{"id":3568,"date":"2020-10-15T17:40:47","date_gmt":"2020-10-15T17:40:47","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3568"},"modified":"2023-12-07T14:02:05","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:05","slug":"di-lacci-e-altri-rimedi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/10\/15\/di-lacci-e-altri-rimedi\/","title":{"rendered":"Di Lacci e altri rimedi"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201c<em>Il tradimento \u00e8 proprio la condizione per entrare nel mondo reale, nel mondo delle responsabilit\u00e0, e anche nel mondo della coscienza. E quindi paradossalmente bisogna ripensare in termini positivi proprio al tradimento, piuttosto che alla fiducia, perch\u00e9 vivere o amare laddove ci possiamo fidare, dove la parola \u00e8 vincolante, \u00e8 per sempre, dove ci sentiamo protetti e al sicuro, dove non corriamo nessun rischio di essere feriti o delusi, significa essere irraggiungibili dal dolore, e quindi essere fuori dalla vita vera<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>(Luigi Lo Cascio in Aldo)<\/p>\n\n\n\n<p>Ha aperto, fuori concorso, all\u2019interno del PalaBiennale, Venezia 77: parliamo dell\u2019ultimo film di Daniele Luchetti, <em>Lacci<\/em>, tratto dall\u2019omonimo romanzo di Domenico Starnone, e costellato di interpreti quali Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Francesca De Sapio, Adriano Giannini e Linda Caridi.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia \u00e8 quella dell\u2019amore-odio che <em>lega<\/em> Aldo e Vanda, i due protagonisti (e il film, al di l\u00e0 del dispiegamento delle linee temporali, segue fedelmente questa narrazione).<\/p>\n\n\n\n<p>La materia narrativa dell\u2019opera \u00e8 potente: i lacci, metafora della relazione asfissiante ed estremamente sofferta tra Aldo e Vanda, sono gli stessi che legano lo spettatore alla poltrona e il lettore alle sue pagine. \u00c8 una storia di mogli, di mariti, di madri, di padri, di amanti, di figlie, di figli, di fratelli, di sorelle. Un\u2019opera cos\u00ec ricca di materiale umano che \u00e8 impossibile che non ci si riconosca, almeno una volta, in uno dei protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LO SCRITTORE, IL REGISTA, IL LIBRO E IL FILM<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Domenico Starnone, classe 1945: insegnante, giornalista (de i<em>l manifesto<\/em>) e scrittore. Innamorato da sempre del rapporto tra scrittura e oralit\u00e0 nella lingua italiana, ha dedicato la sua vita a inchiostro e banchi di scuola. Nel 2001 ha vinto il Premio Strega con il romanzo <em>Via Gemito<\/em>. Dal 2003 ha iniziato a scrivere per cinema e televisione: Gabriele Salvatores gira <em>Denti<\/em> grazie a uno dei suoi libri, e lo stesso Luchetti trae <em>La scuola<\/em> (1995) da altri due suoi romanzi, <em>Ex cattedra<\/em> e <em>Sottobanco<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Daniele Luchetti, classe 1960: ai tempi della scuola di cinema Gaumont conobbe Nanni Moretti e divent\u00f2 suo assistente nel film <em>Bianca<\/em>, in cui ottenne una piccola parte (interpret\u00f2 il ragazzo che portava a spasso il piccolo cane Bobtail a Villa Borghese). Ha dedicato la sua vita al grande schermo, ottenendo riconoscimenti come il David di Donatello per il miglior regista esordiente (con <em>Domani accadr\u00e0<\/em>, 1988), la menzione Camera d\u2019Or al Festival di Cannes, o il Ciak d\u2019Oro (con <em>Il portaborse<\/em>, 1991, in cui riusc\u00ec quasi a prevedere quello che poi sarebbe passato alla storia come il caso Mani Pulite).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lacci<\/em> (il film) \u00e8 il frutto maturo dell\u2019amicizia e sintonia artistica esistenti tra Starnone e Luchetti \u2013 lo si nota anche dal fatto che la trasposizione cinematografica, nonostante la sua complessit\u00e0, non stona affatto col romanzo. Chiunque si occupi di cinema, letteratura o scrittura sa bene quanto quest\u2019armonia sia difficile, eppure il regista \u00e8 riuscito a dar vita ad una sorprendente creatura da grande schermo (a mio parere assieme a <em>La scuola<\/em> e forse <em>La nostra vita<\/em>, una delle migliori).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lacci-2020-daniele-luchetti-cov932-932x460-1.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/lacci-2020-daniele-luchetti-cov932-932x460-1.