{"id":5384,"date":"2021-05-21T08:58:17","date_gmt":"2021-05-21T08:58:17","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5384"},"modified":"2023-12-07T14:02:00","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:00","slug":"le-monde-est-a-nous","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/05\/21\/le-monde-est-a-nous\/","title":{"rendered":"Le monde est \u00e0 nous"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><figure class=\"alignleft size-medium\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1-203x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5398 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"203\" height=\"300\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1-203x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5398 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1-203x300.jpg 203w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1-694x1024.jpg 694w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1-768x1134.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/9788833317120_92_1000_0_75-1.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/noscript><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Esiste una differenza sottile eppure decisiva tra una concessione e un\u2019appropriazione. Nonostante il risultato sia lo stesso \u2013 ottenere qualcosa che non si possiede \u2013 il mezzo per arrivarci, e dunque il senso che se ne trae, divergono.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne <em>L\u2019odio<\/em>, il film iconico di Mathieu Kassovitz, questo concetto \u00e8 riassunto in un <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jf7QgQAqneE&amp;ab_channel=cwallace187cwallace187\">gesto<\/a>: Sa\u00efd, uno dei tre ragazzi delle <em>banlieue<\/em> di Parigi protagonisti del lungometraggio, incrocia un cartello con scritto: <em>Le monde est \u00e0 vous<\/em> (Il mondo \u00e8 vostro). Quindi si ferma, prende la bomboletta e mette in chiaro: <em>Le monde est \u00e0 nous<\/em> (Il mondo \u00e8 nostro). In questo breve atto impulsivo \u00e8 racchiuso un significato profondo. La concessione \u00e8 infatti una grazia calata dall\u2019alto, un atto che non rimuove il beneficiario dalla condizione di subalternit\u00e0 o dipendenza, ma anzi la rimarca, la ricrea. L\u2019appropriazione \u2013 legittima o meno, violenta o no \u2013 rimescola invece i rapporti di potere, genera fratture e sismi, scarica tuoni sull\u2019asfalto. Il nuovo romanzo di Tommaso Giagni, <em>I tuoni<\/em> per l\u2019appunto, recentemente uscito per Ponte alle Grazie, prova a comprendere anche questo: a chi (e se a qualcuno) appartenga il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro racconta la storia di tre ragazzi \u2013 Manuel, Abdoulaye (abbreviato Abdou) e Flaviano, rispettivamente egiziano, ivoriano e italiano, che vivono e crescono nel Quartiere, un imprecisato luogo periferico dell\u2019Urbe, ai margini del Grande Raccordo Anulare. Condividono abitudini, esperienze e un\u2019amicizia d\u2019acciaio, nonostante siano, come singoli, tre unit\u00e0 dissimili. Flaviano \u00e8 un coatto romano che abita in un palazzo squadrato, il Rettangolo, e suona il pianoforte in locali scadenti. Manuel vive lungo la Spina \u2013 una fila di negozi dove i genitori hanno una frutteria (e in cui, chiusa la saracinesca, dormono) \u2013 e cova sogni ambiziosi (prendere il mare, diventare informatico) che si scontrano con il volere paterno (gestire un bancone di frutta al mercato, parlare bene \u00abperch\u00e9 mai nessuno possa dirgli che non \u00e8 italiano\u00bb). Abdou \u00e8 un immigrato ivoriano che, laureato nel proprio paese, vive con la madre e la nonna negli scantinati del Quartiere, La Grotta, e sopravvive spacciando pillole e praticando <em>urbex <\/em>(ovvero <em>urban exploration<\/em>, la pratica di perlustrare strutture abbandonate del tessuto urbano). Sul loro percorso di crescita si piazzano il Verde Respiro \u2013 una nuova area residenziale costruita vicino al Quartiere, popolata da un ceto medio fuggito dalla gentrificazione \u2013 e Donatella, figlia di questo ceto arricchito, che aiuter\u00e0 Manuel e gli amici a