{"id":4121,"date":"2021-01-19T08:53:36","date_gmt":"2021-01-19T08:53:36","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=4121"},"modified":"2023-12-07T14:02:03","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:03","slug":"le-civette-impossibili-o-larte-del-reportage-secondo-brian-phillips","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/01\/19\/le-civette-impossibili-o-larte-del-reportage-secondo-brian-phillips\/","title":{"rendered":"Le civette impossibili, o l\u2019arte del reportage secondo Brian Phillips"},"content":{"rendered":"\n<p>Nonostante il 2020 venga gi\u00e0 ricordato come l\u2019<em>annus horribilis <\/em>per antonomasia a neanche un mese dalla sua fine e abbia superato, in termini di catastrofe, anche il 1346 &#8211; anno della peste nera in Europa -, si \u00e8 concluso, per quanto mi riguarda, con una lettura sopraffina che appartiene alla penna di Brian Phillips e al suo <em>Le civette impossibili<\/em>, edito per Adelphi nella traduzione di Francesco Pacifico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le civette impossibili <\/em>\u00e8 suddiviso in otto capitoli, a ognuno dei quali appartiene perlopi\u00f9 un viaggio fatto dall\u2019autore, anche se vi si inseriscono, in senso lato, esperienze vissute sia in territori stranieri che negli Stati Uniti, suo Paese di origine. Otto testi in cui il reportage si fa ibrido e passa al saggio, includendo fatti personali che, in qualche modo, amalgamano il tutto in un genere difficile da etichettare.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura di Phillips \u00e8 quella del reporter che sottopone la realt\u00e0 a un\u2019osservazione acuta e non lascia spazio all\u2019illusione; \u00e8 colui che con un occhio quasi filosofico indaga sul perch\u00e9 il Regno Unito abbia ancora una monarchia, oppure assiste con fascinazione all\u2019antichissima disciplina del sumo, forse l\u2019unica tradizione nipponica a non aver accolto del tutto lo straniero occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche curiosit\u00e0 a proposito delle civette. Storicamente, la civetta \u00e8 l\u2019animale sacro ad Atena ed \u00e8 usata da Hegel come metafora della filosofia, nella formula della \u201cNottola di Minerva<em>\u201d<\/em>, ossia: non \u00e8 possibile speculare se non dopo che il fatto sia accaduto, cos\u00ec come la civetta vola di notte, quando la luce sul mondo \u00e8 scivolata verso l\u2019oscurit\u00e0 che asseconda il ragionamento e la riflessione. Le civette sono come delle mediatrici tra cielo e terra, vivono guardando ripetersi i soliti rituali umani, che scandiscono le stagioni e le credenze. Phillips raccoglie i dati e li valuta come un romanziere verista di met\u00e0 Ottocento, accantona le valutazioni frettolose di chi \u00e8 venuto prima di lui. Per esempio: molti americani sostengono di aver visto gli alieni almeno una volta nella vita, ne danno per scontata l\u2019esistenza, ma non hanno mai veramente indagato i motivi di tali presunti avvistamenti n\u00e9 compreso l\u2019animosit\u00e0 che ha guidato i loro giudizi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Phillips, le storie sono state raccontate spesso in modo inaccurato; spetta al reporter premurarsi di raccogliere tutti i dati necessari preparandoli a un\u2019analisi fondata sulla scientificit\u00e0 o semplicemente sull\u2019osservazione empirica dei fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo moderno prosegue nella celebrazione di riti antichissimi e nella perseveranza di credenze paranormali, che avvolgono soltanto in apparenza la realt\u00e0 nel mistero, per il quale, secondo l\u2019autore, esiste sempre un fondo di razionalit\u00e0. La professionalit\u00e0 con cui affronta i fenomeni non manca di unirsi a una buona dose di autoanalisi, che accompagna lo svolgimento della narrazione rendendo il confine tra autore e lettore estremamente sottile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe cos\u2019\u00e8 che non andava? Non c\u2019era niente che non andasse; semplicemente ero in crisi. Ero in crisi e scappavo. Avevo un problema e, invece di affrontarlo, tiravo le tende su quella parte della mente che voleva chiamarlo col suo nome. Chiamare qualunque cosa col suo nome avrebbe significato fare scelte, avere certezze; se una frase sembrava arrivare a un qualche punto, trovavo pi\u00f9 facile interrompermi a met\u00e0. Trovavo pi\u00f9 facile restare nei margini di un sicuro semioblio, intorno ai cui confini le cose continuavano a cancellarsi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il semioblio \u00e8 la naturale inclinazione dell\u2019animo a perdersi e non \u00e8 detto che ci\u00f2 sia un problema. Esiste una ricca letteratura sull\u2019attitudine consapevole dell\u2019uomo a inoltrarsi in ci\u00f2 che \u00e8 ignoto (come <em>Solaris <\/em>di Lem, ad esempio, o <em>The Terror<\/em> di Simmons, per citarne alcuni), a dispetto delle facilitazioni tecnologiche che l\u2019evoluzione ha apportato, una caratteristica tutta umana che non sacrifica la propria testarda volont\u00e0 all\u2019esplorazione sull\u2019altare di un gps qualunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturale inclinazione dell\u2019animo a perdersi, si diceva, che per Phillips non pu\u00f2 che avvenire in una citt\u00e0 come Tokyo a cui \u00e8 dedicato il secondo capitolo, <em>Mare delle crisi<\/em>. Quando l\u2019uomo pensa di aver visto e conosciuto tutto della vita, ecco spuntare Tokyo, dove non esistono confini reali, ma solo punti sfumati dove la vista non pu\u00f2 arrivare. In Giappone, Phillips assiste all\u2019antichissima disciplina del sumo nella titanica prestanza di Hakuh\u014d, il pi\u00f9 grande <em>sum\u014dtori<\/em> di tutti i tempi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sumo \u00e8 quella disciplina per cui, alla fine di un incontro, il vincitore non esulta, perch\u00e9 a lui come al perdente non \u00e8 permesso esprimere alcuna emozione. Ma il Giappone \u00e8 emotivo, e lo \u00e8 in modo violentemente ponderato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlcune storie giapponesi hanno un finale violento. Altre non finiscono affatto, vengono troncate al momento di crisi estrema per descrivere una farfalla, o il vento, o la luna\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tokyo \u00e8 anche la citt\u00e0 di Yukio Mishima, emblema della sacralit\u00e0 giapponese che non scende a patti con l\u2019umanit\u00e0 fallace. Mishima era bello, ricco e innamorato di un giovane militare. La resa del suo Paese in seguito al Trattato di San Francisco, che prevedeva la progressiva smilitarizzazione giapponese, signific\u00f2 per Mishima l\u2019intollerabile decadenza del Giappone e l\u2019abbandono dei valori marziali e samurai, gli stessi che venerava quasi alla follia. Nel 1970 parl\u00f2 ai suoi connazionali dal balcone del quartier generale delle Forze di autodifesa, incitando le stesse a formare un esercito al comando dell\u2019imperatore, poi, sentendo le sirene e gli elicotteri del governo, si chiuse nell\u2019ufficio del generale e pratic\u00f2 il <em>seppuku<\/em>, l\u2019antico rito riservato ai samurai che, per non consegnarsi al nemico, evitare la pena capitale o in seguito alla morte del proprio signore, affondavano una lama dentro lo stomaco (sede dell\u2019anima, secondo gli antichi giapponesi).<\/p>\n\n\n\n<p>Phillips, tuttavia, non pensava tanto a Mishima, durante il suo viaggio a Tokyo, ma a Hiroyasu Koga, l\u2019ufficiale che uccise Mishima dopo che questi si perfor\u00f2 lo stomaco, assumendo il ruolo del <em>kaishakunin<\/em>, che nel seppuku \u00e8 colui che decapita il moribondo e gli risparmia, cos\u00ec, un\u2019atroce agonia. Cosa abbia significato per Koga, allora ventenne, decapitare il suo maestro sfugge a una risposta univoca, rimane una storia in penombra; d\u2019altro canto, non smette di esercitare un fascino estremo. Cosa c\u2019\u00e8 tra l\u2019omicidio e la salvazione di un\u2019anima in pena?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCom\u2019era stato seguire Mishima sin l\u00ec e poi, inaspettatamente, vedersi chiamato a metter fine alla sua vita? Aver continuato a vivere con quel ricordo? Anche Koga era stato pronto al seppuku, ma Mishima aveva ordinato loro di vivere e spiegare al mondo le sue azioni. Al processo, dove venne condannato a quattro anni di carcere, Koga disse che vivere da giapponese significa vivere la storia del Giappone. Che storia deve aver concepito, lui, pensavo, per aver detto quella cosa, per aver fatto quello che ha fatto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Phillips indaga sul confine tra ci\u00f2 che si crede di vedere e ci\u00f2 che si \u00e8 effettivamente visto, per compiere l\u2019atto pi\u00f9 naturale e meno incoraggiato dalla maggioranza: disvelare, soprattutto quella realt\u00e0 pervertita da un\u2019immaginazione insana, da recondite paure che non sfuggono a un occhio attento. In <em>Autostrada perduta <\/em>parla proprio di questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti sono il Paese del sogno americano, del capitalismo, del razzismo congenito e degli UFO. Gli anni \u201950, tra una pubblicit\u00e0 e l\u2019altra di lavastoviglie per casalinghe felici, hanno visto diffondersi la febbre ufologica come un\u2019epidemia, a partire da un avvistamento occorso nella celebre Area 51, nello Stato del Nevada.