{"id":5513,"date":"2021-06-11T08:55:46","date_gmt":"2021-06-11T08:55:46","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5513"},"modified":"2023-12-07T14:01:42","modified_gmt":"2023-12-07T14:01:42","slug":"di-una-letteratura-espansa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/06\/11\/di-una-letteratura-espansa\/","title":{"rendered":"Di una letteratura espansa"},"content":{"rendered":"\n<p>Consideriamo la letteratura come un videogioco a cui partecipino due entit\u00e0 distinte: il pubblico (o <em>utenti<\/em>) e gli scrittori e le scrittrici (o <em>sviluppatori<\/em>). Poniamo quindi che a questo gioco si possa aderire con un grado di intensit\u00e0 differente da entrambe le parti: per gli utenti questo dipender\u00e0 dallo stato di immersione raggiunta (legato a fattori che vanno dall\u2019abilit\u00e0 di comprensione di un testo, alla concentrazione, all\u2019interesse); per gli sviluppatori questo verr\u00e0 invece valutato sulla base della credibilit\u00e0, della \u201cvivificazione fantastica\u201d proposta: in poche parole, la costruzione dello spazio di gioco, il <em>worldbuilding<\/em> messo in campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per calare questo piccolo sistema in un caso concreto prendiamo come esempio <em>Lettere da Whalestoe<\/em>, il nuovo libro di Mark Z. Danielewski (autore del celebre romanzo <em>Casa di foglie<\/em>), recentemente edito da 66thand2nd, nella traduzione di Leonardo Taiuti e Sara Reggiani. Questa raccolta di lettere potrebbe essere considerata una sorta di spin-off di <em>Casa di foglie<\/em>. <em>L\u00ec<\/em> c\u2019era la storia di Johnny Truant, tatuatore di Los Angeles, che trovava nell\u2019appartamento di Zampan\u00f2, uomo anziano morto in circostanze misteriose, il manoscritto di un saggio di critica cinematografica su un documentario apparentemente inesistente girato da Will Navidson, rinomato fotografo internazionale e vincitore del premio Pulitzer. <em>Qui <\/em>ci sono invece le lettere \u2013 gi\u00e0 presenti in numero parzialmente ridotto nell\u2019Appendice E di <em>Casa di foglie<\/em> \u2013 che la madre di Johnny Truant, Pelafina H. Li\u00e8vre, ha inviato al figlio con cadenza quasi mensile dall\u2019istituto psichiatrico Three Attic Whalestoe. A corredo di questa raccolta troviamo l\u2019introduzione di Walden D. Wyrhta, una specie di burocrate dell\u2019istituto, che si autodefinisce l\u2019\u00abEsperto di informazioni\u00bb, e introduce il lettore al profilo umano e psicologico di Pelafina. Per comprendere per\u00f2 la ragione per cui, se considerassimo la letteratura un videogioco (e il genere ergodico una delle sue forme pi\u00f9 riuscite), questo possa fornici una chiave di lettura ulteriore sulle <em>Lettere da Whalestoe<\/em>, dobbiamo retrocedere alle origini della definizione di gioco. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Johan Huizinga, autore del saggio <em>Homo Ludens<\/em> (Einaudi) il gioco \u00e8 \u00abun\u2019azione, o un\u2019occupazione volontaria, compiuta entro certi limiti definiti di tempo e di spazio, secondo una regola volontariamente assunta, e che tuttavia impegna in maniera assoluta, che ha un fine in se stessa\u00bb. Per Huizinga, infatti, una caratteristica incontrovertibile dell\u2019attivit\u00e0 ludica \u00e8 quella di definire un tempo e uno spazio autosufficienti e, sulla base di questi, stendere regole situate \u00abfuori dalla sfera delle norme morali\u00bb, non essendo il gioco \u00abn\u00e9 buono n\u00e9 cattivo\u00bb \u2013 ragione per cui possiamo definire attivit\u00e0 ludiche, a un pari livello, i tornei di Scala 40 o le sevizie sadiche proposte nella saga cinematografica di <em>Saw<\/em>. Tutte queste condizioni sono necessarie a generare un\u2019arena di gioco (fisica e mentale) dentro cui il soggetto possa muoversi libero, allontanandosi dalla quotidianit\u00e0 per \u00abentrare in