riconoscere le strutture che regolano le loro vite. L\u2019incontro tra queste due realt\u00e0 \u2013 il Verde Respiro e il Quartiere \u2013 diventer\u00e0 presto scontro, e condurr\u00e0 i personaggi verso un finale a imbuto dai risvolti imprevedibili. Di questo e altro ho parlato con Tommaso Giagni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>I tuoni<\/em> \u00e8 un romanzo di formazione, ma allo stesso tempo un\u2019opera che racconta un\u2019eterogeneit\u00e0 in grado di convivere (come tra Manuel, Abdou e Flaviano) o confliggere. I ragazzi sono accomunati da una tensione verso il riscatto, da una forza propulsiva generata dal desiderio di un destino diverso. Quale ruolo, secondo te, giocano il conflitto, i &#8220;tuoni&#8221;, in questo percorso? Come ti domandi a inizio romanzo: \u00abL\u2019identit\u00e0 si forma in modo fluido oppure si guadagna con la violenza delle separazioni \u2013 col dolore?\u00bb<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mia idea \u00e8 che il conflitto sia non solo inevitabile \u2013 e quindi non abbia senso rimuoverlo \u2013 ma anche necessario. Mi sono convinto che serva per costruirsi un\u2019identit\u00e0, diversa prima di tutto da quella dei propri genitori, e poi dal contesto in cui si cresce e dalla societ\u00e0 in cui si abita. Per capire davvero cosa si desideri e dove si voglia andare c\u2019\u00e8 bisogno di allontanarsi in modo brusco, di uno strappo. E questo strappo \u00e8 conflittuale. Viviamo in una societ\u00e0 dove il conflitto scorre troppo sottotraccia, mentre sarebbe bene farlo emergere di pi\u00f9. Questi tre ragazzi sono molto diversi \u2013 l\u2019eterogeneit\u00e0 di cui parlavi \u2013 ma cercano di costruirsi a modo proprio una strada differente da quella che il mondo si aspetta da loro. E il conflitto in questo ha una parte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sempre parlando di conflitto, nel tuo romanzo scrivi che, \u00aba un passo dall\u2019universit\u00e0 e dalla stazione Tiburtina modernissima\u00bb, appare una scritta sul muro: IL MONDO \u00c8 NOSTRO. Questo passaggio, oltre a essere un richiamo a <em>L\u2019odio<\/em>, mi sembra utile per decifrare il conflitto interno che abita i personaggi. Prendo come esempio Manuel: lui \u00e8 una \u00abintelligenza inquieta\u00bb che si carica di energie \u00abin attesa di sfogarle su una via libera\u00bb. Sogna di prendere il mare: poi, una volta in barca sull\u2019Aniene di notte, dice che \u00e8 tutto \u00abtroppo aperto\u00bb, e rivela una forma di agorafobia inaspettata. Quando visita il centro di Roma con Abdou e Flaviano non si sente a proprio agio. \u00c8 come se non fosse solo il fiume a essere &#8220;troppo aperto&#8221;, ma tutto ci\u00f2 che non \u00e8 Quartiere. Il mondo \u00e8 dunque suo \u2013 e loro \u2013 ma solo in teoria?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me il mondo \u00e8 loro, ma intanto devono capirlo. Poi devono trovare gli strumenti per appropriarsene. Quel viaggio, quella gita in centro \u00e8 fatta quasi in punta di piedi. A un certo punto c\u2019\u00e8 uno scambio, mentre si trovano a Fontana di Trevi, uno dice: \u00abGuarda che semo turisti pure noi\u00bb, e l\u2019altro: \u00ab\u00c8 vero, per\u00f2 di notte \u2013 come i ladri\u00bb. C\u2019\u00e8 questa sensazione di non potersi appropriare del centro se non in modo non riconosciuto, fuori legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Un percorso di questo tipo parte per\u00f2 dai bisogni, di cui i ragazzi non sono ancora consapevoli. C\u2019\u00e8 bisogno dell\u2019intervento di Donatella: lei apre loro gli occhi, e d\u00e0 anche quella lettura politica delle cose che i tre non hanno, o che detengono solo in uno stato molto grezzo. Questa appropriazione del mondo, della citt\u00e0, del potere \u2013 perch\u00e9 se sei lontano dal centro sei lontano da ci\u00f2 che stabilisce la tua vita \u2013 passa attraverso Donatella, e anche attraverso quella gita a Roma. I ragazzi si aspettano di trovare una citt\u00e0 diversa da quella che incontrano: vedono una metropoli spettrale, come se i palazzi del potere su cui tanto avevano fantasticato in