{"id":3424,"date":"2020-09-03T13:11:55","date_gmt":"2020-09-03T13:11:55","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3424"},"modified":"2023-12-07T14:02:06","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:06","slug":"il-segno-ruvido-della-solitudine-adrian-tomine-e-il-fascino-del-miserabile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/09\/03\/il-segno-ruvido-della-solitudine-adrian-tomine-e-il-fascino-del-miserabile\/","title":{"rendered":"Il segno ruvido della solitudine: Tomine e il fascino del miserabile"},"content":{"rendered":"\n<p>In una tavola de <em>La solitudine del fumettista errante<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.adrian-tomine.com\/Illustrations.html\">Adrian Tomine<\/a> si trova a Brooklyn con la moglie Sarah e le due figlie, Nora e May. Si stanno tutti godendo un momento di relax, quando sul cellulare di Adrian compare una notifica: \u00ab\u00e8 Peggy. Pare che il mio libro abbia vinto un premio molto importante in quel festival in Francia!\u00bb. La notizia viene subito accolta con gioia. I Tomine stanno per festeggiare, ma poco prima di uscire di casa il capofamiglia riceve un secondo messaggio: a quanto pare il comico Richard Gaitet ha voluto movimentare la serata premiando dei \u201cfinti\u201d vincitori, prima di annunciare quelli veri.<\/p>\n\n\n\n<p>E tra i <em>faux fauves<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.actuabd.com\/Les-Faux-Fauves-d-Angouleme-2016\">come li definir\u00e0 la stampa<\/a>, c\u2019\u00e8 anche il fumetto di Adrian, una raccolta di storie brevi dove le scelte di alcuni individui influiscono irrimediabilmente sulle vite degli altri. Si intitola <em>Les Intrus<\/em>, ma in Italia \u00e8 <a href=\"https:\/\/rizzolilizard.rizzolilibri.it\/libri\/morire-in-piedi-2\/\">meglio nota come <\/a><a href=\"https:\/\/rizzolilizard.rizzolilibri.it\/libri\/morire-in-piedi-2\/\"><em>Morire in Piedi<\/em><\/a>, e questo buffo episodio, raccontato con disincanto da Tomine, potrebbe tranquillamente farne parte. Sono storie vere, anzi verosimili: i protagonisti sono <em>loser<\/em> che subiscono l\u2019azione di qualcuno e che devono fare i conti con un epilogo (pi\u00f9 o meno) tragico; e sono prima di tutto vicende imperfette, quotidiane, che non ci chiedono una spiegazione ma ci obbligano a dare loro un giudizio. Giusto o sbagliato che sia, non \u00e8 questo il punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono molti i fumetti in cui Tomine si interroga sulla portata delle proprie scelte e delle proprie azioni. Per certi versi l\u2019ha sempre fatto: anche quando, a sedici anni, iniziava ad autoprodursi con mezzi di fortuna, quando gli editor di Drawn &amp; Quarterly non avevano ancora scoperto di cosa fosse capace il \u00abragazzo meraviglia dei <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Minicomic\">minicomics<\/a>\u00bb. I sei racconti di <em>Morire in Piedi<\/em> per\u00f2, a distanza di un quarto di secolo da quegli esordi, sono un punto di svolta decisivo: il <em>cartoonist <\/em>di Sacramento mette da parte l\u2019estetica caricaturale dei primi numeri di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Optic_nerve\"><em>Optic Nerve<\/em><\/a> &#8211; la serie antologica che cura con passione dal 1991 &#8211; a beneficio della ricerca narrativa e di un tratto sempre pi\u00f9 accessibile, spoglio e veritiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversissime tra loro, ma accomunate dal <em>fil rouge<\/em> dell\u2019intrusione abusiva, queste sei storie si reggono in piedi da sole, e per ciascuna di esse Tomine ricorre a un\u2019impostazione grafica coerente, in linea con il mood e i temi trattati. L\u2019episodio che d\u00e0 il titolo al libro, ad esempio, gode di un ritmo frenetico e a pi\u00f9 riprese suscita molta ilarit\u00e0, anche grazie alla frammentazione della pagina in vignette minuscole, grandi quanto un francobollo. L\u2019autore sembra voler fermare il tempo, confinando nei vari riquadri emozioni ed espressioni facciali riprese in divenire, come se stessimo assistendo a un corto in stop-motion. In altri racconti, come <em>Tradotto dal giapponese<\/em>, le immagini occupano gran parte della tavola, ma prese singolarmente non hanno significato: \u00e8 la voce narrante a renderle parte di un sistema, a suggerire ipotesi nuove e insospettate, lettura dopo lettura.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi due approcci convergono nella storia conclusiva, <em>Intrusi<\/em>, che parla di rancore e paura, della rabbia sottesa al senso di colpa che prova chi \u00e8 in errore, e del sottile confine tra pubblico e privato. \u00c8 quasi un racconto di deformazione: un uomo si trova in possesso delle chiavi di un appartamento che non \u00e8 il suo ma dove un tempo ha trascorso le vacanze con Maria, la compagna dalla quale ora si \u00e8 separato. Il passato lo ottenebra e la tentazione di rimettere piede nell\u2019abitazione \u00e8 forte, perch\u00e9 la solitudine sta avendo la meglio su di lui e sui suoi ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tomine \u00e8 bravo a non perdere di vista il quadro generale della situazione: non sempre le vignette sono sincronizzate con le didascalie (dove il protagonista ha spazio per darci la <em>sua <\/em>versione dei fatti, in parallelo a quella che ci offre l\u2019autore nelle immagini disegnate) e quando questo non si verifica, inevitabilmente, si crea un cortocircuito.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/1.