{"id":3368,"date":"2020-08-12T08:30:36","date_gmt":"2020-08-12T08:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/?p=3368"},"modified":"2023-12-07T14:02:06","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:06","slug":"serious-devs-il-caos-allo-specchio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/08\/12\/serious-devs-il-caos-allo-specchio\/","title":{"rendered":"Serious Devs: il caos allo specchio"},"content":{"rendered":"\n<p>Che poi \u00e8 questo, il punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Provare a trattare una questione ad alta complessit\u00e0 in modo organico. Sezionare il problema in pi\u00f9 parti, connetterle tra loro, rendere il discorso un discorso fluido. Magari inserire qualche citazione. Quindi scrivere quella che pu\u00f2 somigliare a una tesi, redigere la sua antitesi, elaborare una sintesi. E si tratterebbe di un compito relativamente modesto se non fosse che la questione \u00e8 la sistematizzazione, o meglio un tentativo di sistematizzazione, del caos.<\/p>\n\n\n\n<p>Come spesso accade nei casi in cui l\u2019interrogativo appare insormontabile e\/o atrocemente vasto \u00e8 utile dunque procedere, almeno all\u2019inizio, per istinto. Per coloro i quali l\u2019istinto non \u00e8 stato distribuito alla nascita, come il sottoscritto, \u00e8 a quel punto molto pi\u00f9 utile lavorare sulla memoria, e comprendere in quale frazione di tempo la domanda abbia avuto il suo principio; \u00e8 in seguito consigliabile seguire i vari passi compiuti fino al tempo presente, ripercorrendo i propri anni all\u2019indietro a caccia di molliche composte di materia cerebrale; infine, \u00e8 strettamente indicato spalmare tutto lo sproloquio su un virtuale pezzo di carta, provando ad aggiungere una mollica a quelle seminate fino ad ora, e vedere semplicemente l\u2019effetto che fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione deflagra in una notte di cui, pi\u00f9 che ricordi, ho residui di ricordi. Ero pi\u00f9 o meno io, un divano, il gatto e il film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/A_Serious_Man\"><em>A Serious Man<\/em><\/a>, diretto nel 2009 da Joel ed Ethan Coen, e visionato da me solo due anni pi\u00f9 tardi. Il protagonista di questa pellicola \u00e8 Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg), professore universitario di fisica, un ordinario, tranquillo ed ebreo \u00abuomo serio\u00bb che vive nella ancor pi\u00f9 ordinaria e tranquilla suburbia di St. Louis Park, Minnesota. Il fatto, per\u00f2, \u00e8 che Larry sta attraversando un periodo a gradiente di entropia elevato: \u00e8 in attesa di una cattedra all\u2019Universit\u00e0 del Midwest che sembra non arrivare mai, uno studente coreano cerca di corromperlo per raggiungere la sufficienza, la moglie Judith (Sari Lennick) si innamora di un altro uomo \u2013 il mellifluo Sy Ableman (Fred Melamed) \u2013 e gli domanda un <a href=\"https:\/\/it.qwe.wiki\/wiki\/Get_(divorce_document)#:~:text=Un%20get%20o%20gett%20(%20%2F%20%C9%A1,per%20effettuare%20il%20loro%20divorzio.\"><em>get<\/em><\/a>, ovvero un divorzio rituale ebraico, al fine di potersi risposare e vivere felice con la benedizione della comunit\u00e0. Come se non bastasse, il figlio Danny (Aaron Wolff), in procinto di festeggiare il suo Bar mitzvah, fuma erba, e per acquistarla ruba i soldi alla sorella Sarah (Jessica McManus), che a sua volta li ha sfilati al padre per un futuro intervento di rinoplastica (Larry, ovviamente, \u00e8 all\u2019oscuro di tutto). Infine, il professore viene cacciato di casa, e condivide la stanza di un motel a ore con il fratello di Judith, Arthur (Richard Kind), uomo che viaggia tra disturbi psicotici e complesse, e forse geniali, teorie probabilistiche (condensate nel <em>Mentaculus<\/em>, una specie di mappa delle probabilit\u00e0 del mondo). Ah, inoltre una donna prende il sole nuda nel giardino dell\u2019appartamento vicino a casa di Larry, visione che lo fa, letteralmente, svenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, un gran bel casino.<\/p>\n\n\n\n<p>I Fratelli Coen si piazzano tra i pi\u00f9 influenti cineasti della nostra epoca per essere stati nel novero dei pochi, ma non <a href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/07\/28\/questo-non-e-un-riassunto-di-dark\/\">unici<\/a>, autori che hanno tentato di ordinare questo sistema ad alta complessit\u00e0 sul grande (e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/La_ballata_di_Buster_Scruggs\">piccolo<\/a>) schermo. Non \u00e8 un caso che <em>A Serious Man<\/em>, apice della narrazione su una realt\u00e0 che si manifesta come pura contingenza, termini dove potrebbe tranquillamente iniziare: diagnosticando una malattia non meglio definita a Larry (che sembra aver appena risolto alcuni dei suoi problemi) e inquadrando un tornado che sta per spazzare via l\u2019intera suburbia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a-serious-man-ending.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/a-serious-man-ending.