{"id":3447,"date":"2020-09-13T18:11:47","date_gmt":"2020-09-13T18:11:47","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3447"},"modified":"2023-12-07T14:02:06","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:06","slug":"tenet-ai-confini-del-macguffin","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/09\/13\/tenet-ai-confini-del-macguffin\/","title":{"rendered":"Tenet: ai confini del MacGuffin"},"content":{"rendered":"\n<p>Lasciamo perdere <em>Tenet<\/em>, per un momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Per sgranchirci il cervello e metterlo in moto, \u00e8 utile aprire l\u2019analisi con un argomento che potrebbe essere percepito, almeno all\u2019inizio, come collaterale, lontano dal cuore della discussione, ma che, se il ragionamento filer\u00e0 liscio, dovrebbe risultarci in definitiva molto pi\u00f9 vicino di quanto potessimo prevedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, parliamo di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/MacGuffin#:~:text=MacGuffin%20(a%20volte%20McGuffin)%20%C3%A8,fornisce%20dinamicit%C3%A0%20a%20una%20trama.\">MacGuffin<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Termine coniato da Alfred Hitchcock negli anni \u201960, il MacGuffin \u00e8 l\u2019espediente utilizzato per mettere in moto una trama, il carburante dell\u2019intrigo, un oggetto che per i personaggi del film ha un\u2019importanza cruciale, ma che, per la sua intrinseca natura di meccanismo, benzina, miccia, potrebbe (ma non sempre) non essere mai rivelato allo spettatore. In una lunga conversazione tra Alfred Hitchcock e Fran\u00e7ois Truffaut, riportata nel saggio del cineasta francese <a href=\"https:\/\/www.ilsaggiatore.com\/libro\/il-cinema-secondo-hitchcock\/\"><em>Il cinema secondo Hitchcock<\/em><\/a>, il maestro del brivido definisce il MacGuffin cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abSi pu\u00f2 immaginare una conversazione tra due uomini su un treno.<br>L\u2019uno dice all&#8217;altro: \u201cChe cos&#8217;\u00e8 quel pacco che ha messo sul portabagagli?\u201d<br>L\u2019altro: \u201cAh quello, \u00e8 un MacGuffin\u201d.<br>Allora il primo: \u201cChe cos&#8217;\u00e8 un MacGuffin?\u201d<br>L\u2019altro: \u201c\u00c8 un marchingegno che serve per prendere i leoni sulle montagne Adirondack\u201d.<br>Il primo: \u201cMa non ci sono leoni sulle Adirondack\u201d.<br>Quindi l\u2019altro conclude: \u201cBene, allora non \u00e8 un MacGuffin!\u201d<br>Come vedi, un MacGuffin non \u00e8 nulla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma facciamo qualche esempio, che non guasta mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Esempio n.1: <em>Psycho<\/em>. Il film attacca con una ragazza che ruba 40mila dollari, poi fugge dalla citt\u00e0 e li nasconde in una busta da lettere che, nelle prime battute della pellicola, viene inquadrata con insistenza, come se costituisse il nocciolo della trama. Poi, scena dopo scena, l\u2019oggetto viene relegato in secondo piano, fino a scomparire del tutto, e la storia prende una piega totalmente diversa. In questo caso, dunque, la busta \u00e8 servita per far muovere il personaggio, e nulla di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Esempio n.2: <em>Pulp Fiction<\/em>. Anche qui la pellicola ha al centro il misterioso contenuto di una valigetta, che non verr\u00e0 mai rivelato allo spettatore ma che costituir\u00e0 l\u2019epicentro delle vicende di Vincent Vega e Jules Winnfield.<\/p>\n\n\n\n<p>Esempio n.3 (dopo centinaia di altri possibili): <em>Tenet<\/em>. L\u2019ultimo lungometraggio di Christopher Nolan fa un uso cospicuo di questa tecnica narrativa, in particolare nelle scene iniziali. In poche battute si parla infatti di una pallottola molto speciale prodotta in Ucraina, una valigetta contenente del plutonio e, poco pi\u00f9 in l\u00e0 ma non troppo, una misteriosa copia di un dipinto di Goya.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pulp-fiction-1557740759.png\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/pulp-fiction-1557740759.png\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Il pregio di questo espediente, dunque, risiede nell\u2019essere un attivatore della trama, un catalizzatore dell\u2019attenzione; anche nel caso di Nolan, il MacGuffin <em>in teoria<\/em> non sarebbe il cuore del film, che invece batte per altre tematiche pi\u00f9 articolate, che riguardano il tempo, il destino e mille altri cripticissimi enigmi dell\u2019universo profondo. Ma se cos\u00ec non fosse?