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>La prima tavola, come accade solo nei fumetti migliori, ci dice gi\u00e0 tutto della storia. Ci viene presentato un tizio che varca la soglia di un locale buio, la sua necessit\u00e0 di fare luce (sulle cose, su di s\u00e9, su ci\u00f2 che lo circonda), il suo peso. Tomine non lo riprende mai a figura intera: neanche nella sesta vignetta, quando siede davanti a una finestra ed \u00e8 in penombra, ci \u00e8 dato sapere chi \u00e8 o da dove viene. Due riquadri pi\u00f9 avanti compare, finalmente, il suo volto, che insieme alla corporatura <a href=\"https:\/\/miro.medium.com\/max\/640\/1*1MnVqGbgC0hoR-y_c-2NHg.jpeg\">lo fa assomigliare al protagonista<\/a> di molti racconti brevi di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Yoshihiro_Tatsumi\">Yoshihiro Tatsumi<\/a>, da sempre un punto di riferimento per Tomine (e a cui <em>Intrusi<\/em> \u00e8 esplicitamente dedicato).<\/p>\n\n\n\n<p>Tavole del genere, progettate per contenere nove vignette isomorfe, si possono leggere in molte direzioni. Una di queste \u00e8, ovviamente, da sinistra a destra: ogni striscia manifesta una notevole coesione, la prima per il fatto che si chiude e si apre con lo stesso movimento della mano (dall\u2019alto verso il basso), la seconda per il confronto tra la visibilit\u00e0 degli estremi e la \u201ccecit\u00e0\u201d del riquadro centrale (la voce narrante sta descrivendo cose che noi non vediamo, ma che possiamo solo intuire siano l\u00e0 nei paraggi), mentre la terza per la ripetizione di un elemento fino ad allora assente, la nuvoletta. Capiamo che non sar\u00e0 una storia molto \u201cparlata\u201d, e che da qui in avanti dovremo rimetterci a un\u2019unica versione dei fatti, quella di chi li racconta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre realizzava la partizione della tavola, Tomine ha predisposto raccordi espliciti tra strisce consecutive. Cos\u00ec la mano del protagonista che scosta la tenda nella quarta vignetta riprende il movimento della scena precedente, mentre la freccia che fa capolino nel settimo riquadro sembra indicare ci\u00f2 che l\u2019uomo fissa dalla finestra, anche se indirettamente. Se consideriamo gli eventi in successione, infatti, quella a cui stiamo assistendo \u00e8 a tutti gli effetti la scena iniziale: il tizio \u00e8 in fuga da una situazione scomoda sulla quale non ci viene detto molto e trova rifugio in una camera d\u2019albergo (ce lo suggerisce gi\u00e0 il badge nella prima vignetta).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma queste sequenze potrebbero anche mostrare un epilogo, perch\u00e9 alla fine del racconto il protagonista commette un atto di cui si pente e tutto ci\u00f2 che cerca \u00e8 una fuga sicura e silenziosa. La storia, cos\u00ec come \u00e8 costruita, potrebbe persino essere disassemblata: quello che noi crediamo l\u2019inizio sarebbe quindi la fine e nelle tavole conclusive si celerebbe lo spunto che d\u00e0 il via alle cose, e che passa dall\u2019uomo al lettore attraverso lo stratagemma della voce narrante.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il disegno ci fa percepire questa atmosfera circolare. La mano della prima vignetta \u00e8 un elemento ricorrente e mai come ora \u201ccentrale\u201d nel suggerire un senso di appropriazione e controllo della realt\u00e0, ma nelle ultime pagine, quando l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di tenere a bada la situazione, Tomine per assurdo le d\u00e0 ancora pi\u00f9 importanza. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 di un <em>leitmotiv<\/em>, \u00e8 un sismografo: pi\u00f9 i lettori vi si soffermano, minore sar\u00e0 il controllo del suo possessore su ci\u00f2 che lo circonda. Non a caso, nelle battute iniziali il protagonista fa riferimento a un episodio recente che lo ha turbato e la sua mano si vede di continuo. Solo quando la sua attenzione si sposta sul presente, Tomine cambia prospettiva. La regia diventa compassata: abbondano le inquadrature statiche, piatte, a discapito dei primi piani e delle soggettive, ma il punto di vista rimane uguale.<\/p>\n\n\n\n<p>A Tomine, pi\u00f9 che \u201cfare luce\u201d su una situazione, interessa navigare nelle acque del buio, addentrarsi nell\u2019inconscio di uomini (e donne) in lotta con il proprio passato, con le proprie ansie e preoccupazioni, e che si credono anticonformisti ma alla prova dei fatti <a href=\"https:\/\/tanadifritzilgattohome.files.wordpress.com\/2020\/08\/digitalizzato_20200825-3.jpg\">si mischiano tra la folla per non farsi riconoscere<\/a>. Dopo essere penetrati nella vita degli altri, in silenzio, come solo il miglior ladro di appartamenti sa fare.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abA Tomine, pi\u00f9 che \u201cfare luce\u201d su una situazione, interessa navigare nelle acque del buio, addentrarsi nell\u2019inconscio di uomini (e donne) in lotta con il proprio passato\u00bb.<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on get_the_excerpt --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on get_the_excerpt --><\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":3423,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[40,26],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/09\/03\/il-segno-ruvido-della-solitudine-adrian-tomine-e-il-fascino-del-miserabile\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il segno ruvido della solitudine: Tomine e il fascino del miserabile - 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