{"id":5276,"date":"2021-05-04T08:44:52","date_gmt":"2021-05-04T08:44:52","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5276"},"modified":"2023-12-07T14:02:01","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:01","slug":"della-placida-irrequietezza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/05\/04\/della-placida-irrequietezza\/","title":{"rendered":"Della placida irrequietezza"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo lo straordinario&nbsp;<em>Parasite<\/em>&nbsp;di Bong Joon-ho, l\u2019uscita di un altro film con protagonisti coreani fa impennare le aspettative del pubblico: questo accade a maggior ragione quando scopriamo che in <em>Minari <\/em>\u00e8 rappresentata un po&#8217; dell\u2019infanzia del regista, Lee Isaac Chung, figlio di sudcoreani immigrati negli Stati Uniti durante gli anni \u201980.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel racconto familiare della pellicola gli elementi autobiografici sono forti ma non vogliono essere caratterizzanti, Chung conosce bene la materia di narrazione ma se ne distanzia continuamente, rielaborando le vicende sullo sfondo di una riflessione etnica.&nbsp;<em>Minari<\/em>&nbsp;porta sul grande schermo un dramma classico affrontato in maniera tutt\u2019altro che tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La trama, a una prima visione, \u00e8 semplice e lineare: la famiglia Yi si trasferisce dalla California all\u2019Arkansas per coltivare, non solo metaforicamente, il sogno di Jacob (il padre) di produrre un ortaggio coreano da rivendere ai tanti asiatici immigrati negli Stati Uniti e nostalgici dei sapori di casa. Tale desiderio di autorealizzazione si scontra con la titubanza della moglie, la malattia cardiaca del piccolo David e le pressanti difficolt\u00e0 economiche che costringono la famiglia a lavorare come sessatori di pulcini e a vivere in una casa su ruote nell\u2019isolata regione dell\u2019Ozark.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5279 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5279 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-300x200.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-768x512.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo-1536x1025.jpg 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11minari1-superJumbo.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 vero che tutte le famiglie felici si assomigliano ma ogni famiglia infelice lo \u00e8 a modo suo, gli Yi, con le loro comunissime vicende, generano in <em>Minari<\/em> una riflessione esistenziale<em>.&nbsp;<\/em>Lo scheletro della pellicola \u00e8, per tutta la durata del film, costituito dal contesto bucolico, dalle routinarie vicissitudini e dai continui contrasti familiari scanditi dai lenti ritmi agricoli.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arrivo dalla Corea della nonna Soonja, poi, completa il particolare quadretto del&nbsp;<em>family drama<\/em>&nbsp;di Lee Isaac Chung, che si fa grandioso proprio nel racconto minimalista della quotidianit\u00e0 e delle crisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Definirlo con la sua vittoria ai Golden Globe come miglior film straniero non \u00e8 abbastanza:&nbsp;<em>Minari<\/em>&nbsp;\u00e8 ambientato negli Stati Uniti, scritto e diretto da un regista americano \u2013 con un attore americano come protagonista \u2013 e prodotto da una compagnia di produzione anch\u2019essa statunitense. Insomma, molto meno straniero di quello che si possa pensare. Motivo della classificazione? Le scene sono girate quasi interamente in coreano e poco conta il fatto che anche la trama sia, per grandi linee, la rielaborazione di Chung dell\u2019<em>American Dream<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sogno americano \u00e8, infatti, causa e soluzione della placida irrequietezza che caratterizza le vite dei suoi protagonisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Corea irrompe sulla pellicola solo all\u2019arrivo in Arkansas di nonna Soonja: prima di quel momento rimane un\u2019eco lontana, solo raccontata, distante anni luce dallo spaccato di vita della famiglia Yi. Eppure Soonja non solo entra in scena, ma ribalta le carte in tavola, scombussola gli animi: per la prima volta diventa palese che la contrapposizione etnica tra i personaggi e il luogo che abitano non \u00e8 solo formale ma sostanziale. La Corea irrompe, dicevamo, nell\u2019 esistenza dei fragili componenti della famiglia sconvolgendone il gi\u00e0 precario equilibrio; i bambini, David in particolare, si ritrovano forse per la prima volta faccia a faccia con le proprie origini, conosciute fino a quel momento solo per sentito dire.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/minari.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5280 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"665\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/minari.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5280 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/minari.jpg 1000w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/minari-300x200.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/minari-768x511.