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Ecco, quest\u2019ultimo fotogramma \u2013 un ciclone inatteso piazzato in chiusura del film \u2013 \u00e8 quello che mi ha fatto domandare, circa dieci anni fa, cosa mai avessi visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero abbastanza avvezzo alle storie narrate dai due fratelli, cos\u00ec come ai loro protagonisti (Marge Gunderson, Drugo Lebowsky, Ed Crane e altri), ma una riproposizione cos\u00ec annichilente \u2013 ed esaltante \u2013 di un universo caotico \u00e8 stata inaspettata. I personaggi della lunga filmografia dei Coen sono infatti quasi tutti caratterizzati da un\u2019innata difficolt\u00e0 a trovare il proprio posto nel mondo, non perch\u00e9 privi di forza di volont\u00e0 e\/o strumenti adeguati, ma perch\u00e9 un posto nel mondo, fondamentalmente, non esiste. Le reazioni dei personaggi servono dunque a rendere tangibile un concetto altrimenti etereo, e le loro esistenze diventano la cartina tornasole di un universo randomico, casuale, ed eternamente incomprensibile (non \u00e8 un caso che, all\u2019inizio di <em>A Serious Man<\/em>, venga inserito un aforisma che sa di avvertimento: \u00abRicevi con semplicit\u00e0 tutto ci\u00f2 che ti accade\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aspetto singolare dell\u2019opera del 2009, rispetto a quelle precedenti e posteriori dei due registi, \u00e8 che tutto questo bolo entropico si rovescia sopra un individuo che non solo ha cercato nella vita di essere \u00abun uomo serio\u00bb, ma che confida nell\u2019insegnamento della fisica, vive di fisica, e promuove l\u2019indeterminazione fino alle sue radici pi\u00f9 aleatorie, nonostante, nella propria esistenza extra-teorica, non riesca a venirne a patti. Prendere coscienza dell\u2019indeterminazione che aleggia all\u2019interno dell\u2019universo microscopico, e provare a trasferirla a quello macroscopico, non \u00e8 infatti compito semplice, e Joel ed Ethan Coen, facendo naufragare addosso al personaggio gli eventi pi\u00f9 surreali, ce lo fanno intendere nella maniera pi\u00f9 vivida.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impianto \u201cfisico\u201d del film si sviluppa attraverso due dialoghi, entrambi riguardanti lo studente coreano Clive Park (David Kang), a caccia di sufficienze. Dopo aver terminato una lezione sul paradosso del gatto di Schr\u00f6dinger, Larry Gopnik trova infatti in ufficio l\u2019alunno che, a met\u00e0 tra un automa e un samurai, tenta di corrompere il professore con una bustarella. E il dialogo fa pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"indented\">Gopnik: \u00abLe azioni hanno delle conseguenze\u00bb.<br>Park: \u00abS\u00ec, spesso\u00bb.<br>Gopnik: \u00abNo, sempre. Le azioni hanno sempre delle conseguenze. In questo ufficio le azioni hanno delle conseguenze. [\u2026] Io so interpretare, Clive, sapevo cosa volevi che io capissi\u00bb.<br>Park: \u00abPura sensazio, signore\u00bb.<br>Gopnik: \u00abPura sensazio, signore?\u00bb<br>Park: \u00abPura sensazione, signore. Molto incerta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo scambio riproduce il primo muro di gomma contro cui Larry va a scontrarsi, e che sottende l\u2019indeterminazione a carattere crescente che avvolger\u00e0 la vita del professore di fisica, innestando quella \u00abrosa di causali\u00bb, come <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Quer_pasticciaccio_brutto_de_via_Merulana\">direbbe<\/a> Carlo Emilio Gadda, che, soffiatagli \u00abaddosso a molinello\u00bb, non pu\u00f2 che condurre verso una profonda \u00abdepressione ciclonica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo sopracitato ha dunque una diretta corrispondenza con il mondo fisico, e, prima ancora di arrivare al gatto vivo o morto, \u00e8 utile metterla brevemente a punto. Riguarda il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Principio_di_indeterminazione_di_Heisenberg\">principio di indeterminazione<\/a>, elaborato da Werner Heisenberg nel 1927 (illustrato alla lavagna, qualche scena dopo, dallo stesso professore, il quale afferma che, in base a questo principio, semplicemente \u00abnon si pu\u00f2 sapere ci\u00f2 che accade\u00bb). La teoria ci dice che non \u00e8 possibile misurare contemporaneamente e con precisione le propriet\u00e0 che definiscono lo stato di una particella elementare (massa e velocit\u00e0). Se ad esempio misurassimo con precisione assoluta la posizione (massa) ci troveremmo ad avere massima incertezza sulla velocit\u00e0, perch\u00e9, sparando un fascio di luce sulla particella, cambieremmo il suo stato di moto, portando la luce con s\u00e9 energia e impulso. Da un punto di vista concettuale, dunque, il principio di indeterminazione ci dice che l\u2019osservatore non pu\u00f2 mai essere considerato un semplice spettatore, ma che il suo intervento provoca un effetto, e dunque un\u2019indeterminazione che non si pu\u00f2 eliminare Il concetto \u00e8 stato drammatizzato in maniera puntuale da Michael Frayn, nell\u2019opera teatrale <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2020\/04\/teatro-copenaghen-5b0a28fc-4d66-4d0c-be68-399aa1251586.html\"><em>Copenaghen<\/em><\/a> (1998). Il drammaturgo britannico si immagina infatti un ipotetico dialogo post-mortem tra Niels Bohr e Werner Heisenberg, mediato dalla presenza fondamentale di Margrethe N\u00f8rlund, moglie del primo. L\u2019opera, incentrata sul dibattito circa l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia nucleare a fini bellici (e le questioni etiche implicate in questa scelta) \u00e8 in realt\u00e0 uno spaccato sull\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Interpretazione_di_Copenaghen\">interpretazione di Copenaghen<\/a>, quella scuola di pensiero che, inaugurata da Niels Bohr e dal suo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Principio_di_complementarit%C3%A0\">principio di complementarit\u00e0<\/a> (secondo il quale \u00abgli aspetti corpuscolare e ondulatorio di un fenomeno fisico non si manifestano mai simultaneamente, ma ogni esperimento che permetta di osservare l&#8217;uno impedisce di osservare l&#8217;altro\u00bb) e canonizzata da Werner Heisenberg, introduce la questione della realt\u00e0 quantistica indeterminata e probabilistica nella fisica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo \u00e8, in questo passaggio dell\u2019opera teatrale, un monologo, e a parlare \u00e8 Heisenberg.