<\/p>\n\n\n\n<p>Se il MacGuffin avesse giocato, nel lungometraggio dell\u2019autore londinese, un ruolo pi\u00f9 significativo di quello che possiamo sospettare? E se questo ruolo potesse portarci a individuare una natura pi\u00f9 ampia e, forse, pi\u00f9 approfondita dello stesso meccanismo narrativo hitchcockiano?<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, la questione \u00e8 articolata, e per procedere \u00e8 necessario sorbirsi una breve sinossi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il protagonista di <em>Tenet<\/em> (John David Washington) indaga su un trafficante di armi russo, Andrei Sator (Kenneth Branagh), per conto di un\u2019agenzia segreta di nome Tenet. La natura dell\u2019indagine gli viene rivelata da una scienziata (Cl\u00e9mence Po\u00e9sy) che lavora in un laboratorio, anch\u2019esso segreto, e che si sta dedicando allo studio di proiettili che si muovono indietro nel tempo, e che provengono dal futuro. La macchinazione, si scoprir\u00e0 in seguito, \u00e8 ordita da un\u2019umanit\u00e0 residente in un\u2019epoca lontana, che sta cercando di distruggere la popolazione presente per salvarsi da una catastrofe climatica futura. Nel tentativo di sventare questa complicata situazione (utilizzando gli stessi strumenti di inversione entropica), il protagonista si avvale dell\u2019aiuto di un fisico e agente (ovviamente segreto), Neil (Robert Pattinson), e della collaborazione di Kat Sator (Elizabeth Debicki), moglie del magnate russo, il cui compito principale da sceneggiatura \u00e8 odiare il marito h24.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta questa mega-segretezza, scevra dell\u2019inviluppo temporale, gi\u00e0 costituirebbe un materiale degno di nota per un complesso <em>bond movie<\/em>, cosa che in parte <em>Tenet<\/em> \u00e8. Ma questo a Nolan chiaramente (e anche comprensibilmente) non basta. Il cineasta sceglie cos\u00ec di fondare l\u2019impianto narrativo della pellicola su due pilastri che, da soli, potrebbero reggere la trama non di un film, ma di una saga: il quadrato del Sator e la teoria dell\u2019inversione entropica.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, andiamo per ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Quadrato_del_Sator#:~:text=Il%20quadrato%20del%20Sator%20%C3%A8,sinistra%20a%20destra%20e%20viceversa.\">quadrato del Sator<\/a> \u00e8 una criptica iscrizione di origine latina, sparsa in varie chiese e monasteri tra la Spagna e la Siria. L\u2019iscrizione \u00e8 composta da cinque parole (Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas) che, inserite all\u2019interno del quadrato, possono essere lette in qualsiasi ordine, dall\u2019alto al basso, da sinistra a destra e via dicendo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/unnamed.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Insomma, un rompicapo da perderci il sonno, su cui si sono arrovellati frotte di archeologici, linguisti, filologi e semiologi vari, tra cui anche il nostro Umberto Eco, in <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/prodotto\/sator-arepo-eccetera\"><em>Sator Arepo eccetera<\/em><\/a> (Nottetempo). Le spiegazioni di questo cruciverba vanno da un tentativo di traduzione (che cerca di dare senso a parole latine ambigue), all\u2019ipotesi di un\u2019iscrizione bustrofedica, nella quale il verso di lettura cambia da riga a riga, assumendo un significato ogni volta differente. Un\u2019altra interpretazione vede formare due volte il termine Paternoster, escludendo due <em>o<\/em> e due <em>a<\/em> (alfa e omega, l\u2019inizio e la fine). Un\u2019ultima lo prende come un semplice ma acutissimo gioco linguistico.<\/p>\n\n\n\n<p>Decodificazioni a parte, quest\u2019enigma secolare porta con s\u00e9, proprio per la complessit\u00e0 e il considerevole significato che le parole palindrome hanno rivestito nella storia, una grande carica esoterica, mistica e teologica (basti pensare che veniva utilizzato come amuleto per le malattie o, in epoca cristiana, per proteggere le partorienti). