{"id":4934,"date":"2021-02-26T09:28:32","date_gmt":"2021-02-26T09:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/staging16.marvinrivista.it\/?p=4934"},"modified":"2023-12-07T14:02:02","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:02","slug":"la-fantascienza-pentadimensionale-di-jesse-lonergan","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/02\/26\/la-fantascienza-pentadimensionale-di-jesse-lonergan\/","title":{"rendered":"La fantascienza pentadimensionale di Jesse Lonergan"},"content":{"rendered":"\n<p>Il fumetto non ha bisogno di far credere che ci\u00f2 di cui si parla stia accadendo davvero, qui e ora, nel momento in cui leggiamo. La scansione della tavola congela il tempo in tanti piccoli istanti che l\u2019autore seleziona scegliendo il ritmo pi\u00f9 adatto alla storia. Il ritmo per\u00f2 non \u00e8 mai oggettivo e, come <a href=\"https:\/\/www.lesoir.be\/art\/le-bebe-de-fellini-et-manara-est-une-bd-federico-fellin_t-19900801-Z02YG3.html\">diceva<\/a> Fellini, \u00abbeneficia della collaborazione dei lettori\u00bb, che nelle vignette trovano soltanto la traccia (vera) di una storia (finta) che raccontano a loro stessi, ricostruendo tutti i movimenti della scena. La velocit\u00e0 di un fumetto non dipende soltanto dalla chiarezza dello schema, ma anche dal nostro grado di attenzione che varia a seconda dell\u2019umore e che compromette, nel bene e nel male, la lettura stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Potremmo dire che il fumetto non rappresenta mai una storia, ma la evoca. Se lo leggiamo attentamente quasi mai ci facciamo condizionare dal ritmo, che \u00e8 il risultato della diluizione dei fatti. Ci interessano i contenuti delle vignette, quanto spazio occupano, la loro disposizione nel foglio, e quindi il margine bianco che le separa e sta a noi riempire con la fantasia.<\/p>\n\n\n\n<p>Evocare una porzione di spazio molte volte e a breve distanza, fermando il tempo e dandoci la possibilit\u00e0 di farlo ripartire proseguendo nella lettura: forse la vera peculiarit\u00e0 del fumetto \u00e8 proprio questa. <a href=\"https:\/\/www.fumettologica.it\/2018\/02\/giacomo-gambineri-pax-americana-morrison-quitely\/\">Parafrasando Giacomo Gambineri<\/a>, \u00abbasta sfogliare un numero di <em>Topolino<\/em>\u00bb per avere i superpoteri pi\u00f9 cool e \u00abtrasformarsi in lettori pentadimensionali\u00bb. Alla dimensione delle vignette (sequenziale), delle tavole (tabulare) e del libro che si ha tra le mani (volume), dovremmo per\u00f2 aggiungere la prossemica, che divide chi legge da chi \u00e8 letto, e che acquista o perde importanza a seconda della convenzionalit\u00e0 della storia. Perlomeno nei fumetti. Nei romanzi d\u2019appendice, ad esempio, a volte tanto spudorati da ripetere gli stessi aggettivi a distanza di poche righe, non sono la credibilit\u00e0 dei personaggi o lo spessore dei sentimenti a rendere valida la narrazione, ma il modo in cui esauriscono la loro funzione strutturale, attraverso dialoghi-fiume, colpi di scena esagerati o eccessi stilistici vistosamente inopportuni.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche una storia per il cinema pu\u00f2 beneficiare dell\u2019accumulo e dell\u2019intemperanza, specie se i personaggi non sembrano assomigliare a chi li guarda. Spesso siamo portati a credere che un regista che ci mostra una storia superficiale ci stia trattando da persone superficiali, ma questo non si verifica quando leggiamo un fumetto della stessa tipologia. La differenza tra i due linguaggi \u00e8 palese: il cinema rende sempre intangibile il visibile (un\u2019immagine bidimensionale proiettata su una superficie piana) e ci fa ragionare col distacco tipico di chi non \u00e8 parte della storia ma \u00e8 solo spettatore esterno. Nel fumetto, invece, non c\u2019\u00e8 un\u2019unica superficie, ce ne sono tante congelate (le vignette) che normalmente ci fanno percepire la storia anche se letta tramite un display. Il fumetto rende tangibile l\u2019invisibile perch\u00e9 la sua essenza risiede nello spazio bianco, e sprigionarla \u00e8 compito della nostra sensibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-001-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4936 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"973\" height=\"647\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-001-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4936 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-001-2.png 973w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-001-2-300x199.