{"id":5085,"date":"2021-03-30T08:07:59","date_gmt":"2021-03-30T08:07:59","guid":{"rendered":"https:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=5085"},"modified":"2023-12-07T14:02:01","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:01","slug":"i-am-a-revolutionary","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/03\/30\/i-am-a-revolutionary\/","title":{"rendered":"I am a revolutionary"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abThis is not a question of violence or non-violence.&nbsp;<br>This is a question of resistance to fascism or non-existence within fascism\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per parlare di <em>Judas and the Black Messiah<\/em>, il film diretto da Shaka King e candidato a sei premi Oscar, serve distaccarsi da s\u00e9. In che senso, lettore? Cosa stai usando per leggere questo articolo? Il tuo smartphone, il tuo Mac? Vivi in un bilocale? Sei seduto sul divano? Che hai mangiato stamattina a colazione?\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, dimenticatene. Dimentica tutto quello che ti circonda. Mettiti scomodo. Perch\u00e9 se siamo comodi, solitamente siamo anche giudicanti. E se siamo giudicanti, ci riuscir\u00e0 facile, facilissimo, vedere questa come la storia di un traditore e di un tradito, e non come ci\u00f2 che \u00e8: una storia sul <em>sistema<\/em>. Il titolo ci inganna, fornendoci un preciso, studiato punto di vista: c\u2019\u00e8 un messia e c\u2019\u00e8 un Giuda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il messia si chiama Fred Hampton, ha vent\u2019anni e nel 1968 \u00e8 il capo delle Pantere Nere di Chicago. Ha una capacit\u00e0 retorica straordinaria, ispirata a Malcom X, ma sostenuta da una filosofia marxista squisitamente materiale. La sua rivoluzione per liberare il popolo afroamericano non passa necessariamente dall\u2019affermare la pre-potenza dei neri sui bianchi, ma piuttosto dal distribuire colazioni gratuite ai bambini del quartiere, raccogliere soldi per un ambulatorio pubblico e raggiungere un accordo di non belligeranza tra le gang di Chicago, la <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Rainbow_Coalition_(Fred_Hampton)\">Rainbow Coalition<\/a>, sostenendo che le lotte fra afroamericani, latini e bianchi non facciano che aumentare il divario sociale fra le classi povere e tutti gli altri. Diceva: <\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abWe don\u2019t think you fight fire with fire best; we think you fight fire with water best. We\u2019re going to fight racism not with racism, but we\u2019re going to fight with solidarity\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-1024x534.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5086 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"534\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-1024x534.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5086 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-1024x534.jpeg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-300x156.jpeg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-768x401.jpeg 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya-1536x801.jpeg 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/judas-and-the-black-messiah-movie-daniel-kaluuya.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Alcune premesse storiche: nel 1968 l\u2019America era in tumulto su piani diversi. C\u2019era la generazione dei figli dei fiori, con la loro protesta contro la guerra in Vietnam e lo stile di vita capitalistico dei loro padri; c\u2019erano gli assassinii ancora freschi di tre figure politiche, in modi diversi simboli del cambiamento: John F. Kennedy, nel 1963, Malcom X, nel 1965, e Martin Luther King proprio nell\u2019Aprile del \u201868. C\u2019era una feroce campagna elettorale che avrebbe portato, nel 1969, alla presidenza di Richard Nixon e a un\u2019ulteriore violenta repressione delle spinte di liberazione degli afroamericani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto agivano due gruppi politici che vengono nel film erroneamente contrapposti dalla retorica dell\u2019FBI: il KKK e il Black Panther Party.