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che ogni riferimento di questo tipo, nel film di Nolan, \u00e8 assente.<\/p>\n\n\n\n<p>La complessa architettura palindromica viene infatti relegata a semplice <em>easter egg<\/em>, rendendo lo spettatore, pi\u00f9 che un collaboratore attivo nell\u2019interpretazione del significato, un allenatore a caccia di Pok\u00e9mon. Sator \u00e8 infatti il nome del cattivissimo russo, Arepo il cognome del falsario che realizza il quadro di Goya, l\u2019Opera (di Kiev) il luogo in cui inizia il film e la Rotas l\u2019azienda di massima sicurezza che custodisce le opere d\u2019arte nel freeport di Oslo. Quindi, con un po\u2019 di macinazione intellettuale, si ottiene: \u00abSator Tiene le Opere di Arepo nella Rotas\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E uno potrebbe dire: wow. E un altro potrebbe dire: e quindi?<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2, nuovamente, si giocherebbe quasi sul filo del rasoio della chiarezza narrativa se l\u2019intera pellicola non si reggesse su un altro macigno, in questo caso fisico-filosofico, il cui unico scopo diventa, con l\u2019avanzare del minutaggio, soffocare senza diritto di replica qualsiasi verve narrativa: la <a href=\"https:\/\/blog.screenweek.it\/2020\/08\/tenet-le-reali-teorie-scientifiche-alla-base-del-film-748209.php\/\">teoria dell\u2019inversione entropica<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per inversione entropica si intende, in breve, una deviazione della seconda legge della termodinamica, che afferma, in uno dei suoi corollari, che l\u2019entropia di un sistema non possa mai diminuire, ma solo aumentare. L\u2019esempio pi\u00f9 classico \u00e8: se viene inserito un cubetto di ghiaccio in un bicchiere di t\u00e8 freddo, il sistema passa da uno stato a bassa entropia (in cui la temperatura dell\u2019acqua \u00e8 quasi tutta concentrata nel cubetto di ghiaccio) a uno di massima entropia in cui, scioltosi il cubetto, la temperatura \u00e8 omogenea in tutto il bicchiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molti anni si \u00e8 ritenuta questa legge un dogma, e solo nella seconda met\u00e0 del Novecento alcuni studiosi (Richard Feynman, John Archibald Wheeler, Hilary Putnam) hanno dimostrato (seppure su un piano prettamente teorico) che delle deroghe a tale legge esistono.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/38816-richard-feynman.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/38816-richard-feynman.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>In <em>Tenet<\/em> queste eccezioni vengono riportate sullo schermo ipotizzando che si possa invertire completamente l\u2019entropia di un oggetto: ci viene spiegato, ad esempio, che con un\u2019esplosione inversa si pu\u00f2 morire congelati anzich\u00e9 bruciati, oppure che viaggiando in una linea temporale entropicamente contraria l\u2019aria nei polmoni non entra ma esce (e viceversa), e dunque ci sia bisogno di una mascherina per respirare. Che questo vada a scontrarsi con alcuni paradossi, come il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paradosso_del_nonno\">Paradosso del nonno<\/a>, non \u00e8 per Nolan una questione rilevante, dato che lo cita senza declinarlo in una spiegazione, o anche ipotesi, degne di nota.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivati a questo punto, sempre lo stesso individuo di prima potrebbe dire: wow. E l\u2019altro ripetere a sua volta: e quindi?<\/p>\n\n\n\n<p>Dando per scontato il fatto che nessuna risposta sia giusta o meno (anche perch\u00e9 di giusto esistono solo i sensi di marcia) la differenza di reazione tra i due protospettatori ci \u00e8 utile per arrivare al nocciolo della questione, e permetterci di recuperare, con una <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yomquzbTuwc&amp;ab_channel=CONOSCERErendeLIBERI\">mossa Kansas City<\/a>, il MacGuffin di cui sopra.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espediente narrativo hitchcockiano non ha, come abbiamo detto in precedenza, una sua natura autonoma, una ragion d\u2019essere, se non in funzione della trama. \u00c8, insomma, uno di quegli oggetti fini a s\u00e9 stessi, un espediente che potrebbe far benissimo nascere la domanda \u00abe quindi?