{"id":5100,"date":"2021-04-02T09:01:48","date_gmt":"2021-04-02T09:01:48","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5100"},"modified":"2023-12-07T14:02:01","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:01","slug":"controstoria-della-letteratura-queer-italiana","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/04\/02\/controstoria-della-letteratura-queer-italiana\/","title":{"rendered":"Controstoria della letteratura queer italiana"},"content":{"rendered":"\n<p>La parola \u201ccanone\u201d rimanda all\u2019idea di norma. Si dice \u201ccanonico\u201d per definire qualcosa di fisso, di esemplare, e che quindi pu\u00f2 essere imitato. In realt\u00e0 il canone, inteso come paradigma letterario di riferimento, \u00e8 mobile, perch\u00e9 riflette la societ\u00e0 che lo produce, e nel tempo accoglie e rigetta modelli diversi. In questo la critica ha un peso notevole: fosse stato per Benedetto Croce, avremmo letto poco di Leopardi e nulla di D\u2019Annunzio; e il Quattrocento? \u00abIl secolo senza poesia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le antologie spesso accolgono o anticipano queste operazioni culturali: nel tempo sono state uno strumento di propaganda (ci sono svariate raccolte di poesia risorgimentale), un modo per promuovere una nuova corrente culturale (\u00e8 stato il caso dei Futuristi, ma anche del Gruppo 63) e un mezzo per costruire un\u2019identit\u00e0 linguistica e nazionale (le letterature scolastiche).<\/p>\n\n\n\n<p>Luca Starita coglie un vuoto nel catalogo <em>straight <\/em>del Novecento e propone <em><a href=\"https:\/\/www.effequ.it\/saggi-pop\/canone-ambiguo\/\">Canone ambiguo. Della letteratura queer italiana<\/a><\/em> (edito da effequ nella collana <em>Saggi Pop<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Che siano <em>instant book<\/em> collettivi o raccolte tematiche, scegliere chi e cosa includere nella selezione non \u00e8 un\u2019operazione neutra, ma tradisce sempre una posizione partigiana.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso l\u2019autore consegna al <em>Prologo <\/em>la sua dichiarazione di intenti: ha passato al setaccio della <em>queerness <\/em>(che accomuna chi \u00abnon si riconosce nelle distinzioni tradizionali del sesso e\/o del genere\u00bb) la letteratura italiana del Novecento, e ci offre una proposta \u00abanarchica, scorretta, mostruosa\u00bb. Sposta l\u2019angolo visuale con cui ci approcciamo di solito ad autrici e autori della tradizione e ci mette davanti a una verit\u00e0 semplice: prima ancora che si definisse il queer, prima ancora che si parlasse di identit\u00e0 di genere o di <em>gender fluid<\/em>, esistevano descrizioni, storie e persone ascrivibili a un modo di essere indefinito e in definitiva <em>equivoco<\/em>. Sia chiaro: ricondurre a un canone narrazioni divergenti dalla norma non equivale ad addomesticarle, ma a riconoscerne la legittimit\u00e0. E con questa premessa possiamo addentrarci in un volume altrettanto ambiguo, che \u00e8 saggio e dramma insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore immagina di conversare con personaggi letterari, con scrittori e scrittrici che recitano le loro stesse opere, accompagnato dal suo personale Virgilio, Pier Vittorio Tondelli. Cos\u00ec i testi sono incastonati in questa cornice teatrale, una catabasi in cui Starita \u00e8 narratore, personaggio e curatore. Il percorso si articola in quattro scene, seguite (come nel coro di una tragedia greca) da una riflessione teorica, che mette in relazione i monologhi e li restituisce al contesto originario.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo episodio una galleria di personaggi femminili (mutuati dalla nostra tradizione letteraria) si confessa e delinea, con tratti sempre pi\u00f9 nitidi, la conquista della propria indipendenza: l\u2019apparente accettazione dei ruoli sociali, che cela il desiderio di quelle libert\u00e0 concesse solo ai mariti (la quieta Giannetta morettiana), la ricerca pi\u00f9 scoperta e sfacciata di emancipazione (l\u2019ex cantante Adalgisa Liliana, inventata da Gadda), che si traduce nell\u2019attitudine al comando (e alla guida sportiva) della <em>Bella di Lodi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019episodio successivo entrano in scena gli scrittori \u00ab<em>Anders als die Andern\u00bb<\/em> (diversi dagli altri). I nuovi interlocutori descrivono \u00abun\u2019evoluzione dell\u2019immagine del personaggio omosessuale che subisce, per\u00f2, un effetto normalizzante\u00bb. Il primo a parlare \u00e8 Palazzeschi, con la voce di Valentino Kore, e a chiudere i monologhi \u00e8 Tondelli, con la delicata vicenda di <em>Camere separate<\/em>: l\u2019amore tra Thomas e Leo, il dolore di uno per la perdita dell\u2019altro, non sono vissuti alla ricerca di una legittimazione sociale, ma con intima accettazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo episodio mette in scena la disgregazione del concetto di virilit\u00e0. Attraverso la scomposizione fisica dell\u2019individuo (Gadda), passando per il contrasto con il proprio corpo (Moravia) e per il rifiuto della vita coniugale (Moretti), l&#8217;uomo si trova in bilico tra lotta interiore e riappropriazione, anche violenta, di un\u2019identit\u00e0 alternativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Con una composizione ad anello, il quarto e ultimo episodio ritorna sulla rappresentazione del femminile. In un salotto sono radunate sei scrittrici, ciascuna \u00e8 portavoce