno scomoda. Nella quinta, invece, ci volge le spalle e non possiamo tradurre il suo stato d\u2019animo, che solo <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655593251802316800\">poche pagine prima<\/a> era tutt\u2019altro che inquieto. In fin dei conti la scelta di tirare fuori il blocco da disegni \u00e8 molto verosimile per una giovane che ha appena riconosciuto di sentirsi \u00absveglia ed emozionata come quando ero bambina\u00bb, e che per di pi\u00f9 disegna \u00absolamente quello che vedo\u00bb e che non cerca \u00abdi abbellire le cose\u00bb, come aveva ammesso nel prologo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque la reazione del custode potrebbe essere davvero positiva. Lui, che fino ad allora le si era rivolto soltanto a parole (come <a href=\"https:\/\/louisgrandconde.tumblr.com\/image\/655593310062313472\">dimostrava<\/a> un appunto nel suo diario personale), in un linguaggio che una studentessa d\u2019arte non usa per sua abitudine, si confronta per la prima volta con un\u2019immagine che lo rappresenta per com\u2019\u00e8: un uomo in preda al rancore, pi\u00f9 che alla furia. Ricordate con quanta frustrazione aveva sbattuto la porta, in precedenza? Forse nel campo lungo finale questo stato d\u2019animo viene soffocato per sempre e quel conato di vomito potrebbe essere l\u2019elaborazione di un trauma pi\u00f9 profondo, viscerale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-1024x704.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5638 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"704\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-1024x704.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5638 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-1024x704.png 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-300x206.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-768x528.png 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04-1536x1056.png 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/jason-lutes-04.png 1636w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><sub><em>Fun<\/em>, tavole 20-59<\/sub><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ma il riquadro pi\u00f9 enigmatico resta il penultimo, col treno che scorre da un capo all\u2019altro dell\u2019inquadratura. A che tempo parla l\u2019immagine della sua corsa? Finora Lutes ha usato il presente storico per immergere il lettore nella vicenda, e il passato remoto per i flashback e per le ellissi. Qui per\u00f2 sembra ricorrere a un participio, un tempo verbale che racconta i fatti in leggera differita, posizionandosi alle spalle della protagonista per coglierne la dimensione interiore in un unico colpo d\u2019occhio. Solo cos\u00ec pu\u00f2 evocare la \u00abforma del senso interno\u00bb di cui parlava Kant, dal punto di vista di un paesaggio scarno e di pura finzione metaforica.<\/p>\n\n\n\n<p>Rappresentare il tempo attraverso lo spazio significa privare quest\u2019ultimo del suo significato, delle sue coordinate geografiche, dei suoi contorni, e associarlo per analogia a un ambiente diverso, con cui nutre un legame importante sul piano narrativo. Nel cinema \u00e8 facile rendere evidente questo scarto, perch\u00e9 \u00e8 legato a tempi reali, impressi su pellicola, che traducono in visione la prospettiva che il narratore assume rispetto all\u2019evento (pensiamo solo <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=a5i2trCJvIE&amp;t=75s\">all\u2019incipit<\/a> di <em>C\u2019era una volta in America<\/em>, con la transizione dalla luce della fiamma a quella del lampione). I fumetti invece costruiscono dei tempi ideali conducendo lo sguardo di chi li esperisce, ed \u00e8 molto pi\u00f9 difficile creare il \u00absenso interno\u00bb di una storia nata per essere vissuta dai lettori nella loro individualit\u00e0, piuttosto che per essere proiettata su uno schermo uguale per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una nota di stile che spiega fino a che punto Lutes sia padrone del suo mestiere e delle sue tavole: la rinuncia all\u2019inserto. Nei lavori di molti autori le immagini a tutta pagina che ne contengono altre pi\u00f9 piccole consentono di creare un parallelo visuale tra eventi ambientati in tempi distinti. Qui sopra ne possiamo vedere due tratti da <a href=\"https:\/\/www.coconinopress.it\/prodotto\/fun-edizione-integrale-2020\/\"><em>Fun<\/em><\/a>, del nostro Paolo Bacilieri. La prima tavola non ha nulla di speciale, perch\u00e9 l\u2019unico aspetto che lega i riquadri di destra alla figura in grande \u00e8 la loro ambientazione. Nella seconda, per\u00f2, le vignette anticipano un evento futuro collegato al presente, proprio mentre quel presente \u00e8 colto nel suo svolgersi. Funziona tutto perfettamente, ma resta una tecnica tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Lutes, l\u2019abbiamo visto, non ragiona cos\u00ec. Lui, pur di non scompaginare la sequenza, scende a patti con i simboli e la magia. Tallona personaggi che non conoscer\u00e0 mai, ma che sa di aver gi\u00e0 consegnato al carcere della Storia. D\u00e0 la precedenza allo spazio, alla citt\u00e0, fin dal titolo, per poi ingabbiare anche lei nelle maglie del tempo. Come la ragione nella <em>Critica <\/em>kantiana, <em>Berlin <\/em>\u00e8 al tempo stesso giudice e imputato del suo processo. La sentenza \u00e8 solo pi\u00f9 dura.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCol passare degli anni, in &#8220;Berlin&#8221;, trama e sottotrame si avvicinano pericolosamente a un epilogo tragico (quello storico) e tutti concordano che l\u2019unica via d\u2019uscita sia la rievocazione di un vissuto che hanno perso per strada\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":5640,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/07\/06\/jason-lutes-piu-tempo-meno-spazio\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Jason Lutes: pi\u00f9 tempo, meno spazio - 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