{"id":4026,"date":"2021-01-11T12:39:59","date_gmt":"2021-01-11T12:39:59","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=4026"},"modified":"2023-12-07T14:02:03","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:03","slug":"herman-jacob-mankiewicz-o-il-moderno-capitano-achab-del-cinema","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2021\/01\/11\/herman-jacob-mankiewicz-o-il-moderno-capitano-achab-del-cinema\/","title":{"rendered":"Herman Jacob Mankiewicz, o il moderno capitano Achab del cinema"},"content":{"rendered":"\n<p>Hollywood, anni Quaranta. Un giovanissimo Orson Welles, appena ventiquattrenne, viene ingaggiato dalla celebre casa di produzione statunitense RKO, al tempo in crisi, per girare un film. Nei primi secondi della pellicola di David Fincher leggiamo che al ragazzo-prodigio Welles \u00abfu data autonomia creativa assoluta, senza alcuna supervisione. Avrebbe potuto girare qualsiasi film su qualunque argomento, avvalendosi di collaboratori di sua scelta\u00bb. Grazie a questa libert\u00e0 autoriale Orson Welles sceglie proprio Herman J. Mankiewicz, all\u2019inverno della sua carriera da sceneggiatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo un passo indietro per una visione d\u2019insieme dell\u2019opera. <em>Mank<\/em> racconta la genesi e lo sviluppo di quel capolavoro cinematografico che \u00e8 <em>Citizen Kane<\/em> (1941, distribuito in Italia solo otto anni dopo col titolo <em>Quarto potere<\/em>) e del suo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, uomo poliedrico e dalla verve geniale, virtuoso della parola, e con problemi d\u2019alcolismo e gioco d\u2019azzardo. La narrazione non si limita a questo e porta sul piccolo schermo un lucido spaccato del cinema hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta, dei suoi meccanismi controversi e corrotti, inquadrato in un momento storico-politico che fa s\u00ec da cornice, ma che al contempo assume un ruolo di primo piano lungo l\u2019intera durata del film: la Grande Depressione, le elezioni governative tra socialisti e repubblicani in California \u2013 <em>c\u2019est \u00e0 dire<\/em> tra Upton Sinclair e Frank Merriam \u2013, e l\u2019(ab)uso di potere da parte della radio e dei cinegiornali, con lo scopo di deviare l\u2019opinione pubblica \u2013 pensandoci, una piaga non diversa da quella attuale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank-still_set5-1024x650.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank-still_set5-1024x650.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>La sceneggiatura \u00e8 stata scritta negli anni Novanta da Jack Fincher, padre di David, ed \u00e8 rimasta un progetto incompiuto fino alla produzione di questo film. Lo script riprende il saggio <em>Raising Kane <\/em>di Pauline Kael (1971) che indaga sulla paternit\u00e0 dell\u2019opera, secondo l\u2019autrice ingiustamente attribuita a Orson Welles. La sua tesi resta attualmente irrisolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il film si apre con una coordinata geografica ben precisa: Victorville, North Verde Ranch. Qui Herman J. Mankiewicz (interpretato da un funambolico Gary Oldman, che profuma gi\u00e0 di Oscar come miglior attore protagonista) \u00e8 costretto a letto con una gamba ingessata dopo un incidente d\u2019auto. Insieme a lui troviamo una fisioterapista (Monika Gossmann) e una dattilografa di origini inglesi (Lily Collins), che aiuteranno Mank nella stesura della bozza di <em>Citizen Kane<\/em> \u2013 prodotta in soli sessanta giorni \u2013 allora intitolata <em>American<\/em>. La sceneggiatura racconta la storia del magnate dell\u2019editoria William Randolph Hearst (Charles Dance), della sua giovane fidanzata Marion Davies (Amanda Seyfried) e del microcosmo che orbita loro attorno: la ruggente e scoppiettante Hollywood \u2013 di Paramount, Metro-Goldwyn-Mayer e dei fratelli Warner \u2013 su cui Mank concentra la sua tagliente e brillante acutezza per metterne in risalto eccessi e contraddizioni. Come possiamo notare gi\u00e0 dalle prime scene del film, abbiamo due elementi in forte contrasto: l\u2019avvento del cinema sonoro, elogiato da Hearst come \u00abil futuro\u00bb, e la fiducia ossessiva e salvifica che Mank ripone nella letteratura. Non sono poche, infatti, le citazioni meta-letterarie: dal <em>Moby Dick <\/em>di Herman Melville (come nello scambio di battute Welles-Mank \u00abPronto a cacciare la balena bianca?\u00bb, \u00abChiamatemi Achab\u00bb), al <em>Cuore di tenebra <\/em>di \u201cJoe\u201d Conrad (come lo definisce amichevolmente il nostro protagonista), che impegna il giovane Welles \u2013 interpretato da Tom Burke \u2013 in un film rimasto incompiuto, per arrivare al <em>Don Chisciotte <\/em>di Cervantes, di cui Mank veste i panni per lottare contro i mulini a vento della cinematografia hollywoodiana. Proprio il <em>Don Chisciotte<\/em>, tra l\u2019altro, \u00e8 stato il progetto ambizioso che Orson Welles non ha portato a termine, e a cui i Fincher hanno probabilmente voluto far riferimento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank_welles3-1024x465.