{"id":3383,"date":"2020-08-20T07:54:41","date_gmt":"2020-08-20T07:54:41","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3383"},"modified":"2023-12-07T14:02:06","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:06","slug":"luomo-senza-dio-sogghigna-se-parla-col-diavolo-la-letteratura-nella-prospettiva-di-una-conversazione-col-demonio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/08\/20\/luomo-senza-dio-sogghigna-se-parla-col-diavolo-la-letteratura-nella-prospettiva-di-una-conversazione-col-demonio\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo senza Dio sogghigna, se parla col Diavolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando feci la domanda di tesi triennale, incontrai il mio relatore convinto di avere in mente un\u2019idea che avrebbe affascinato il mio futuro uditorio e a cui, magari, nessuno aveva ancora pensato: il male nella letteratura. Avevo dalla mia l\u2019arroganza della giovinezza (ebbene, non ho pi\u00f9 ventun anni) e l\u2019ingenuit\u00e0 del quasi dottore in filologia moderna. I responsi furono, come dire?, &nbsp;iepidi, dato che il professore, assecondando le mie velleit\u00e0 accademiche, mi rispose candidamente: \u00abBe\u2019, un tema oceanico\u00bb, un aggettivo che mi fece sentire davvero una goccia in un oceano. Decidemmo di restringere il campo di ricerca a un autore che prediligessi, e di riflesso la risposta fu Dostoevskij&nbsp; All\u2019epoca non avevo ancora letto <em>I fratelli Karam\u00e0zov<\/em>, punto di partenza da me scelto per argomentare la mia ricerca. All\u2019interno del romanzo un personaggio&nbsp; mi affascin\u00f2 (e continua ancora a farlo) pi\u00f9 degli altri: si potrebbe definire il riflesso di Iv\u00e0n &#8211; il fratello che simboleggia l\u2019intelletto e la razionalit\u00e0 che esclude Dio -, uno sconosciuto che l\u2019autore chiama un \u00abgentleman qui frisait la cinquantaine\u00bb. A costui non viene dato un nome, ma gli indizi lasciano supporre che provenga da una regione dell\u2019animo che abita il notturno (compare a mezzanotte, dopotutto) e tradisca un\u2019attitudine alla corruzione dell\u2019uomo. Il bene da un lato e il male dall\u2019altro: nessun dubbio che al primo corrisponda Dio e al secondo il Suo Avversario. Il Diavolo, si sa, \u00e8 un persuasivo oratore, nonch\u00e9 un abile mutaforma, ed \u00e8 certo ritenere che la sua principale missione sia pervertire a proprio piacimento il <em>L\u00f3gos&nbsp;<\/em>da cui ogni cosa \u00e8 stata creata, servendosene per fare ci\u00f2 che la tradizione tramanda come firma del suo agire in terra: sedurre. O forse no? Forse il Diavolo non \u00e8 cos\u00ec brutto come lo si dipinge, ed \u00e8 certo che, a dispetto di millenni di dannazione, qualcosa da dire l\u2019ha avuta e non necessariamente servendosi della menzogna. La parola del Diavolo tenta e al contempo allontana il suo interlocutore, stretto nell\u2019incapacit\u00e0, spesso frequente, di comprendere il suo vero messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripercorrere la genesi e l\u2019evoluzione storico-letteraria del Diavolo \u00e8 un\u2019impresa pi\u00f9 che oceanica, \u00e8 abissale, anche considerando soltanto i caratteri e le influenze sulla dottrina cristiana. La figura del Diavolo strictu sensu ha i suoi sviluppi primari pi\u00f9 evidenti nel <em>Nuovo Testamento<\/em>, dove il termine <em>diabolus <\/em>acquista i caratteri dell\u2019avversario di Dio che tutti oggi conoscono, un\u2019iniziale canonizzazione che, ad ogni modo, subir\u00e0 nel tempo varie modifiche. Il cristianesimo rifugge l\u2019ambiguit\u00e0 e, nel suo sostrato a tratti