{"id":3488,"date":"2020-09-27T08:58:00","date_gmt":"2020-09-27T08:58:00","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3488"},"modified":"2023-12-07T14:02:05","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:05","slug":"lot-di-bryan-washington-o-la-catastrofe-pendente-sulla-periferia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/09\/27\/lot-di-bryan-washington-o-la-catastrofe-pendente-sulla-periferia\/","title":{"rendered":"Lot di Bryan Washington, o la catastrofe pendente sulla periferia"},"content":{"rendered":"\n<p>John Steinbeck aveva una concezione precisa del Texas, quando diceva che non \u00e8 soltanto uno \u00abstate of mind\u00bb, quanto \u00aba mystique closely approximating a religion\u00bb. Una concezione non distante da quella di Bryan Washington: con <em>Lot <\/em>(Racconti edizioni) l\u2019autore narra di una citt\u00e0 che, come un dio o un profeta, impartisce precetti e preghiere ed \u00e8 al contempo drammaticamente irraggiungibile dall\u2019uomo (povero) che ambisce alle sue grazie. Houston \u00e8 questo, un dio lontano, circondato da grattacieli \u2013 o forse \u00e8 essa stessa quei grattacieli \u2013, \u00e8 la <em>downtown<\/em>, il centro fatto di parallelepipedi che riflettono la luce desertica del Texas, una luce tra il bianco e il giallo, abbacinante, un riflesso di specchi privo di autenticit\u00e0. Pi\u00f9 lontano, all\u2019esterno, c\u2019\u00e8 invece un piccolo mondo la cui forma corrisponde al perimetro di Houston: \u00e8 la periferia che accoglie <em>latinos <\/em>e afroamericani, lo sfondo adatto per una storia dal sapore creolo, nei personaggi e nei fatti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lot <\/em>si presenta come una raccolta di tredici racconti, la dicitura inglese dell\u2019opera \u00e8 chiara, <em>Stories<\/em>, ma si sottrae in fondo a una classificazione severa. Sebbene i testi abbiano una loro autonomia, un filo comune attraversa la raccolta dando forma a una sorta di romanzo frammentato e coeso allo stesso tempo. Washington sembra aver vissuto in prima persona una realt\u00e0 in cui si mescolano pi\u00f9 etnie, quel famoso crogiolo che \u00e8 noto come <em>melting pot<\/em>, la cui prima traduzione \u00e8 calderone, e dentro a questo calderone l\u2019autore mette abbandono, aborto, omosessualit\u00e0 e anche un chupacabra. <em>Lot<\/em>, per\u00f2, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un ibrido letterario per forma e contenuto, \u00e8 la linea che passa tra la citt\u00e0-dio, visibile e intangibile, e i suburbi oltre il centro cittadino, lottizzati e segmentati secondo una logica urbanistica che pare quasi ispirarsi a una \u201cseparazione delle razze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo novellistico \u00e8 affidato perlopi\u00f9 alla voce di un narratore che vive nel pantano di una non-societ\u00e0, pi\u00f9 realisticamente il riflesso di una non-famiglia. Il primo racconto, <em>Lockwood<\/em>, vede il narratore fare conoscenza di Roberto, un quasi-nero, un messicano, e le tresche e i rapporti tra i due non tardano a sbocciare in un quartiere dipinto dalla logica della sopravvivenza. Leggendo il testo, si ha l\u2019impressione che le poche certezze conquistate vengano messe in discussione al rientro a casa, certezze quali i soldi guadagnati dopo un giorno di lavoro al ristorante di famiglia, ma che non bastano mai, o la riconciliazione tra mamma e pap\u00e0 (pronto a tradirla poi con altre donne). La scenografia circostante \u00e8 composta perlopi\u00f9 da <em>shotgun house<\/em>, tipologie di case dalla banalit\u00e0 disarmante: tre cubi di legno disposti orizzontalmente su un solo asse, ossia cucina, salotto e camera da letto, con la facciata sul lato stretto di un primitivo parallelepipedo. Sulle <em>shotgun house <\/em>c\u2019\u00e8 poco da dire, \u00e8 sufficiente un diniego, come quello della madre del narratore ogni volta che passa davanti a una di queste.