\u00bb senza prendersi la briga di dover dare una risposta, perch\u00e9 una risposta fondamentalmente non c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Allargando un po\u2019 le maglie del MacGuffin, dunque, possiamo provare ad applicare questa nozione non solo a un oggetto fisico in grado di muovere la storia, ma a qualsiasi <em>oggetto narrativo<\/em> che serva a far carburare la trama.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa vuol dire, questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Significa provare a interpretare <em>Tenet<\/em> con un paio di lenti diverse, tentando di osservarlo, cos\u00ec, quasi per gioco, come un gigantesco MacGuffin.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma procediamo per gradi, e partiamo dai personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziando con Il Protagonista (di cui non verr\u00e0 mai rivelata l\u2019identit\u00e0), passando per Neil, Andrei e Kat Sator (e via dicendo), si ha la sensazione tangibile di trovarsi davanti a una sequela di individui bidimensionali, figurine private di un autentico spessore narrativo, esseri la cui unica qualit\u00e0 \u00e8 apparire sullo schermo. Ci si accorge ben presto, con il minutaggio che corre inesorabile, che quella spia potrebbe essere <em>qualunque<\/em> spia, quell\u2019agente esperto di fisica <em>qualunque<\/em> agente esperto di fisica, quel malvagio spacciatore di radioattivit\u00e0 russo un <em>qualunque<\/em> malvagio russo, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa interpretazione non riguarda la performance dei singoli attori, ma la ragione stessa dell\u2019esistenza dei personaggi, la motivazione che li ha portati a divenire parte di una storia. Ogni figura narrativa, in <em>Tenet<\/em>, pi\u00f9 che sembrare composta di carne, assomiglia a un guscio vuoto ripieno di aria impalpabile, una busta da lettere con dentro 40mila dollari, una valigetta che potrebbe contenere <a href=\"https:\/\/www.esquire.com\/it\/cultura\/film\/a27449636\/cosa-cera-dentro-la-valigetta-di-pulp-fiction\/\">un ordigno nucleare cos\u00ec come il vestito d\u2019oro di Elvis Presley<\/a>. Insomma, un oggetto che potrebbe essere tutto, perch\u00e9 \u00e8 nulla.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/tenet-1590106522-1024x608.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/tenet-1590106522-1024x608.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>I personaggi di <em>Tenet<\/em> sono nomi senza corpo, appellativi che si disperdono nel caleidoscopio roboante di scene d\u2019azione, significanti privi di significato. Tutto il contrario di quello che accade al protagonista del racconto di Tommaso Landolfi <a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845932700\"><em>A caso<\/em><\/a>, testo che d\u00e0 il titolo alla raccolta stessa, Premio Strega nel 1975. In un contesto avulso da tempo e spazio, il personaggio senza nome, impelagato in un dialogo con una voce interiore dai toni mefistofelici, sta discutendo se iniziare o meno a uccidere gli esseri umani, per soddisfare \u00able mie segrete esigenze, placare la mia noia, provare nuovi brividi\u00bb. Il punto \u00e8 che per iniziare l\u2019opera, il personaggio interroga l\u2019interlocutore diabolico, prima di tutto, sulla propria identit\u00e0, considerando la scelta del nome un passaggio essenziale per proseguire nei propri intenti. \u00abAscolta piuttosto: uno di noi, uno della mia razza, e tanto pi\u00f9 se sta per compiere un\u2019azione importante, ha bisogno di vedersi come dall\u2019esterno, di definirsi e nominarsi in quanto compitore della stessa; ha bisogno, si potrebbe aggiungere, di tradursi in termini letterari: questa \u00e8 la sua sola giustificazione! \u201cIo sono il tale appunto, e sto facendo la tale o tal altra cosa [\u2026]. Ti chiedo: io che specie di tale sono? Pi\u00f9 esattamente, come mi chiamo?