manicheistico, distingue le roccaforti di bene e male \u2013 la seconda spetta di necessit\u00e0 al Diavolo, divisione che gli ebrei invece non praticano. L\u2019ebraismo ha un Satana, il cui nome vorrebbe dire superficialmente \u00abavversario\u00bb, ed \u00e8 un personaggio che si incontra, ad esempio, nell\u2019episodio dell\u2019asina di Balaam e nel <em>Libro di Giobbe<\/em>, ma non ha niente di oscuro o luciferino, come raccontano in seguito i <em>Vangeli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>La codificazione della dottrina cristiana e del messaggio evangelico \u00e8 dovuta ai Padri della Chiesa, che rendono inequivocabile la coincidenza di Satana con il Diavolo, a sua volta palingenesi del romano Lucifero, nome con cui&nbsp;, nella tradizione classica, si identificava Venere, la stella che per prima compare la sera e per ultima si spegne al mattino. Tuttavia, a dispetto del suo nome, il Lucifero cristiano non porta con s\u00e9 alcuna luce, mantiene il suo essere antifrastico come beffa a memoria eterna di chi osa ribellarsi a Dio e che ha la sua compiuta rappresentazione nei versi di Dante. Dopo una discesa infernale lunga trentatr\u00e9 canti, Dante e Virgilio si ritrovano nello stagno gelato di Cocito, all\u2019interno della Giudecca, la zona pi\u00f9 lontana dalla luce di Dio e dimora dei traditori dei benefattori; si staglia davanti a loro una macchina mostruosa con ali di pipistrello, quasi invisibile nel buio che inghiotte i dannati, dentro al quale si sentono tre bocche maciullare i corpi di Bruto, Cassio e Giuda per l\u2019eternit\u00e0 e lo sbattere di ali alimentare un vento gelido senza requie. Ci si aspetterebbe un colloquio tra Dante e Lucifero, un\u2019ennesima spiegazione alle sue curiosit\u00e0 ultramondane, eppure nulla avviene all\u2019infuori dell\u2019osservazione dell\u2019avversario confitto nel punto pi\u00f9 lontano da Dio. Il trentaquattresimo canto dell\u2019<em>Inferno <\/em>sembra quasi isolato rispetto al resto della <em>Commedia<\/em>: dopo il racconto di Ugolino, che conclude la faticosa discesa lungo il cono rovesciato, per un attimo la narrazione si congela, cos\u00ec come la parola di Lucifero. Il motivo \u00e8 semplice: bisogna precisare che Lucifero non \u00e8 il reale amministratore dell\u2019Inferno, ne \u00e8 solamente il vice, un\u2019immobile struttura il cui unico movimento \u00e8 lo sbattere gratuito delle sue ali. \u00c8 il principe del carcere infernale e ne \u00e8, al contempo, il suo primo prigioniero.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/inferno-canto-34.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/inferno-canto-34.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>La filosofia, qui, giunge in soccorso dei profani di certe incongruenze del racconto dantesco in rapporto alla dottrina cristiana, che, pur accettando simbolicamente l\u2019esistenza del male, non potrebbe mai giustificarne la presenza fisica, poich\u00e9 il male \u00e8 assenza del bene e mai una sua corrispettiva manifestazione tangibile. Dante usa Lucifero per ammonire le genti sui pericoli di sfidare Dio, sulle minacce di una superbia che \u00e8 costata la dannazione eterna al pi\u00f9 bello tra gli angeli, sua prima antifrasi, dal momento che di bello Lucifero non ha proprio niente, ora. In secondo luogo, chi si ribella a Dio perde la facolt\u00e0 di parola e la masticazione perpetua dei tre traditori aggiunge un\u2019impossibilit\u00e0 fisica alla loquela.