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOra, Bohr \u00e8 un elettrone. Va errando per la citt\u00e0 da qualche parte, nel buio, non si sa dove. \u00c8 qui, \u00e8 l\u00e0, dovunque e nessun luogo. Su a Faelled Park, gi\u00f9 a Carlsberg. Davanti al Municipio, fuori vicino al porto. Io sono un fotone. Un quanto di luce. Vengo spedito nel buio a cercare Bohr. E ci riesco, perch\u00e9 riesco a entrare in collisione con lui\u2026 Ma che cosa \u00e8 successo? Guardate \u2013 lui \u00e8 stato rallentato, \u00e8 stato deviato! Non fa pi\u00f9 esattamente quello che faceva cos\u00ec convulsamente quando l&#8217;ho incrociato!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Poste queste considerazioni, condensate in <em>A Serious Man<\/em> in poche scene taglienti (<em>fatte<\/em> e non dette, come solo la cinematografia migliore sa fare), i Fratelli Coen alzano ulteriormente l\u2019asticella, applicando all\u2019interpretazione di Copenaghen una delle critiche pi\u00f9 eleganti che sia mai stata partorita, ovvero il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger\">gatto di Schr\u00f6dinger<\/a>. A darci il la \u00e8 di nuovo un diverbio sul voto di Clive Park, questa volta per\u00f2 verificatosi con il padre dello studente, il quale <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ilF14pT4abg\">viene a reclamare<\/a> direttamente a casa di Larry Gopnik la sufficienza, minacciando di denunciarlo per diffamazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, Larry, allo stesso tempo, ha accettato e non accettato i soldi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gatto di Schr\u00f6dinger \u00e8 un esperimento mentale elaborato dal fisico austriaco Erwin Schr\u00f6dinger, che si domanda: se poniamo, come fa il principio di indeterminazione, che lo stato quantistico resti indeterminato fino a che non viene osservato, cosa accadr\u00e0 inserendo dentro una scatola chiusa un gatto, una fiala di cianuro, un contatore geiger per misurare la radioattivit\u00e0 e un isotopo radioattivo? L\u2019isotopo potr\u00e0 decadere, e dunque rilasciare radiazioni che attivino il contatore che apre la fiala di cianuro che avvelena il gatto, ma rester\u00e0 in uno stato di coesistenza di due possibilit\u00e0 antitetiche (decadimento o no) finch\u00e9 l\u2019osservatore non aprir\u00e0 la scatola per determinarlo. A essere indeterminato, dunque, non \u00e8 solo il singolo isotopo, ma tutto il sistema, fino alla sua manifestazione pi\u00f9 tangibile: il gatto, che \u00e8 vivo e morto allo stesso tempo, contraddicendo quello che \u00e8 il senso comune.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Schermata-2020-08-12-alle-10.02.40-1024x430.png\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Schermata-2020-08-12-alle-10.02.40-1024x430.png\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>La risposta dei Coen \u00e8 \u00abAccetti il mistero\u00bb, e in questo modo i cineasti non fanno che soffiare sul vento probabilistico e indeterminato fino a ingigantirlo, provocarlo, farlo roteare e scagliarlo contro l\u2019intera St. Louis Park, nella scena che chiude il lungometraggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo descritto in <em>A Serious Man<\/em> delinea dunque un crollo pi\u00f9 profondo di quello di una singola provincia americana. \u00c8 la storia dello sgretolamento dell\u2019hic et nunc, del trapasso dentro quello che i fisici chiamano il <em>quantum momentum<\/em>, ovvero un periodo storico ad altissima entropia, dello sbriciolamento delle grandi metanarrazioni che, come sottolinea Gianluca Didino in <a href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2020\/07\/24\/di-case-e-cose-strane-intervista-a-gianluca-didino\/\"><em>Essere senza casa<\/em><\/a>, ci traghettano da un\u2019epoca post- a una iper-moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>Trattando nel suo saggio de <a href=\"https:\/\/www.lafeltrinelli.it\/libri\/jeanfrancois-lyotard\/condizione-postmoderna-rapporto-sul-sapere\/9788807883965?awaid=9507&amp;gclid=EAIaIQobChMIs5SossKL6wIV0_ZRCh3zDwaGEAQYASABEgKRB_D_BwE&amp;awc=9507_1596886666_290e96c2158d26afade3cc69b79fc88e\"><em>La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere<\/em><\/a> del filosofo Jean-Fran\u00e7ois Lyotard, Didino ci ricorda che \u00abper il filosofo francese, la condizione postmoderna era definita dal venir meno di grandi racconti collettivi come la religione o la patria, le metanarrazioni appunto, sostituiti dai molti saperi introdotti dalla crescente frantumazione e specializzazione operata sul linguaggio dalla tecnica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019epoca iperinformata e ipermediata come la nostra, dunque, il discorso di Lyotard si amplifica e ramifica in una rete che Didino definisce di \u00abmicronarrazioni\u00bb, ovvero racconti non pi\u00f9 collettivi ma personalissimi, intrisi di saperi tanto specialistici da essere inintelligibili, e nei quali ognuno, fondamentalmente, finisce a parlare con se stesso. Questo soliloquio, naturalmente, ha delle conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo quanto afferma l\u2019autore e divulgatore inglese Will Stor in <em><a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/books\/2019\/apr\/16\/science-of-storytelling-will-storr-review\">The