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso l\u2019autore si interroga dunque non solo sul contenuto del guscio, ma anche sulla nominazione dello stesso, cosciente di quanto il secondo porti in nuce i semi del primo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si potrebbe replicare: i personaggi in <em>Tenet<\/em> sono bidimensionali, occhei, ma forse questa scelta \u00e8 stata funzionale a mettere in risalto l\u2019architettura temporale, a immergersi dentro la vasca dei viaggi fisico-filosofici, per poterli osservare da una prospettiva nuova e fertile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che questo, nuovamente, non avviene.<\/p>\n\n\n\n<p>Tralasciando l\u2019assunto tautologico per cui un film, come qualsiasi opera che implichi la narrazione, deve anzitutto riportare, anche in forma embrionale, un abbozzo di storia, le teorie sopramenzionate non vengono percepite all\u2019interno del film, ma solo ripetutamente e instancabilmente <em>dette<\/em>. Questo effetto di disvelamento progressivo, oltre a risultare particolarmente irritante, crea un vertiginoso alternarsi tra scene d\u2019azione e spiegoni megagalattici in controtendenza non solo a buona parte delle tecniche narrative conosciute, ma anche alla stessa arte cinematografica, nata anzitutto per essere vista, prima ancora che detta.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche queste teorie, dunque, diventano dei gusci vuoti, riportate sullo schermo senza essere n\u00e9 chiarite in modo accurato (e magari comprensibile) n\u00e9 tantomeno rese immagine, pellicola, film. Allargando ancora un po\u2019 la maglia e stando bene attenti a non lacerarla, possiamo dunque vedere anche la struttura teorica come carburante, benzina che serve a mettere in moto qualcos\u2019altro. In poche parole, un MacGuffin.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto \u00e8 lecito domandarsi: che cos\u2019\u00e8 questo <em>altro<\/em> da innescare?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro \u00e8 l\u2019<em>azione <\/em>che, in questa particolare accezione non racchiude solo le scene da <em>action movie<\/em> (onnipresenti, spettacolari e, alla fine dei conti, vera ossatura del film), ma lo stesso movimento narrativo della pellicola, che diventa cos\u00ec una narrazione che ha il solo scopo di verificarsi, un motore che brucia solo per accendersi, un meccanismo il cui unico pregio \u00e8 quello di essere in movimento. Christopher Nolan attiva con <em>Tenet<\/em> un ingranaggio che non porta a nessun risultato, un veicolo che si va a schiantare contro un muro fatto di nulla, una macchina celibe che si accontenta della sua stessa esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere, il film risente, oltre che dell\u2019assenza di Jonathan Nolan (sceneggiatore di quasi tutte le pellicole del fratello), della <a href=\"http:\/\/www.cineforum.it\/recensione\/Tenet\">mancanza<\/a> di \u00abun oggetto simbolico, l\u2019unit\u00e0 spaziale e temporale che assorbe l\u2019entropia e contiene idealmente il film stesso\u00bb (per capirci, la trottola di <em>Inception<\/em>, o la stanza della scena conclusiva di <em>Interstellar<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 un\u2019opera perlopi\u00f9 anticomunicativa, non perch\u00e9 criptica (come potrebbe esserlo un film di David Lynch) ma perch\u00e9 contenente un vuoto. La risposta che d\u00e0 Nolan \u00e8 spesso affidata a frasi a effetto del genere \u00abnon cercare di capire, sentilo\u00bb che, alla fine, non convincono mai. Questo ingolfamento narrativo si sarebbe potuto evitare, forse, utilizzando una struttura gi\u00e0 rodata (ad esempio, girando <em>veramente<\/em> un film su James Bond, personaggio di cui identit\u00e0 e caratteristiche sono note al pubblico) e innestandoci sopra l\u2019impianto semantico e fisico, tutt\u2019altro che privo di interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pregio da riconoscere a <em>Tenet<\/em>, comunque, \u00e8 di essere stato l\u2019oggetto capace di rimettere in moto la macchina del cinema.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo, s\u00ec, \u00e8 un bel MacGuffin.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abOgni figura narrativa, in Tenet, assomiglia a un guscio vuoto ripieno di aria impalpabile, una busta da lettere con dentro 40mila dollari. 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