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, se \u00e8 vero che anche le Black Panthers avevano una strategia che non disdegnava la violenza, contrapporle al KKK \u00e8 fattualmente inesatto, perch\u00e9 gli obiettivi dei due gruppi non erano diametralmente opposti, ma verticalmente. Il KKK voleva affermare la supremazia dei bianchi su tutte le altre razze e purificare l\u2019America attraverso il linciaggio delle minoranze. Le&nbsp;Pantere Nere, nate come Black Panther Party for Self-Defense, avevano invece come obiettivo primario la protezione degli afroamericani dagli abusi della polizia, anche tramite azioni militarizzate. Ma non era certo la violenza a spaventare il capo dell\u2019FBI del tempo, il paranoico, quasi caricaturale Edgar Hoover \u2013 interpretato nel film da un Martin Sheen d\u2019annata \u2013 ossessionato dalla repressione di qualsiasi sentimento di rivalsa negli afroamericani, come se fossero viet-cong di quartiere. \u00c8 proprio lui a darci un indizio sul titolo del film, quando avverte una classe piena di agenti federali del rischio che Fred Hampton diventi un \u00abmessiah who could unify and electrify the militant black nationalist movement\u00bb. Hampton era pericoloso per la sua capacit\u00e0 di unire i neri e i comunisti, i latini e la nuova sinistra, i <em>white trash <\/em>e i pacifisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 al di l\u00e0 della lotta armata contro i <em>pigs<\/em>, la polizia, il Black Panther Party era un\u2019organizzazione strutturata e radicata a livello locale e a servizio della comunit\u00e0. Il loro obiettivo era l\u2019emancipazione del popolo afroamericano non solo da un razzismo sistemico e pervasivo, ma dal suo trauma razziale, da quel senso di inferiorit\u00e0 sociale ereditato da secoli di schiavismo, dando nuova dignit\u00e0 e un senso di rivalsa a partire dai bisogni primari: pasti caldi, sanit\u00e0 pubblica, istruzione. Questo predicava Fred Hampton, e questo pi\u00f9 della violenza era pericoloso per Nixon, per l\u2019FBI, per l&#8217;establishment.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come si fa fuori un messia? Beh, con un Giuda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/rev-1-UFHP-05043r_High_Res_JPEG.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5087 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/rev-1-UFHP-05043r_High_Res_JPEG.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5087 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/rev-1-UFHP-05043r_High_Res_JPEG.jpeg 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/rev-1-UFHP-05043r_High_Res_JPEG-300x200.jpeg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/rev-1-UFHP-05043r_High_Res_JPEG-768x512.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Giuda \u00e8 Bill O\u2019Neal, che nel 1968 ha diciassette anni, e viene arrestato per furto d\u2019auto. O\u2019Neal mostra di non avere coscienza politica. L\u2019agente dell\u2019FBI Roy Mitchell, beffardo, manipolativo, se lo rigira come un guanto. Gli chiede cosa prov\u00f2 alla morte di Martin Luther King. E per l\u2019assassinio di Malcom X? Il ragazzo \u00e8 perplesso. Non ci aveva mai pensato \u2013 lui pensa a s\u00e9. Vuole solo tornare a casa. Mitchell gli sorride, paternalistico, soddisfatto. Ha trovato la sua pedina. D\u00e0 a O\u2019Neal due opzioni: sei anni di carcere \u2013 o infiltrarsi nelle Pantere Nere per conto dell\u2019FBI. Per lui questa \u00e8 una non-scelta: sembra non abbia mai visto altra strada se non quella della sopravvivenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La dicotomia bene vs. male a cui ci ha abituato la tradizione cristiana risulta qui immediatamente riduttiva \u2013 il film gioca con la superficie di questa contrapposizione, ce la presenta in modo disincantato, ambiguo. Le