<\/p>\n\n\n\n<p>La veridicit\u00e0 dei racconti di Washington si mescola a leggende che coesistono nel calderone multietnico, come <em>Bayou<\/em>, il racconto del chupacabra, un animale leggendario simile a un canide, dedito alla mutilazione di altri animali, che abiterebbe alcune regioni delle Americhe. L\u2019ingenuit\u00e0 di certe leggende contemporanee trova la sua legittimit\u00e0 nell\u2019incontro di due ragazzi, Mix e TeDarus, con una creatura fuori dal comune, una visione innocente rispetto a un contorno sociale ben pi\u00f9 spaventoso: \u00abIl coso ci ha squadrato da per terra. Siamo rimasti immobili, col fiato sospeso. Il coso aveva gli artigli di un talco lucido. Aggrappati all\u2019erba. E tremava, una roba del genere, come se il caldo non gli facesse una sega. Il chupacabra poteva essere affamato, o assetato, o perso, oppure tutte le cose insieme, o magari nessuna, e io mi sono voltato verso Mix per comunicarglielo, tipo, dovremmo proprio lasciarlo perdere, la cricca di quel coso lo stava tornando a prendere, ma poi Mix ha incrociato i miei occhi, e ha sollevato un dito, ed era gi\u00e0 al telefono con qualcuno uscendosene su chiss\u00e0 quale cazzo di scoperta avevamo fatto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>TeDarus, l\u2019io narrante di <em>Bayou<\/em>, \u00e8 cinicamente consapevole del presente in cui lui e la sua famiglia sono costretti; Washington si fa mediatore di tale consapevolezza, non depriva i personaggi della loro estrazione sociale, anzi, ne fa il loro punto di forza, anche se si tratta di una provenienza marginale, al confine di un altro mondo agiato. A TeDarus, poco avvezzo alla fantasia poich\u00e9 privato dell\u2019immaginazione &#8211; quasi un giovane adulto cui sia mancata un\u2019infanzia tranquilla -, viene concessa la possibilit\u00e0 di sottrarsi alla quotidianit\u00e0 sbilenca di un quartiere ridotto in semi povert\u00e0, anche se per poche ore, giusto il tempo di trovare una soluzione al mostriciattolo capitatogli per caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bayou, che d\u00e0 il titolo al racconto, \u00e8 propriamente una distesa paludosa tipica del delta del Mississippi, in cui non \u00e8 raro incontrare coccodrilli, di certo non la consueta foresta incantata delle fiabe. Ma <em>Bayou<\/em>, in fondo, \u00e8 questo: una pseudo-fiaba contemporanea che usa il realismo di quella parte di societ\u00e0 marginalizzata proiettandola all\u2019interno di un temporaneo principio di meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono poveri che guardano ai prismi di acciaio della citt\u00e0-dio. Houston \u00e8 infatti sempre l\u00ec come punto nevralgico di aspettative, affari e magari sogni, sebbene di fatto non esista e tutto, in primis i sogni, sia un\u2019illusione; in profondit\u00e0, i personaggi sono catturati da avventure di periferia &#8211; pi\u00f9 o meno veritiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centro della narrazione \u00e8 affidato al racconto <em>Lot<\/em>, che porta lo stesso nome dell\u2019opera. L\u2019io narrante, ossia lo stesso di <em>Lockwood<\/em>, espone senza particolare partecipazione emotiva la sua situazione familiare: un padre sparito dalla circolazione, un fratello aggressivo, una sorella insofferente ai problemi, una madre incapace di dimenticare il marito; l\u2019arrendevolezza \u00e8 tratteggiata con essenzialit\u00e0, non ci sono decorazioni di sorta che possano addolcire una pillola estremamente amara: \u00abA parte il problema dei soldi, lasciare il quartiere significava abbandonare il negozio. Cio\u00e8 abbandonare Mamma. Abbandonarla da sola e spiantata. Di solito mi scaricava con un gesto della mano, diceva che ci sarebbe stata Jan, ma io con mia sorella ci sono cresciuto, e certe cose non si scordano. Ho provato pure il Community College, per una settimana