{"id":5317,"date":"2021-05-10T19:58:52","date_gmt":"2021-05-10T19:58:52","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5317"},"modified":"2023-12-07T14:02:01","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:01","slug":"gli-onironauti-di-tula","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/05\/10\/gli-onironauti-di-tula\/","title":{"rendered":"Gli onironauti di Tula"},"content":{"rendered":"\n<p>Il romanzo d\u2019esordio di Andrea Cassini, <em>Non tutto il male<\/em>, esce per effequ nella collana di narrativa Rondini. \u00c8 sufficiente il doppio esergo in apertura a testimoniare i molteplici strati e le contaminazioni che compongono il libro: la prima pagina coniuga infatti, senza soluzione di continuit\u00e0, i versi di Leopardi e le riflessioni di Bojack Horseman, in una corrispondenza tra pessimisti insospettabile quanto coerente.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia si innesta in un luogo immaginifico vasto e strutturato: Tula, citt\u00e0 che sorge su un albero roso da un incendio perenne, i cui abitanti sono scortati \u2013 o tormentati \u2013 da fantasmi diversissimi per forma e comportamento. L\u2019unico a non essere infestato \u00e8 il protagonista, Zero. La sua professione \u00e8 assistere nel suicidio chi lo desidera, scrivendo, se richiesti, biglietti d\u2019addio confezionati ad arte. L\u2019azione prende il via quando Zero viene avvicinato da un uomo che si presenta <em>come <\/em>il Cartografo e gli chiede di accompagnarlo nella realizzazione del suicidio perfetto. Portare alla massima espressione il proprio lavoro non \u00e8 l\u2019unica attrattiva che l\u2019offerta del Cartografo presenta: Zero, infatti, \u00e8 interessato a scoprire la sorte dei fantasmi che si separano dai loro proprietari (cosa che avviene di solito al momento della morte) per ritrovare lo spettro della donna che ama, sprofondata nel sonno da quando l\u2019ha perduto. Sullo sfondo delle gesta dei due uomini incombe la presenza del Questore, massima autorit\u00e0 di Tula, che con i corpi degli abitanti privi di fantasma, definiti impuri, intende alimentare le fiamme dell\u2019incendio e con esse uno stato d\u2019eccezione permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>Da queste premesse ha inizio la storia di <em>Non tutto il male<\/em>: un viaggio onirico in un luogo impossibile, una sorta di <em>qu\u00eate<\/em> forsennata attraverso l\u2019intrico ramificato della citt\u00e0-albero, in un comporsi e disporsi di ambienti diversi e vividi. Le descrizioni di Cassini sono ricche e lussureggianti o fosche e meccaniche, a seconda dei settori di Tula che vengono di volta in volta esplorati. Il paesaggio ne emerge vivificato: la citt\u00e0 d\u2019altronde ha un nome di donna ed \u00e8 a tutti gli effetti personaggio, se non addirittura protagonista. Ogni pagina ha un forte impatto visivo, che coagula nello spazio un <em>worldbuilding<\/em> complesso e chiaro. Osservare Tula \u00e8 posare gli occhi su un mondo post-collasso, in cui anche gli elementi hanno mutato il loro esistere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abNon era vento, quello ormai non soffiava pi\u00f9 sulla citt\u00e0 che \u00e8 sull\u2019albero [\u2026] eppure al tempo stesso [\u2026] avremmo potuto ancora chiamarlo vento, perch\u00e9 non ne conoscevamo pi\u00f9 altri, di venti, e avremmo potuto disegnare una nuova rosa per distinguerne le direzioni e dare nuovi nomi a quell\u2019aliseo infernale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Bastano brevi frasi a sottintendere un mondo cristallizzato in un presente eterno, radicalmente diverso dal nostro, ma che del nostro conserva una nostalgia malinconica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abMi sarebbe piaciuto che ci fossero ancora i giorni e le notti, perch\u00e9 quella sarebbe stata una di quelle faccende a cui pensare un altro giorno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I riferimenti pi\u00f9 importanti dell\u2019autore spaziano dal China Mi\u00e9ville di <em>Embassytown<\/em> o <em>La citt\u00e0 e la citt\u00e0<\/em>, passano dall\u2019<em>Area X <\/em>di Jeff VanderMeer, per approdare ad Antoine Volodine. \u00abLa stranezza \u00e8 la forma che prende il bello quando il bello \u00e8 disperato\u00bb, scrive quest\u2019ultimo in <em>Angeli minori<\/em> e, seppur queste parole calzino appieno alle vicende di <em>Non tutto il male<\/em>, \u00e8 pi\u00f9 in <em>Terminus radioso<\/em> che le simmetrie, stilistiche e di pensiero, si svelano in misura maggiore. Quella di Cassini non \u00e8 tuttavia una ripresa pedissequa: al contrario, \u00e8 il riuscito assemblaggio di un mondo che da quello volodiniano trae stimoli e slancio.