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-001-2-768x511.png 768w\" sizes=\"(max-width: 973px) 100vw, 973px\" \/><\/noscript><figcaption><sup>Frank King a sinistra, Jesse Lonergan a destra<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Ecco, Jesse Lonergan \u00e8 uno di quei (pochi) autori che ancora mi fanno credere il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi <a href=\"https:\/\/www.jesselonergan.com\/comics\">fumetti <\/a>negano la funzione convenzionale del bianco e adottano una costruzione della tavola estremamente serrata che sembra lasciare poca libert\u00e0 di lettura, come se stessimo fissando un\u2019unica immagine su uno schermo. Non importa che la griglia sia divisa in tante parti: la Gestalt, la corrente psicologica del Novecento centrata sulla rilevanza della percezione e dell&#8217;esperienza, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Psicologia_della_Gestalt\">ci insegna<\/a> che il loro insieme, ai nostri occhi, vale meno dell\u2019intero. Generalmente la percezione \u00e8 ingannevole perch\u00e9, se vogliamo trovare un significato compiuto ai riquadri, possiamo soltanto leggerli in sequenza senza farci condizionare dai dettagli o dalla globalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si vede dall\u2019illustrazione qui sopra, Lonergan non \u00e8 il primo a mettere a punto questo sistema (che negli anni Venti era stato proposto da Frank King, di cui vediamo una celebre tavola sulla sinistra), ma l\u2019autore californiano \u00e8 fra i pochi a saperlo utilizzare con originalit\u00e0 ancora oggi, anche nonostante i numerosissimi (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chris_Ware\">e spesso talentuosissimi<\/a>) emuli di King. La particolarit\u00e0 della tavola di destra, tratta da un fumetto <em>on demand<\/em> che Lonergan aggiorna ogni luned\u00ec sul suo blog, sta nel silenzio che la avvolge. Nel mondo di <em>Gasoline Alley <\/em>invece non c\u2019\u00e8 spazio per il silenzio: la striscia, creata da King nel 1918 e passata subito alla storia per il suo coraggio visivo, ha come protagonisti uno scapolo neghittoso e un trovatello abbandonato, legati da uno strano rapporto padre-figlio. Un rapporto in cui i dubbi e i ripensamenti sono banditi e le sole possibilit\u00e0 di salvezza sono il sostegno reciproco e la fiducia nel futuro. Da qui, l\u2019incessante movimento dei personaggi verso il lato destro della pagina, proprio tutti, nemici compresi, come il giovane teppista Clarence che in questo caso cerca di acchiappare Skeezix e Trixie, ma cade nel cemento fresco perch\u00e9 non guarda dove va.<\/p>\n\n\n\n<p>Dato che un\u2019immagine supera sempre, per sua natura, il messaggio di cui \u00e8 portatrice, il senso generale della tavola emerge anche senza leggere i balloon perch\u00e9 \u00e8 racchiuso nelle espressioni dei personaggi. Una scena silenziosa per\u00f2 non ci restituirebbe lo stesso effetto prossemico dell\u2019originale: i bambini ci sembrerebbero privi di spessore e nella nona vignetta perderemmo l\u2019esclamazione di Clarence, che per una strana illusione ottica guarda proprio verso chi dice di stare cercando, ribadendo cos\u00ec tutta la sua limitatezza caratteriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si guarda la tavola di destra, invece, l\u2019attenzione \u00e8 immediatamente richiamata dal grande volto a inizio pagina che la nostra immaginazione fa subito dialogare col paesaggio rurale del fondo, dove un essere umano giace isolato da un riquadro. Li divide un cielo a chiazze, ora scure ora chiare, una delle quali si sovrappone alla figura in alto, \u201csporcando\u201d la nostra percezione dell\u2019intero. Non appena smettiamo di dare retta ai nostri impulsi possiamo iniziare a \u201cleggere\u201d, una vignetta dopo l\u2019altra, come se ogni immagine fosse una realt\u00e0 a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Paradossalmente questa sequenza ci permette di capire anche lo sviluppo della precedente. L\u2019interesse di King era narrativo, prima ancora che percettivo: usava in modo totale e coeso tutto lo spazio a propria disposizione, creando un\u2019illusione di ridondanza attraverso le azioni dei personaggi che sfociavano via via nell\u2019immagine successiva. Il risultato era una grande infografica nella quale unit\u00e0 di tempo, di luogo e di azione coincidevano e, con loro, due delle dimensioni di cui parlava Gambineri (tabulare e sequenziale).