o tre, quello su Main Street, seduto in prima fila e tutto il resto, ma un giorno ho smesso di botto e nessuno ha detto un cazzo. Non ha suonato nessun allarme. Nessuno ha chiamato al ristorante. E non ci vuole tanto a capire che da una parte esiste il mondo in cui stai tu, e dall\u2019altra esistono le costellazioni che lo circondano, e non saprai mai cosa ti stai perdendo, se non alzi nemmeno gli occhi per guardare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa famiglia sempre sul punto di crollare, il protagonista prende le redini in mezzo al disinteresse generale scatenato dall\u2019abbandono del padre, asserendo di non essere d\u2019accordo sulla vendita della casa; attorno a questo termine, si riscontrano significati molteplici: <em>lot <\/em>indica abbondanza nella sua forma avverbiale perifrastica, \u00e8 il lotto ed ha una vaga eco biblica. Da Houston, la citt\u00e0 che \u00e8 di competenza degli d\u00e8i della modernit\u00e0, viene diramata un\u2019equazione silenziosa, alla quale i disperati si adeguano: se non puoi pi\u00f9 permetterti una casa, vendila, cerca fortuna l\u00ec dove la stessa parola non \u00e8 mai stata nemmeno pensata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il protagonista rischia di pi\u00f9, oltre a ribellarsi affinch\u00e9 l\u2019abitazione non venga messa in vendita, e fa la cosa pi\u00f9 difficile, parlare della sua omosessualit\u00e0 al fratello: \u00abGli ho detto di quello in biblioteca. Di quello della caffetteria. Gli ho detto tutte queste cose, di come ci avevo provato con Cristina e Maribel, con LaShon e sua sorella; e di come non avesse funzionato, con nessuna di loro, nemmeno quando mi fissavano dritto negli occhi, a braccia conserte. Ho guardato l\u2019espressione di Javi per qualcosa che spiccasse o si contorcesse o si accartocciasse nell\u2019oblio ma niente di tutto ci\u00f2. Non \u00e8 successo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lot <\/em>non ammalier\u00e0 i puristi della lingua: di fatto sono racconti che puntano alla contaminazione con altre lingue (come lo spagnolo nel suo registro colloquiale) o con altre variet\u00e0 dell\u2019originale inglese, in un pi\u00f9 diffuso gergo giovanile che non punta affatto al rispetto di un\u2019ideale <em>concinnitas<\/em> ciceroniana. Washington attinge a piene mani al bacino verbale ed espressivo dei sobborghi che, per tradizione, rifuggono da sempre il principio della lingua sorvegliata, facendosi veicolo di un realismo carnale, incurante dello scandalo dei ben istruiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Houston, che \u00e8 un dio che si vede ma non esiste, a ben pensarci, non \u00e8 un dio n\u00e9 il principio di un credo; la <em>downtown<\/em> c\u2019\u00e8 in quanto riflesso dei vetri dei grattacieli, ma ci\u00f2 che pulsa ed \u00e8 senziente sono i suoi tentacoli che si diramano nella periferia e creano la vita oltre i giochi di luce dei prismi di acciaio nel centro citt\u00e0. Eppure, questa vita disperata e inventiva nei modi di sopravvivere, per quanto esista ai confini della citt\u00e0-dio, non riesce a esondare e tutto si incanala nella prevedibilit\u00e0 di una inconsistente ribellione alla famiglia, agli amici o ai parenti, assecondando velleit\u00e0 che rimangono tali perch\u00e9 non incoraggiate; si torna cos\u00ec a cercare un\u2019ispirazione e un conforto verso quei grattacieli che luccicano, mute divinit\u00e0 del potere.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLot \u00e8 la linea che passa tra la citt\u00e0-dio, visibile e intangibile, e i suburbi oltre il centro cittadino, lottizzati e segmentati secondo una logica urbanistica che pare quasi ispirarsi a una \u201cseparazione delle razze\u201d\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":3489,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - 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