di una visione altra dell\u2019essere donna: il rifiuto della maternit\u00e0 per Aleramo, la sincera confessione degli impulsi sessuali femminili di Guglielminetti, fino al futuro distopico di Banti, in cui <em>Le donne muoiono<\/em>, s\u00ec, ma per questo sentono la spinta urgente di rifondare una nuova civilt\u00e0, in cui \u00abconsegnarsi ognuna al proprio istinto, alla propria inclinazione naturale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella struttura messa in piedi da Starita, ogni parte \u00e8 perfettamente integrata nel suo insieme. L\u2019antologia, che ha tutti i tratti di una seduta spiritica, si fonda su una finzione letteraria e, per non diventare una sorta di Frankenstein, deve attingere solo alla prosa. Cos\u00ec Sandro Penna o Alda Merini mancano; e Pier Paolo Pasolini? Difficile inserirlo in questa impalcatura: se la ratio \u00e8 quella di lucidare testi un po\u2019 ossidati, i suoi sono senz\u2019altro in vetrina (come spiega l&#8217;autore stesso in <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1yIoEaa5TIA\">questa intervista<\/a>). A tratti si sente la necessit\u00e0 di un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita nelle sezioni di commento. Soprattutto a confronto di un Palazzeschi \u2013 di solito ridotto ai \u00abcloppete\u00bb della sua <em>Fontana malata \u2013 <\/em>che qui \u00e8 reso in tutte le sue espressioni tematiche e stilistiche. Ma vale come spunto per un\u2019eventuale versione ampliata di questa validissima e originale prova saggistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 vero che il <em>Canone <\/em>di effequ vuole essere eccentrico e provocatorio, apriamo, a riprova, l\u2019indice di una qualsiasi letteratura italiana per il liceo. Fatta eccezione per Gadda, che da solo costituisce un\u2019unit\u00e0 didattica, troviamo non pi\u00f9 di uno o due testi di Moretti, Palazzeschi, Moravia e Morante. Ortese, Ginzburg, Arbasino, Bassani e Tondelli a volte compaiono, a volte no, e di Comisso non c\u2019\u00e8 traccia. Ma la carenza pi\u00f9 evidente \u00e8 nella rappresentanza delle autrici, non solo della prima generazione, come Aleramo, ma anche della successiva (\u00e8 il caso di de C\u00e9spedes e Banti). Qualche casa editrice scolastica compensa con un volume omaggio dedicato alle scrittrici, che invia in versione digitale per l\u20198 marzo (!).<\/p>\n\n\n\n<p>Le cause di queste esclusioni (parziali o totali) sono molteplici e meriterebbero una trattazione a parte. Ma, intanto, ci permettono di riconoscere in <em>Canone ambiguo<\/em> un\u2019operazione audace: riporta all\u2019attenzione opere che non vengono lette (e talvolta neanche ripubblicate) \u2013 tra tutte, <em>Giochi d\u2019infanzia <\/em>di Comisso e <em>Dalla parte di lei<\/em> di de C\u00e9spedes \u2013 e spigola tra gli scritti censurati o dimenticati di autori e autrici gi\u00e0 saldi nel pantheon della nostra letteratura: i passi tratti da <em>Io e lui <\/em>di Moravia, quasi tutta la narrativa di Palazzeschi, <em>Lo scialle andaluso<\/em> di Morante, <em>Gli occhiali d\u2019oro<\/em> di Bassani, la prosa di Guglielminetti. Su Tondelli, cronologicamente pi\u00f9 vicino, l\u2019intervento di recupero \u00e8 precoce, ma dimostra una certa continuit\u00e0 della scrittura queer nella letteratura contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Linguisticamente, la proposta di un nuovo spettro della narrativa, che rifletta la complessit\u00e0 umana (perch\u00e9 s\u00ec, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 complessa) \u00e8 coerente anche con l\u2019uso dello schwa \/ \u0259 \/, giustificato nella <em>Nota editoriale<\/em>: \u00abSiamo persuas\u0259 che sia un compito squisitamente editoriale quello di studiare e mettere in pratica una norma, in modo da diffondere non l\u2019uso ma la consapevolezza della possibilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la costruzione di un canone risponde a domande come \u201cquali sono i modelli da salvare?\u201d e \u201cche visione del mondo vogliamo lasciare?\u201d, in questo senso \u00e8 anche progetto culturale. E la proposta di Starita ed effequ, tutt&#8217;altro che sterile, potrebbe avere due effetti a lungo termine: orientare l\u2019interesse degli editori su nuove edizioni e catalizzare la revisione dell\u2019indice nelle prossime antologie scolastiche. La pubblicazione stessa di questo libro \u00e8 una cartina al tornasole della rivoluzione che <em>gender<\/em> e <em>culture studies<\/em> portano avanti nell\u2019analisi del testo letterario.&nbsp;Presto entreranno in carica giovani insegnanti, che vorranno ritrovare altri riferimenti rispetto a quelli gi\u00e0 inclusi nei programmi scolastici attuali. A quel punto,&nbsp;l\u2019antologia di Luca Starita sar\u00e0 un buon supporto per individuare dove potr\u00e0 aprirsi il canone e, in definitiva, per restituire una rappresentazione, in termini letterari, della societ\u00e0 in cui abitiamo o in cui, pi\u00f9 ottimisticamente, vorremmo abitare.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abStarita ci mette davanti a una verit\u00e0 semplice: prima ancora che si definisse il queer, prima ancora che si parlasse di identit\u00e0 di genere o di gender fluid, esistevano descrizioni, storie e persone ascrivibili a un modo di essere indefinito e in definitiva equivoco\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":5101,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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