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank_welles3-1024x465.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Lo stile del terzo biopic firmato David Fincher \u00e8 chiaro gi\u00e0 dalle prime battute: film devoto a uno stile cinematografico della prima met\u00e0 del Novecento, ma allo stesso tempo profondamente attuale. I movimenti di macchina sono statici, precisi ed essenziali, e calcano le tecniche di ripresa delle pellicole anni Quaranta, omaggiando spesso il fratello maggiore <em>Citizen Kane<\/em> (diversi i parallelismi tra le due opere, come il lento carrello verticale della prima scena che ci riporta al \u00abNo trespassing\u00bb di Welles; il dettaglio della mano penzoloni di Mank dopo aver ingenuamente bevuto del sonnifero \u00e8 un evidentissimo riferimento alla sfera di neve che Charles Foster Kane lascia cadere sul letto di morte; il campo largo e dal taglio obliquo della cena a casa Hearst richiama la spiazzante grandezza e la solitudine del mausoleo-Xanadu quando, nella scena conclusiva della pellicola del 1941, la macchina da presa si allontana con uno zoom all\u2019indietro). Il montaggio costituisce un altro chiaro riferimento al sopracitato film di Orson Welles, indiscusso precursore del flashback nella settima arte: un ping-pong temporale tra passato e presente che lascia respiro allo spettatore, un espediente tramite cui \u00e8 possibile mettere in ordine i pezzi della narrazione. Infine, la scelta del bianco e nero, linguaggio cinematografico per eccellenza, va a coronare l\u2019opera \u2013 la fotografia, sublime e luminosa, \u00e8 di Erik Messerschmidt, con cui David Fincher ha gi\u00e0 collaborato per la serie tv <em>Mindhunter<\/em> targata Netflix. E ancora le finte bruciature di sigaretta (autoreferenziali da parte di Fincher, si veda <em>Fight Club<\/em>), il cambio di rullo della pellicola analogica riprodotto in digitale, il suono incisivo e sporco, ma <em>en pendant<\/em> col resto. Il film procede con ritmo calibrato e martellante anche grazie allo scambio di dialoghi elettrico e fittissimo \u2013 forse troppo \u2013 e alla colonna sonora pressoch\u00e9 ininterrotta che sposa ogni scena alla perfezione \u2013 ottimo lavoro da parte di Trent Reznor e Atticus Ross.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank_set4-1024x682.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/mank_set4-1024x682.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Mank \u00e8 contemporaneamente un Don Chisciotte e un Capitano Achab dei giorni nostri: lotta contro i mulini a vento mentre naviga in cerca della balena bianca (proprio la sceneggiatura di <em>Citizen Kane<\/em>). Nonostante l\u2019austerit\u00e0 di Welles, considerata da Mank la Nemesi del sistema, il nostro protagonista riuscir\u00e0 a imporre la sua firma sulla \u00abmigliore [sceneggiatura] che abbia mai scritto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Citizen Kane<\/em> verr\u00e0 nominato a nove premi Oscar, di cui ne vincer\u00e0 solo uno, appunto per la miglior sceneggiatura originale. N\u00e9 Mankiewicz n\u00e9 Welles parteciperanno alla premiazione, ma alla domanda: \u00ab\u00c8 deluso per aver vinto un solo Oscar?\u00bb, il regista risponder\u00e0: \u00abBeh, questa, mio caro amico, \u00e8 Hollywood\u00bb. Seguir\u00e0 un augurio per il suo collaboratore: \u00abMank, you can kiss my half!\u00bb, letteralmente \u00abMank, puoi baciarmi il cuore!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci \u00e8 dato sapere se siamo davanti a un futuro classico della cinematografia, ma di certo <em>Mank <\/em>\u00e8 un film di cui si parler\u00e0 ancora a lungo. Denso di inquadrature memorabili e di acuta lucidit\u00e0 sul passato e sul presente, il film si chiude con un commosso Mankiewicz-Oldman che stringe una sudata, e sacrosanta, statuina. Chiss\u00e0 che non rivedremo, tra qualche mese, la stessa scena; e chiss\u00e0 che Hollywood non ne riconoscer\u00e0 il merito anche a Jack Fincher, sceneggiatore di questo ennesimo ottimo capitolo nella storia del cinema.<\/p>\n\n\n\n<p><br><a href=\"https:\/\/open.spotify.com\/playlist\/5W77e66eybwnWeJCmYUK7m?si=c1WKR7gmTT2MZUVvh8PepQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><br><\/a><\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMank \u00e8 contemporaneamente un Don Chisciotte e un Capitano Achab dei giorni nostri: lotta contro i mulini a vento mentre naviga in cerca della balena bianca\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":4027,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,10],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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