Science of Storytelling<\/a><\/em>, \u00absono le storie a renderci umani\u00bb perch\u00e9 noi \u00abfacciamo quotidianamente esperienza di storie. Il cervello crea un mondo nel quale possiamo vivere e lo popola di alleati e nemici. Trasforma il caos e la desolazione della realt\u00e0 in una semplice storia\u00bb, e tutte queste narrazioni vanno a costituire \u00abla trama della nostra vita\u00bb. L\u2019interpretazione dell\u2019esistenza, cos\u00ec come della collettivit\u00e0, in forma di storia viene ripresa anche dallo storico e saggista israeliano Yuval Noah Harari nelle <em><a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/21-lezioni-per-il-xxi-secolo-9788830100824\">21 Lezioni per il XXI secolo<\/a><\/em>, quando sostiene che \u00abla fiction \u00e8 alla base della cooperazione tra persone\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un periodo storico, il nostro, infinitamente entropico, sparato verso il caos pi\u00f9 assoluto.<\/p>\n\n\n\n<p>E se cos\u00ec non fosse? E se ci sbagliassimo?<\/p>\n\n\n\n<p>E se la vita di Larry Gopnik non fosse quella gromma di mogli infedeli e studenti psicolabili e figli annoiati e carriere in disgrazia, ma una semplice equazione? Se gli eventi che turbinano attorno la vita del professore di fisica potessero essere individuati, rintracciati, messi in ordine, uno dopo l\u2019altro? Se il caos non fosse altro che un calcolo particolarmente elaborato che ancora non riusciamo a completare?<\/p>\n\n\n\n<p>Se potessimo dare, anche solo per un istante, una sbirciata alla sceneggiatura dei Fratelli Coen ci renderemmo infatti conto che, quello che \u00e8 percepito e sentito come caos, \u00e8 in realt\u00e0 una semplice somma di eventi, una serie di ostacoli che il protagonista sta affrontando e che, nonostante non conducano a un\u2019epifania intesa nel senso pi\u00f9 classico del termine, hanno una connaturata consequenzialit\u00e0. Judith lascia Larry per Sy, dunque Larry va a vivere in un motel. Oppure: Danny, figlio di Larry, ascolta musica in classe, e dentro la custodia del registratore tiene i soldi per ripagare i debiti al suo \u201cspacciatore\u201d, il registratore gli viene sequestrato dal professore, dunque il ragazzo con cui aveva un debito lo segue per picchiarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Causa-Effetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni scrittore, per quanto possa imitare, e possa aver imitato, il caos, \u00e8 sempre costretto a rispettare infatti una intrinseca consequenzialit\u00e0. Nonostante, come afferma Didino, \u00abtutti i grandi romanzi di quello che potremmo chiamare il canone letterario della nostra epoca funzionano come un accumulo di narrazioni che si sottraggono continuamente alla pretesa di procedere in maniera lineare\u00bb \u00e8 pur vero che i personaggi che li popolano avanzano tramite cause ed effetti, stimoli, particolare che fa degli scrittori dei minimi d\u00e8i deterministi che giocano con imitazioni di persone (o esseri immaginari) in una camera che \u00e8 il loro stesso cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema \u00e8 stato brillantemente rappresentato in una serie uscita a marzo per Hulu, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Devs\"><em>Devs<\/em><\/a>, per la regia e sceneggiatura di Alex Garland (autore del romanzo <a href=\"https:\/\/www.bompiani.it\/catalogo\/lultima-spiaggia-9788845284090\"><em>The Beach<\/em><\/a>, sceneggiatore fidato di Danny Boyle in <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/28_giorni_dopo\"><em>28 giorni dopo<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sunshine_(film_2007)\"><em>Sunshine<\/em><\/a>, anche regista in <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ex_Machina_(film)\">Ex Machina<\/a><\/em> e <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Annientamento_(film)\">Annientamento<\/a><\/em>). La miniserie \u00e8 ambientata a San Francisco in un futuro prossimo, nello specifico all\u2019interno dell\u2019azienda tech Amaya, che ha al suo centro, oltre alla riproduzione oversize di una bambina che somiglia al Colosso di Rodi, un centro di ricerca segreto che si chiama, per l\u2019appunto, Devs. Questo centro \u00e8 circondato da una foresta, per entrarci bisogna attraversare una gabbia di Faraday e al suo cuore si trova un computer quantistico particolarmente cazzuto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/devs.jpeg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/devs.jpeg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Il CEO di Amaya \u00e8 Forest (Nick Offerman), un santone new age il cui obiettivo \u00e8, molto semplicemente, stendere su un unico piano narrativo tutta la storia dell\u2019universo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019equazione, anche qui, \u00e8 elementare.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dal presupposto che ogni sistema, in natura, funziona tramite una causa e un effetto (il sasso rotola, il sasso si ferma, la pianta riceve il sole, la pianta cresce, e cos\u00ec via per altri n esempi), l\u2019idea \u00e8 che anche noi, quasi certamente, siamo esseri che rispondono a stimoli, stimolando a nostra volta. Questa causalit\u00e0 renderebbe il feticcio della libert\u00e0 di scelta, la percezione tutta antropocentrica di dominio sul destino, un\u2019abilit\u00e0 che trascende decisamente le leggi della natura e che dunque si presenta, a un\u2019analisi pi\u00f9 accurata, come pura invenzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molto esemplificativo, per attaccare subito alla gola il tema, \u00e8 il <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-BVNP2Ac0EY&amp;feature=emb_title\">discorso<\/a> che avviene tra Katie (Alison Pill), braccio destro di Forest, e Lily Chan (Sonoya Mizuno), ragazza alla ricerca della verit\u00e0 sui segreti di <em>Devs<\/em>, connessa a doppio filo all\u2019inaspettata e sospettosa morte del ragazzo di lei, Sergei (Karl Glusman).