realt\u00e0 si rivelassero vuoti. Si dicono dunque che \u201ctanto vale prenderceli noi, questi palazzi, tanto vale provarci\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il riferimento a <em>L&#8217;odio<\/em> \u00e8 importante: uno dei motori da cui sono partito per la scrittura \u00e8 stato proprio voler raccontare <em>L\u2019odio<\/em> a Roma venticinque anni dopo. Nel film c\u2019erano tre personaggi, che sono quelli che in Francia si chiamano <em>blonde<\/em>, <em>beur<\/em> e <em>noir<\/em>, ovvero il bianco ebreo, il nordafricano e il nero subsahariano. Qui \u00e8 la stessa dinamica: c\u2019\u00e8 un bianco povero, un nordafricano arrivato da bambino in Italia e un nero come Abdou. Ci tenevo molto a giocare sul film, a dialogare con quella narrazione, che \u00e8 stata secondo me importante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Concordo, e queste traiettorie mi sembrano resistere anche quando Manuel, Flaviano e Abdou crescono. Il loro presente \u00e8 una versione moderata, pi\u00f9 spenta, dei loro sogni da bambini. Manuel non \u00e8 diventato informatico, ma monta sistemi di allarme nei quartieri residenziali. Flaviano suona sempre nei piano bar di basso bordo. Abdou spaccia antidepressivi ai ragazzi. Sembra che l\u2019unico collante che sostanzi e preservi la loro vita sia l\u2019amicizia. Che funzione ha questa coesione nel loro percorso di crescita e nella vita da Quartiere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I ragazzi sono tre anime che conservano notevoli differenze tra loro, ma \u00e8 anche il Quartiere stesso a essere tripartito, ad avere una stratificazione interna. Tra l\u2019altro, si tratta davvero dell\u2019organizzazione territoriale di un quartiere di Roma \u2013 di cui non ho voluto specificare il nome perch\u00e9 mi sembrava assolutamente riduttivo. Per\u00f2 esiste: c\u2019\u00e8 un rettangolo di case popolari, una spina commerciale abbandonata pochi anni dopo la costruzione, garage e cantine dove abitano gli ultimi della catena alimentare urbana. In questo contesto, l\u2019amicizia \u00e8 qualcosa che protegge. Me ne esco con un aforisma un po\u2019 forte: l\u2019amicizia protegge e l\u2019amore salva. Questa amicizia mette insieme tre caratteri eterogenei ma compatti. Nonostante le differenze, loro sono dalla stessa parte della barricata. Questo mi sembrava importante dire: che la marginalit\u00e0 ha molte facce. Ero un po\u2019 stanco di sentire raccontare la periferia solo dal punto di vista della criminalit\u00e0 o del riscatto privo di sfumature. Mi interessava descrivere quanta differenza ci fosse in un luogo ai margini della citt\u00e0, quanta complessit\u00e0 esistesse. Ad esempio, poter dire che un personaggio come Flaviano pu\u00f2 essere estremamente tenero e dolce, nonostante sia il classico coatto romano (a lui non piacerebbe la definizione), oppure scrivere che Abdou \u00e8 s\u00ec un migrante, ma \u00e8 anche uno che viene da una condizione, nel proprio paese, non disperata. Ha scelto consapevolmente e legittimamente di cercare un posto dove vivere meglio. Insomma, mi interessava raccontare i chiaroscuri, la gamma di colori che pu\u00f2 ritrovarsi in un territorio. La vita in un quartiere come questo parla della nostra societ\u00e0 pi\u00f9 di quanto non facciano le quinte del centro storico, abbandonate e spopolate.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A proposito di spopolamento e fuga, un luogo centrale nel romanzo \u00e8 il Verde Respiro, complesso residenziale che nasce vicino al Quartiere. Si tratta di una specie di suburbia all\u2019italiana, abitata da individui arricchiti e scappati dalla gentrificazione (molto simile, per certi versi, a Casal Palocco, un quartiere di Roma che conosco bene). Il Verde Respiro \u00e8 un luogo disfunzionale: per andare a prendere il latte bisogna entrare nel centro commerciale, al posto del lago artificiale con le carpe sono rimaste le ruspe per costruirlo, il Comune lascia inascoltate le richieste dei residenti. Gli abitanti del Verde Respiro sono individui il cui sogno di una vita serena, un po\u2019 americana, non ha avuto un lieto fine. Quali personaggi, letterari