una sfera temporanea di attivit\u00e0 con finalit\u00e0 tutta propria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un tipo di letteratura che mi sembra concentrarsi su questa formazione di arene ludiche \u00e8 quella ergodica. Nella definizione dell\u2019informatico Espen J. Aarseth tratta dal libro <em>Cybertext. Perspectives on ergodic literature<\/em>, questo genere letterario richiede \u00absforzi non superficiali per permettere al lettore di \u201cattraversare il testo\u201d\u00bb. Questi \u00absforzi\u00bb possono presentarsi sottoforma di giochi testuali (una delle lettere di Pelafina H. Li\u00e8vre \u00e8 un acrostico), vertiginose distorsioni grafiche, profluvi di appendici a cui il lettore infaticabile deve ritornare a ogni richiamo intratestuale. Al di fuori dell\u2019apparente leziosit\u00e0 dell\u2019impianto (rischio in cui la letteratura ergodica, a volte, incappa) queste operazioni hanno lo scopo di vivificare la materia narrata, coagulare la trama in qualcosa di pi\u00f9 delle lettere e pagine, \u00abattraversare il testo\u00bb al punto da entrarci dentro. Non \u00e8 un caso che i libri ergodici si presentino spesso non come romanzi ma oggetti ritrovati, la cui esperienza inizia ancora prima dell\u2019apertura del libro (<em><a href=\"https:\/\/rizzolilizard.rizzolilibri.it\/libri\/s-la-nave-di-teseo\/\">La nave di Teseo<\/a><\/em>, altro celebre romanzo ergodico di J. J. Abrams e Doug Dorst, riporta in copertina il nome di un altro autore, W. M. Straka, essendo il libro stesso un reperto proveniente dalla Laguna Verde H. S. Library). Alcune volte questi espedienti narrativi si innestano su una storia solida (come in <em>Casa di foglie<\/em>), altre diventano il centro dell\u2019opera, in una sorta di coazione a giocare che consuma la trama (come accade per <em>La nave di Teseo<\/em>). Questi romanzi, saturi di rimandi, reperti, enigmi, richiedono al lettore uno sforzo di composizione e scomposizione, districandosi tra le numerose sezioni che formano, nella totalit\u00e0, un testo ergodico. Questa, a mio parere, \u00e8 la prerogativa che ha permesso di estrarre <em>Lettere da Whalestoe<\/em> dal suo corpus originario, rendendolo un libro a s\u00e9. Tralasciando la critica abbastanza scontata che si pu\u00f2 muovere \u2013 ovvero quella di un\u2019operazione editoriale legata al nome di Danielewski a uso e consumo dei fedelissimi di <em>Casa di foglie<\/em> \u2013 l\u2019idea che si possa isolare una porzione di libro, espandendo la materia narrata, \u00e8 un tipo di intervento su cui vale la pena soffermarsi, anche perch\u00e9 somiglia a quella che nei videogiochi viene chiamata espansione, o DLC.<\/p>\n\n\n\n<p>Pratica iniziata nei giochi di ruolo e poi mutuata dai videogames, l\u2019espansione \u00e8 un supplemento (in forma di mappe, personaggi, strumenti, trame) che aggiunge all\u2019arena ludica regole e dinamiche nuove, aumentando la longevit\u00e0 del gioco e amplificandone l\u2019esperienza. Per questa ragione gli <em>expansion pack<\/em> vengono venduti separatamente e a un prezzo inferiore rispetto al gioco di origine, e spesso sono sottoposti a feroci critiche (perch\u00e9 aggiungono poco o nulla al <em>worldbuilding<\/em> originario), mentre solo in rari casi riescono ad apportare una carica innovativa alla materia narrata. <em>Lettere da Whalestoe<\/em> potrebbe perci\u00f2 avere la funzione di prolungare e amplificare l\u2019esperienza di <em>Casa di foglie<\/em>, in un certo senso di \u201cespanderla\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in quali passaggi le <em>Lettere da Whalestoe<\/em> \u201cespandono\u201d <em>Casa di foglie<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo, in ordine temporale, \u00e8 l\u2019introduzione dell\u2019\u00abEsperto di Informazioni\u00bb Walden D. Wyrtha. L\u2019uomo \u00e8 l\u2019occhio che ci introduce alla protagonista, Pelafina H. Li\u00e8vre, ancor prima che lei si presenti da s\u00e9. Questa donna, secondo Walden e la moglie, vive come \u00abintrappolata in una vecchia fabbrica diroccata\u00bb, da cui ogni tanto esce della finissima \u00abseta\u00bb. La fabbrica diroccata \u00e8 il cervello di Pelafina, mentre la seta sono le lucidissime osservazioni (\u00abDi quali parole vivi, Walden?