<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che sia ipotizzabile declinare il passato, presente e (anche) futuro in una narrazione unica non \u00e8 un\u2019idea nuova, e venne elaborata per la prima volta nel 1814 dal matematico e fisico francese Pierre Laplace, il quale, non avendo computer quantistici sottomano, concret\u00f2 questa supposizione nella figura di un demone, da cui il nome \u201c<a href=\"https:\/\/www.focus.it\/scienza\/scienze\/esperimenti-mentali-il-demone-di-laplace\">Demone di Laplace<\/a>\u201d. Lo studioso afferm\u00f2 che, qualora fosse mai esistito un essere dotato di infinite conoscenze del mondo fisico, in grado di osservare tutte le interazioni reciproche tra tutte le particelle dell\u2019universo, beh, quell\u2019essere avrebbe potuto stendere il passato su un foglio di carta, e, progredendo di causa in effetto, prevedere il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPossiamo considerare lo stato attuale dell&#8217;universo come l&#8217;effetto del suo passato e la causa del suo futuro. Un intelletto che a un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura \u00e8 composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un\u2019unica formula i movimenti dei corpi pi\u00f9 grandi dell&#8217;universo e quelli degli atomi pi\u00f9 piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto e il futuro proprio come il passato sarebbe evidente davanti ai suoi occhi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ragionandoci su, siamo esseri particolarmente influenzati dagli eventi che ci gravitano attorno \u2013 la citt\u00e0 in cui si nasce, il nucleo familiare dove si cresce, l\u2019ambiente prima scolastico e dopo lavorativo in cui ci si sviluppa, i social da cui si ricevono informazioni \u2013 e dunque, bisogna ammetterlo, l\u2019idea che tutto sia determinato (e non predeterminato, l\u00ec entrerebbe in gioco il Fato o Dio o qualsiasi altro essere onnisciente), \u00e8 altamente convincente. Il futuro, in questo modo, sarebbe una semplice somma delle cause ed effetti che ancora devono avvenire, ma comunque prevedibili con esattezza matematica, date le cause ed effetti che sono gi\u00e0 avvenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, il mio personale confutatore interiore potrebbe rispondere: \u00abVero, eh, per carit\u00e0, nulla da dire. Solo che io qualcosa ieri l\u2019ho scelta: cio\u00e8, dovevo andare nel posto X e invece, guarda un po\u2019, ho cambiato idea e ho deciso andare verso Y. E ora, come la metti?\u00bb. A quel punto io potrei ribattere che l\u2019idea di una risposta contraria a quella canonica non \u00e8 in alcun modo una confutazione al determinismo, ma semplicemente una sua manifestazione pi\u00f9 sottile, essendo frutto, come tante altre risposte, di esperienze personali, valutazioni ambientali, stimoli fisici, che conducono il corpo a compiere un gesto che altrimenti non avrebbe compiuto o, meglio, l\u2019<em>unico<\/em> gesto che potrebbe compiere. Dunque, il mio confutatore interiore potrebbe ribattere o lasciare il discorso terminare l\u00ec, per evitare di ammorbarci vicendevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi per cui non siamo che il frutto succoso di una risposta a stimoli \u00e8 stata materia di dibattito anche nel campo delle neuroscienze. Il pi\u00f9 celebre sostenitore di questa deriva deterministica nel settore \u00e8 Daniel Dennet, filosofo, logico e psicologo statunitense, che, fin dagli anni Ottanta, ha cercato di \u00abspiegare come un mondo senz\u2019anima abbia potuto dare vita a un mondo con un\u2019anima\u00bb. Dennet \u00e8 un materialista che ha voluto comprendere come fosse possibile che ci\u00f2 che compare, attraverso l\u2019osservazione empirica, come tessuto cerebrale, venga percepito dall\u2019esser umano, internamente, come coscienza, descritta dallo stesso Dennet come \u00abil prodotto di un grande numero di programmi che operano in maniera stratificata sull\u2019hardware del cervello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libero arbitrio, secondo quest\u2019ottica causale, sarebbe dunque solamente un\u2019invenzione, l\u2019esito di una ricostruzione a posteriori compiuta dagli individui per il proprio esclusivo usufrutto, una sorta di narrazione al contrario dove le azioni vengono giustificate dopo che sono state compiute, e la narrazione serve a tramutare gli stimoli a cui abbiamo automaticamente risposto in scelte. Ci possiamo cos\u00ec raccontare che Larry Gopnik ha <em>scelto<\/em> di negare la sufficienza allo studente sudcoreano, poi ha <em>scelto<\/em> di parlare con Judith e Sy del <em>get<\/em> e poi ha <em>scelto<\/em> di andare dalla vicina di casa per tentare un penoso approccio. Possiamo farlo, certo, ma il fatto \u00e8 che, come afferma Katie, \u00abla causa precede l\u2019effetto. L\u2019effetto conduce a una causa. Il futuro \u00e8 fisso esattamente nello stesso modo in cui lo \u00e8 il passato. I binari sono reali\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019universo di <em>Devs<\/em>, dunque, ogni azione \u00e8 determinata fin quasi al <a