{"id":4187,"date":"2021-01-28T18:23:45","date_gmt":"2021-01-28T18:23:45","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=4187"},"modified":"2023-12-07T14:02:03","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:03","slug":"lestetica-del-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/01\/28\/lestetica-del-silenzio\/","title":{"rendered":"L\u2019estetica del silenzio"},"content":{"rendered":"\n<p>Capita a volte di domandarsi quale tra i cinque sensi, se ne perdessimo l\u2019uso, comporterebbe una sofferenza maggiore. Per un gioco di immaginazione, mettiamo in atto una classifica mentale, proviamo a chiudere gli occhi, a tapparci le orecchie con le mani per un po\u2019 e a prolungare la sensazione nel tempo. Ognuno di noi, in base alla propria sensibilit\u00e0 specifica, giunger\u00e0 a una conclusione differente. Tutti, per\u00f2, una volta terminato l\u2019esperimento, si saranno trovati a conoscere un ulteriore <em>senso<\/em>, quello dello smarrimento. \u00c8 proprio di questo che parla <em>Sound of Metal<\/em>, lungometraggio di esordio di Darius Marder disponibile su Amazon Prime Video, riportando l\u2019impasse che si spalanca quando vengono meno tutti i riferimenti attraverso cui entriamo in contatto con il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Marder, finora attivo solo come montatore, eredita la pellicola dal talentuoso regista Derek Cianfrance, costretto ad abbandonare il progetto originariamente intitolato&nbsp;<em>Metalhead<\/em>, a causa dei suoi impegni cinematografici per la realizzazione di <em>Blue Valentine<\/em>&nbsp;(2010) e <em>Come un tuono<\/em> (2012). Il film racconta la storia di Ruben, giovane batterista del duo heavy metal Blackgammon, che, nel pieno di un tour provinciale in giro per gli Stati Uniti insieme alla fidanzata cantante del gruppo, scopre una mattina di aver perso quasi completamente l\u2019udito. La potenza dell\u2019opera si intuisce gi\u00e0 nello stacco tra la scena iniziale \u2013 in cui Ruben si esibisce in una performance esplosiva, assordante, traboccante di suoni \u2013 e, subito dopo, quella in cui il protagonista \u00e8 alle prese con un ronzio nelle orecchie che, poco a poco, si fa silenzio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-46-1024x576.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-46-1024x576.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019udito \u00e8 il senso preposto a&nbsp;captare i suoni che provengono dall\u2019esterno del corpo umano e a trasmetterli alla corteccia temporale,&nbsp;l\u2019area del cervello in grado di riceverli e decodificarli. Fra i cinque, dunque, \u00e8 il senso che consente di percepire le variazioni dell\u2019ambiente esterno e di collocare il nostro corpo all\u2019interno di uno spazio fisico. Perdere l\u2019udito comporta perci\u00f2 un capovolgimento all\u2019interno&nbsp;della capacit\u00e0 sensoriale, un moto verso l\u2019interno che, ribaltate le coordinate, dovr\u00e0 guidare il corpo verso la realt\u00e0 sensibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ruben non ha solo perso irrimediabilmente l\u201980% del suo udito, ma ha anche visto crollare un progetto di vita fondato in modo esclusivo sulla capacit\u00e0 di organizzare suoni, di produrre musica pensata per arrivare all\u2019orecchio degli altri. La prima inevitabile reazione consiste in quel senso di smarrimento di cui si accennava all\u2019inizio; per Ruben, di pi\u00f9, l\u2019impatto iniziale ha le fattezze del rifiuto rispetto alla nuova condizione con cui sar\u00e0 costretto, da quel momento in poi, ad abitare il mondo. Il ragionamento \u00e8 elementare e del tutto umano: se rigetto l\u2019evidente e ne nego la portata, ridimensionandone confini e irreversibilit\u00e0, allora ho ancora una possibilit\u00e0 di salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel film, l\u2019ostinazione di Ruben \u00e8 magnificamente interpretata da Riz Ahmed, attore britannico di origini pakistane, che costruisce il personaggio su un registro essenziale, privo di retorica, lontano da banalizzazioni o pietismi. Laddove la voce non \u00e8 pi\u00f9 uno strumento utilizzabile, il dolore emerge grazie allo sguardo incorniciato dai piani stretti della regia, dalle micro-espressioni degli occhi ora spalancati ora socchiusi, dalla smorfia contratta della bocca. Si tratta di un\u2019espressivit\u00e0 sofisticata e distaccata tanto da sembrare gelida, eppure profondamente vivida.<\/p>\n\n\n\n<p>Sopraffatto da un\u2019ansia muta, a cui non \u00e8 pi\u00f9 concesso sfogarsi in un grido liberatorio, Ruben, sotto la spinta della fidanzata, entra in una comunit\u00e0 per non udenti gestita da Joe, veterano del Vietnam diventato sordo dopo lo scoppio di una bomba, interpretato da un solido Paul Raci, perfettamente calato nel ruolo di guida allo stesso tempo pragmatica e spirituale. Il principio alla base della comunit\u00e0, di ogni comunit\u00e0 terapeutica, \u00e8 il sostegno reciproco che si innesta tra persone che hanno vissuto la stessa dolorosa esperienza. La condivisione di un evento del genere supera ogni forma di empatia: non hai pi\u00f9 bisogno di calarti nei panni dell\u2019altro, perch\u00e9 quei panni sono gli stessi tuoi. Ma, per far s\u00ec che il processo di reciprocit\u00e0 avvenga, Ruben deve accettare il presupposto valoriale che fonda l\u2019intero gruppo: fiducia, rispetto e convinzione che l\u2019essere sordi non sia un handicap, qualcosa di rotto da aggiustare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-48-1024x682.