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ingresso dell\u2019Area 51, un cartello recita, con l\u2019ironia di chi ingrassa la credulit\u00e0 del cittadino (pi\u00f9 che) medio, \u00ab<em>Come on in and see the crazy stuff we found in a crashed spaceship<\/em>\u00bb; la leggenda diventa folclore e il folclore lascia spazio al turismo. Orde di curiosi da decenni si riversano in Nevada, spinti dalla necessit\u00e0 di scoprire una ragione che vada al di l\u00e0 della ragione stessa e sfoci nel mistico, stimolati da un marketing e una comunicazione speculativi: motel con faccette di alieni verdi, cartelli con faccette di alieni verdi, sculture di alieni verdi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordate certamente la naturale predisposizione dell\u2019animo umano alla curiosit\u00e0, di cui sopra. Ebbene, dietro l\u2019apparente desiderio di scoprire la vera origine dei presunti dischi volanti del Nevada, Phillips adduce una teoria suadente e con tutti i crismi per essere la pi\u00f9 attendibile:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto fatto ha iniziato a condizionare il mio modo di pensare al fenomeno degli UFO. Ho cominciato a vederlo, pi\u00f9 che come un problema di esperienza individuale, come un fatto di psicologia culturale. Come punto di riferimento, pensate alla valenza peculiare che ha nel Sudovest la parola <em>alien<\/em>, a quale altro gruppo \u00e8 applicata di frequente al di l\u00e0 dei visitatori provenienti da altri pianeti. Notate qualcosa di sinistro? \u00c8 tanto folle immaginarsi la narrazione sugli UFO come una specie di resa dei conti psichica, camuffata, con il terrore \u2013 senso di colpa della xenofobia bianca? Il tipo di cosa di cui tu \u2013 milioni di tu, di noi \u2013 non puoi parlare, e che allora riformuli come mito? Tutte quelle persone, quelle storie, cancellate: dove vanno a finire? Cosa succede alla tua coscienza di loro, quando quasi ogni aspetto della realt\u00e0 in cui vivi ti dice di nasconderli alla tua coscienza? Forse, ho pensato, ci\u00f2 che succede \u00e8 che tornano come sogni, come incubi, figure surreali di punizione e mutamento. Come esseri che vengono a cercarti nel buio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il senso del titolo dell\u2019opera di Phillips sta nel fenotipo dei sedicenti avvistatori di alieni, i quali, all\u2019indomani del racconto delle loro esperienze paranormali, citano le civette come l\u2019animale onnipresente del caso. \u00abForse, pi\u00f9 una civetta sembra reale, meno sar\u00e0 quel che pare\u00bb. L\u2019iperrealismo sensoriale risulta, paradossalmente, fittizio, atipico e impossibile, accavallato a un mondo di sogni irrealizzabili. Come per le presunte apparizioni divine, tuttavia, bisogna comunque discernere tra ci\u00f2 che la persona <em>crede <\/em>di aver visto e ci\u00f2 che <em>effettivamente<\/em> ha visto. Se il dubbio \u00e8 la sfumatura, il bisogno della verit\u00e0 \u00e8 la tinta ben definita, al di l\u00e0 delle miriadi di speculazioni personali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il bisogno, di qualunque tipo sia \u2013 non per forza esplorativo \u2013, pu\u00f2 essere soddisfatto anche a pochi passi da casa. Il bisogno di calmare un dolore, ad esempio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Al buio: la fantascienza nella citt\u00e0 di provincia <\/em>racconta di quando Phillips and\u00f2 al cinema a vedere <em>La furia dei titani<\/em>, un modo per distrarsi da una brutta caduta dalle scale, dopo la quale dovette fasciarsi un braccio. Si trovava a Carlisle, una cittadina della Pennsylvania, dove da poco si era trasferito con la moglie, professoressa al Dickinson College. Quella sera, Phillips era l\u2019unico in sala.