href=\"https:\/\/not.neroeditions.com\/devs-demone-del-determinismo\/\">paradosso<\/a>. \u00c8 infatti impossibile deviare dal percorso che il computer quantistico ha calcolato per noi. \u00abAnche il fatto di vedere un filmato del nostro futuro \u00e8 determinato dallo stato dell\u2019universo\u00bb afferma Ben Lennertz, assistente professore di filosofia presso la Colgate University. \u00abSe anche una persona stesse per incrociare le braccia, ma poi le venisse mostrato in un video ci\u00f2 che sta per fare, non avverrebbe comunque un miracolo non deterministico che ci permetterebbe di deviare il percorso. La visione del video e la reazione delle persone sono parte della progressione\u00bb. Dunque, il computer avrebbe gi\u00e0 previsto le nostre reazioni e tutto sarebbe di nuovo determinato. \u00abNoi siamo nella scatola\u00bb afferma Stewart, un altro dei developers di Devs. \u00abLa scatola contiene tutto e dentro la scatola c\u2019\u00e8 un\u2019altra scatola. <em>Ad infinitum, ad nauseam<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I programmatori, infatti, anche conoscendo il futuro, non possono fare a meno di ripeterlo (anche nel giro di pochi secondi), esperienza che pu\u00f2 confutare il determinismo pi\u00f9 puro, o confermarlo nella sua pi\u00f9 cruda versione. Lyndon, il pi\u00f9 giovane dei developers, si domanda a proposito: \u00abPerch\u00e9 non voglio conoscere il futuro? Non \u00e8 poi cos\u00ec strano. Finch\u00e9 ho l\u2019illusione del libero arbitrio, ho l\u2019illusione del libero arbitrio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa posizione si rif\u00e0 alla teoria dell\u2019Illusionismo, impianto teorico <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2016\/07\/24\/libero-arbitrio\/#:~:text=L'illusione%20del%20libero%20arbitrio&amp;text=Secondo%20Smilansky%2C%20l'idea%20che,qualsiasi%20idea%20di%20merito%20individuale.\">sostenuto<\/a> anche da Ben Smilansky, professore di filosofia all\u2019universit\u00e0 di Haifa, secondo cui il libero arbitrio \u00e8 una narrazione indispensabile per non smettere di cooperare, cos\u00ec come continuare a sentirci responsabili delle nostre azioni, positive o negative che siano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tentativo di Forest di ricostruire la storia dell\u2019universo, passata, presente e futura, di tracciare una specie di gigantesca geografia del <em>Mentaculus<\/em> che Arthur disegna in <em>A Serious Man<\/em> ha dunque delle conseguenze, che, oltre a negare il libero arbitrio, possono condurre a un senso di profondo annichilimento. \u00abL\u2019universo era giustificato, l\u2019universo usurp\u00f2 bruscamente le dimensioni illimitate della speranza\u00bb dice Jorge Luis Borges in <em>La Biblioteca di Babele<\/em>, uno dei racconti pi\u00f9 celebri della raccolta <a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845914270\"><em>Finzioni<\/em><\/a>, quando i bibliotecari scoprono che dei testi contenuti in questa biblioteca universale \u00abnon esistono due copie\u00bb e, dunque, contengono tutto lo scibile umano e non.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/bfbb3d324064ccfc0ba27b6ee584add6-1.png\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/bfbb3d324064ccfc0ba27b6ee584add6-1.png\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>Una delle reazioni pi\u00f9 dirette al determinismo pu\u00f2 essere la sensazione palpabile di sentirsi svuotati di qualcosa che pensavamo esserci e invece non c\u2019\u00e8: la coscienza. Approdare a questa considerazione \u00e8 il primo passo per entrare in quella \u00abstanza chiusa\u00bb citata da Rust Cohle in <em>True Detective<\/em> nella quale siamo condannati a sognare \u00abil sogno di essere una persona\u00bb, coscienti che, \u00aballa fine del sogno [\u2026] c\u2019\u00e8 un mostro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La citazione, non a caso, \u00e8 estrapolata dal mondo ultranichilista di <a href=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/index.php\/2019\/12\/12\/viscere-ligotti\/\">Thomas Ligotti<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Autore di spicco del genere weird e degno erede dei pi\u00f9 grandi autori novecenteschi di genere, Thomas Ligotti \u00e8 lo scrittore per antonomasia che \u00e8 stato capace di intercettare, nel modo pi\u00f9 vivido e cupo, il determinismo che ribolle nelle viscere dell\u2019esistenza. Nel saggio <a href=\"https:\/\/www.ilsaggiatore.com\/libro\/la-cospirazione-contro-la-razza-umana\/\"><em>La cospirazione contro la razza umana<\/em><\/a> l\u2019autore americano sviluppa numerose teorie a favore di un \u00absegreto troppo terribile da conoscere\u00bb che, se svelato, porterebbe a sgretolare tutte le nostre sicurezze, tra cui la \u00abcertezza di essere o meno delle marionette umane\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Thomas Ligotti per definire l\u2019origine di questa finzione si rif\u00e0 al manifesto nichilista del filoso norvegese Peter Wessel Zappfe, <a href=\"https:\/\/www.indiscreto.org\/le-idee-di-peter-wessel-zapffe-per-lestinzione-umana\/\"><em>L\u2019Ultimo Messia<\/em><\/a>. In questo breve saggio, il filosofo norvegese percepisce come autentica tragedia dell\u2019esistenza umana il fatto di aver acquisito una \u00abmaledetta eccedenza di coscienza\u00bb, descritta come \u00abuna violazione della vita, un paradosso biologico, un abominio, un\u2019assurdit\u00e0, un\u2019esagerazione di natura disastrosa. \u00c8 la vita che oltrepassa il suo scopo, e lo fa a pezzi\u00bb. Il punto di partenza di Zappfe, dunque, non \u00e8 tanto come sia nata