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Lucifero, ne siamo convinti, avrebbe avuto tanto da dire, e ci si chiede cosa avrebbe potuto raccontare. Fortunatamente viene in soccorso il <em>gentleman <\/em>di Dostoevskij, summa ottocentesca di una serie di tradizioni e testi demoniaci nei quali si riassume tutta un\u2019iconografia che affiora nella crisi dei valori pagani, passa per il Medioevo e giunge al borghese di met\u00e0 Ottocento. &nbsp;Quest\u2019ultimo, pur avendo perduto le ali di \u00abvispistrello\u00bb, ha mantenuto i suoi scopi lungo i secoli, che non coincidono di necessit\u00e0 con la corruzione dell\u2019uomo, quanto con la sua evoluzione nella storia del mondo o il suo sprofondare nel nichilismo, di cui il Diavolo \u00e8 il massimo rappresentante.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella tradizione cristiana, l\u2019evoluzione iconografica del Diavolo prende l\u2019avvio da due animali, il serpente e il capretto. Il serpente \u00e8 il catalizzatore per eccellenza delle antitesi a un principio di bene: il suo incedere sinuoso si identifica perfettamente con l\u2019immagine di un male insinuante che striscia nelle orecchie della prima donna e la invita e gustare del frutto proibito. La storia \u00e8 vecchia come il mondo, ma ci\u00f2 che spesso passa in secondo piano \u00e8 il riflesso di Eva nel volto del serpente, che assume forme femminili (basti come esempio l\u2019aspetto del serpente dell\u2019Eden sulla volta della Cappella Sistina di Michelangelo). Se il serpente \u00e8 perlopi\u00f9 la metafora del male, la sua concretizzazione fisica \u00e8 affidata al capretto e, per un diretto principio di sincretismo, il pagano Pan \u00e8 stato assimilato dalla cultura cristiana tra le prime forme di un novello Diavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Crisi dei valori pagani, si diceva. Gi\u00e0 Plutarco raccontava che l\u2019eco del pianto per la morte di Pan si era sentita in tutta l\u2019Ellade mitica. Pan \u00e8 un dio non olimpico, il cui nome richiamerebbe il greco <strong>\u03c0<\/strong>\u1fb6\u03bd, \u201ctutto\u201d, da intendere parallelamente al panico che investiva gli uomini a sentire le sue grida mostruose. \u00c8 l\u2019ultimo degli \u00abdei falsi e bugiardi\u00bb, assieme ai quali subisce una lenta corruzione figurativa da parte della cristianit\u00e0; le divinit\u00e0 pagane sopravvivono spesso nei testi cristiani in sembianze dalle deformit\u00e0 esagerate, atte a diffondere il senso dell\u2019orrore per non aver ricevuto la grazia dell\u2019unico dio e innervandosi cos\u00ec di sentimenti impuri che non possono pi\u00f9 convivere col senso della rinascita del dio fattosi uomo. Pan caprino e uomo impersona una natura che il cristiano non vuole pi\u00f9 che sia adorata, sopravvive come una delle tante facce del Diavolo che acquisisce, ora, diversi nomi: il Lucifero, l\u2019Avversario, il Nemico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si d\u00e0 per scontato che una figura antitetica a Dio sia presente nel <em>Pentateuco<\/em>, la <em>Bibbia<\/em> ebraica, un antagonista che procede con schiere di angeli ribelli pronte a detronizzar&nbsp;. Eppure, cos\u00ec non \u00e8. Come gi\u00e0 detto per il Satana, l\u2019<em>Antico Testamento<\/em> non riconosce un\u2019identit\u00e0 fisica al male, perch\u00e9, come si dice in <em>Amos <\/em>3,6, \u00abAvviene forse una sventura che non sia causata dal Signore?