e non, popolano questi sobborghi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me possono uscir fuori i genitori di Donatella, un ceto medio completamente smarrito nell\u2019isolamento e pericolosamente vicino alla marginalit\u00e0 (condizione che non avrebbero mai immaginato di ritrovarsi a vivere). Il padre e la madre di Donatella rappresentano \u2013 come tutti gli altri abitanti del Verde Respiro \u2013 una classe di commercianti e impiegati che si trovano in situazioni sempre pericolanti. \u00c8 chiaro che questo romanzo esce dopo dodici anni di crisi economica grave, e a un anno dallo scoppio di una pandemia che non far\u00e0 che aggravare la situazione. Ma da questi luoghi possono uscire anche persone come Donatella, che non hanno niente a che spartire con il desiderio di quel tipo di esistenza, l\u2019ambizione verso quella vita americana. \u00c8 interessante che mi citi Casal Palocco, che \u00e8 il primo esperimento a Roma (e forse in Italia) di sobborgo all\u2019americana. \u00c8 sicuramente lontano a livello temporale dal Verde Respiro, o rispetto ai quartieri che sono nati negli ultimi quindici anni intorno ai centri commerciali. Per\u00f2 quello \u00e8 il prototipo. In America questo modello abitativo prendeva piede gi\u00e0 nel secondo dopoguerra, fine anni \u201940. Sono le <em>Levittown<\/em>, che si rifanno anche al modello dei sobborghi londinesi, dove ai margini del verde abitano i ricchi. In America \u00e8 una cosa pi\u00f9 per la <em>middle class<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa ti ha spinto a raccontare questi luoghi?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Intanto ho fatto un reportage per <em>L\u2019Espresso<\/em>, che nasceva proprio intorno all\u2019idea di descrivere le nuove forme dell\u2019abitare intorno ai centri commerciali delle citt\u00e0. Frequentando quei posti per un po\u2019 di tempo mi \u00e8 sembrato ci fosse un potenziale narrativo che non era stato ancora abbastanza esplorato. Questo accadeva qualche anno fa. Poi, ho notato che l\u2019incontro tra questi quartieri (e residenti) e gli abitanti di una marginalit\u00e0 classica, di periferie storiche, stesse dando vita a qualcosa di nuovo e interessante, non solo narrativamente, ma proprio per i gangli della nostra societ\u00e0. Cos\u00ec ci sono arrivato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roma, infatti, nel tuo libro \u00e8 lontanissima: si instaura un rapporto tra centro e margini in cui scompare la tensione attrattiva verso il primo, e le realt\u00e0 urbane smettono di esistere l\u2019una per l\u2019altra (non solo a livello geografico, ma nella mente dei personaggi: i ragazzi non lo sentono il centro, non lo pensano). Nei margini si formano cos\u00ec zone d\u2019influenza autonome e contrastanti. Mentre nel passato il movimento era tra periferia e centro, ora sembra periferia contro periferia. Quali sono le ragioni per cui \u00e8 avvenuto questo cambio di prospettiva?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il centro si \u00e8 svuotato, e svuotandosi \u00e8 venuta meno la sua centralit\u00e0. Nella vita sociale della citt\u00e0 il centro \u00e8 sempre pi\u00f9 un parco a tema, preda della \u201cturistificazione\u201d. Ti basti pensare che quando si rompe la metropolitana a Roma il primo pensiero \u00e8: come faranno i turisti a muoversi? \u00c8 incredibile: la metropolitana dovrebbe servire agli abitanti. Nel momento in cui viene meno la centralit\u00e0 del centro, secondo me lo sguardo viene rivolto dove effettivamente le persone abitano. Nel 2017, pi\u00f9 di un individuo su quattro a Roma risiedeva fuori dal Grande Raccordo Anulare. Non fuori dalle mura, ma fuori dal GRA. Il margine che, nelle intenzioni, doveva contenere tutta la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Passiamo a Donatella, che accende la miccia della carica inesplosa di Manuel. Quando loro due escono insieme, lui si domanda quanto debba sembrare vuota, agli occhi di lei, la sua vita. Quante esperienze non solo manchino a Manuel, ma di quante lui non abbia sentito la mancanza nel corso di questi anni. Come hai gi\u00e0 ricordato, Donatella