interpretazioni ipnotiche di Daniel Kaluuya (Hampton) e Lakeith Stanfield (O\u2019Neal) parlano piuttosto di due reazioni opposte all\u2019ingiustizia sociale: la resistenza e la resa. Le scelte o non-scelte dei personaggi avvengono sempre nel contesto coercitivo dell\u2019oppressione: questo non significa che il film elargisca sconti o giustificazioni, ma \u00e8 un sostrato senza il quale la parabola di O\u2019Neal perderebbe di significato. Non a caso l\u2019ultima scena del film \u00e8 un segmento d\u2019archivio dell\u2019unica intervista mai rilasciata dal vero O\u2019Neal, per il documentario <em>Eyes on the Prize 2<\/em>. Gli chiedono cosa direbbe a suo figlio del suo ruolo di informatore in quegli anni. Lui risponde, enigmatico: \u00abI was part of the struggle\u00bb e rilancia ai posteri il verdetto. Eppure, come Giuda, il giorno della trasmissione dell\u2019intervista O\u2019Neal si uccide.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Judas and the Black Messiah<\/em> non d\u00e0 risposte comode \u2013 \u00e8 il suo pi\u00f9 grande pregio, nonostante ci\u00f2 lo renda a tratti inaccessibile. Non \u00e8 <em>The Help<\/em>, non \u00e8 <em>Green Book<\/em>, non ci sono protagonisti bianchi amici dei neri che ci permettano di immedesimarci nel \u201cbuono\u201d; non \u00e8 un\u2019agiografia, e tenta in tutti i modi, nonostante il carisma di Daniel Kaluuya, di non trattare Hampton come un martire; non \u00e8 neppure <em>BlacKkKlansman<\/em> con la sua visione talvolta sorprendentemente conciliante della polizia americana; e non \u00e8 <em>The Trial of The Chicago 7<\/em>, in cui il buon Joseph Gordon-Levitt ci ricorda l\u2019esistenza di un limbo morale in cui nascondersi, per non mettersi in discussione e al contempo non perdere la faccia. <em>Judas and the Black Messiah<\/em> non fornisce questo genere di consolazione. Non imbocca una narrazione preconfezionata dei neri in America altamente digeribile. \u00c8 un film che vuole rendere tutte le contraddizioni della storia, con i suoi aspetti pi\u00f9 umani, e quindi ambigui, incoerenti, frustranti ed egoistici, e al contempo simbolici, politici, ideologici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un esempio di ci\u00f2 \u00e8 la scena menzionata poco sopra, fra O\u2019Neal e l\u2019agente Mitchell: forse la sequenza portante del film, nascosta sotto un\u2019apparente banalizzazione del genere \u2013 il tipico interrogatorio che fa scattare la macchina narrativa di un thriller ben oliato. O\u2019Neal viene fermato mentre cerca di rubare un\u2019auto. Lo ritroviamo sanguinante, tremante, la voce spezzata in una stanzetta con le luci a neon. Ci viene richiesto di riempire i vuoti con l\u2019intuito: quante ore sono passate? E cos\u2019\u00e8 successo in queste ore? Possiamo supporre che O\u2019Neal sia stato torturato dalla polizia: ha il volto tumefatto. La sceneggiatura \u00e8 calibrata, non drammatica, come se volesse renderci una scena di routine: non ci sono suppliche, solo un colloquio estraniato ed estraniante, una sciarada con un esito prevedibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da spettatori la mandiamo gi\u00f9 senza fare una piega, ma a un secondo sguardo ci dice tutto ci\u00f2 che dobbiamo sapere dopo, quando le azioni di O\u2019Neal si riveleranno imperdonabili: la differenza fra O\u2019Neal e Hampton risiede nella loro risposta all\u2019oppressione. O\u2019Neal \u00e8 inconsapevole, apolitico, facilmente manipolabile, forse anche affascinato dal potere dell\u2019FBI, dalla casa ben arredata di Mitchell, dai ristoranti di lusso in cui si danno appuntamento. E ancora: O\u2019Neal \u00e8 solo. Non sappiamo nulla di lui: non lo vediamo mai al di fuori della sua attivit\u00e0 con il partito o degli incontri con Roy Mitchell; non sembra avere una famiglia, degli amici, una vita privata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hampton d\u2019altro canto \u00e8 lucido, istruito, disincantato. Circondato da seguaci e amici, innamorato