\u00bb. Per gli ebrei, dunque, il bene e il male sono da ricondurre all\u2019unico Dio. Ne deriva, una volta di pi\u00f9, che la coesistenza di bene e male nel mondo in due figure distinte sia prettamente cristiana. Lucifero compare per la prima volta in un testo apocrifo dei primi anni della diffusione del cristianesimo, il cosiddetto <em>Libro dei segreti di Enoch<\/em>, del I secolo d.C., ma \u00e8 codificato nei <em>Vangeli<\/em> nell\u2019episodio della seduzione nel deserto. Il dialogo che avviene tra Ges\u00f9 e il Satana esemplifica la resistenza passiva del cristiano alle influenze del malefico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Satana diventa l\u2019opposto dell\u2019Unico, un dio annichilito che rappresenta Dio nel Suo totale negativo, anch\u2019esso adottato da Dostoevskij. I fratelli Dm\u00ectrij, Iv\u00e0n e Aleks\u00e9ij Karam\u00e0zov, un\u2019ipotetica quanto ideale e fallita trinit\u00e0, vivono l\u2019ingerenza malsana di un quarto elemento, Smerdjak\u00f2v lo storpio, perch\u00e9 chi zoppica nasconde un piede caprino che nel mondo dell\u2019uomo \u00e8 difficile da mascherare, e l\u2019epilettico, che soffre del <em>morbus sacer <\/em>di quelle stesse persone toccate da un prodigio metafisico. Ma Smerdjak\u00f2v \u00e8 anche colui che dialoga pi\u00f9 spesso con l\u2019ateo Iv\u00e0n, il fratello che, negando l\u2019esistenza di Dio, sostiene che tutto sia permesso, colui che ragiona nel buio della casa paterna dell\u2019assoluta libert\u00e0 concessa all\u2019uomo in nome del distacco da un\u2019idea di per s\u00e9 falsa, quella dell\u2019esistenza di un dio sopra i cuori neri degli uomini. <em>Kara<\/em>, nelle lingue tatare, vuol dire \u201cnero\u201d e i Karam\u00e0zov sono loro malgrado complici dell\u2019abbrutimento che ne stravolger\u00e0 la famiglia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">[Smerdjak\u00f2v] \u00abPerdonate, vossignoria: ho pensato che anche voi foste come me\u00bb.<br>\u00abNaturalmente, bisognava supporlo\u00bb si agit\u00f2 Iv\u00e0n \u00abe io che sospettavo qualcosa di abietto da parte tua\u2026 Solo che tu menti, menti di nuovo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Conclusa la <em>pars destruens<\/em>, ecco che Iv\u00e0n, immerso nella sua logica, perviene in apparenza alla <em>pars construens <\/em>attraverso il suo doppio, quel <em>gentleman <\/em>che, alla mezzanotte del parricidio, dialoga col Karam\u00e0zov togliendogli il senno, ma solo dopo averlo illuminato sulla falsit\u00e0 dei suoi ragionamenti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abL\u00e0 tutt\u2019a un tratto comparve un tale seduto, e sa Dio come ci era arrivato. Era un signore o, per meglio dire, un <em>gentleman <\/em>russo, non pi\u00f9 giovane, con i capelli scuri, abbastanza lunghi e folti, appena brizzolati, come pure la barbetta tagliata a punta. La biancheria, la lunga cravatta a mo\u2019 di sciarpa, tutto si confaceva appunto a un <em>gentleman <\/em>elegante. Era evidente che aveva conosciuto il mondo e la buona societ\u00e0. La fisionomia dell\u2019ospite inatteso non \u00e8 che fosse bonaria ma, di nuovo, garbata e pronta ad assumere, a seconda delle circostanze, qualsiasi espressione cortese. Iv\u00e0n F\u00ebdorovi\u010d taceva con malanimo, e non voleva cominciare a parlare. L\u2019ospite aspettava e sedeva proprio come un parassita che fosse appena sceso dal piano superiore, dalla camera che gli avevano assegnato, per tenere compagnia al padrone di casa per il t\u00e8, ma che tacesse tranquillamente in considerazione del fatto che il padrone di casa era occupato e stava pensando a qualcosa con aria corrucciata; sarebbe stato pronto a qualsiasi piacevole conversazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La prontezza al mimetismo del Diavolo di Iv\u00e0n denota il suo carattere di parassita che non rivela una ben precisa verit\u00e0, bens\u00ec asseconda la sua parola al titanismo nichilistico di Iv\u00e0n medesimo, rendendolo folle:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abMa tu non credi in Dio?