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le descrizioni degli spettri sono ricche di suggestione: hanno spesso forma animale \u2013 in un mondo che di animali <em>veri<\/em> non ha pi\u00f9 traccia \u2013 arricchiti da elementi artificiali e chimerici, in ogni caso profondamente ibridi. Cassini sembra rispondere e dialogare con l\u2019appello lanciato da Matteo Meschiari in <em>Antropocene fantastico<\/em>: \u00abNon basta che ci siano spettri, occorre frequentarli, bisogna evocarli e parlare di loro e con loro il pi\u00f9 possibile. Spettri-luogo, spettri-piante, spettri-animali, spettri-popoli, che ci fissano chiedendo pace\u00bb. I fantasmi di <em>Non tutto il male<\/em> sono fisici, presenti e pregnanti, racchiudono in s\u00e9 i traumi e i desideri dei loro proprietari ma riflettono anche una Terra che non \u00e8 pi\u00f9, proprio con il loro frequente e distorto aspetto d\u2019animale: ne \u00e8 un esempio il cervo dai palchi tanto immensi da non riuscire a sollevare la testa, immagine tra le pi\u00f9 struggenti e vivide del romanzo. Sono entit\u00e0 spesso sofferenti, riflesso del dolore di chi infestano, entit\u00e0 che non per forza devono essere respinte e incenerite tra le fiamme, come molti degli abitanti spererebbero. In una citt\u00e0 su cui incombono insieme il crepitio del fuoco e gli abissi della depressione la sirena del suicidio risuona come un appello allettante e i servizi di Zero si fanno sempre pi\u00f9 richiesti. Eppure rifiutare la sofferenza non \u00e8 l\u2019unica via percorribile, cos\u00ec come non lo \u00e8 cavarne a forza una ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">&nbsp;\u00abAvrei voluto dirgli che a volte chiamiamo malattie quelle che sono incrinature nell\u2019anima, assi della ragione che si spezzano, fratture nella parete, altoparlanti che crollano e smettono di chiacchierare, e senza il brusio che ci distrae e lo schermo che ci protegge capiamo improvvisamente che vivevamo gi\u00e0 in una terra inabitabile, o che forse siamo animali incapaci di abitare in qualsiasi terra, e allora diventa una questione di odio o di amore, per noi stessi e per il mondo intero, e che non tutto il male ha una ragione, non tutto il male \u00e8 alieno, certe volte esiste e basta, certe volte i fantasmi hanno fame e si nutrono insieme a noi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La vera possibilit\u00e0 di sopravvivere in un luogo impossibile non consiste nel respingerne l\u2019assurdit\u00e0 ma nel riuscire a creare dei legami, a generare corrispondenze e affinit\u00e0 con l\u2019altro, abitando la disperazione, in ogni caso preferibile a una monotona abulia.<\/p>\n\n\n\n<p>I protagonisti sono intrappolati in una stasi violenta dalla quale cercano una fuga, sperano in uno strappo che laceri il susseguirsi identico delle giornate e l\u2019eterno ritorno di un uguale in cui il tempo \u00e8 imploso e lo spazio si \u00e8 annullato. Una dimensione insopportabile \u2013 <em>inabitabile<\/em>, come recita il sottotitolo \u2013 di sospensione perpetua. Che significato si pu\u00f2 dare all\u2019agire (ma anche alla negazione stessa dell\u2019agire) in un mondo simile? Il Cartografo, Zero e la ragazza in nero che presto si unisce al loro vagare sono onironauti che si muovono cercando un senso alle proprie azioni, prefiggendosi obiettivi dai contorni ora malfermi, ora monolitici. Su tutto resta poi la dimensione di una colpa oscura che si estende tra sogno e veglia, colpa individuale nei confronti di un uomo macellato in sette pezzi e colpa collettiva verso un albero che non riesce a smettere di bruciare. Il rimorso verso il singolo e verso il mondo intero si mescolano, mentre Cassini scoperchia contemporaneamente il cranio di un omicida e di un suicida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abSe nella