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Il libro si articola in tre parti: nella prima \u00e8 Aldo che guarda e parla, nella seconda Vanda, e in ultimo Anna, la loro primogenita, ormai adulta. La scelta letteraria strutturale \u00e8 elegante ed efficace: nel corso del romanzo il lettore s\u2019immerge e guarda la stessa storia attraverso tre paia di occhi, che lentamente consentono alla complessit\u00e0 psicologica dell\u2019opera di fermentare, senza risultare stagnante. Nel film questo non avviene. Le voci narranti si incrociano (su sfondo di tempi sempre diversi: presente, ricordi d\u2019infanzia, di primi anni matrimoniali, vecchiaia) in una danza dinamica che riesce a conservare la materia protagonista del romanzo: <em>l\u2019anima del laccio <\/em>(sulla quale mi soffermer\u00f2 in seguito).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvevo letto il libro da lettore, i libri di Starnone mi piacciono molto, questa volta ne sono stato particolarmente colpito sebbene pensassi fosse difficile tirare fuori un film da un libro che poggia molto sulla lingua e scrittura. [\u2026] Poi per\u00f2 mi sono reso conto che la materia narrativa era cos\u00ec forte che riusciva a reggere il cambiamento. Quel libro mi \u00e8 sembrato che riguardasse tutti noi\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le considerazioni sono di Luchetti, e sono incontestabili. \u00c8 vero: il salto da pagine a pellicola regge splendidamente. Il merito \u00e8 anche della malleabilit\u00e0 delle parole. <em>Lacci<\/em> \u00e8 un film verboso, e interi dialoghi contenuti nel romanzo sono riutilizzati senza alcuna cesura, e s\u00ec, anche per merito degli attori, il risultato \u00e8 armonico e potente.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da dire, inoltre, che le parole entrano in gioco anche in un altro ruolo: quello di chiavi, che schiudono <em>storie nella storia<\/em> come fossero matriosche. Un esempio \u00e8 il termine \u201cverit\u00e0\u201d, che serpeggia sia nel libro che nel film, pi\u00f9 volte e in forme sempre diverse. A differenza di \u201clibert\u00e0\u201d (che \u00e8 logicamente richiamata dal concetto di \u201claccio\u201d e ricorre in tutta l\u2019opera sottolineando il senso di disagio dei protagonisti), la parola \u201cverit\u00e0\u201d, che viene fuori quasi in sordina \u2013 ma non cos\u00ec tanto da sfuggire ad un occhio attento \u2013, ci ricorda quanto in realt\u00e0 tutto sia un grande gioco, e che, per dirla come farebbe Woody Allen, \u00abtutti conosciamo la stessa verit\u00e0: la nostra vita consiste, per\u00f2, in come scegliamo di distorcerla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i giocatori di questo match da grande schermo non ci sono, tuttavia, solo le parole, ma anche suoni e silenzi. Sin dall\u2019inizio, le lunghe scene di litigi tra Aldo e Vanda sono intervallate da momenti di pellicola silenziata: bocche e corpi si dimenano, riversandosi addosso fiumi di rabbia, e all\u2019improvviso vengono privati di audio. L\u2019effetto \u00e8 incredibilmente potente: il volume del loro dolore aumenta (ci sembra di essere a un millimetro dalle implosioni interiori dei protagonisti), mentre il silenzio fisico percepito dallo spettatore quasi demistifica l\u2019odio. Questo espediente tecnico ricorre pi\u00f9 di una volta nel film, senza risultare ripetitivo.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di suoni, la colonna sonora (per lo pi\u00f9 tratta dall\u2019album <em>Bach: the Goldberg variations<\/em>, di Glenn Gould, 1955, con in apertura e chiusura due arrangiamenti del brano <em>Letkiss<\/em>) sposa fedele del tono intimista dell\u2019opera, \u00e8 l\u2019unico matrimonio felice del film.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL CAST<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Senza scomodare un\u2019attenta analisi, ci si potrebbe chiedere come mai Laura Morante e Silvio Orlando siano stati scelti somaticamente per interpretare due anziani Alba Rohrwacher e Luigi Lo Cascio. La risposta sta nel fatto che \u00e8 la domanda a essere sbagliata. Volont\u00e0 di Luchetti \u00e8 stata quella di creare continuit\u00e0 psicologiche e attitudinali cos\u00ec forti da far dimenticare allo spettatore la lieve forzatura che c\u2019\u00e8 nella rottura di lineamenti tra personaggi. Come dichiarato dalla Morante in un\u2019intervista, infatti, prima delle riprese il cast ha trascorso ore in una stanza a leggere ad alta voce la sceneggiatura e a studiarsi reciprocamente (Laura con Alba, e Silvio con Luigi).<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, uno dei punti forti del film resta la scelta attoriale, che vedremo adesso pi\u00f9 nel dettaglio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/LACCI-film-still-1-01-distribution.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/LACCI-film-still-1-01-distribution.