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lavoro di Lonergan la quiete e la staticit\u00e0 del colpo d\u2019occhio iniziale non restituiscono la stessa sensazione della sequenza effettiva: si passa dal celeste della sesta vignetta al notturno di quella che segue e poi ancora al cielo e al notturno tre inquadrature pi\u00f9 tardi. Nella quinta serie spuntano i primi rilievi montuosi e l\u2019immagine si riunisce nel tutto. Pu\u00f2 sembrare un inutile gioco concettuale, invece consente all\u2019autore di ribadire tre aspetti della storia: la condizione di prigionia in cui versa l\u2019essere umano (esasperata dalla griglia a forma di gabbia), il suo rapporto con l\u2019entit\u00e0 superiore che l\u2019ha creato e che lo scruta in ogni momento (\u00e8 in scena anche quando il nostro occhio si focalizza su un riquadro dove lui non compare) e la grande distanza che li separa.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui per\u00f2 le dimensioni sono ancora tre: proprio come nella striscia di King, manca il volume e l\u2019immagine dialoga con s\u00e9 stessa perch\u00e9 non fa parte di un albo cartaceo. Finora abbiamo ragionato bidimensionalmente; adesso proviamo a complicare le cose e passiamo a questo:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1-745x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4939 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"745\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1-745x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4939 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1-745x1024.png 745w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1-218x300.png 218w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1-768x1056.png 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-002-1.png 818w\" sizes=\"(max-width: 745px) 100vw, 745px\" \/><\/noscript><figcaption><sup>Hedra, tavola 31<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 la scena madre di <em>Hedra<\/em> (Image Comics), un fumetto autoconclusivo di cinquanta tavole che Lonergan ha messo in vendita durante la pandemia, registrando in pochi giorni il tutto esaurito e godendo di un ottimo successo di critica. La storia ci suona familiare: il pianeta Terra \u00e8 sull\u2019orlo di una crisi nucleare e per dare una speranza all\u2019umanit\u00e0 una giovane astronauta viene mandata in esplorazione nel cosmo, in cerca di nuove specie viventi ed ecosistemi sostenibili. Capitata per sbaglio su un pianeta sconosciuto, \u00e8 costretta a difendersi dall\u2019ostilit\u00e0 degli abitanti locali dando prova del suo coraggio. Anche qui troviamo una situazione analoga al modello di King (una serie di vignette isomorfe che ingabbiano la pagina) e con essa le solite differenze che gi\u00e0 nell\u2019immagine di prima caratterizzavano lo stile dell\u2019autore: il silenzio tonante, i personaggi imbrigliati nei riquadri e la netta divisione incrociata del foglio.<\/p>\n\n\n\n<p>La grande novit\u00e0 di <em>Hedra<\/em> per\u00f2 \u00e8 nell\u2019azione. A giudicare dai movimenti della protagonista ci sembra quasi di aver fatto ritorno a <a href=\"https:\/\/genusbononiae.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/locandina-gasoline--1000x380.jpg\"><em>Gasoline Alley<\/em><\/a> e alla sua ridondanza dispositiva, ma qui i personaggi non parlano, compiono gesti elementari tanto quanto lo sono le loro vicende, che Lonergan enfatizza con un montaggio invisibile facendosi aiutare dall\u2019illusione percettiva gi\u00e0 nota. Dunque la lettura della tavola si sviluppa verticalmente, lungo le traiettorie dei fendenti, ma sempre tenendo presente lo spazio tra i riquadri, accomunati dallo stesso colore bianco che, qui come in altre parti del fumetto, caratterizza tutti i movimenti nelle cinque dimensioni: lunghezza sequenziale, altezza tabulare e le tre grandezze stesse dell\u2019oggetto libro (altezza, larghezza, spessore).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il tempo subisce un rallentamento interessante. Lonergan ne studia una resa efficace sia per chi ha fretta di arrivare in fondo sia per chi vuole godersi tutti i movimenti di macchina e ricreare il ritmo (e la storia \u201cfittizia\u201d) a partire dalla traccia \u201creale\u201d. Nel primo caso si serve di un espediente metafumettistico di alto livello, che proprio come il pi\u00f9 classico degli indicatori visivi chiarifica il verso di lettura e isola i due piani temporali della scena: le gesta dell\u2019eroina in alto e la dissoluzione dei progetti del cattivo in basso. Nel secondo caso, invece, lo stesso artificio rompe la lettura orizzontale della tavola: se vogliamo capirci qualcosa dobbiamo fare una pausa tra la terza e la quarta vignetta e proseguire verso il basso, tre riquadri alla volta, fino a che la protagonista non ci indica la nuova direzione, risolvendo una situazione difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Accade tutto talmente in fretta che non c\u2019\u00e8 spazio per quadretti a tinta unita. In <em>Hedra<\/em>, se gli spazi bianchi significano \u201cmovimento\u201d, i neri sono pause forzate, dilatazioni del tempo e della scena, e meno ne rintracciamo pi\u00f9 la protagonista si trova nei guai. Qui la reiterazione delle dinamiche favorisce la comprensione del ritmo, tanto pi\u00f9 che a ogni fendente della lama su sfondo scuro possiamo far corrispondere un suono diverso che ci aiuta a visualizzare meglio la situazione e ci rende sempre pi\u00f9 protagonisti di una storia priva di parole (<a href=\"https:\/\/www.cronachedalsilenzio.it\/2020\/04\/14\/perche-nello-spazio-non-si-propaga-il-suono\/\">inutili, in orbita<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lavoro di Lonergan c\u2019\u00e8 la quinta dimensione a complicare ulteriormente le cose: tutte le vignette che osserviamo sono in dialogo, nello stesso tempo, con le loro vicine di tavola, con le loro corrispondenti a destra e a sinistra, ma anche con quelle di altre pagine distanti, che il fumettista californiano progetta sempre congiuntamente, come solo i bravi autori sanno fare. In circostanze particolari capita che una singola inquadratura venga ripresa due volte, prima schiacciata da un reticolo di vignette, come ormai siamo abituati, e poi, <a href=\"https:\/\/scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net\/v\/t1.0-9\/148098165_1155250548260844_5035040578355483683_o.jpg?_nc_cat=111&amp;ccb=2&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=j8oZ2noD57QAX8b7UbD&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=dc74450a45a50030ad3d5654cf264167&amp;oe=604468EE\">quattro pagine dopo<\/a>, in un unico spazio. Non cambia solo il contenuto, ma anche il messaggio: nel primo caso il panorama \u00e8 sconosciuto a noi e all\u2019astronauta, e insieme dobbiamo provare a esplorarlo; nel secondo la gabbia scompare perch\u00e9 il nostro occhio si \u00e8 gi\u00e0 abituato alla scena e l\u2019autore non pu\u00f2 mai viziarlo facendogli provare pi\u00f9 di una volta la stessa sensazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In altri casi, per\u00f2, capita che voglia confonderlo. Ad esempio qui:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-1024x713.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4940 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"713\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-1024x713.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4940 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-1024x713.png 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-300x209.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-768x534.png 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1-1536x1069.png 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-003-1.png 1634w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><sup>Hedra, tavole 23-24<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La controparte maschile di <em>Hedra<\/em> \u00e8 un alieno capace di modificare le dimensioni del proprio corpo, e che durante l\u2019esplorazione del pianeta misterioso viene attaccato dai nemici e fatto prigioniero. Lonergan ne aveva presentato i superpoteri poco prima di mostrarcelo in questo stato, ma <a href=\"https:\/\/scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net\/v\/t1.0-9\/148434981_1155842834868282_3019591457865180242_o.jpg?_nc_cat=102&amp;ccb=2&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=f2oVT23YtiEAX9VprFy&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=e3bca862732196cc0c18dc58394a16ba&amp;oe=60476CB8\">la scena<\/a> restava comunque molto criptica per chi ancora non aveva letto tutta la storia, complice la profondit\u00e0 del panorama che suggeriva piuttosto uno zoom sul personaggio (come se fosse ripreso al <em>rallenty<\/em>). Solo in queste tavole capiamo che non era cos\u00ec: quando il nostro sguardo si ferma sulla vignetta in rosso gli ci vuole un po\u2019 a capire cosa sia successo, perch\u00e9 fino ad allora non ci aspettavamo ancora nulla dai vari personaggi. Qui entriamo in dialogo con loro per la prima volta: i disegni di <em>Hedra <\/em>diventano inquadrature perch\u00e9 tutti i punti di vista paiono riconoscibili; l\u2019azione entra nel vivo (c\u2019\u00e8 tantissimo bianco) e gli alieni collidono, accentuando la loro prossemica come se una telecamera li stesse riprendendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche queste due tavole godono di una costruzione molto rigida, tanto che a ciascuna figura geometrica corrispondono alcune funzioni ben precise. I cerchi ad esempio non si limitano a smussare le scene e la loro stasi; qui e altrove mettono in risalto le espressioni dei volti, certi movimenti e certi gesti dei personaggi, come nella parte alta della pagina