la coscienza, ma come questa vada limitata perch\u00e9, come sostiene anche Ligotti, \u00aba lungo andare si dimostrerebbe fatale per gli esseri umani\u00bb, perch\u00e9 rivelerebbe tragicamente la nostra natura di \u00abirrealt\u00e0 con le gambe\u00bb. L\u2019unica soluzione resta dunque \u00ablimitare artificialmente la capacit\u00e0 della coscienza\u00bb che, per Peter Wessel Zappfe, pu\u00f2 avvenire tramite quattro stratagemmi: Isolamento (\u00abIsoliamo i fatti terribili dell\u2019essere vivi, relegandoli in un remoto comparto della nostra mente\u00bb); Ancoraggio (\u00abPer stabilizzare le nostre vite nelle acque tempestose del caos, cospiriamo per ancorarle in verit\u00e0 metafisiche e istituzionalizzate: Dio, Moralit\u00e0, Legge Naturale, Patria, Famiglia); Distrazione (\u00abIl metodo pi\u00f9 efficace per agevolare la cospirazione \u00e8 l\u2019impegno continuo, e chiede soltanto che le persone non perdano di vista l\u2019obiettivo: i loro televisori, la politica estera, i loro progetti scientifici, le loro carriere, il loro posto in societ\u00e0 o nell\u2019universo\u00bb); Sublimazione (riciclare \u00abgli aspetti della vita pi\u00f9 penosi e snervanti in opere dove i peggiori destini dell\u2019umanit\u00e0 vengono presentati sotto forma di intrattenimento estraneo e stilizzazione\u00bb, fuggendo cos\u00ec dalla nostra sofferenza attraverso una \u00absimulazione artefatta\u00bb). La coscienza depotenziata ci condurrebbe cos\u00ec al paradosso di \u00abdoverci sforzare a vivere, perch\u00e9 non possiamo credere di essere fatti solo per sopravvivere, riprodurci e morire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>La coppia nichilista Ligotti-Zappfe potrebbe essere considerata il capolinea di un viaggio che, partito dall\u2019oceano dell\u2019entropia, passando per l\u2019indeterminazione e i computer quantistici, si \u00e8 andato a schiantare contro gli scogli aguzzi dell\u2019ultranichilismo deterministico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che possiamo fare ancora un passo in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Per riuscire in questa \u2013 forse utile forse non \u2013 conclusione ci accosteremo nuovamente a <em>Devs<\/em>, intercettando per\u00f2 questa volta la seconda teoria che sottende la serie, in aperto contrasto con quella promulgata con fanatismo da Forest: il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Multiverso\">multiverso<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa seconda possibilit\u00e0 compare a piccole dosi nelle prime puntate, per poi diventare centrale nell\u2019episodio numero cinque. La prima volta che appare \u00e8 al centro di un dialogo tra Sergei, il ragazzo di Lily Chan che vuole essere assunto in Devs, e Forest. Sergei sta cercando di dimostrare al CEO come, con l\u2019aiuto della sua \u00e9quipe, abbia elaborato una simulazione in grado di prevedere il comportamento di un batterio a distanza di svariati secondi. All\u2019inizio l\u2019esperimento riesce, poi per\u00f2, con lo scorrere del tempo, le probabilit\u00e0 di moto del batterio incrementano in modo esponenziale, e la proiezione si perde. A questo punto Forest domanda per quale ragione l\u2019esperimento non abbia funzionato, e Sergei risponde che ci sono due possibilit\u00e0: o in un altro universo, ma non questo, lui \u00e8 riuscito a prevedere il movimento del batterio; oppure, la macchina non \u00e8 abbastanza potente. Forest a quel punto risponde che non \u00e8 un \u00abfan dei multiversi\u00bb e la conversazione si chiude pi\u00f9 o meno cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa seconda via, all\u2019inizio abbastanza isolata, viene ripresa con vigore quando Lyndon, il ragazzetto geniale che ragiona sull\u2019illusione del libero arbitrio, sottopone il computer quantistico a calcoli basati sui multiversi, riuscendo in questo modo, per la prima volta nella storia del centro di ricerca, ad avere un suono nitido proveniente dal passato (in questo specifico caso, la voce di Ges\u00f9 Cristo sulla croce). Forest, scoperto l\u2019esperimento, caccia Lyndon da Devs: per il CEO, infatti, applicare questo approccio vuol dire non ragionare pi\u00f9 su questo universo ma su un altro, con la diretta conseguenza che la voce di Ges\u00f9 Cristo che ci troviamo ad ascoltare non appartenga al <em>nostro<\/em> Ges\u00f9 Cristo, ma a uno dei tanti Ges\u00f9 di uno dei miliardi di universi altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Teoria ideata nel 1957 dal giovane Huge Everett III nella sua tesi di laurea (e ripudiata dal mentore del professore del ragazzo, ovvero un certo Werner Heisenberg), il multiverso, o l\u2019interpretazione a pi\u00f9 mondi, consiste nell\u2019intuizione che il collasso della funzione d\u2019onda (ovvero l\u2019effetto del principio di complementarit\u00e0, per cui l\u2019osservazione di un fotone, aspetto corpuscolare, provoca il collasso dell\u2019onda, aspetto ondulatorio, e dunque non si possono osservare i due nello stesso istante) era, come <a href=\"https:\/\/www.indiscreto.org\/esiste-il-multiverso\/\">illustra<\/a> il giornalista scientifico Roberto Paura, \u00abun artificio, un\u2019invenzione dei fisici per spiegare perch\u00e9, nel mondo reale, non assistiamo alla complementarit\u00e0 anche nei sistemi macroscopici come i gatti. Se abolissimo il collasso, dovremmo ammettere che tutte le probabilit\u00e0 espresse dalla funzione d\u2019onda sono ugualmente reali in altri universi\u00bb. L\u2019approccio, ripudiato per molto tempo dall\u2019intellighenzia fisica del secondo