di una giovane poetessa insieme alla quale regala scene di rara tenerezza. Trasuda condivisione, appartiene al suo contesto. La sua scelta di vita, come quella di O\u2019Neal, \u00e8 una non-scelta: non si parla di singoli individui con il loro libero arbitrio, ma delle reazioni naturali all\u2019ingiustizia. Non c\u2019\u00e8 ribelle senza oppressione. Puoi sopprimere il ribelle, ma se non elimini l\u2019ingiustizia, vi sar\u00e0 sempre la ribellione, e vi sar\u00e0 sempre chi, costretto, salver\u00e0 s\u00e9 stesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/113845002_screenshot2020-08-07at08.49.09.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5088 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"976\" height=\"549\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/113845002_screenshot2020-08-07at08.49.09.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5088 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/113845002_screenshot2020-08-07at08.49.09.jpg 976w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/113845002_screenshot2020-08-07at08.49.09-300x169.jpg 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/113845002_screenshot2020-08-07at08.49.09-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 976px) 100vw, 976px\" \/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Il coinvolgimento di O\u2019Neal nelle attivit\u00e0 dei Black Panthers di Chicago appare al contempo sincero e distante. Per tutta la durata del film il suo pensiero viene tenuto a un soffio dalla nostra portata. Il doppio gioco sembra quasi innocente, all\u2019inizio, ma pi\u00f9 si va avanti pi\u00f9 appare sofferto \u2013 e non solo perch\u00e9 O\u2019Neal \u00e8 affascinato dal carisma di Fred Hampton, dalla sua leadership irresistibile, dal suo idealismo contagioso. Ma anche perch\u00e9 l\u2019FBI stringe gradualmente ma inesorabilmente il cappio attorno al collo di O\u2019Neal \u2013 le sue cene con Mitchell appaiono quasi come un incontro segreto fra due amanti, rendendo sempre pi\u00f9 evidente il vicolo cieco della sua condizione. Mitchell gli ripete pi\u00f9 volte che Black Panthers e KKK sono due facce della stessa medaglia, nel tentativo di desensibilizzarlo alla causa. Parallelamente, gli richiede tradimenti sempre pi\u00f9 creativi, sempre pi\u00f9 crudeli. Ma quando O\u2019Neal cerca goffamente di tirarsene fuori, la minaccia del carcere, o ancor peggio di venire smascherato e ucciso dai suoi stessi compagni, lo tira indietro nel doppio gioco.&nbsp;<br><br>Trascinato a destra e a sinistra come una foglia al vento, O\u2019Neal vede i suoi sacrificarsi, uno dopo l\u2019altro, per la causa. Sente Hampton dichiarare che per lui sar\u00e0 naturale morire per il popolo, lui che ha sempre vissuto per il popolo \u2013 ma O\u2019Neal, che vive per sopravvivere, a quel popolo non aveva mai pensato di appartenere fino a ora \u2013 e adesso \u00e8 troppo tardi. La performance di Lakeith Stanfield \u00e8 sofisticata, sottile, forse troppo: nel rendere il dissidio interiore di O\u2019Neal, senza appiattirlo n\u00e9 caricarlo di un pathos che ne diminuirebbe il simbolismo, crea una figura che \u00e8 quasi un\u2019ombra, un personaggio dai contorni offuscati. Aleggia nel film non come s\u00e9 stesso, ma come un monito che sembra fare eco a un altro celebre ignavo della storia americana, il famigerato Aaron Burr richiamato alla memoria collettiva dal musical <em>Hamilton<\/em>: \u00abIf you stand for nothing, Burr, what will you fall for?\u00bb&nbsp;La risposta, forse l\u2019unica che il film ci concede, \u00e8 che chi non crede in niente finisce per credere a tutto. E cos\u00ec O\u2019Neal cede da un lato e dall\u2019altro, senza trovarsi mai, e senza trovare mai pace, n\u00e9 giustizia, e noi con lui.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa risposta, forse l\u2019unica che il film ci concede, \u00e8 che chi non crede in niente finisce per credere a tutto. 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