di destra. I quadrati invece caricano di enfasi le scene pi\u00f9 delicate, dirigono il traffico della lettura e rafforzano il tono cinematografico del montaggio. Quando richiamano i formati televisivi degli anni Cinquanta la storia si trasforma subito in un episodio di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ai_confini_della_realt%C3%A0_(serie_televisiva_1959)\"><em>Ai confini della realt\u00e0<\/em><\/a>, da cui per\u00f2 mantiene sempre le distanze, perch\u00e9 a Lonergan non interessa fare sermoni sul presente, ma esplorare i limiti del linguaggio a fumetti: rivoltare tutte le pietre che sono state toccate per vedere se sotto lo strato di sabbia del medium vi sia ancora qualche reperto da portare alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p>La fantascienza di <em>Hedra<\/em>, del resto, non \u00e8 molto diversa da quella a cui siamo stati abituati ultimamente, per quanto riguarda contenuti e atmosfere. La differenza sta nell\u2019ambizione di voler condensare in una manciata di pagine tutti i clich\u00e9 di genere pi\u00f9 inflazionati (dal viaggio dell\u2019eroe alla tematica ecologista, dal salvataggio in extremis alla scoperta del proprio io) e le soluzioni visive pi\u00f9 all\u2019avanguardia, cercando di giungere a un compromesso sempre nuovo. L\u2019autore lo trova anche senza (far) dire una parola. Al contrario di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arrival_(film)\">opere altrettanto temerarie<\/a> dove ci si interroga sui limiti della comunicazione nel cosmo, qui l\u2019unico modo per capirsi \u00e8 il linguaggio del corpo, dei gesti e delle espressioni del viso. Una via che i cosiddetti <em>wordless novel<\/em> (fumetti privi di parole) spesso non prendono in considerazione, nel peggiore dei casi adagiandosi sulla spettacolarit\u00e0 dei disegni, che finiscono per diventare semplici illustrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma <em>Hedra <\/em>si discosta anche dai pi\u00f9 originali. Qui sotto vediamo un confronto con <em>Match<\/em>, del francese Gr\u00e9gory Panaccione, che in meno di trecento pagine descrive un intero incontro di tennis, dal primo all\u2019ultimo punto. Al di l\u00e0 delle intenzioni sentiamo due voci del tutto diverse. Nella tavola di sinistra, solo le prime vignette sono sufficienti a fornire il contenuto narrativo della sequenza, a cui si aggiungono, dalla sesta in avanti, alcuni prolungamenti aneddotici. Anche molti dei riquadri di destra svolgono una funzione cosmetica ma l\u2019immagine non \u00e8 segnata dal movimento, infatti dominano le tinte pi\u00f9 scure. In compenso lo sviluppo della tavola segue due piani paralleli: la partenza dell\u2019astronave da un lato, la selezione dell\u2019astronauta dall\u2019altro. A destra il <em>cosa<\/em>, a sinistra il <em>come<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre Panaccione sembra rifiutarsi di dare voce a un personaggio che, tutto sommato, la meriterebbe (visto quanto si d\u00e0 da fare per vincere), Lonergan tace sui reali sentimenti della ragazza, come se si preparasse a compiere un sacrificio o una cosa da nulla allo stesso tempo. Il vantaggio dell\u2019autore francese, del resto, \u00e8 di vivere in un paese dove i supereroi sono solo quelli che si vedono al cinema. Per farsi sentire, Lonergan deve mantenere il silenzio su tutto tranne che sulle sue reali ambizioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-1024x682.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4941 lazyload\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"682\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-1024x682.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4941 lazyload\" srcset=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-1024x682.png 1024w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-300x200.png 300w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-768x511.png 768w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004-1536x1023.png 1536w, http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/hedra-004.png 1538w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/noscript><figcaption><sup> Gr\u00e9gory Panaccione a sinistra, Jesse Lonergan a destra<\/sup><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abA Lonergan non interessa fare sermoni sul presente, ma esplorare i limiti del linguaggio a fumetti: rivoltare tutte le pietre che sono state toccate per vedere se sotto lo strato di sabbia del medium vi sia ancora qualche reperto da portare alla luce\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":4938,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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