\u00bb ridacchi\u00f2 Iv\u00e0n con odio.<br>\u00abCome dire? Tu parli sinceramente\u2026\u00bb<br>\u00abC\u2019\u00e8 Dio, s\u00ec o no?\u00bb grid\u00f2 Iv\u00e0n, di nuovo violento e cocciuto.<br>\u00abAh, allora dici sul serio? Mio colombello, oddio, non lo so, \u00e8 tutto quello che ti posso dire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/hqdefault.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/hqdefault.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Altro dialogo assennato, ma non poi cos\u00ec tanto (\u00absi Diabolus non esset mendax et homicida\u00bb), \u00e8 quello magistralmente scritto da Thomas Mann in <em>Doctor Faustus<\/em>, la tragica storia del musicista e compositore Adrian Leverk\u00fchn che ottiene il suo maggior successo professionale dopo due episodi fondamentali: una conversazione col Diavolo a Palestrina e la volontaria contrazione della sifilide. Il dialogo tra Adrian e il Diavolo \u00e8 un lavoro di insonnia creativa che trasporta il lettore nel mondo dell\u2019assurdo e, a quanto pare, del possibile: la possibilit\u00e0 per Adrian di diventare un musicista eccelso accompagnata dall\u2019inevitabile coesistenza di una malattia, inevitabile perch\u00e9, secondo Mann, la produttivit\u00e0 del genio non pu\u00f2 scindersi dalla sofferenza; l\u2019arte \u00e8 il punto di arrivo di un cammino nel dolore che genera idee e, nel caso di Adrian, musiche sublimi, che cos\u00ec parla allo sconosciuto che compare nella sua dimora di Palestrina:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abChi mi d\u00e0 del tu?\u00bb domando io indignato.<br>\u00abIo\u00bb risponde lui. \u00abIo, con permissione. Via! Lascia andare. Tra noi ci sono rapporti tali che possiamo darci del tu\u00bb.<br>\u00abPretendete davvero di starmi seduto di fronte sul divano e di parlarmi in buona lingua kumpfiana? Proprio qui in Italia pretendete di venirmi a visitare, dove siete estraneo alla zona e niente affatto popolare? Che assurda mancanza di stile! A Kaisersachern vi avrei magari tollerato. A Wittenberg o alla Wartburg, persino a Lipsia mi sareste apparso credibile, ma non qui, sotto un cielo cattolico-pagano!\u00bb<br>\u00abVia, via, sempre il solito scetticismo, sempre la stessa mancanza di fiducia in te! Tu mi vuoi rinnegare e non metti in conto la vecchia nostalgia tedesca e la smania romantica di visitare la bella Italia! Tedesco dovrei essere, ma tu non vuoi concedermi di sentire nel gelo la nostalgia del sole alla maniera d\u00fcreriana, nemmeno quando, prescindendo dal sole, ho qui bellissimi affari urgenti a proposito d\u2019una gentile creatura\u00bb.<br>A questo punto mi colse una nausea ineffabile e fui scosso da un gran brivido. Ma non era facile distinguere fra le cause; poteva essere anche di freddo, poich\u00e9 la gelida corrente che veniva da lui si era acuita fino a penetrarmi attraverso il pastrano nel midollo delle ossa.<br>\u00abNon potreste far cessare cotesto dispetto, cotesta corrente gelata?\u00bb<br>\u00abPurtroppo no. Mi duole di non poterti far piacere in questo caso. Inutile: sono cos\u00ec freddo. Altrimenti come farei a resistere e a sentirmi a mio agio l\u00e0 dove abito?\u00bb<br>\u00abNelle spelonche dell\u2019inferno?