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Silvio Orlando<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 protagonista de <em>La scuola<\/em> di Luchetti, Orlando riversa nel film anche il rapporto ventennale con Starnone, con il quale ha spesso lavorato. Nel 2017, infatti, con la regia di Armando Pugliese, l\u2019attore napoletano ha portato <em>Lacci<\/em> a teatro, nella veste di protagonista. L\u2019Aldo di Orlando \u00e8 un vecchio-bambino stanco e irrisolto, pieno di tentativi di tenerissime rivalse e ossimori interiori sofferti, che a tratti ci portano a far quasi il tifo per lui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Laura Morante<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Morante \u00e8 la prova vivente di come si possa vincere lo scorrere del tempo. Non stiamo certo parlando di rughe e collagene (anche se Laura resta una sessantaquattrenne di rara bellezza). Ci riferiamo, invece, alla carica drammatica portata in scena con disarmante eleganza. Straordinaria performance.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luigi Lo Cascio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per chiunque avesse letto il romanzo di Starnone e visto poi il film \u00e8 evidente quanto Luigi Lo Cascio riesca a colorare il personaggio di Aldo di una particolare energia \u2013 tipica dell\u2019attore siciliano \u2013 considerando anche il fatto che il protagonista in questione \u00e8 fiacco e sfuggente (anche a s\u00e9 stesso) per Dna. L\u2019Aldo di Luigi Lo Cascio \u00e8 quello con cui \u00e8 istintivamente difficile empatizzare, essendo, in apparenza, il primo vero colpevole della fine dell\u2019amore con Vanda, e della sofferenza inguaribile dei suoi due figli. Eppure, grazie a Lo Cascio, siamo riusciti a comprenderlo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alba Rohrwacher\u00a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La Rohrwacher sta vivendo un momento di particolare popolarit\u00e0 e riconoscimenti (le \u00e8 stato anche confermato il ruolo di Len\u00f9 nell\u2019ultima stagione de <em>L\u2019amica geniale<\/em>, serie HBO tratta dall\u2019omonimo romanzo della Ferrante). Di lei Lo Cascio in un\u2019intervista ha detto, facendo riferimento a un episodio in cui, sul set, in una delle liti tra Aldo e Vanda, La Rohrwacher avrebbe tirato un calcio reale nello stinco di Luigi (che non si aspettava questo gesto): \u201cDa lei, per quanto \u00e8 brava, uno si prende volentieri tutto, pure un calcio.\u201d Lo confermiamo: quest\u2019interpretazione \u00e8 stata fragile, femminile, disperata e commovente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Adriano Giannini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La legge del figlio d\u2019arte \u00e8 dura, ma alle volte le si sfugge. E Adriano Giannini ci riesce abbastanza bene, anche grazie alla lunga gavetta fatta durante la sua carriera. Nonostante il suo ruolo in questo film (quello di Sandro, figlio di Vanda e Aldo) sia pi\u00f9 piccolo di quello degli attori precedentemente citati, non passa inosservato, soprattutto in una delle scene finali in cui esplode tutta la sua verve scapigliata (non spoileriamo, ma \u00e8 una delle scene chiave del film per quel che riguarda la linea tematica narrativa di \u201cordine-disordine\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanna Mezzogiorno<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Giovanna Mezzogiorno \u00e8 Anna, la sorella di Sandro. \u00c8 un peccato che la sua parte prenda vita solo a fine film, perch\u00e9 \u00e8 con certezza una delle interpretazioni migliori del cast. Va oltre la Giovanna di Amelio, della Comencini e persino quella di \u00d6zpetek. La vedrete invecchiata, ingrassata, menefreghista, incazzata, disperata, tenerissima, e spietata come solo i bambini sanno essere. Nuda, vera, tagliente.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, questa \u00e8 una storia di disagio e dolore, di fallimenti e rincorse. Di vita. Dei tentativi di comprendere cosa possa legare piedi e mani in amore, senza considerare mai che i lacci potremmo essere proprio noi. Quest\u2019opera \u00e8 un pendolo a tre direzioni (perdonate la licenza fisica) tra sofferenza, tenerezza e grottesco. \u00c8 un romanzo che merita il vostro tempo, e soprattutto uno dei migliori film italiani dell\u2019anno, in grado, se tendiamo un po\u2019 l\u2019orecchio, di ricordarci che i lacci, oltre a stringere le cose, servono, talvolta, anche a tenerle insieme.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abQuesta \u00e8 una storia di disagio e dolore, di fallimenti e rincorse. Di vita. 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