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Tre generazioni, tre livelli di occidentalizzazione differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini, David e Anne, nati e cresciuti negli Stati Uniti, parlano tra di loro esclusivamente in inglese. Due personaggi decisamente americani quindi, tanto che alla domanda \u00abPerch\u00e9 la tua faccia \u00e8 piatta?\u00bb<em>&nbsp;<\/em>posta da un bambino bianco, la risposta di David sar\u00e0 un sereno \u00abNon \u00e8 cos\u00ec\u00bb&nbsp;<em>en passant<\/em>, tra una conversazione e l\u2019altra. Sul versante diametralmente opposto c\u2019\u00e8 la nonna, arrivata per la prima volta negli Stati Uniti dalla Corea. Non ha nulla di americano, n\u00e9 l\u2019odore, n\u00e9 il cibo che porta con s\u00e9, n\u00e9 tantomeno le abitudini: per i nipoti ha qualcosa di strano, \u00abNon \u00e8 una vera nonna\u00bb perch\u00e9 \u00abpuzza troppo di Corea!\u00bb. Infine ci sono i genitori, emblema di una terza via, americani non di nascita ma di adozione, che tra di loro parlano in coreano ma con i figli in inglese. Dal loro isolato fazzoletto di terra tentano, in maniera del tutto naturale, di ritrovare un senso di comunit\u00e0 nel nuovo luogo che hanno pi\u00f9 o meno scelto di abitare, e ci riescono facilmente in chiesa, al lavoro e con gli strambi personaggi della zona. Da una parte, quindi, si insediano in un posto del tutto nuovo, creando una rete di rapporti con i&nbsp;<em>locals<\/em> come una qualunque famiglia trasferitasi dalla California all\u2019Arkansas. Dall\u2019altra parte, e con pi\u00f9 fatica, mantengono un legame, seppure aleatorio, con la vecchia Corea e si curano di trasmettere agli americanissimi figli qualche strascico della cultura d\u2019origine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa focalizzazione sull\u2019uso della lingua \u00e8 limpida, di immediata lettura, eppure viene via via contraddetta dal ruolo giocato da nonna Soonja che, inaspettatamente, non rispetta nessun rigido clich\u00e9 e riesce a gestire l\u2019essere sradicati meglio di tutti, tra nostalgia e spinta verso il nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Due punti di vista, due tensioni opposte che per\u00f2 dialogano sempre tra loro: una divisiva e l\u2019altra congiuntiva, un lento climax che si evolve durante tutto il film. In ogni caso, la sottotrama \u00e8 quella di una facile integrazione americana, in cui le difficolt\u00e0 e le conflittualit\u00e0 degli Yi saranno sempre lotte intestine, interne al nucleo familiare stesso, relative ai rapporti interpersonali e relazionali, mai esterne, mai dipendenti dal solo vivere in territorio straniero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura altra sar\u00e0 sempre quella asiatica, mai totalmente accettata nemmeno nella personificazione di Soonja, guardata sempre di sottecchi nelle sue \u201cstrane\u201d pratiche orientali che poco si adattano allo stile di vita occidentale, rappresentato in famiglia dal piccolo David. O almeno cos\u00ec sembra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlmeno lo sapete cos\u2019\u00e8 il&nbsp;<em>minari<\/em>, stupidi americani?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5289 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5289 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice-300x169.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice-768x432.jpg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/attrice.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio Soonja a pronunciare per la prima volta la parola \u201cminari\u201d, soddisfacendo solo a film inoltrato la curiosit\u00e0 dello spettatore sul significato del titolo. Il&nbsp;<em>minari<\/em>&nbsp;\u00e8 una pianta aromatica tipica della cucina coreana, la cui caratteristica principale \u00e8 quella di nascere e resistere anche nei terreni pi\u00f9 inospitali, in questo caso simbolo della resilienza orientale. La metafora culinaria \u00e8 presente lungo tutte le due ore del film: il cibo rappresenta simbolicamente uno dei punti intorno a cui si coagulano e poi si snodano le varie anime della pellicola.<\/p>\n\n\n\n<p>A piantare il&nbsp;<em>minari<\/em>&nbsp;sono nonna e nipote, Soonja e David, artefici dei cambiamenti che necessariamente modificheranno le dinamiche della vita degli Yi. Il&nbsp;<em>minari<\/em>, che sta bene con tutto e su tutto, diventa metafora del destino che attende i cinque protagonisti che, letteralmente, sceglieranno quali semi piantare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il film \u00e8 stato presentato in anteprima al&nbsp;Sundance Film Festival 2020, dove ha vinto il Premio della giuria. \u00c8 stato inoltre candidato a sei premi Oscar e ha vinto quello per migliore attrice non protagonista di nonna Soonja (interpretata da&nbsp;Youn Yuh-jung).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Minari <\/em>\u00e8 uscito in Italia solo il 26 aprile, fortunatamente, a sale riaperte.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<p><\/p>\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNel racconto familiare della pellicola gli elementi autobiografici sono forti ma non vogliono essere caratterizzanti, Chung conosce bene la materia di narrazione ma se ne distanzia continuamente. 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