\u00bb<br>\u00abMagnifico! L\u2019hai detto bene e con spirito! Vi sono anche altre belle denominazioni, patetiche, erudite, che il signor ex teologo conosce tutte, come per esempio: <em>carcer<\/em>, <em>exilium<\/em>, <em>confutatio<\/em>, <em>pernicies<\/em>, <em>condemnatio<\/em>. Te lo vedo in faccia che sei in procinto di chiedermi informazioni in proposito. Ma queste sono cose lontane e niente affatto scottanti e c\u2019\u00e8 tempo, molto tempo, un tempo incalcolabile. Il tempo \u00e8 la cosa migliore che possiamo dare, e il nostro dono \u00e8 la clessidra. Volevo soltanto intendermi con te, mio caro, e dirti che la clessidra \u00e8 collocata e che la sabbia ha incominciato a scorrere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Diavolo, in questo caso, \u00e8 colui che permette all\u2019uomo di scoprire la via della tecnologia intesa come, letteralmente, \u201cstudio di un&#8217;arte\u201d colui che d\u00e0 facile accesso alla strumentazione per il possesso della terra che l\u2019uomo abita,&nbsp; dimenticandosi della divinit\u00e0 buona e virtuosa che, nell\u2019atto euristico del vero s\u00e9 umano, cerca di riportarlo sulla giusta direzione, come avviene in <em>Faust<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Goethe stabilisce il canone moderno del patto col Diavolo tra il dottore inesausto e incapace a rassegnarsi della sua piccolezza umana, e il primo scagnozzo di Lucifero, il persuasivo e molteplice Mefistofele: ventiquattro anni di prodigi, donne e conoscenze ignote all\u2019uomo comune fanno di Faust l\u2019uomo della modernit\u00e0 che scende a compromessi con le conseguenze di un agire incontrollato. Alla fine di questo periodo, comunque, il protagonista subisce una sterzata grazie all\u2019intercessione della Vergine, che allontana per sempre l\u2019influsso del malefico e rivela a Faust una nuova verit\u00e0: ci\u00f2 che passa non \u00e8 sinonimo di eterno, ci\u00f2 che \u00e8 imperfetto si redime nel firmamento per intercessione di un amore divino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/maestro-e-margherita.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/maestro-e-margherita.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Un atto di grande generosit\u00e0 conoscitiva \u00e8 donato anche dal Diavolo di Bulg\u00e0kov ne <em>Il Maestro e Margherita<\/em>, il professor Woland. In termini storici, Woland \u00e8 il nome dato dalla tradizione germanica al Diavolo e i nomi, in Bulg\u00e0kov, parlano da soli. Assieme alla sua cricca composta da Korov\u2019ev, Azazello, Behemoth, Hella e Abadonna, Woland precipita nella Mosca degli anni \u201930 in pieno regime staliniano, ribaltando un\u2019etica illogica di cancellazione o modificazione storica che inizia proprio con l\u2019annichilamento di Yeshua, aramaico per Ges\u00f9, perpetrato da uno pseudo-letterato di nome Berlioz a inizio romanzo. Woland, fingendosi un professore di magia nera, si fa avanti e interloquisce con lui e Iv\u00e0n Bezd\u00f2mnyj, poetastro invasato dalla morale totalitaria, della figura storica di Ges\u00f9, asserendo di essere stato presente al momento del processo condotto da Ponzio Pilato al Nazareno, duemila anni prima:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">\u00abVogliano scusarmi, se io, pur non conoscendoli, mi permetto\u2026 ma l\u2019argomento della loro dotta conversazione \u00e8 talmente interessante che\u2026 Posso sedermi?\u00bb chiese con urbanit\u00e0; gli amici si scostarono meccanicamente, il forestiero si sedette svelto tra loro ed entr\u00f2 nella conversazione. \u00abSe non ho sentito male, lei stava dicendo che Ges\u00f9 non \u00e8 mai esistito\u00bb.<br>\u00abNo, ha sentito benissimo\u00bb rispose con cortesia Berlioz.<br>\u00abE lei era d\u2019accordo col suo interlocutore?\u00bb s\u2019inform\u00f2 lo sconosciuto voltandosi a destra verso Bezd\u00f2mnyj.<br>\u00abAl cento per cento!\u00bb<br>\u00abStupefacente!