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome la realt\u00e0, <em>La furia dei titani <\/em>si limita per lo pi\u00f9 a scagliare gente contro oggetti durissimi. Al tempo stesso, per\u00f2\u2026 nessuno sente dolore. Gli eroi sono quasi tutti semidei, che \u00e8 quanto meno come farsi di Percocet. Sono anestetizzati dal loro stesso splendore\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spunto per una riflessione pu\u00f2 venire persino da una serie tv, se la si guarda dalla giusta prospettiva. Il sesto capitolo, che inizia con un film visto al cinema, passa a ricordare la passione di Phillips per <em>Star Trek: The Next Generation<\/em>, rivissuta da un adulto che guarda al proprio passato con maturit\u00e0. \u00ab<em>The Next Generation<\/em> risveglia un anelito profondo, quasi travolgente, quel soffocante desiderio infantile di fuga che \u00e8 il risveglio di un certo tipo di fantasia. La sensazione che in un mondo diverso saresti te stesso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Una serie come <em>Star Trek<\/em>, uscita poco dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica, \u00e8 ancorata a una politica assolutamente calzante con l\u2019epoca della sua diffusione; l\u2019ottimismo quasi soporifero della serie ammicca a un presente facilmente riparabile, invita lo spettatore a non cedere alle difficolt\u00e0 di un improvviso malfunzionamento, come nei numerosi casi in cui l\u2019Enterprise si guasta, ma viene subito aggiustata. L\u2019obiettivo dell\u2019equipaggio, in fondo, al di l\u00e0 dei suoi viaggi (non proprio programmati) nello spazio, \u00e8 mantenere le cose come stanno.<em> Star Trek <\/em>\u00e8 una delle prime serie tv che rispecchia l\u2019ossessione americana per la famiglia, non una famiglia in senso stretto, ma una centralit\u00e0 che rispecchia i caratteri familiari americani e i suoi meccanismi. Attorno all\u2019equipaggio dell\u2019<em>Enterprise<\/em>, nascono spesso famiglie improvvisate che ruotano sulla necessit\u00e0 di nutrire carenze emotive. In quanto specchio cosmico degli Stati Uniti, <em>Star Trek <\/em>\u00e8 il perfetto riflesso della contemporanea polarizzazione ideologica dell\u2019America: da un lato i conservatori, dall\u2019altro i liberali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>The Next Generation <\/em>ritrae una rigida gerarchia militare che agisce con grande chiarezza morale nel nome della civilt\u00e0, ma i valori in base a cui agisce con chiarezza tanto conservatrice sono cose come la pace e l\u2019apertura mentale e l\u2019interesse per le prospettive di altre culture. I valori \u201cliberali\u201d, in altre parole. Potremmo dire, semplificando, che l\u2019equipaggio dell\u2019<em>Enterprise <\/em>\u00e8 conservatore quanto al metodo e liberale quanto all\u2019obiettivo. Navigano per l\u2019universo con sicumera colonialista battendosi per princ\u00ecpi postcoloniali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche se tutto ci\u00f2 risulta contraddittorio, lo spettatore non ci fa proprio caso. La tv e i suoi \u201cvalori\u201d si rivolgono a un\u2019umanit\u00e0 (o una parte di essa) che chiede inconsciamente la tranquillit\u00e0 mondiale e extra-mondiale, come a dire: tranquillo, non corri alcun pericolo, se sai che canale guardare. <em>Star Trek <\/em>\u00e8 il perfetto esempio di individualismo che guarda fuori dalla finestra solo se qualcosa mette in pericolo l\u2019individualismo medesimo, solo se qualcosa interrompe il fluire degli episodi che scandiscono le ore e i giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 una roba da matti, ma \u00e8 anche una visione della psiche americana che, se riesci a entrarci, fa di colpo sembrare possibili molte cose bellissime, e fa semplicemente svanire certe ansie debilitanti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Phillips si rivolge a quel tipo di lettore che possa fare del dubbio un pretesto per scoprire qualcosa in pi\u00f9, per non fermarsi nemmeno davanti alla stabilit\u00e0 della carta stampata, nei molteplici modi in cui esso si insinua nel suo animo; non importa tanto che ci\u00f2 avvenga in un paese straniero, durante la visione di una serie tv o al cinema dietro casa. La bellezza della sua opera sta in una discreta assenza di moralismo, che ucciderebbe l\u2019insicurezza e, di contro, farebbe del dubbio un dogma; \u00e8 una sfida, certo, riuscire a non assuefarsi alle logiche della modernit\u00e0. Anche se ci\u00f2 pu\u00f2 risultare a volte impossibile, \u00e8 raccomandabile, ad ogni modo, essere sempre vigile come una civetta.<\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"https:\/\/spoti.fi\/31LEmoO\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><br><\/a><\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPhillips indaga sul confine tra ci\u00f2 che si crede di vedere e ci\u00f2 che si \u00e8 effettivamente visto, per compiere l\u2019atto pi\u00f9 naturale e meno incoraggiato dalla maggioranza: disvelare\u00bb. <!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":4122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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