rende evidente i bisogni che lui nasconde a s\u00e9 stesso. In quale modo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lei gli mostra ci\u00f2 che lui stesso sente ma non riesce a dirsi. \u00c8 quella mediazione tra il sentire e il pensare. Donatella \u00e8 una diciassettenne atipica, ma non rara. Secondo me ci sono degli adolescenti con questo livello di consapevolezza. Ha un\u2019idea molto classica di emancipazione, che si raggiunge attraverso lo studio e un\u2019ossessione per l\u2019universit\u00e0. Vuole togliersi di dosso la sua famiglia, il luogo in cui \u00e8 finita a vivere. \u00c8 molto determinata e un po\u2019 pedante in questa sua ideologia rigida. Ogni tanto dice delle cose quasi buffe per la sua et\u00e0, perch\u00e9 si vede che ha letto e studiato tanto, per\u00f2 ha un modo ingenuo di tirare fuori quello che sa. \u00c8 un personaggio centrale: per me ha lo stesso peso dei tre protagonisti, che conosciamo da subito. La sua irruzione nella storia \u00e8 decisiva per tutti loro, e per il romanzo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chiudiamo con la lingua: asciutta, essenziale e nitida. Alcune descrizioni affiorano come oggetti da toccare: la notte \u00e8 \u00abl&#8217;ora blu\u00bb, Donatella ha \u00abun modo di gesticolare che lui non ha mai visto: pare stia sgombrando un tavolo o schiaffeggiando qualcuno che ostacola il percorso\u00bb. Mi hanno colpito le parentesi che inserisci nel testo, brevi considerazioni in corsivo che sembrano la voce di un narratore esterno. Ho provato a racchiuderle in una definizione univoca, ma non ci sono riuscito. Ho deciso quindi di riportarti le impressioni che mi hanno suscitato di volta in volta (sono poche). Le parentesi mi sono sembrate: discorsi privati, puntualizzazioni, una voce guida, un sussurro destinato ai personaggi, una specie di contrappunto, un consiglio, degli aggregatori di senso. Qual \u00e8 la funzione di questa scelta stilistica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo me sono tutte queste cose insieme, mi sembrano rientrare in quello che volevo fare. Come risposta basica ti direi che si tratta della voce della strada, la sapienza popolare. Per\u00f2 mi interessava dare una bussola ai personaggi \u2013 che sono senza bussola, che stanno costruendo la propria \u2013 attraverso sussurri, consigli, e consigli in forma di sussurro. Queste voci sono conoscenze stratificate nel tempo che arrivano a loro. Ti faccio un esempio: c\u2019\u00e8 un momento in cui Abdou si confida finalmente con la madre. Lei gli sta facendo le treccine e dice una frase: \u00abL\u2019uomo ha inventato l\u2019orologio ma Dio ha inventato il tempo\u00bb. Dopo un po\u2019, quando lui \u00e8 da solo davanti al mare, quelle parole gli ritornano sotto forma di parentesi. Come se quell\u2019insegnamento fosse diventato un po\u2019 di tutti, come se da gassoso fosse mutato in uno stato solido, a cui richiamarsi nel corso della vita. Se ripensi alle definizioni che mi hai detto, in realt\u00e0 rientrano tutte in questo concetto. Forse nella nota a pi\u00e8 di pagina inserita nel libro<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> sono stato un po\u2019 criptico, un po\u2019 aereo e potevo essere pi\u00f9 chiaro, perch\u00e9 mi rendo conto che le parentesi hanno sbalestrato. \u00c8 un punto di vista pi\u00f9 autoriale rispetto al resto del romanzo, dove invece sono stato sempre un passo indietro per far parlare la storia. Si sente la mia voce, ma resto dell\u2019idea che sia una guida.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Questa: \u00abSoffia il vento, in cerca di una via d\u2019uscita che Roma non concede \u2013 per il coperchio d\u2019inquinamento che preme dall\u2019alto o per il peso pi\u00f9 diffuso della Storia; il vento trasporta sentenze di saggi e suggerimenti di avi, che risuonano nel presente annullando il tempo \u2013 messaggi nella bottiglia che annullano lo spazio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abViviamo in una societ\u00e0 dove il conflitto scorre troppo sottotraccia, mentre sarebbe bene farlo emergere di pi\u00f9. 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