Novecento, venne poi riesumato \u2013 e affinato \u2013 anni dopo, dando a Huge Everett III un\u2019istantanea fama su scala planetaria. Everett III aveva infatti inizialmente elaborato la possibilit\u00e0 della \u00abdivisione della realt\u00e0\u00bb, ovvero un sistema secondo cui ogni osservazione compiuta su un fenomeno quantistico non produrrebbe il collasso della funzione d\u2019onda, ma la divisione dell\u2019universo in due varianti. Questa \u00e8 la visione che sottende il finale (intenso ma discutibile) di <em>Devs<\/em>, quando Lily, compiendo quella che appare come una scelta, apre un altro universo e fa saltare le previsioni del computer quantistico. Ma Everett III \u00e8 andato oltre. \u00abAveva chiarito che la sua teoria prevede l\u2019esistenza di innumerevoli \u201cramificazioni\u201d della realt\u00e0: l\u2019osservazione di un fenomeno non determina la \u201cmorte\u201d di tutti i rami tranne uno (per esempio tutte le diramazioni in cui il gatto nella scatola \u00e8 morto anzich\u00e9 vivo), ma la loro contemporanea esistenza in altri universi\u00bb. Si verifica in questo modo la presenza simultanea di tutti i risultati di un esperimento, l\u2019esistenza nel fascio di luce di tutti i fotoni calcolabili e dunque, a livello macroscopico, la contemporanea esistenza di tutti i mondi possibili.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image wp-duotone-default-filter\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Devs-1x08-1-1024x508.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"http:\/\/backup.marvinrivista.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/Devs-1x08-1-1024x508.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n\n\n\n<p>David Deutsch, professore di fisica a Oxford e fervente sostenitore del multiverso, esemplifica cos\u00ec: \u00abOgni volta che osserviamo qualcosa \u2013 uno strumento scientifico, una galassia o un essere umano \u2013 in realt\u00e0 guardiamo dalla prospettiva di un solo universo un oggetto pi\u00f9 grande che si estende anche in altri universi. In alcuni di questi, l\u2019oggetto ha esattamente lo stesso aspetto che ha per noi, in altri appare diverso o \u00e8 del tutto assente. Quella che per un osservatore \u00e8 una coppia sposata, in realt\u00e0 \u00e8 solo un frammento di una vasta entit\u00e0 che comprende molti esemplari fungibili della coppia, insieme ad altri esemplari dei due che hanno divorziato e ad altri che non si sono mai sposati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La teoria ha implicazioni quasi ascetiche, perch\u00e9 sottintenderebbe l\u2019immortalit\u00e0. Se morissimo, secondo questa interpretazione, cesseremmo di vivere in <em>un<\/em> mondo, ma continueremmo a respirare negli altri. Da qui l\u2019esperimento mentale del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Suicidio_quantistico\">suicidio quantistico<\/a>, elaborato da Hans Moravec, poi ripreso e sviluppato dal fisico e matematico Max Tegmark, per testare la possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza di vari universi. \u00abSe prendiamo una pistola che spara un proiettile solo quando \u2013 come nella scatola del gatto di Schr\u00f6dinger \u2013 un isotopo in sovrapposizione quantistica effettua un decadimento radioattivo, mentre nell\u2019interpretazione di Copenaghen l\u2019interazione tra l\u2019isotopo e l\u2019aspirante suicida che preme il grilletto provoca il collasso della funzione d\u2019onda, per cui la pistola ha il 50% di possibilit\u00e0 di sparare un colpo, nell\u2019interpretazione a molti mondi potremmo premere il grilletto quante volte vogliamo, ma non moriremmo mai. In molti universi, qualcuno scoprirebbe certo il nostro cadavere, vittima di questa macabra versione quantistica della roulette russa; ma continueremmo a vivere nelle altre ramificazioni dell\u2019universo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ci traghetta verso un\u2019ultima riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservarci come esseri composti di una somma di tanti universi differenti, e pensare che la nostra esistenza sia il frutto di miliardi di azioni che stanno accadendo in questo esatto istante, ha l\u2019aria di essere una strana e quasi paradossale trasposizione del libero arbitrio in chiave deterministica. Chiarisco: come essere viventi siamo in effetti una risposta a degli stimoli, e dunque l\u2019ipotesi di una meccanica deterministica alle fondamenta delle nostre vite \u00e8, quantomeno, molto plausibile. Il fatto \u00e8 che, secondo l\u2019interpretazione a pi\u00f9 mondi, noi in realt\u00e0 stiamo compiendo miliardi di scelte in miliardi di altri universi differenti da questo. Il nostro libero arbitrio, negato dunque in ognuno di questi mondi, si potrebbe materializzare solo come <em>somma<\/em> delle tante esistenze che abitiamo negli altri universi, anch\u2019essi deterministici. Il che, alla fine dei giochi, ci renderebbe capaci di compiere tutte le scelte della nostra vita. Potrebbe aiutare, per figurare l\u2019idea, pensare la nostra esistenza non come una linea ma come una somma di strati, stesi l\u2019uno sull\u2019altro a formare un uomo che vive, ogni istante, miliardi di vite nello stesso momento.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 ipotesi \u00e8 ancora da sottoporre al mio personale confutatore interiore.<\/p>\n\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe poi \u00e8 questo, il punto.<br \/>\nProvare a trattare una questione ad alta complessit\u00e0 in modo organico. 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