\u00bb esclam\u00f2 l\u2019inatteso interlocutore, e, gettata intorno un\u2019occhiata furtiva, e smorzando la voce gi\u00e0 bassa, disse: \u00abVogliano scusare la mia insistenza, ma mi sembrerebbe di aver capito che, oltre tutto, loro non credono in dio\u00bb. I suoi occhi presero un\u2019espressione spaventata, ed egli aggiunse: \u00abGiuro che non lo dir\u00f2 a nessuno!\u00bb<br>\u00abInfatti, noi non crediamo in dio\u00bb rispose Berlioz, sorridendo lievemente del timore del turista straniero.<br>\u00abLoro sono atei?\u00bb<br>\u00abS\u00ec, siamo atei\u00bb rispose Berlioz sorridendo.<br>\u00abMa che bellezza!\u00bb esclam\u00f2 il sorprendente straniero. \u00abMi permetta di domandarle,\u00bb riprese l\u2019ospite dopo una preoccupata riflessione, \u00abche ne fa delle prove dell\u2019esistenza di dio, le quali, come \u00e8 noto, sono esattamente cinque?\u00bb<br>\u00abOhim\u00e8,\u00bb rispose Berlioz con commiserazione, \u00abnessuna di queste dimostrazioni vale un soldo. Deve convenire che nella sfera della ragione non ci pu\u00f2 essere alcuna prova dell\u2019esistenza di dio\u00bb.<br>\u00abMa ecco il problema che mi preoccupa: se dio non esiste, chi dirige la vita umana e tutto l\u2019ordine della terra?\u00bb<br>\u00ab\u00c8 l\u2019uomo che dirige\u00bb si affrett\u00f2 a rispondere irritato Bezd\u00f2mnyj a questa domanda.<br>\u00abMi perdoni\u00bb, replic\u00f2 con dolcezza lo sconosciuto, \u00abper dirigere bisogna avere un piano esatto per un periodo abbastanza lungo. Mi permetta perci\u00f2 di chiederle come pu\u00f2 l\u2019uomo dirigere, se non solo gli manca la possibilit\u00e0 di fare un piano perfino per un periodo ridicolmente breve come, diciamo, un millennio, ma non \u00e8 neppure in grado di rispondere al proprio domani!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca della verit\u00e0 si fa nel libro pi\u00f9 pressante che mai, anche rispetto alle speranze di Bulg\u00e0kov di vedere pubblicata un\u2019opera manifestamente in contrasto con il regime e critica di un sistema di annullamento della personalit\u00e0 a favore di una fortissima macchina burocratica. \u00abLa verit\u00e0, egemone, \u00e8 che ti fa male la testa\u00bb, dice Yeshua a Pilato, una constatazione davanti alla quale l\u2019uomo semplicemente si arrende. Woland dar\u00e0 l\u2019avvio a una serie inconcepibile di avvenimenti per una comunit\u00e0, quella moscovita, che ha perduto il senso del divino, annichilendosi insieme ad esso. Woland \u00e8 di certo un diavolo atipico, arriva persino a farsi da testimone dell\u2019esistenza di Dio l\u00ec dove l\u2019uomo ha perduto ogni certezza fingendo di averne conquistate in quantit\u00e0 col semplice utilizzo della macchina totalitaria. Sicurezza, ordine, progresso non significano nulla e, quando appare il prodigio, divino o demoniaco che sia, le strutture crollano e dietro di esse sopravvive la disperazione degli uomini che hanno distrutto qualsiasi cosa in cui credere.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta dunque aperta una domanda: il Diavolo \u00e8 davvero cos\u00ec cattivo come lo dipingono? Non abbiamo ancora trovato una risposta, ma, parafrasando&nbsp; Tzvetan Todorov, il bene imposto per presunta virt\u00f9 \u00e8 di gran lunga peggiore del male che agisce secondo tentazione.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl Diavolo, si sa, \u00e8 un persuasivo oratore, nonch\u00e9 un abile mutaforma, ed \u00e8 certo ritenere che la sua principale missione sia pervertire a proprio piacimento il L\u00f2gos da cui ogni cosa \u00e8 stata creata. 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