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-48-1024x682.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella comunit\u00e0 Ruben deve misurarsi con s\u00e9 stesso, esercitare la pazienza e imparare un nuovo linguaggio, quello dei segni, dove le mani, oltre alla sfera tattile, partecipano alla dimensione concettuale, costruendo movimenti-pensieri disegnati nell\u2019aria. Paradossalmente, la grammatica privilegiata per comunicare con gli altri resta comunque la musica o, meglio, l\u2019esperienza sonora: come un concerto silenzioso, incomprensibile dall\u2019esterno, le vibrazioni di un pianoforte che sussultano sotto la pelle o il movimento delle bacchette su un barattolo a mo\u2019 di tamburo, indicano la cadenza, il ritmo di un \u201csuono\u201d che dialoga con l\u2019animo senza dover passare dalle orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>La parabola emotiva di Ruben, per\u00f2, \u00e8 acerba e l\u2019idea di salvezza coincide ancora con il recupero dello status originario. Il protagonista decide, perci\u00f2, di farsi impiantare un apparecchio acustico che inganni il cervello illudendolo di poter percepire i suoni esterni. Raggiungere quell\u2019obiettivo diventa per Ruben un\u2019ossessione, quasi quanto la droga durante il suo passato da tossicodipendente. Una volta attivato l\u2019impianto, per\u00f2, quello che riesce a sentire \u00e8 solo una rappresentazione distorta dei suoni del mondo, un rumore gracchiante, \u201cbrutto\u201d (\u00abbad\u00bb) esteticamente ed eticamente, un <em>suono<\/em> \u2013 ironia della sorte \u2013 <em>metallico<\/em> e insopportabile.<\/p>\n\n\n\n<p>A livello tecnico, <em>Sound of Metal<\/em> \u00e8 un film che si interroga su come rappresentare il suono del silenzio, fornendo allo spettatore una risposta magistrale: da un piano di linguaggio, il silenzio si eleva a concetto, attraverso una semantizzazione dello spazio bianco, del vuoto acustico. Grazie al sound design di Nicolas Becker, gli stacchi di montaggio improvvisi riposizionano il punto di vista-punto di ascolto, palesando a chi guarda e sente come quei suoni che sembrano naturali e quotidiani, nelle orecchie di Ruben (e ora anche in quello dello spettatore) appaiano invece distorti, ovattati, lontani. Con un\u2019esperienza immersiva, lo spettatore diventa Ruben, cos\u00ec come il montaggio degli effetti acustici e la regolazione del volume diventano colonna sonora interiorizzata. \u00c8 un lavoro in soggettiva, che impone una direzione intima, devota al silenzio. Grazie alla duplice modalit\u00e0 percettiva, dal di fuori e dal di dentro, i nostri sensi vengono stimolati doppiamente, rendendoci partecipi del dramma a cui assistiamo non pi\u00f9 come spettatori del visivo ma come protagonisti dell\u2019esperienza non-sonora, coinvolti su un livello inaspettato per il mezzo cinematografico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-48-2.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/photo_2021-01-28_18-54-48-2.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>La narrazione del film \u00e8 schietta, realistica e va dritta al punto: l\u2019accettazione del cambiamento avviene sempre attraverso un processo diacronico, che si nutre del tempo, che mette in discussione il perimetro entro cui ci si riconosceva nel mondo, e approda alla realizzazione di una perdita. L\u2019evolversi della pellicola si muove in parallelo con l\u2019evoluzione del personaggio di Ruben che prende sempre pi\u00f9 confidenza con il suo nuovo modo di esistere nel caos muto delle cose. Siamo alla presa di coscienza finale, l\u2019ultimo atto in cui Ruben scopre che la diversa abilit\u00e0 (diversa da prima e diversa dagli altri) non ha bisogno di essere \u201caggiustata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La scena conclusiva, poetica e delicata, rende merito al senso profondo di <em>Sound of Metal<\/em>: \u00e8 una scena difficile da interpretare, inedita e fuori fase rispetto ai mezzi tipici del cinema, che parte facendo gustare i suoni allegri della citt\u00e0, cresce distorcendo quegli stessi suoni con l\u2019inserimento della prospettiva interna a Ruben ed esplode d\u2019un tratto ammutolendo ogni rumore; per pi\u00f9 di un minuto \u2013 &nbsp;pi\u00f9 di 60 secondi al cinema, \u00e8 un abisso \u2013 il regista mette al centro il silenzio e lo fa parlare, gli d\u00e0 spazio, mentre scorrono le stesse immagini della citt\u00e0, prima allegre, poi disturbanti e, infine, in perfetta armonia con il sentire umano di Ruben. Il <em>senso<\/em> di disorientamento \u00e8 mutato in <em>senso<\/em> di liberazione.<\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"https:\/\/spoti.fi\/31LEmoO\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><br><br><\/a><\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019accettazione del cambiamento avviene sempre attraverso un processo diacronico, che si nutre del tempo, che mette in discussione il perimetro entro cui ci si riconosceva nel mondo, e approda alla realizzazione di una perdita\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":4188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,10],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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