\u00bb) o le strabilianti abilit\u00e0 creative (\u00abin un certo senso riusciva a farti sentire come se ti avesse inventato lei\u00bb) che la paziente dimostra tra una crisi e l\u2019altra. Questo punto di vista \u00e8 utile a comprendere Pelafina da una prospettiva inedita (in <em>Casa di foglie<\/em> abbiamo, s\u00ec, le lettere di Pelafina, ma interpretate solo dal figlio, che ha di lei un pessimo ricordo), e questo mutamento di prospettiva ci rivela una versione della donna particolarmente luminosa e, allo stesso tempo, malinconica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il nervo attorno a cui ruota la raccolta, ancora pi\u00f9 della condizione psichiatrica di Pelafina \u2013 a cui sono dedicate alcune delle lettere aggiuntive, undici in tutto<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> \u2013 \u00e8 il complesso rapporto instaurato tra lei e il figlio. In questo caso, l\u2019isolamento delle considerazioni di Truant genera l\u2019effetto opposto rispetto a quello citato poco fa, e invece di garantirci una visione policromatica del carattere materno ce ne consegna una monca, unidirezionale, catapultandoci dietro gli occhi di una donna afflitta da una mente instabile, che mescola amore e morbosit\u00e0 in dosi diseguali.<\/p>\n\n\n\n<p>Pelafina e Johnny infatti sono stati separati durante l\u2019infanzia del figlio, quando lei ha provato a strangolarlo per proteggerlo \u00abdal dolore di vivere\u00bb e \u00abdal dolore di amare\u00bb. Da quel momento in poi, la madre ha vissuto nell\u2019ospedale psichiatrico, fuori e dentro quella che a tutti gli effetti sembra un\u2019acuta forma di schizofrenia (quasi silente nella prima parte della raccolta, poi sempre pi\u00f9 evidente). Le tre sezioni in cui sono organizzate le <em>Lettere<\/em> (divisione non presente in <em>Casa di foglie<\/em>) corrispondono all\u2019evoluzione del rapporto madre-figlio: l\u2019attesa di Pelafina per la visita di Johnny; le considerazioni della madre in seguito all\u2019incontro con il figlio (prima euforiche, poi sempre pi\u00f9 deliranti); il recupero precario dopo una terribile crisi di nervi (\u00abi medici mi consigliano semplicemente di mettere da parte gli ultimi due anni\u00bb) e il definitivo allontanamento di Johnny, che ormai non le risponde quasi pi\u00f9 (o di cui lei non ricorda le visite). Il loro rapporto diventa dunque il terreno sopra cui si scaricano le ossessioni di Pelafina, in particolare quando, dopo il primo incontro con Johnny, inizia a nutrire sospetti per le rade risposte del figlio, accusando gli infermieri, i medici e il \u00abNuovo Direttore\u00bb (che, in teoria, avrebbe sostituito il \u00abVecchio Direttore\u00bb) di cospirare contro la sua felicit\u00e0. Nonostante gli sforzi per resistere, \u00abdeterminata a tornare al mio io precedente, \/ allenandomi a sorridere allo specchio \/ come quando ero bambina\u00bb Pelafina cede a poco a poco al suo incubo, e ne riemerge psicologicamente distrutta. Questa altalena psicologica viene resa con le pi\u00f9 articolate scomposizioni grafiche: tra queste, la lettera del 14 febbraio 1988 (parte del corpus aggiuntivo), dove al centro di una pagina sintatticamente esplosa Pelafina scrive: \u00abQuesto cuore ha mille difetti\u00bb; oppure, la lettera datata 8 maggio 1987 (gi\u00e0 presente in <em>Casa di foglie<\/em>) dove Pelafina compone un lungo acrostico per comunicare al figlio i presunti stupri che subirebbe dagli infermieri, definiti \u00abapi operaie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo squilibrio psichico va a innestarsi su una dipendenza emotiva \u2013 della madre nei confronti del figlio \u2013 rintracciabile tanto nel contenuto delle lettere quanto nelle dediche a chiusura delle stesse. Pelafina si firma infatti come \u00abEternamente tua\u00bb, \u00abCon indicibile affetto\u00bb, \u00abCon adorazione ed eterno amore\u00bb, \u00abCol cuore che ribolle d\u2019amore\u00bb, \u00abCon amore sconfinato\u00bb, \u00abCon adorazione ed eterno amore\u00bb, \u00abCon amore e devozione inestinguibili\u00bb, \u00abCon disperato amore\u00bb, \u00abAmore, amore, amore\u00bb e simili. Queste dichiarazioni, se in pochi casi concludono lettere ricche di consigli acuti e speranze: \u00abProcurati un dizionario e non stancarti mai di consultarlo. Non trascurare mai la mente, Johnny\u00bb, oppure: \u00abUn giorno ti verr\u00f2 in soccorso con ben altro che i libri [\u2026]. Sotto una luce precoce escogiter\u00f2 il racconto giusto, la narrazione perfetta\u00bb, molte volte invece sugellano la pressione emotiva che Pelafina esercita su Johnny: \u00abHo bisogno, bisogno, bisogno di te. [\u2026] Il proposito di emanciparmi da te \u00e8 crollato. [\u2026] Non ti manca? Questo mucchietto di ossa che \u00e8 tua madre?\u00bb, oppure: \u00abCosa sapr\u00e0 liberarti di me dal peso di me\u00bb, \u00abQuando mi uccideranno che cosa proverai?\u00bb, \u00abTua madre deve avere tue notizie\u00bb. Le dichiarazioni sono (di rado) accompagnate da lettere in cui Pelafina prende consapevolezza del potere che detiene sul figlio: \u00abNon ho assolutamente considerato che potessi essere impegnato a vivere le tue avventure, a patire le tue tragedie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo rapporto, profondo, distorto e disturbante, viene dunque amplificato dalle lettere aggiuntive contenute nella raccolta, nonch\u00e9 dall\u2019isolamento di queste rispetto al corpus di <em>Casa di foglie<\/em>. Questa scelta chiude il lettore all\u2019interno di una stanza buia e densa, la \u00abfabbrica diroccata\u00bb della mente di Pelafina, dove l\u2019amore espanso della donna pu\u00f2 toccare picchi di gelido delirio ma anche di sconfinato affetto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abRicorda: io ti sar\u00f2 radice e ti sar\u00f2 ombra sebbene il sole mi bruci le foglie. Spegner\u00f2 la tua sete e ti nutrir\u00f2 di frutti sebbene il tempo mi rubi i semi. E quando sarai perso e di questa terra nulla riconoscerai io ti dar\u00f2 speranza. E sempre udirai la mia voce e sempre avrai il mio cuore, perch\u00e9 io ti sar\u00f2 riparo e ti conforter\u00f2. E quando non sar\u00f2 che polvere, perfino nella morte, io ti ricorder\u00f2\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungi dall\u2019affermare che <em>Lettere da Whalestoe<\/em> possa essere letto <em>a prescindere<\/em> da <em>Casa di foglie<\/em>, sento per\u00f2 di poter dire che quest&#8217;opera potrebbe essere considerata come un esperimento di \u201cLetteratura espansa\u201d, proprio come accadrebbe per il pacchetto di espansione di un videogioco il cui sviluppatore si chiamasse Mark Z. Danielewski. La raccolta aggiunge infatti un tassello al <em>worldbuilding <\/em>da cui proviene, sostanzia il mondo di <em>Casa di foglie<\/em> di una plancia di gioco pi\u00f9 ampia. Rende l\u2019istituto psichiatrico Three Attic Whalestoe, semplicemente, pi\u00f9 vero.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Le lettere del 9 marzo 1983, 24 giugno 1984, 6 novembre 1984, 9 novembre 1985, 17 marzo 1986, 6 gennaio 1987, 14 febbraio 1988, 23 febbraio 1988, 18 marzo 1988, 23 dicembre 1988, 24 dicembre 1988.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa raccolta aggiunge un tassello al worldbuilding da cui proviene, sostanzia il mondo di &#8220;Casa di foglie&#8221; di una plancia di gioco pi\u00f9 ampia. 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