realt\u00e0 si \u00e8 commesso un atto atroce, mi domandavo, una volta addormentatisi, che si debba forse continuare a sognare in eterno, per paura di affrontare l\u2019onta del sangue al risveglio? O viceversa, se si \u00e8 ucciso un uomo in sogno, che quel sogno si sia fatto tanto vivo e pesante da sostituirsi al mondo della veglia? Sono forse un uomo che sogna di essere un assassino, mi chiedevo, o forse un assassino che sogna di essere un uomo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la lingua usata \u00e8 lingua del sogno, labirintica nelle formule che si ripetono e ripetendosi fanno della prosa un canto e ne stabiliscono le leggi. Quando sopraggiungono, le certezze del protagonista si palesano incrollabili, subitanee e certe come lo sono soltanto le consapevolezze improvvise dei meccanismi nei sogni (\u201cse non mi volto il mostro non mi prender\u00e0\u201d, \u201cse non guardo gi\u00f9 continuer\u00f2 a volare\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abSi erano chiesti se, per uccidere un uomo che non pu\u00f2 morire, si debba sognare che non sia mai nato, e sognare cos\u00ec forte e con tanta fede da scomporre il sogno e ricomporlo in realt\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto impiega spesso un uso fiabesco e ricorsivo dell\u2019imperfetto, che sancisce ancor di pi\u00f9 il persistere di una ciclit\u00e0, reiterazione continua dei propri atti e dei propri incubi. Interessante \u00e8 inoltre l\u2019interscambio straniante, tra un capitolo e l\u2019altro, ora della prima, ora della terza persona: anche la voce sembra cos\u00ec fluttuare fantasmatica sui protagonisti, trapassandoli e venendone di nuovo fuori, diventando Zero e poi un occhio a lui esterno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non tutto il male<\/em> \u00e8 un libro di difficile definizione: potrebbe ascriversi al macro maelstrom del <em>weird<\/em> e della letteratura antropocenica, in piena coerenza con una certa temperie letteraria attuale, come anche al romanzo allegorico dalla forte connotazione ambientalista, o rivelarsi un peculiarissimo <em>fantasy<\/em>. Tuttavia ogni classificazione \u2013 come tutte le classificazioni \u2013 \u00e8 pi\u00f9 limitante che funzionale: <em>Non tutto il male<\/em>, pi\u00f9 che appartenere a un genere, \u00e8 una miscellanea trans mediale di suggestioni che derivano dalla letteratura come dal cinema, dalla cultura pop come dalla dimensione videoludica, senza che una fonte oscuri o cannibalizzi l\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli elementi di un\u2019ecologia allo stremo e l\u2019esplorazione degli abissi interiori dei personaggi, in cui i demiurghi finiscono ostaggio dei loro stessi disegni, Cassini tratteggia soprattutto un dramma identitario, la crisi di un protagonista che cerca di definire s\u00e9 stesso e i propri scopi, e ancora s\u00e9 stesso attraverso i propri scopi e viceversa. Nonostante la ricerca di Zero si sposti presto anche su binari di impostazione classica (l\u2019inseguimento dei <em>sette <\/em>frammenti di un uomo, ad esempio, tra le cifre pi\u00f9 esemplari dell\u2019immaginario <em>fantasy<\/em>) questa scansione non comporta delimitazione alcuna e, in virt\u00f9 delle sue radici oniriche, la storia-albero di Tula potrebbe in potenza espandersi all\u2019infinito. La sua (presunta) chiusura del cerchio \u00e8, a ben vedere, pi\u00f9 una spirale e l\u2019unico modo che ha per finire \u00e8 all\u2019improvviso, come un brusco risveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopotutto, come non si stanca di ribadire il Cartografo mentre ridisegna il sistema linfatico impazzito della metropolitana di Tula: \u00abLa stazione giusta \u00e8 quando decidiamo di fermarci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTra gli elementi di un\u2019ecologia allo stremo e l\u2019esplorazione degli abissi interiori dei personaggi, Cassini tratteggia soprattutto un dramma identitario, la crisi di un protagonista che cerca di definire s\u00e9 stesso e i propri scopi, e ancora s\u00e9 stesso attraverso i propri scopi e viceversa\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":5319,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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